Ritrovate 17 mummie nell’Egitto centrale

mummia

Almeno 17 mummie sono state rinvenute nei pressi di Minya, città egiziana a quasi 250 chilometri a sud del Cairo, nella prima scoperta di questo tipo compiuta in quella zona archeologica dell’Egitto centrale. Il rinvenimento è avvenuto nell’area di Tunah Al Jabal, dove si trova un vasto sito archeologico al confine del deserto occidentale e a sud della città capoluogo del governatorato di Minya. La zona è nota per le grandi necropoli dove furono sepolti uccelli, come gli ibis, e altri animali. Ma, sebbene includa tombe e monumenti funerari, quella appena scoperta “è la prima necropoli umana ad essere stata trovata qui a Tuna Al Jabal”, ha spiegato il ministro delle Antichità egiziane, Khaled Al-Anani. I corpi mummificati appartenevano a funzionari e sacerdoti, ha riferito ancora il ministro illustrando la scoperta che comprende anche sei sarcofagi, due bare di creta, due papiri scritti in demotico e vasellame. La necropoli, scoperta otto metri sotto terra, risale al Periodo tardo dell’Egitto faraonico e a quello greco-romano. Dato che sono stati individuati piedi e gambe di altre mummie, il ministro ha previsto che col proseguire degli scavi – attualmente in una fase preliminare – la scoperta risulterà “molto più grande”. Altre fonti hanno parlato infatti del ritrovamento di 28 mummie. Un comunicato del governatorato di Minya, sintetizzando dichiarazioni del rettore dell’Università del Cairo, Gaber Nassar, ha sostenuto che si tratta di una scoperta “senza precedenti” e che 12 mummie sono “complete e intatte”. La nota riferisce inoltre che il ministro ha sottolineato come il 2017 si stia rivelando ricco di scoperte archeologiche per l’Egitto. Il riferimento, implicito, è fra l’altro alla monumentale statua venuta alla luce in marzo al Cairo e che si pensava raffigurasse Ramses II (mentre sarebbe ‘solo’ di un faraone più tardo e meno noto, Psammetico I). Un altro ‘colpo’ mediatico è stato, sempre due mesi fa, una statua che dovrebbe raffigurare la “nonna di Tutankhamon”. “Questa scoperta è importante per il progresso della scienza” e “attira l’attenzione del mondo sull’Egitto”, ha detto inoltre il ministro Al-Anani. L’archeologia, assieme al mare, è infatti una delle attrattive su cui si basa il turismo egiziano, entrato in crisi con le due rivoluzioni del 2011-2013 che hanno depauperato una delle maggiori fonti di valuta pregiata del paese: gli introiti pre-rivoluzione ammontavano a 11-12 miliardi di dollari l’anno ma si sono ridotti a 3,4 miliardi nel 2016.

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