#TimeOfRock – Back to the rock

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La musica rock (conosciuta, spesso, anche solo come rock) è un genere musicale, nato nel corso degli anni cinquanta e sessanta nel Regno Unito e negli Stati Uniti, che trae le sue origini dalla musica dei decenni precedenti, in particolare dal rock and roll, dal blues, dal rhythm and blues e dal country, con richiami di musica folk. Il suono del rock ruota prevalentemente intorno alla chitarra elettrica, alla quale si aggiungono strumenti ritmici come il basso elettrico, la batteria, una seconda chitarra e strumenti a tastiera come l’organo Hammond, il pianoforte, la tastiera e, alla fine degli anni sessanta, sintetizzatore; altri strumenti come il sassofono e l’armonica a bocca sono usati, perlopiù per assolo. Possono essere inoltre presenti archi (violino e violoncello) ed ottoni (tromba e trombone). 

Tra la metà degli anni sessanta ed i primi anni settanta, la musica rock ha sviluppato diversi sottogeneri; si è mescolata con la musica folclorica creando il folk rock, con il blues per creare blues-rock e con il jazz per creare la fusion. In seguito, il rock ha incorporato influenze soul, funk e della musica latina, sviluppando altri sottogeneri; nei settanta sono nati il soft rock, il rock elettronico, il glam rock, l’heavy metal, l’hard rock, il progressive rock ed il punk rock. Negli ottanta la new wave, l’hardcore punk e l’alternative rock, mentre negli anni novanta il grunge, il Britpop, l’indie rock ed il post rock.
Molti gruppi rock sono composti da quattro elementi, un chitarrista elettrico, un cantante, un bassista ed un batterista, formando un quartetto; talvolta si può omettere un membro, così come il cantante può suonare anch’egli uno strumento e il canto stesso può essere assegnato a più persone.

Wikipedia

Non ho intenzione di mettere becco nella discussione di Wikipedia, però vorrei dare una mia descrizione, perché secondo me, descrivere il rock in questo modo è davvero molto poco rock!
Per spiegarvi questa affermazione però devo spiegarvi come è cambiato il #Rock. La parola Rock assume diversi significati in base alle epoche. Dopo che lo avrò spiegato capirete sia perché la definizione di Wikipedia, a me fa ridere, e anche perché chiamo Rock quello che mi pare, fregandomene della critica e degli opinion leaders. Il #Rock è questo qua:

love11-skinny-divers-i-love-rock-n-roll-zoom1La musica rock (conosciuta, spesso, anche solo come rock) nasce negli anni Cinquanta negli Stati Uniti d’America dalle radici del blues. Al tempo si chiama “Rock and roll”, di cui Rock è una semplice abbreviazione. La musica Rock si basava su cinque fattori fondamentali:
1) il mescolamento delle radici musicali bianche con quelle nere. (Il Rock infatti nasce dall’unione fra il Blues e le ballate popolari, ha radici black, e la prova è che quando è musica troppo “bianca” non la chiamano Rock’n’Roll, bensì Rock-a-Billy)!
2) il ballo come forma di sfogo anzichè di rituale borghese
3) l’uso di nuove tecnologie per creare nuovi suoni. (All’epoca le nuove tecnologie erano l’uso di strumenti ad energia elettrica (chitarre bassi ecc) e i nastri magnetici, con i quali venivano prese e modificate le registrazioni.)
4) Energia positiva! (cosa che un tempo lo differenziava, ad esempio, dal blues)
5) Legame profondo con le rivoluzioni culturali e ribaltamento dei valori precostituiti.

Nient’altro.
Dopodiché questa rivoluzione viene sventrata dai critici musicali e dalle logiche di mercato per cinquant’anni IN QUESTO MODO: buona lettura amici!

