Un cambiamento chiamato download

Internet e il web non hanno cambiato solo il nostro modo di cercare informazioni, prenotare le vacanze e di relazionarci, ma anche quello di ascoltare la musica e guardare film. Se col passare del tempo l’ascolto era diventato sempre più un fenomeno individuale e non più un momento collettivo, come quando ci si ritrovava davanti al juke-box, con internet e lo streaming online, a cambiare è stata sicuramente la fruibilità. Siamo davvero nell’era del tutto e subito.

Le statistiche ci confermano che il download da piattaforme web, in primis iTunes, negli ultimi anni ha superato il numero di vendite di CD nei tradizionali negozi, tant’è che anche la RIIA – Recording Industry Association of America – se n’è accorta e proprio in questi giorni ha deciso di prendere atto di questa rivoluzione, annunciando dei cambiamenti nelle regole di assegnazione dei dischi d’oro e di platino. Finalmente verranno considerati anche i dati relativi allo streaming e ai download online, che una commissione ha valutato così: 1,500 ascolti online = 1 album venduto.

Gli MP3 non hanno solo permesso di ridurre i costi e i tempi di ricerca dei dischi che desideriamo, ma hanno reso la musica “liquida”, accessibile al grande pubblico indipendentemente dal supporto fonografico. Con l’aumentare della capacità di archiviazione dei lettori musicali è cresciuto anche il desiderio bulimico di riempirli con quantità sempre maggiori di canzoni, senza pensare più ai diritti di questi brani. Il fenomeno della pirateria in ambito musicale è esploso, ma se finora è stato impossibile arginarla, la diffusione sempre maggiore dello streaming – da Spotify a Youtube, da Soundcloud a Deezer – potrebbe ribaltare nuovamente la situazione. Non è l’unica novità che le piattaforme di streaming hanno portato, sono infatti diventate un modo innovativo per conoscere nuova musica, sia  mostrandoci cosa ascoltano e condividono i nostri contatti – playlist, radio, ecc – sia offrendoci suggerimenti sulla base di ciò che ci piace o abbiamo ascoltato.

È anche vero che in tutto questo mare sconfinato di musica è sempre più difficile riuscire a stare al passo con le nuove uscite – se, infatti, negli anni Novanta nelle classifiche annuali entravano sì e no 500 artisti all’anno, ora si è arrivati a più di 30.000 album diversi – e soprattutto, trovare qualcosa di qualità.

Un ultimo dato interessante riguardante gli album venduti. La Nielsen Music, infatti, ha fatto sapere che nel 2015, per la prima volta, gli album vecchi hanno venduto più di quelli nuovi, mostrando come gli spender in ambito musicale non siano, quindi, i giovani, ma un pubblico più adulto e quindi non così interessato alle nuove uscite. Un dato che fa riflettere (e preoccupare) un mercato discografico già in crisi.

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