Actual, le note vocali (lunghe) uccidono

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Dedicato a tutte le vittime delle note vocali lunghe“. Sembra la frase di epilogo di uno di quei messaggi istituzionali sulla prudenza alla guida o sulla corretta alimentazione, invece è “solo” il sottotitolo scelto da Leonardo Bocci e Lorenzo Tiberia, in arte “Actual” per tutti gli amanti e i frequentatori di Facebook, per il loro nuovo, anzi nuovissimo video.

Divertente, spassoso, leggero e spiritoso. Ma anche, e sicuramente, distopico, riflessivo, accorto e, in un certo qual senso, impegnato. Perché? Il tema scelto è sicuramente di grande attualità e, per quanto lo si voglia trattare con banalità e superficialità, preminenza.

Da ormai quasi quattro anni, infatti, WhatsApp, stranota app di messaggistica istantanea, ha introdotto una nuova funzione all’interno dell’interfaccia di chat, di scambio: la, stranota anch’essa, memo vocale, o messaggio vocale che dir si voglia (o come volete chiamarla voi). Bene, nulla di strano in effetti. Se non fosse per il fatto che per strada – e non solo per strada -, da quel momento, si son viste più che mai persone attaccate con la bocca (e la testa) al microfono, bypassando la semplice e tradizionale telefonata, ormai superata. Ma soprattutto oltrepassando (ed è questa la vera novità) anche il “messaggio di testo”, che già aveva subito un notevole potenziamento nel vedersi cambiare i connotati da SMS a istantaneo, con l’avvento, per l’appunto, di varie applicazione.

nota-vocaleTra entusiasmo e malumori, sentimenti suddivisi equamente fra coloro i quali ne fanno largo utilizzo e chi, invece, se potesse le eliminerebbe subito, si infilano tutti quelli che ne fanno un uso consapevole, ragionato e pratico. Ed anche gli Actual, crediamo, si posizionerebbero lì. Sì, perché il contenuto della loro ultima creazione non solo fa ridere, ma fa ragionare. Anzi, proprio perché crea ilarità fa acquisire meglio il concetto di fondo, ci fa essere un po’ più consapevoli: come dire, non è sbagliato inviare memo vocali, ma quando servono e, soprattutto, nella logica con cui sono state introdotte: concise, brevi, da tenere in considerazione in situazione dove per tempo, circostanza o semplice emergenza è più comodo far così che altrimenti: la comodità, parola chiave.

Gli italiani, ma non solo, hanno distorto completamente l’idea di comodità relativa agli audio message, facendone praticamente sempre uso. Che i malefici ideatori di WhatsApp lo sapessero già, o che la cosa in sé abbia sorpreso anche loro, non ci è dato sapere: geni del male o solo fortunati, insomma. Buon per loro, in ogni caso.

Resta il fatto che, se è vero com’è vero che questo strumento/funzionalità non uccide (tranne che alla guida, lì il discorso si fa serio), rende sicuramente meno liberi. Questo gli Actual lo hanno rappresentato benissimo: perdere il lavoro, gli affetti, la partita di calcetto, finanche la vita: un’esagerazione, lo sappiamo, ma neanche così tanto.

E’ risaputo che, prima o poi, i contenuti distopici si avverino (“1984” di Orwell, per esempio). E non vediamo molto lontana l’ipotesi in cui ciò possa accadere anche nel quadro delineato dagli abilissimi Actual. Complimenti a loro insomma, voto 8, a loro e all’abile regia/scrittura di Ludovico Di Martino.

Adesso fatevi due risate. Ma pensateci.

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