MOKADELIC

di Manuel Saad

Accompagnare sequenze cinematografiche attraverso la dimensione musicale, è da eroi. I Mokadelic non indossano nessuna maschera, ma hanno dei poteri fuori dal normale. Abbiamo raggiunto telefonicamente Alessio Mecozzi, chitarra e synth del gruppo, e abbiamo parlato di quanto la musica influenzi il cinema e viceversa.

Da dove nasce la voglia di scrivere musica per il cinema?

Non è stata una scelta fatta a tavolino. Fin dai nostri esordi (parliamo di decenni fa), ci siamo sempre fatti accompagnare con delle immagini anche mentre componevamo per farci ispirare. La voglia di collaborare in maniera effettiva, con il mondo del cinema e della tv, è cresciuta piano piano, anche grazie alle conoscenze e ai vari apprezzamenti che abbiamo avuto. Diciamo che è un qualcosa nato e cresciuto insieme a noi.

Una colonna sonora accompagna lo spettatore dall’inizio alla fine del film. Quanto è difficile trovare la connessione vincente tra immagini e musica?

La colonna sonora non nasce d’impulso. Alcune idee magari sì, ma c’è sempre una collaborazione costante con il regista che un pochino indirizza verso dove vuole che la musica vada a colpire. È un mix tra impulsività e razionalità.

Quindi si viene a creare un gioco di squadra che va oltre la band.

Sì, assolutamente. A volte di più a volte di meno, ma il regista ha sempre l’ultima parola.

“Sulla mia pelle” è il vostro ultimo lavoro. Quanto è stato difficile sonorizzare uno dei casi più crudi di cronaca nera?

È una notizia di cronaca che ci ha coinvolto particolarmente perché alcuni di noi vivono nello stesso quartiere dove vive la Famiglia Cucchi. Era un qualcosa che sentivamo molto vicino. Inizialmente eravamo un po’ preoccupati di sonorizzare un film che raccontasse una storia così delicata, ma poi anche lì c’è stato un confronto con il regista. Alessio Cremonini ci ha chiesto musiche abbastanza definite, quindi il lavoro è stato molto più “semplice” del previsto. Ci siamo lasciati andare e ci siamo fatti influenzare dalle emozioni.

Avrete sentito anche tanta responsabilità, immagino…

Tantissima, anche perché è stato un film che ha avuto molto clamore anche fuori dall’Italia ed è stato un qualcosa di impegnativo, senza dubbio. Anche con “Gomorra” abbiamo questo senso di responsabilità nel musicare un mondo, a volte, così lontano da noi. Cerchiamo poi di scindere sempre la realtà dalla finzione. Noi, fondamentalmente, musichiamo dei racconti che a ritroso hanno qualcosa di veritiero, ma sono romanzati. L’ideale sarebbe sempre concentrarsi sul lavoro a sé e non troppo su quello che si va a raccontare. La musica che abbiamo composto per “Gomorra”, l’abbiamo composta per quel tipo di situazione, ma ci siamo fatti ispirare anche dalla periferia in generale, non solo da Napoli o Scampia ma anche dalle borgate romane che conosciamo meglio.

A marzo, uscirà la nuova stagione di “Gomorra”. Cosa dobbiamo aspettarci?

La seconda stagione è stata un remix delle musiche della prima. Sulla terza c’era già un qualcosa di nuovo come il brano che introduceva il personaggio di Enzo. Nella quarta ci saranno nuovi personaggi e di conseguenza tanta musica inedita. Abbiamo lavorato molto su altre situazioni nuove e quindi la musica vecchia si andrà a mixare con quella nuova.

Qual è stato il vostro lavoro più difficile finora?

Tutti i lavori hanno degli aspetti di libertà ed altri, invece, di difficoltà che vengono sempre strada facendo e mai all’inizio del progetto. Il più difficile forse è stato il primo lavoro per Gabriele Salvatores, “Come Dio comanda”. È stato molto impegnativo perché era la nostra prima esperienza e ci sentivamo anche un po’ “intimoriti” dal mostro sacro che è Salvatores, ma ci ha messo subito a nostro agio e siamo riusciti ad esprimerci anche in quel caso. Stessa cosa per la prima stagione di “Gomorra”, soprattutto per la mole di lavoro. Era la prima volta che approcciavamo ad una serie televisiva, e lì il lavoro è molto maggiore.

Cinema e serie tv, infatti, parlano due linguaggi completamente differenti. Come si rapporta la musica a questi due mondi?

Se musicare un film ci vogliono due ore, musicare una serie tv sono molte di più. La musica, in una serie tv, può anche non doversi esprimere nell’arco di un’ora e mezza ma può spalmarsi per tutta la stagione. Non devi dire tutto e subito, ma puoi anche lasciare alcune sonorità dei personaggi che poi entreranno e quindi lasciare anche del mistero in più, rispetto ad un film che è più diretto.

Azione, drammaticità, malinconia. Su quale aspetto, la musica dei Mokadelic riesce a sperimentare di più?

Su questi tre, sicuramente molto. La riflessione, l’inquietudine e la drammaticità sono, sicuramente, il nostro terreno fertile. Abbiamo sperimentato anche su sentimenti più aperti, più positivi però per motivi di retaggio della musica che facevamo come band e che facciamo tutt’ora, è sempre stata una musica che derivava da emozioni negative. Da ragazzi ci buttavamo in saletta ed esorcizzavamo attraverso la musica, come una sorta di terapia, tutta la malinconia, i pensieri, le riflessioni che avevamo. Ci è rimasta un po’ quella cosa, ma poi andando avanti e spronati anche da alcuni registi abbiamo sperimentato cose diverse e ci siamo trovati a nostro agio ugualmente.

Qual è il primo strumento con cui buttate giù la prima bozza del progetto?

Dipende molto dal tipo di progetto. Possiamo fare uno spartiacque con “Gomorra”. Prima di “Gomorra” avevamo una strumentazione classica: chitarra, basso, batteria, piano. Successivamente abbiamo introdotto una strumentazione elettronica nuova, quindi anche il modo di comporre è cambiato. Se prima si andava in sala e si partiva da un giro di chitarra e di basso, ora può partire tutto da un sintetizzatore, da una pulsazione e anche da un qualcosa di molto meno definito. Ci lasciamo ispirare completamente.

L’ascolto è un aspetto fondamentale per lasciarsi ispirare. Cosa ascoltano i Mokadelic?

I Mokadelic ascoltano tutto. Ognuno di noi ha le proprie influenze musicali. C’è chi è più vicino al rock anni ’70, chi alla psichedelia, chi al post-rock. Siamo completamente onnivori dal punto di vista musicale e questo ci permette di non avere limiti anche se comunque, tutti e cinque i membri hanno gusti completamente differenti. Siamo incuriositi da nuove sperimentazioni, nuove sonorità ed è questo ciò che ci sprona. Personalmente sto riscoprendo colonne sonore di qualche anno fa con orecchie diverse. Anni fa non mi sarei mai messo ad ascoltare una colonna sonora, se non legata al film o alla serie. Ora, per lavoro, per piacere, e per rimanere sempre aggiornati ne ascolto molte, e ci si rende conto che ascoltare una colonna sonora al di fuori delle immagini è molto allettante: puoi immaginarti cose diverse rispetto al film e creare nuovi mondi. Se l’ascolti come se fosse un album, riesci a dargli una nuova vita.

 

 

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