“Moglie e Marito”: quando metterci il dito diventa impossibile

Le riprese sono iniziate una decina di giorni fa, ma l’opera prima di Simone Godano, regista in fase di ascesa, sarà in sala non prima del 13 aprile prossimo, data in cui l’interessante creazione toglierà il velo. Per ora sappiamo che la vicenda avrà, fra i suoi protagonisti, Kasia Smutniak e Pierfrancesco Favino. I due vestiranno i panni di moglie e marito, ma interferire nella loro vicenda coniugale sarà pressoché impossibile.

Vi starete chiedendo il perché, beh, basta poco per capirlo: Sofia (Kasia Smutniak) e Andrea (Pierfrancesco Favino), in realtà, sono anche una bella coppia, questo però fino ad un certo punto della loro vita sentimentale. Sposati da dieci anni, entrano in piena crisi, pensando addirittura al divorzio; ma, a seguito di un esperimento scientifico di Andrea, si ritrovano improvvisamente uno dentro il corpo dell’altra. Letteralmente!

Andrea è Sofia e Sofia è Andrea. Sembra uno scherzo, ma non lo è. Non hanno scelta, se non quella di vivere ognuno l’esistenza e la quotidianità dell’altro. Lei quindi è nei panni di lui, geniale neurochirurgo che porta avanti una sperimentazione sul cervello umano (la stessa che li ha unificati), lui del resto è nei panni di lei, ambiziosa conduttrice televisiva, in ascesa.

 Una commedia graffiante e rocambolesca, che racconta il viaggio incredibile e sorprendente che Sofia e Andrea saranno costretti a fare nella vita del partner; esperienza che li cambierà per sempre, facendogli ritrovare quel senso di empatia reciproca e di vera connessione, indispensabile per amare veramente qualcuno.

Cosa vorrà comunicarci questo film? Un prodotto sicuramente di spessore, che, all’interno di una vicenda che sembra più una commedia che altro, riesce ad inquadrare un problema importante, che tante persone vivono, e cioè quello della vita relazione. Spesso attraversata da conflitti, incomprensione (a volte inutili), fraintendimenti e litigi più o meno costruttivi. Mai, in generale, da una vera autocritica, che sia consapevole. Ripercorrendo un po’ il leitmotiv di “Perfetti sconosciuti”, il regista cerca di vedere le cose da un’altra prospettiva.

Mentre, infatti, nel film curato da Paolo Genovese si fa molto riferimento a cosa, nella coppia, può ledere alla stessa (in quel caso la tecnologia che incastra, che nasconde, ma che poi rivela), nel film di Simone Godano si intravede, a mio avviso, la possibilità di una soluzione, almeno alla maggior parte dei problemi che si hanno fra partner. Quale sarebbe? Quella di immedesimarsi, di capirsi fino in fondo, di entrare in contatto empatico con le passioni, le idee e le ambizioni dell’altro/a. Ciò non vuol dire sovrapporsi, sostituirsi o monopolizzare l’altro/a, ma semplicemente integrarsi, a vicenda.

Il film sarà girato in sei settimane, a Roma. Scritto da Giulia Steigerwalt, sarà affidato alla produzione e distribuito dalla Warner Bros. Entertainment Italia, insieme a Matteo Rovere per Groenlandia Roberto Sessa per Picomedia.

Non ci resta che aspettare, allora, e limitarci a guardare, magari giudicare. Ma mettere il dito sarà letteralmente impossibile!

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