El Greco a Roma, l’Annunciazione ai Musei Capitolini

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Detto fatto, e il favore è stato ricambiato. “Favore”, se così si può dire, come ha avuto modo di riferire quest’oggi Sergio Guarino, curatore della mostra che vedrà impegnate le sale terrene del Palazzo dei Conservatori a partire dal prossimo 24 gennaio, per finire al 17 aprile.

16196718_10209691975831098_1527386835_o.jpgQuella di oggi è stata solo l’anteprima stampa di un progetto ben più ampio, che prevede tutta una serie di scambi fra il Museo Thyssen Bornemisza, di Madrid, e i nostrani Musei Capitolini; in Spagna, quindi, La Buona Ventura di Caravaggio. Da noi l’Annunciazione di El Greco, così conosciuto per l’acquisizione del soprannome, che ha origini venete, e non spagnole, a differenza di quanto si creda. Mica poco insomma.

Costante e decisivo è stato il lavoro della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, oggi presente nella figura di Claudio Parisi Presicce, che ha spiegato ai giornalisti presenti il dietro le quinte di quest’importante scambio, passando brevemente in rassegna vita e opere di Domínikos Theotokópoulos, in arte El Greco, appunto.

Entrando più nel dettaglio, Sergio Guarino ha avuto modo di descrivere quella che è stata tutta la trafila passata dall’artista italo-greco, ma più spagnolo in effetti, avendo lì vissuto per circa quarant’anni, dal 1577 al 1614, anno della sua morte. L’Annunciazione, opera vicina all’astrattismo, e di grande rilievo storico-artistico, risulta essere quasi futuristica, tant’è vero che non fu capita fino in fondo in quegli anni di profondi cambiamenti e creazioni. Davanti ad essa è avvenuto il momento della presentazione, con fotocamere e riflettori puntati e orecchie ben dritte a carpire l’immenso valore culturale nelle parole del curatore.

16231262_10209691973471039_1325106023_o.jpgL’opera è di fatto il modello definitivo che fu presentato ai committenti per la realizzazione di un quadro di grandi dimensioni, destinato ad una pala d’altare (in spagnolo retablo), chiusa in una cornice lignea. Tutta la composizione, che constava di sei grossi dipinti, fu realizzata in quattro anni, dal 1596 al 1600 ; all’inizio dell’Ottocento, cinque dei dipinti precedentemente dispersi furono accolti al Prado, mentre il sesto ebbe come destinazione il Museo Nacional de Rumenia, a Bucarest.

Lo stile di El Greco, il cui valore in vita è stato riconosciuto non come avrebbe dovuto essere, è il risultato dell’assimilazione di tre diverse culture figurative: la bizantina, l’italiana e quella spagnola, più rivolta all’introspezione. Vissuto in Italia per dieci anni, dal 1567 al 1577 (di cui per sette anni a Roma), El Greco trovò profonda consacrazione, se così possiamo chiamarla, solo nella fase spagnola della sua vita, a Toledo, dove lasciò importanti tracce, poi rielaborate ed ammirate nella loro futuristica, per così dire, composizione da artisti quali PicassoJackson Pollock, oltre che dai romantici Eugène DelacroixÉdouard Manet e dagli espressionisti tedeschi.

L’inaugurazione si terrà oggi, 23 gennaio, alle ore 18. Gli orari di apertura comprenderanno la fascia oraria dalle 9.30 alle 19.30, tutti i giorni. Che dire, non resta che ammirare.

 

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