Un anno senza David Bowie

E’ passato ormai un anno dalla scomparsa di David Bowie, una delle perdite più dure, in campo artistico e musicale, che ci ha lasciato questo 2016. Spentosi nella sua casa di New York, Ziggy Stardust, Thin White Duke, l’uomo dai mille volti e i mille soprannomi, essere più alieno che umano, aveva perso la battaglia con un tumore al fegato con cui aveva combattuto per tre anni.

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Black Star, il suo ultimo, acclamatissimo album, che era stato rilasciato nella data del suo compleanno (ovvero 2 giorni prima della sua scomparsa, l’8 Gennaio), fece un po’ da addio quasi premonitore del cantante: un lucido epitaffio di quel poliedrico personaggio, lavoro che parlava di morte e di essa stessa era intriso. Ma attenzione, la morte era sì protagonista dei testi delle canzoni, ma rappresentando non un gesto di paura, quanto uno di remissione e serena consapevolezza: per capirlo basta guardare il video e leggere il testo di Lazarus (vi lasciamo qui il link), nel quale il cantante si lasciava andare per divenire egli stesso “trascendente dalla materialità”: “Look up here, I’m in heaven… Oh, I’ll be free, Just like that bluebird…

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Una delle voci più originali e singolari nel mondo del rock’n’roll per quasi cinquant’anni, Bowie è stato durante la sua vita emblema di ribellione e curiosità: come abbiamo detto, moltissimi sono stati i panni fisici e artistici indossati dal camaleontico  artista. Icona della moda, è passato dagli inizi folk-rock ad essere un esponente dai capelli arancioni del glam-rock. E poi ancora androgino esponente funk dagli occhi blu, art rocker amante degli eccessi e delle droghe, produttore new wave, curioso della techno, cultore del jazz. Senza dimenticare le numerose partecipazioni cinematografiche: dall’alieno di L’uomo che cadde sulla Terra a Miriam si sveglia a mezzanotte (pare che su questo set ebbe anche un flirt con l’attrice Susan Sarandon), dal re dei Goblin di  Labyrinth al maggiore Jack “Strafer” Celliers di Furyo. E poi ancora uno straordinario Andy Warhol in Basquiat, Zoolander e addirittura la serie cult di David Lynch Twin Peaks.

Reise ins Labyrinth, Die

Quest’anno l’eco del Duca Bianco ha risuonato forte. Oltre all’uscita di “The Gouster” (incluso nel cofanetto di 12 cd “Who can I be now?”), che più che un vero e proprio “lost album” si è rivelato essere più una versione preparatoria di “Young americans”, per i settant’anni che Bowie avrebbe festeggiato due giorni fa è stato pubblicato un EP con gli ultimi brani registrati dal cantante, dal titolo No Plan. Le quattro tracce del disco,”Lazarus“, “No Plan” (qui il video), “Killing A Little Time” e “When I Met You“, sono stati tutti registrati precedentemente come colonna sonora per il musical “Lazarus” del 2016.

E poi gli spettacoli, gli omaggi del mondo del cinema e della musica: i numerosi eventi nel mondo dedicati al cantante non danno segni di voler diminuire nel corso del 2017 (vi abbiamo parlato, per esempio, di gran parte di quelli già annunciati nel Regno Unito in questo articolo).

David Bowie File Photos

Quel che è certo è che Bowie durante l’anno prossimo non smetterà di farci arrivare la sua musica: a giudicare dalla mole, enorme, di registrazioni accumulatesi nei suoi archivi in mezzo secolo di attività, nei prossimi anni probabilmente sarà molto altro il materiale destinato ad essere pubblicato. E già oggi, a un anno dalla sua morte, i social saranno probabilmente riempiti di nuovo dalla sua musica, ultimo vero testamento di questa Stella Nera deflagrata così forte nell’universo.

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