Fast Forward: un viaggio nell’essenza delle opere cinematografiche

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Sorprendente: questo è l’aggettivo giusto per descrivere la mostra di Jason Shulman, scultore e fotografo eclettico di fama internazionale. L’evento fa parte della “Trilogia del Silenzio”, progetto espositivo suddiviso in tre mostre in programma dal 28 gennaio al 31 luglio allo White Noise Gallery di Roma. L’obiettivo delle tre esposizioni è raccontare l’umanità attraverso la sua assenza con l’obiettivo di creare il Silenzio. Jason Shulman, con la sua mostra, riesce benissimo in questo intento, dando vita a tredici opere realizzate comprimendo 130.000 frame di un film in un’unica immagine attraverso lunghissime esposizioni fotografiche. Il lavoro di Shulman riesce ad offrire una rappresentazione bidimensionale  dello spazio quadrimensionale che rappresenta l’arco narrativo di un film.  Tutto si riduce ad un singolo momento, un’immagine in cui ciascuno dei 215.ooo istanti che compongono un film lascia un segno. Ogni fotogramma della pellicola è presente, permettendo alle inquadrature più lunghe di imprimersi su ogni opera.

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Tra i capolavori cinematografici presi in esame dal famoso scultore troviamo Per un pugno di dollari, La vita è bella, La grande bellezza, Il Gattopardo e Il vangelo secondo Matteo. Lo stile di ogni regista viene messo in risalto in tutte le opere di Shulman, che coinvolgono lo spettatore fino a farlo precipitare in una sorta di trappola visiva dove è facile perdersi. Le immagini sono molto dense, ricche di sfumature cromatiche, caotiche ma allo stesso tempo assolutamente silenziose. L’audio infatti sparisce completamente, cosi come la presenza umana, lasciando lo stesso spettatore libero di interpretare quello che ha davanti, che cambia a seconda della distanza dall’opera stessa. Colpisce l’effetto sabbia che si alza in “Per un pugno di dollari”, lo sfondo de “La vita è bella” con il campo di concentramento dai colori scuri che si sovrappongono al rosa al centro dell’immagine, sorprendono ne “La grande bellezza” i contorni degli splendidi  monumenti di Roma con la faccia di Tony Servillo che appare e scompare agli occhi dello spettatore. A completare questo “viaggio” fatto di estasi, malinconia e stupore, la visita alla “project room”, una sorta di sala cinematografica dove viene mostrato il modo in cui Jason Shulman ha realizzato le sue tredici opere.

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Una mostra vivamente consigliata dunque, che lascia lo spettatore attonito ma allo stesso tempo con una sorta di curiosità interiore che non può essere soddisfatta neanche vedendo le opere mille volte. Una sensazione provata, forse, anche dallo stesso Shulman….

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