I consueti paradossi ai tempi del talent…

morgan

Chiamateli ‘imprevisti’ o ‘strategie’: il risultato finale rimarrà il passaparola. Perché è così che accade quando un personaggio pubblico esce fuori dalle righe su un programma, soprattutto se è davanti a milioni di telespettatori.

Che sia un Morgan, o un Manuel Agnelli cambia essenzialmente l’ambiente di riferimento (e non servono sicuramente scienziati per individuarlo). Uno si è trovato di fronte ad un pubblico giovane (legato essenzialmente alla presenza scenica o aspetti collaterali) di specificità italiana,  l’altro dinanzi ad un target indifferenziato e ben collaudato nel circuito internazionale.
Eppure Morgan lo sapeva quando firmava per Amici che sarebbe stato di fronte a quel pubblico, così diverso da quello di X Factor. Lui, però, ha accettato lo stesso e si è ritrovato gradualmente ad essere investito dall’onda semplicistica di quell’ambiente, fatto d’inquadrature crepuscolari sugli allievi o sulla creazione di rapporti umani.

Perché dunque accumulare rabbia e slanciarsi in atti estremi durante una registrazione? Perché etichettare gli spettatori come ‘bimbiminkia’ se già lo si pensa e abbandonare il proprio posto? Forse per un imprevisto, dettato dalla fiducia di rivoluzionare il talent defilippiano, oppure per la strategia televisiva di creare più visibilità per un programma sempre più alla deriva, artisticamente parlando.

Sta di fatto che l’espulsione di Morgan da parte di Maria De Filippi ha creato un tamtam già visto che rilancia nell’opinione pubblica la medesima diatriba sulla qualità musicale di questi programmi televisivi. Ma porterà a qualcosa? Sicuramente no, perché la frattura era preesistente tra quella fascia d’età legata alla speranza e all’easy listening e quella vicina alla cultura musicale e all’ascolto impegnato. Dunque siamo di fronte all’ennesima opera gattopardiana che creerà scalpore in questi giorni, anche per chi non passa minimamente su canale 5 il sabato sera, e produrrà ‘soltanto fumo e niente arrosto‘.

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