Vantablack is the new black: uno sguardo alla sostanza più scura creata dall’uomo

Pensate al nero: è il colore scuro per eccellenza, il più scuro. Ma pensate bene a tutti gli oggetti comuni di colore nero che possedete: se sono posti in un ambiente in cui la quantità di luce è sufficiente a permettervi di vedere, sono nettamente riconoscibili nella forma, nel modo in cui si propagano nello spazio. Potete distinguere chiaramente l’andamento della superficie dell’oggetto, grazie alla presenza di zone di luce e zone d’ombra (anche minime) che vi permettono di creare una precisa immagine mentale di com’è fatto quell’oggetto in ogni suo dettaglio.  Un esempio possono essere le sculture che seguono:

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non è forse chiaro già al primo colpo d’occhio che si tratta di un busto femminile (la prima scultura) e di una pantera (la seconda scultura)? Tutto questo è spiegabile con il fatto che qualunque oggetto, anche se nero, riflette la maggior parte della luce che riceve.

Per porre rimedio all’assenza di un vero nero, un nero assoluto, la Surrey Nano Systems ha prodotto il Vantablack, sostanza sviluppata e brevettata dalla Nasa a scopi militari con prospettive di impiego nei settori aerospaziali e della difesa. Il nome viene dall’accostamento di VANTA (acronimo di “Vertically Aligned NanoTube Arrays”, in italiano “schiere di nanotubi allineati verticalmente”) e “black”, che ovviamente significa “nero”.

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Due maschere identiche: a farle sembrare completamente differenti è il fatto che mentre una è di metallo, l’altra è rivestita in Vantablack.

La particolarità di questo materiale è che riesce ad assorbire ben il 99,965% della luce che riceve, rendendolo sostanzialmente la cosa più vicina a un buco nero che un essere umano può osservare con i propri occhi (almeno per ora).
L’assenza di luce riflessa rende la superficie degli oggetti rivestiti in Vantablack omogenea e di un nero assoluto, motivo per cui il solo modo di decifrare la trama superficiale e la forma degli oggetti in Vantablack è toccarli con mano.

La creazione del Vantablack è tutt’altro che semplice e richiede delicati processi di alta tecnologia – come illustrato nel video – e dai costi sicuramente non irrisori. Questo spiegherebbe perché inizialmente la sua creazione sia stata spinta esclusivamente da motivi pratici, come la possibilità di ricoprire i satelliti artificiali (diminuendo le interferenze visive nelle osservazioni astronomiche) o di poterla impiegare in campo militare (come ad esempio rendere invisibili agli occhi dei nemici gli Stealth jet da combattimento). Eppure, una volta affinata la produzione del materiale, è stato possibile pensare a diverse tipologie di applicazioni, ad esempio quelle artistiche: immaginate la rivoluzione che si può avere nel mondo dell’arte con l’avvento del nero assoluto!

Peccato che attualmente l’uso del pigmento di Vantablack sia per utilizzo “esclusivo” dello scultore e architetto britannico Anish Kapoor. Kapoor infatti, non appena la Surrey Nano Systems è stata in grado di riprodurre in serie il pigmento, si è messo in contatto con l’azienda per sperimentare il prodotto. Ecco che, per dirla sinteticamente, lo scultore si è garantito il monopolio del nero assoluto in campo artistico. Non è certo una novità che un artista abbia diritti esclusivi su alcune specifiche tonalità, basti pensare alla cosiddetta “ombra di Tiziano”, una miscela di nero e blu di Prussia che era stata presentata sul mercato come il colore segreto dell’antico pittore veneziano e che un tempo era utilizzabile solo dopo l’acquisto (salato) dei diritti. Ma fa storcere la bocca immaginare che nel terzo millennio sia vietato utilizzare su larga scala un prodotto altamente tecnologico.

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