Quando la scrittura audiovisiva rivendica i suoi diritti

sceneggiatori

Nell’ambiente dell’audiovisivo, ogni ingranaggio è fondamentale, figurarsi ‘il motore creativo’ vero e proprio, quello della sceneggiatura. Si perderebbe l’essenza del prodotto e si andrebbe inevitabilmente verso la morte irreversibile. Così, dunque, assume toni prettamente drammatici la protesta in atto degli operatori americani, radunati nel sindacato WGA (Writers Guild America), nei confronti dell’AMPTP (Association of Motion Picture and Television Producers), ovvero l’unione della maggior parte dei produttori televisivi e cinematografici americani.

Testimoniato dal referendum indetto dai membri della WGA il 25 Aprile che ha raggiunto un sonoro ‘sì’ (ben 97% dei voti) a far usare all’associazione il ‘pugno duro’ durante le trattative con l’AMPTP, questo malumore finora visibile sui volti dei lavoratori potrebbe trasformarsi tra 5 giorni in uno vero e proprio sciopero generale che costringerebbe le produzioni a fermare parecchi lavori. Infatti in quella data scadrà il contratto che lega gli sceneggiatori ai rispettivi produttori e produrrà un effetto devastante qualora non si giungesse ad un accordo in questi giorni.

Infatti si rischierebbe un 2007-2008 bis, quando i lavoratori statunitensi incrociarono le braccia e videro dinanzi a loro danni ingenti nella programmazione cinematografica e televisiva. Per evitarlo dunque, l’AMPTP dovrà assolutamente ascoltare i lamenti degli sceneggiatori, nati all’indomani dei forti mutamenti che hanno investito le produzioni soprattutto delle serie Tv.  Un mutamento al ribasso in termini di durata delle stagioni che non è andato di pari passo al contratto applicato agli sceneggiatori, vincolati dall’esclusività del progetto che è sempre più corto come durata e imprevedibile, in termini di proseguimento.  Ciò produce un forte calo nei guadagni, scesi fino al 23% rispetto al passato, proprio nell’epoca della proliferazione indiscriminata di questi prodotti. Paradosso americano che si va ad aggiungere ai leitmotiv dei fondi pensione e delle condizioni sanitarie, piaga connaturata nell’ambito lavorativo.

A far ben sperare ci pensa la dinamica di questo sciopero, tenuto all’oscuro fino all’ultimo, a tal punto da prendere in contropiede anche i piani alti dell’industria cinematografica che dovranno assolutamente scendere ai dovuti compromessi per evitare la ‘catastrofe’. Che prenderebbe la forma degli show quotidiani, come i The Late Show, Tonight Show e il Saturday Night Live, fino a giungere alle grandi serie Tv ancora non consegnate come American Horror Story e The Walking Dead, con un effetto ‘a cascata’ inesorabile su tutte le altre appena concluse.  Oltre alla TV, anche il cinema risentirebbe di questo sciopero, anche se conosciamo i tempi ancor più lunghi per la consegna che farebbe dormire sonni ‘relativamente’ tranquilli al grande schermo.

Per ora non si hanno conferme, ma lo scenario apocalittico è dietro l’angolo. Starà ai produttori fermare il ticchettio di questa bomba ad orologeria.

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