#TimeOfRock – la leggenda dei Deep Purple

Come ogni settimana torna #TimeOfRock, la rubrica di musica che prova a portare l’immaginazione indietro nel tempo, parlando del Rock,  il Rock, quello con la R maiuscola, quello degli anni ’60 e ’70 quello che nasce da Elvis, Beatles e Rolling Stones e continua con Led Zeppelin, Deep Purple, Bob Dylan e molti altri.
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L’hard rock, generato dalle primordiali strutture del rock’n’roll, ha rappresentato uno dei più evoluti punti di convergenza fra diversi stili musicali contemporanei.

Nel decennio ’50, appena terminato, si era affacciata una cultura giovanile faziosa e piuttosto ingenua, orientata dal disappunto esistenziale maturato fra genitori e figli, castigata in uno sfogo introspettivo senza sviluppi provocatori e “diversi”.

Già nella prima metà degli anni ’60 il movimento “beat” in Inghilterra esasperò la tensione potenziale del rock’n’roll, in seno ad un fenomeno che traeva vigoria dagli eventi socioculturali culminati nelle rivolte studentesche del ’68.
Negli Stati Uniti la spinta sortita dagli eventi storici in corso, Vietnam fra tutti, pose le radici per i movimenti trasgressivi e pacifisti contro gli schemi repressivi della società dominante. Nell’arco di pochi irripetibili anni, musica e cultura si contraddistinsero per una straordinaria e maestosa ricerca di libertà compositiva ed espressività totale.
Purtroppo il business capitalistico s’insinuò rapidamente, inquinando e neutralizzando quel movimento socio-musicale sovversivo e inquietante, trasformandolo in un più innocuo fenomeno di “moda” e di denaro. Negli anni ’80 il rock “estremo” e ribelle era finito, riassorbito e normalizzato nelle nuove correnti musicali, frutti del disimpegno e del consumismo, come l’heavy metal, che ben poco ha in comune con l’hard rock, nonostante le strumentali, superficiali e pretestuose analogie, imposte dall’industria discografica e dal giornalismo meno competente.

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Dover parlare di alcuni gruppi che hanno fatto la storia della musica rock è sempre difficile riuscire a scrivere qualcosa e non risultare banale o ripetitivo. Se poi i “ragazzi” che ti trovi  davanti a meno di 2 metri sono i Deep Purple, allora la cosa si complica. Sono la band col riff più famoso nella storia del rock, esatto quello che conoscono anche le pietre, il riff di Smoke on the Water la canzone che li consacrò nell’olimpo del rock. Non a caso sono stati definiti insieme a Led Zeppelin e Black Sabbath i pionieri dell’heavy metal, e uno dei gruppi più influenti degli anni 70. Insomma dei mostri sacri. Numeri da capogiro, più 100 milioni di dischi venduti, roba da brividi insomma. Ma cosa sono i Deep Purple?

Suoni a livelli altissimi, uso di vibrati violenti e di feedback, riff assasini (per l’epoca) i Deep Purple sono i creatori dell’hard rock.

La scena hard rock inglese si può dividere, diciamo, in 4 parti corrispondenti a 4 gruppi (sarò breve…ogni gruppo di questo meriterebbe ben altra trattazione):

1. I Led Zeppelin con un hard blues che poi si dirigerà verso esperienze introspettive, metafisiche-trascendentali:

2. Black Sabbath dal hard rock con influenze dark, con spiccato gusto del macabro e del satanismo (anche se fu l’etichetta a spingere in questa direzione….infatti nella band un solo membro era affascinato dall’ esoterismo);

3. Gli Uriah Heep, non famosi come i primi due, caratterizzati da un suono contaminato da varie tendenze, dal jazz (la canzone Wake up) al progressive, tanto che da alcuni vengono considerati i nonni del prog metal;

4. I Deep Purple caratterizzati da un sound che spaziava dal classico ( John Lord aveva alle spalle studi classici) ad atmosfere gotico barocche create soprattutto grazie alla ritmica della chitarra svolazzante di Ritchie “Man In Black” Blackmore. Ed è sulla band di Lord & Blackmore che mi voglio soffermare.