Più fonti fanno coincidere la nascita dell’epopea rock, inteso come periodo di produzione musicale, con il 9 settembre 1956, quando un già noto Elvis Presley partecipò all’Ed Sullivan Show. Prima di questa data Bill Haley aveva firmato “Rock around the clock”, hit mondiale e colonna sonora del film “Il seme della violenza” (1954), Little Richard cantava “Tutti Frutti”, Carl Perkins pubblicava la leggendaria “Blue Suede Shoes”. Arrivò poi Jerry Lee Lewis, Il Killer, che con la sua “Whole Lotta Shakin’ Goin’On”, i suoi riccioli biondi e il suo pianoforte incendiario divenne il contendente al trono di Elvis. La sua carriera, che ebbe una rapidissima ascesa e un’altrettanto veloce caduta, fu costellata da numerose tragedie, abusi di alcol ed eccessi. Arrivarono poi i mitici Sixties, i favolosi anni Sessanta, che portarono con sé la nascita di una cultura rock vera e propria.  Bob Dylan ne fu la massima espressione sull’East Coast: musicalmente non portò alcuna innovazione al rock, date le sue radici da folksinger, ma fu il primo a riportare in auge la rabbia e il bisogno di cambiamento che prima di lui Elvis, Chuck Berry e soci avevano cantato, offrendo la possibilità di “pensare” attraverso le parole delle sue canzoni – vere e proprie pietre miliari come “Blowin’ in the Wind” – che lo trasformarono nel messia delle nuove generazioni. Parallelamente nella factory di Andy Warhol nascevano i Velvet Underground, che con Lou Reed, John Cale e la bellissima Nico, diedero una scossa alla scena artistica del tempo con “The Velvet Underground and Nico”, il celebre album della banana, dalle sonorità minimaliste e surreali.  Era il 1967. Ad Ovest la California divenne la frontiera dello spirito più autentico del rock e il surf il simbolo di una nuova condizione giovanile audace e libera dagli obblighi della vita adulta. Nacque così la surf music: il rock’n’roll dei giovani bianchi della classe media americana. I Beach Boys (Brian, Carl e Dennis Wilson con Alan Jardine e Mike Love) furono la realtà che meglio incarnò il clima di quest’epoca. ff
Il lavoro simbolo della band, che rivela lo strepitoso talento di Brian Wilson, è “Pet Sounds”, concept album che contiene la stupenda “God Only Knows”. Gli Stati Uniti furono il regno incontrastato del rock fino alla metà degli anni Sessanta, quando dal Regno Unito emerse una nuova generazione di musicisti e band – Beatles, Rolling Stones, Who, solo per citarne alcuni – che influenzarono in maniera radicale sia la scena musicale britannica, sia quella oltreoceano, tanto che l’apice dell’epoca rock verrebbe fatto risalire al 1967 con la pubblicazione dell’album “Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band” dei Beatles, capolavoro assoluto di una discografia che non ha bisogno di presentazioni. L’evento che segna il culmine dell’epopea del rock nel 1969 è il Woodstock Arts and Music Fair, dove si esibirono tutti i più grandi artisti del tempo: da Joan Baetz a Jimi Hendrix, passando per i Jefferson Airplane, gli Who, Janis Joplin, Crosby, Stills, Nash e Young, Santana e molti altri, in quella che può essere definita come la prova generale per la realizzazione di un mondo nuovo in cui i giovani avevano la possibilità di liberarsi – in un viaggio chimico e surreale – dalle incombenze della realtà.
Eroe per antonomasia di questa generazione fu Jimi Hendrix, che dovette trasferirsi dal Greenwich Village in Inghilterra per trovare fama e pubblico. L’inizio degli anni Settanta segna il disincanto e vede la tragica morte degli artisti-icona di questa generazione: Jimi Hendrix, Janis Joplin e Jim Morrison, figure entrate nel mito, nuovi poeti maledetti, simbolo di una creatività pronta a sacrificare tutto. L’epopea del rock giunge così alla sua fine nella seconda metà di questo decennio con l’avvento del Punk.

