La recensione di “Pace” di Fabrizio Moro

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GENERE: Cantautorato, Elettrocantautorato, Rock
DATA DI USCITA: 10.03.2017
LABEL: RCA Records Label
ARTISTA: Fabrizio Moro
TITOLO: Pace
TRACCE: 11
VOTO: 4.5 / 5

Fabrizio Moro è un artista coraggioso, un innovatore e canzone dopo canzone, album dopo album lo sta ampiamente dimostrando. Certo, il suo stile è oramai inconfondibile, la sua penna è una delle più mature ed emotivamente potenti del panorama italiano, eppure le sue capacità di giocare con la musica, di mutare genere e sonorità stupiscono sempre.

Il nuovo album Pace è un’ulteriore dimostrazione di questa teoria e Sono anni che ti aspetto, il primo singolo che ha anticipato l’uscita dell’album e che Fabrizio ha già eseguito nell’ultimo tour nei palazzetti, ci aveva già messi sulla buona strada per notare questo mutamento.

Eppure il singolo sanremese Portami via e Pace, anch’essi ascoltabili da prima dell’uscita dell’album, avevano provato ad ingannarci, ricordandoci le classiche e meravigliose ballad del cantautore romano. Da Fabrizio Moro però ci si aspetta sempre di più e le attese di un qualcosa sempre più stupefacente sono state ripagate!

Lo si intuisce subito dalla seconda traccia del disco, che si apre con la già sopracitata Pace. Tutto quello che volevi, la seconda traccia dell’album appunto, è un brano che parla del sempre più forte bisogno di certezze e consapevolezze e che nelle sonorità strizza l’occhio all’elettronica; non semplice pop elettronico, sia ben inteso, bensì un elettrocantautorato con sfumature di rock. Stesso discorso “sonoro” per Giocattoli, un pezzo dedicato alla nostalgia dell’infanzia con un ritornello che fa “Quanti anni hai stasera? Io ne ho tre…” e che vi entrerà immediatamente in testa. Anche Semplice segue la stessa falsariga elettronica, alternando al ritornello un parlato che nelle strofe sembra quasi un rap; un inno super-radiofonico al non complicarsi la vita.

I due pezzi successivi, ovvero il brano sanremese Portami via e La felicità, sono due meravigliose ballad in pieno stile Moro. La sua voce graffiante ed emozionante è inconfondibile e rende ancora più efficace la potenza comunicativa dei suoi testi.

L’essenza, la settima traccia dell’album, è il pezzo più rock di Pace, mentre con la successiva Sono anni che ti aspetto si torna di nuovo sulla strada dell’elettrocantautorato. Percorso seguito alla grande anche dalla più “leggera” Andiamo (impossibile non ballarla).

Gli ultimi due pezzi infine, ci riportano allo stile cantautorale puro. In particolare È più forte l’amore è una bellissima dedica all’amore universale, quel sentimento che non conosce ostacoli di nessuna natura (sesso, razza o religione); un duetto con Bianca Guaccero, che vuole testimoniare la grandezza del sentimento più bello e, fortunatamente, ancora più diffuso al mondo. Intanto, l’ultima traccia di Pace, invece, è un invito a non farsi travolgere dalla fugacità del tempo approfittando, in ogni momento, della bellezza di tutto ciò che avviene nel “frattempo”, nell’attesa di qualcos’altro.

Un album fortemente radiofonico, che ascolteremo e riascolteremo con grande piacere.

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