Dopo tre album all’attivo (“Shades of deep purple”, “The book of Taliesyn”, “Deep Purple”), nei quali già si sente il seme di ciò che sarebbe sbocciato in seguito, e dopo una breve esperienza rock-sinfonica fortemente voluta da Lord (che confluirà in “Concert for Group“), i Deep Purple sfornarono ciò che è divenuto la bibbia dell’hard rock: “Deep Purple In Rock“. “In Rock” è un vero concentrato di musica ad altissimi livelli (sonori e tecnici), dove ogni canzone è un gioiello bello in se e per se. Molte canzoni diventarono must nei concerti dei “D.P.”; e non solo, molte furono riprese e ri-arrangiate da molti artisti (mai sentita “Speed King” di Malmesteen?). Certo è che canzoni come “Speed King“, “Child in Time“, “Bloodsucker“, “Hard lovin’ man“, con i loro riff ripetuti durante tutta la canzone, si sono stampate nella mente dei giovani di ieri così come in quelli di oggi.

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Non dimenticherò mai, quando  un mio compagno di scuola mi parlò dei Deep Purple. Quando tornai a casa chiesi a mio padre se li conosceva e che musica facevano. Beh… in quel momento vidi brillare gli occhi di mio padre di una luce intensa, mi rispose così: “Ah, i Deep Purple… Tutta un’altra musica” e mi andò a prendere il vinile di “In rock”. Io, giovincello di 14 anni, che  fino a quel momento avevo ascoltato Max Pezzali e il “rocker” più figo che conoscevo era Vasco Rossi, rimasi letteralmente affascinato dall’inizio duro e potente di quell’album; quel potentissimo riff in Mi- con cui comincia “In rock”e “Speed King”, seguito dal lento organo e poi culminare nell’esplosione strumental-vocale di basso, batteria, chitarra, organo e voce che sparati, pompati al massimo, faticavano ad uscire dai miseri 100W delle casse.

Fu un colpo di fulmine, anzi, più che un colpo di fulmine fu una vera e propria tempesta. Ad ogni canzone scariche di adrenalina attraversavano il mio corpo. Come dimenticare lo scream di Gillan in “Child in time”, il riff di organo di “Flight of the rat“, quello di chitarra di “Hard lovin’ man“….no, non si può. Dopo “In Rock” la band diede alla luce altri masterpieces di hard rock come “Machine Head”, “Fireball” e il doppio live “Made in Japan” (probabilmente il disco hard rock più bello in assoluto) che insieme ad ”In rock”, sono indispensabili in qualsiasi casa!!! Dopo il “M. i. J”. e con il cambio di line up, la band perse qualcosa., quella originalità, se vogliamo quel pizzico di genialità innovativa, componendo, comunpue, buoni album come “Stormbringer” e “Burn”. Fattostà, però, che l’ultimo migliore album della band è sicuramente “Perfect Strangers” che si avvale della seconda, storica formazione: Gillan (voce), Glover (basso), Paice (batteria), Lord (tastiere) e Blackmore (chitarra).

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L’influenza hard rock e dei Deep Purple non è nata e morta negli anni ’70, ma ha continuato a vivere, ispirare e a far sognare le generazioni. L’ultima ondata di rock duro, il grunge, non è a caso avvolto da questa musica. Certi Nirvana, Pearl Jam e gli altri, si ispirano molto di più ai Led zeppelin ed ai Black Sabbath, ma sicuramente hanno recuperato sonorità purpleiane ( per esempio il massiccio uso di feedback o di vibrato violento). Per chiudere vorrei citare una parte di una recensione (piccola e divertente) su Made in Japan: “Credo che in ogni nucleo familiare ci sia una copia di “Made in Japan” e che ogni padre aspetti con impazienza il giorno in cui il figlio sarà grande abbastanza e lui lo prenderà da parte dicendogli: <<Ti devo fare ascoltare una cosa…>>”. Io farò sicuramente così.

 

 

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