#TimeOfRock – la leggenda di Robert Johnson

Come ogni settimana torna #TimeOfRock, la rubrica di musica che prova a portare l’immaginazione indietro nel tempo, parlando del Rock,  il Rock, quello con la R maiuscola, quello degli anni ’60 e ’70 quello che nasce da Elvis, Beatles e Rolling Stones e continua con Led Zeppelin, Deep Purple, Bob Dylan e molti altri.

La leggenda del chitarrista del diavolo…

Robert Johnson nacque nel 1911 sulle rive del Missisipi. Qui cominciò a suonare, apprendendo i primi rudimenti da due bluesmen locali, Charlie Patton e Willie Brown. Si sposò all’età di diciassette anni, ma la moglie morì di parto l’anno successivo. Dopo questo evento tragico Johnson si immerse sempre più nella musica… Johnson però non era affatto un prodigio, anzi sembra che non avesse alcuna particolare dote musicale. In seguito smise il suo lavoro di contadino e prese a girovagare. Finì a Hazelhurst, Mississippi, la sua città natale, alla ricerca del vero padre, Noah Webster. Non riuscì a rintracciarlo ma trovò, invece, il suo vero mentore, uno sconosciuto bluesman di nome Ike Zinneman. Robert Johnson morìa soli ventisette anni, ma la sua figura leggendaria è diventata un’icona nella storia della chitarra blues, soprattutto per la generazione dei chitarristi anni sessanta, primi tra tutti Eric Clapton e Keith Richards. Entrambi hanno infatti inciso brani cover o ispirati a Johnson, come Love in Vain o Crossroad, che sono diventati capisaldi del loro repertorio.

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La leggenda che vede protagonista Robert Johnson narra che, sparito dalla circolazione per due anni, tornò mostrando uno strabiliante miglioramento tecnico alla chitarra. Il suo stile chitarristico semplice ed evocativo fornì il perfetto complemento alla sua voce; il suo stile quasi contrappuntistico nel suonare la chitarra sviluppava delle linee melodiche dal canto, in un intreccio chiaramente polifonico. Per questo fu accusato di aver stretto un patto con il demonio, e le tematiche agghiaccianti dei suoi testi non tendevano certo a minimizzare questa sua nomea.

Incubi, cani infernali e incroci misteriosi sono un’espressione della sua anima oscura e blues per eccellenza, che hanno fatto camminare la sua storia, fino a consolidarlo nel mito della musica quale prototipo di musicista maledetto, che ben si accosta all’indole ribelle di molti giovani, soprattutto musicisti che l’hanno amato e continuano ad amarlo.

D’altro canto i suoi brani erano molto ben eseguiti e, nonostante le scarse tecniche d’incisione di quegli anni, conservano tuttora un grande fascino grazie alla musicalità avanzata, soprattutto nel connubio tra chitarra e voce, difficilmente raggiungibile anche oggi. Purtroppo Johnson ha registrato due sole volte, lasciando questo mondo molto presto a causa della gelosia di un proprietario di un locale, ma sulla sua morte ci sono parecchie ombre, persino sul posto dove sarebbe sepolto.

Nonostante tutto, molti dei suoi brani fanno parte del repertorio di gruppi e solisti del Blues, a cominciare da Terraplane Blues, Cross Road Blues, Sweet Home Chicago, I Belive I’ll Dust My Boom e Come on in my Kitchen, senza citare le sue canzoni più inquietanti, che nemmeno i suoi più fedeli ammiratori hanno mai provato a suonare in pubblico…

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