Sara Galimberti: “Sono come il mare, sempre in movimento”

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Emozionante. Come una risata di un bambino, come una finale di Coppa del Mondo, come un abbraccio. Questo è quello che ho provato ascoltando il nuovo album di Sara Galimberti, cantautrice di Ostia, arrivata sul podio al Festival di Sanremo nel 2007 con Amore Ritrovato. Come dicevo un’emozione, ma che cosa è un’emozione se non qualcosa che altera il nostro stato abituale… è un’onda che ci attraversa, che ci scuote dalla nostra condizione. E’ ciò che ci rende vivi, che ci fa intraprendere strade, che ci permette di stupirci e scoprire ogni cosa. Insomma l’emozione ci fa vivere senza dar niente per scontato. E’, inoltre, il termometro della nostra anima e l’unico strumento che ci dice come e dove siamo in un preciso momento.

La chiacchierata fatta con Sara è servita proprio a questo, cioè capire che cosa c’è di emozionante in questa ragazza dai tantissimi progetti e sensazionali doti canore e artistiche. Molti i suoi lavori di successo come i singoli “Chiamami per nome”, “Come il mare in me” e “Danza” o “High Heels”, entrato immediatamente ai primi posti della classifica di vendita di iTunes. Tra i suoi ultimi lavori in uscita Sara Galimberti porta in musica la diversità. La cantautrice romana, chiamata a comporre la sigla ufficiale del Festival Internazionale Tulipani di Seta Nera, ha composto un brano nel quale risponde alle esperienze di vita vissuta accanto a forme di diversità molteplici.

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Ph. Ernesto De Angelis

Sara, come descriveresti la tua musica in tre parole?

La musica è in stretto collegamento con l’anima, non è facile per me rispondere a questa domanda, diciamo che faccio un genere tra il pop e il rock, posso dire che ho fatto generi completamente diversi da quello che volevo fare inizialmente. Non potrei inquadrarla con tre aggettivi definiti, è in continuo mutamento. Ecco, forse per spiegare la mia musica dovrei paragonarla alle onde del mare, sempre in movimento, mai doma. L’arte deve raccontare l’evoluzione dell’essere umano.

Parli di mare, forse perché sei di Ostia, possiamo e puoi definirlo come la guida di molte tue canzoni?

Sì. Non potrei immaginarmi distante dal mare. C’è un aneddoto che vorrei raccontarvi, il mio imprinting con il mare è avvenuto grazie alla mia nonna paterna, che era un po’ la Sora Lella di Verdone, era abbastanza robusta, quindi quando camminava sulla terra ferma era un po’ goffa, ma, quando entrava in acqua diventava leggera, come un delfino. Una volta, mi appoggiai sul suo petto di e mi portò al largo e non piansi. Insomma, capii che l’acqua, il mare era parte di me. Per questo spesso parlo del mare nelle mie canzoni… E poi sono pure un segno d’acqua (ride).

Sara Galimberti
Ph. Ernesto De Angelis

E questo nuovo progetto, cosa ci puoi anticipare?

Quest’anno ricorrono 10 anni dal Festival di Sanremo che è stato per me un trampolino di lancio importante. In questo nuovo album racconto i miei ultimi dieci anni, aggiungendo, ovviamente, qualche novità. Una specie di puzzle. Ci sarà la nuova Sara. Proprio di recente, lo dico in anteprima, è nato un nuovo testo grazie all’incontro con il maestro Vince Tempera e , proprio da questo ultimo lavoro ho notato questa trasformazione di me.

10 anni da Sanremo, avevi 22 anni, come si affronta a quell’età quel tipo di kermesse e con il senno di poi cosa cambieresti?

Quell’esperienza arrivò in maniera inaspettata, ero una studentessa della Sant Louis e iniziavo insieme alla mia band i primi live, sperimentavo anche i miei primi brani inediti. Arrivai dopo una serie di provini, sopratutto con un’etichetta indipendente, a quella kermesse voluta fortemente proprio da Pippo Baudo, fu una cosa incredibile. E’ stato bello, l’ho vissuto come un sogno e sono stata contenta di aver vissuto tutto affondo. Adesso lo rifarei, forse sarei meno incosciente, però non ho nulla da rimpiangere.

Hai detto che questo nuovo progetto è il puzzle della tua vita degli ultimi 10 anni, e allora concludiamo chiedendoti: come si immagina Sara Galimberti tra 10 anni?

Quest’anno ho iniziato dicendo: “tutto è possibile”. Quindi con una volontà di volermi esprimere artisticamente a 360°, farò tesoro del mio passato, avendo adesso i miei obiettivi più chiari. Il suono è la forma d’arte più potente e diretta, però non è l’unica, voglio cimentarmi in molte altre forme d’arte come la fotografia o il teatro. 

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