70s

Negli anni Settanta il Rock si spoglia del fatto di essere musica da ballo. Tadam! La separazione tra Rock e “ballo” porta la Dance sul versante della cultura nera (vedi Gloria Gaynor) o su altri lidi, come quello italo-francese (Donna Summer, Plastic Bertrand, etc) o come quello della Casablanca, l’etichetta che ha “inventato” la disco music. Il Rock invece, diventa talmente poco “dance” da scimmiottare addirittura il jazz o la musica classica. L’influenza latina citata da Wikipedia ha un solo nome per il grande pubblico: Santana. Dedico una riga all’album del 1978 dei Police: capolavoro, lo puoi ballare, ma non è dance, non fa l’effetto dei dischi di Little Richard. Rimane comunque un caso isolato poichè il Reggae, il genere musicale di Bob Marley a cui Sting & Co si ispira, è musica nera e da ballare. La musica rock progressiva, invece, è l’esempio perfetto di separazione tra Rock e ballo. Sono gli anni della “ricerca”. Il Rock dei bianchi che non si balla è ricerca. Non è un male, e nascono grandi capolavori, ma se pensiamo ai Genesis e ai Rolling Stones stiamo parlando di due mondi diversi. Si incomincia ad usare il termine “pop” per definire tutto ciò che riprende elementi esclusi dal giro come la musica black e dance. I Queen che vanno a riprendere la musica nera e il ballo come in “Another one Bites the Dust”, erano e sono tuttora nelle playlists insieme a Michael Jackson, considerato il “re del Pop” e non del “Rock”. Negli anni Ottanta il Rock abbandona l’uso di nuove tecnologie. Ci si ferma a basso – batteria – chitarra ed eventualmente tastiere. Non si sa perchè. Tutto ciò che viene creato con nuove tecnologie incomincia ad essere definito di altro genere. Fino agli anni Settanta questo non succedeva, come è possibile ascoltare nei synth dei gruppi progressive. Nel frattempo. Italoamericani e neri negli USA hanno appena tirato su in un colpo solo Techno, House e Rap usando solo nuove tecnologie, un po’ di buzzo artistico e chiappe in movimento. Nel frattempo si appropria del termine Rock chi usa i “vecchi strumenti” senza cambiare un cazzo (Guns’n’Roses, una regressione dei Led Zeppelin), mentre L’equazione “no ballo + no nuove tecnologie + no musica black” produce migliaia di gruppi e migliaia di generi musica come ad esempio il Metal e i relativi sottogeneri. Tutta la musica geniale di quegli anni come Simple Minds e Depeche viene catalogata come New Wave e alcuni capolavori come “Every Breath you Take” dei Police non vengono fatti rientrare nel Rock perchè se manca la chitarra elettrica non è Rock. Ma neanche New Wave. Viene invece coniato un nuovo standard, un vero e proprio format, chiamato ancora Rock (ma niente a che vedere con ciò che è stato), contrapposto non tanto al Pop o a qualcos’altro ma…agli Anni Ottanta stessi. E’ l’inizio della fine, e con qualche curiosità: per i fan dei Guns’n’Roses e degli AC/DC, il Rock sono i Guns’n’Roses e gli AC/DC. Non avendo più una connotazione musicale è in questi anni che il Rock incomincia a formarsi come “moda” con precisi canoni estetici. Cosa è rimasto? I lettori più attenti l’avranno già intuito. Negli anni Novanta, che iniziano ufficialmente in un anno imprecisato degli anni Novanta, il Rock abbandona finalmente anche l’energia positiva. La chitarra elettrica è rimasta l’unico segno distintivo dal punto di vista musicale e viene alzata sopra gli altri strumenti, ma evitando l’assolo che “fa anni Ottanta”. Il Rock è ormai spogliato di quasi tutte le sue caratteristiche originarie. Quando negli anni Novanta c’è qualcosa di positivo e divertente, come ad esempio i Blur, è “Brit-Pop”. Se sei felice sei pop. Con i Roxette. O Punk. I Nirvana invece, depressi cronici, “rinascita del Rock”. Questa rinascita è una campagna discografica, in realtà non c’è nessuna rinascita. Perchè il sorriso giallo diventa simbolo della Techno, e mentre i teenager benedicono il successo di Kurt Cobain, un’operazione discografica maestosa con tanto di denominazione di origine controllata (Grunge) che viene preferita dall’alta politica rispetto alla nascente scena Techno londinese, troppo pericolosa per via del sesso libero e delle invasioni notturne di aeroporti e capannoni industriali (L’estate 1992 a Londra venne chiamata “the Second Summer of Love”, lo sapevate?). L’operazione Kurt si compie quando l’annunciato suicidio permette ai media l’accostamento con Jim Morrison, Bob Marley (inspiegabilmente) e …Che Guevara. Bum! Il Rock a questo punto è ufficialmente morto, ma ci pensa la critica a tirarlo su. Basta prendere la Techno (Prodigy etc etc) e chiamarla con il fantomatico nome di “post-Rock”. La Techno, intanto, rimescola le radici nere a quelle bianche, fa ballare, e fa incazzare le mamme borghesi, che si innamorano di Kurt Cobain.

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Negli anni Duemila il quasi defunto Rock abbandona finalmente l’ultima caratteristica che gli era rimasta, sopravvissuta perfino al “post-rock”: il profondo legame con il sovvertimento dei valori, delle mode e dell’estetica. Rock diventa una moda pre-costituita. E’ Rock Virgin Radio, con le sue palestre. E’ Rock il tatuaggio sul culo e forse anche la foto allo specchio. Ma è Rock anche qualsiasi altra cosa: la tipa depressa vestita di nero con tutte le spilline che scrive cazzate sul diario. I primi fenomeni della gente con la maglietta dei Metallica al concerto di Marylin Manson. Musicalmente è una tragedia totale. Quando funziona è Pop. O elettronica. Negli anni Duemila supporre che i Deep Purple siano i pionieri del Metal è fuori contesto perchè non parlano di streghe e di elfi e non vestivano in quel modo lì. Nasce la moda del J-Rock perchè in Europa è moda prima che musica. Occhio che questo aspetto è fondamentale. las-9-mejores-caricaturas-de-famosos_1
Al resto ci pensano gli Slipknot che musicalmente si pongono allo stesso livello dei film horror nell’ambito del cinema, con una differenza sostanziale rispetto agli horror: la critica è dalla loro. Infine si arriva agli Anni 10. Non li vorrei trattare… Ma provo a descriverli. Dispute sui Muse. Rock o non Rock. Il Metal ha ormai 542 sottogeneri che variano a seconda del taglio dei capelli. Nel frattempo che le ragazze si spartiscono i generi musicali in base ai vestiti che portano meglio, ma la sorpresa delle sorprese, discograficamente parlando, è Mick Jagger fa dischi con Will I Am e Jennifer Lopez e frega tutti, dimostrando di essere davvero Rock almeno lui. A livello di concerti, è l’unico settore non in calo dopo la crisi del 2009. Il Gotico, l’industrial, ecc. Molti concerti contengono più membri della band sul palco che pubblico. Il punk fa capolino nella dance e timido timido chiede “posso entrare anche io?”, ma la dance lo manda a fare in culo. Ora noi ci chiediamo, non è che forse il Rock sta rinascendo, e si chiama semplicemente con un altro nome?

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