Codice Unlocked – La recensione in anteprima (senza spoiler)

Codice Unlocked (Unlocked) diretto da Michael Apted. Con Noomi Rapace, Orlando Bloom, Michael Douglas, John Malkovich, Toni Collette. Prodotto da Bloom, Silver Reel, Di Bonaventura Pictures. Distribuito da Notorious Pictures. Uscita in Italia: 4 Maggio.

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Il problema più grosso di Codice Unlocked è quello di arrivare, purtroppo, troppo tardi. Sì perché, dopo una carrellata infinita di action-thriller usciti a valanghe nelle sale negli anni ’80 e ’90, questo genere sembra aver chiuso il suo ciclo vitale al cinema, trovando invece nuova linfa soprattutto traslando nella televisione, che ci sta portando storie ben sviluppate che difficilmente potrebbero essere strizzate in un film, come Homeland o l’acclamato The Night Manager.

Diretto da Michael Apted (classe ’41), a cui va il merito di essere stato il regista di uno dei thriller più efficaci di sempre, Gorky Park, la sceneggiatura di Codice Unlocked era stata inizialmente scritta nel 2006, per poi cadere nel dimenticatoio prima di essere ripresa in mano e rimaneggiata dal talentuoso Peter O’Brien e finanziata da Lorenzo Di Bonaventura e Georgina Townsley.

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Alice (Noomi Rapace) è un agente della CIA, “in pausa” a Londra dopo non essere riuscita a sventare un attentato a Parigi. La donna resta comunque una delle maggiori esperte in interrogatori sul campo: per questa sua capacità viene incaricata di far parlare un giovane corriere di un Imam legato agli estremisti islamici. Le informazioni che riesce a raccogliere le girerà al suo superiore, Frank Sutter (Matthew Marsh) che però si rivelerà presto non proprio chi fa credere di essere: costretta a sfuggire ai traditori in seno all’agenzia, Alice deve cercare di dimostrare a sua volta la propria innocenza cercando di smascherare chi si nasconde dietro a questo mistero.

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I novanta minuti di film danno l’impressione di essere un po’ insufficienti per sviluppare appieno la storia che vorrebbe essere narrata, che a un certo punto si complica in maniera abbastanza esagerata: se le sequenze più action, con esplosioni, sparatorie e inseguimenti, funzionano abbastanza bene, lo stesso non si può infatti dire per l’impianto narrativo, con intrighi telefonatissimi e una serie infinita di voltafaccia che stanca presto, tanto che dopo il secondo, terzo, quarto coup de théâtre non interessa più capire chi sarà il prossimo a cambiare fazione (soprattutto a causa delle motivazioni abbastanza ridicole dei “cattivi” di turno).

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C’è da dire però che il cast stellare ingaggiato per la pellicola riesce a rendere dignitose molte interpretazioni: a partire da Michael Douglas e da Toni Collette (che qui sfoggia una grintosissima acconciatura biondo platino)  ma soprattutto per un gigionesco John Malkovich. Non si può dire altrettanto, purtroppo, né per Orlando Bloom, in una veste di duro non proprio perfetta per l’attore, né per la protagonista femminile Noomi Rapace, le cui sequenze d’azione convincono forse di più rispetto alla sue recitazione, veramente troppo spigolosa. Va riconosciuto però che anche qui l’idea della “007 al femminile” arriva dopo tutta una serie di esperimenti già consolidati, a partire dall’agente dell’FBI Olivia Dunham di Fringe e a Carrie Matherson di Homeland, con la quale è impossibile non fare un paragone.

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