GIOVANNI TRUPPI

di Manuel Saad

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“Poesia e Civiltà” è il nuovo album di Giovanni Truppi che torna, finalmente, a raccontarci e a raccontarsi. Una penna importante della musica italiana contemporanea e un musicista talentuoso e innovativo. Siamo corsi ad incontrarlo per scambiare due parole. 

Un ritorno atteso. Due anni fa, con “Solo Piano” hai riarrangiato alcuni brani in un album piano e voce, sperimentando soprattutto a livello sonoro. Ora, dopo quattro anni, torni con un nuovo album di inediti. Che tipo di consapevolezza credi di aver acquisito in questo tempo e come credi sia mutato il tuo punto di vista sulla realtà?

Sicuramente sono cambiato. Sono sempre la stessa persona, ovviamente, ma sento che sto facendo una ricerca ed un percorso. La mia attenzione si è spostata su altre cose e ho sentito l’esigenza di parlare di altro e raccontarlo in un modo, magari, anche diverso rispetto a prima.

“L’unica oltre l’amore” è una riflessione, una presa di coscienza, una canzone politica, se vogliamo, dove l’empatia nei confronti dei più deboli, soprattutto, è l’unica cosa che riesce a darci un’identità. Com’è nata questa canzone?

“L’unica oltre l’amore” è stato il brano a cui ho lavorato di più nell’album. Raccontare un tema come questo, trasformarlo e sintetizzarlo in una canzone è stato molto difficile per me. Nasce da un qualcosa di molto personale, da delle osservazioni che faccio su di me. Per esempio, mi accorgo che quando litigo con qualcuno, lo cancello dalla mia cerchia di amici. Poi, però, mi interrogo sul perché sono legato a questa persona e cosa hanno in comune le persone alle quali sono legato, e, tra le risposte che ho trovato, quella
che ricorre sempre è l’empatia. Quest’ultima ha alimentato delle riflessioni su me stesso e di quanto la mia persona dipenda da una serie di fattori: sono maschio, sono nato negli anni ottanta, sono nato a Napoli, sono nato in Italia, sono nel mondo occidentale, ho studiato pianoforte da piccolo, il lavoro dei miei genitori. Tutte cose che non ho scelto io e che mi includono in un insieme di persone con le quali ho delle cose in comune. Poi questi insiemi si intersecano con altri e via discorrendo. Con questa canzone, quindi, cerco di riflettere su chi sono io e su cosa mi contraddistingue dagli altri.

Il video di “L’unica oltre l’amore” è stato realizzato dall’illustratrice Valentina Galluccio, il che è una novità rispetto ai videoclip precedenti. Com’è nata questa idea?

Fin da subito volevo che il video di questa canzone fosse “lieve” e permettesse di seguire il flusso di parole della canzone. Ancora non conoscevo Valentina, ma aveva fatto delle piccole clip, su Instagram di alcuni miei vecchi brani. Mi sono piaciuti fin da subito e le ho proposto di realizzare il videoclip di “L’unica oltre l’amore”.

Ci saranno videoclip futuri realizzati con Francesco Lettieri?

Non c’è ancora nulla di definitivo per adesso. Stiamo cercando di capire svariati punti e, con Francesco, sicuramente, ci sarà occasione di lavorare ancora.

Citando il tuo singolo: come percepisci, la tua musica, in questo spazio e in questo tempo?

In entrambe le due cose non ho un punto di vista fisso, ma su di esse faccio dei ragionamenti. Riguardo allo spazio, ovviamente, sento molto il fatto che siamo una provincia dell’Impero e che la nostra identità culturale, in particolare quella musicale, è fortemente influenzata dalla musica americana. In un certo senso, sento di non voler perdere il legame con quelle cose che fanno parte della nostra identità che viene da più lontano. Penso alla musica napoletana e alla musica italiana di un tempo. Da una parte mi pongo questo problema e dall’altro cerco di non essere “talebano”. Dal punto di vista temporale, vorrei non essere troppo attaccato alle mode ma, inevitabilmente, credo che quello che sta succedendo oggi nella musica, e in generale nell’arte, mi influenzi.

La sconfitta, vista come sentimento, può essere un comune denominatore nelle tue canzoni, nelle quali i numerosi personaggi si ritrovano a confrontarcisi. Quanto è importante la sconfitta, per te?

Credo sia importante nella misura in cui, se sei fortunato, ti aiuta a sviluppare la resilienza: la capacità di risollevarti. Può essere importante anche perché ti permette di connetterti con altre persone che possono aver vissuto questa esperienza. Non so bene se ha un’importanza, in quanto tale. Non la vedo come una cosa estremamente necessaria.

Per molti, è importante perché ti permette di capire molte più cose rispetto alla vittoria, che ti va volare con la testa invece di farti rimanere con i piedi per terra…

A me piace volare con la testa. Non vorrei che la questione di simpatizzare con chi perde fosse fraintesa come un inneggiare alla sconfitta. È bello vincere, è bello realizzare quello per cui si è lavorato ed è bello non avere totalmente i piedi per terra. È bello conoscere i propri limiti e forzarli. L’unico valore “vero” che attribuisco alla sconfitta, e non è poco, è quello di riuscire a farti capire determinate cose e darti modo di impararne altre.

Come saranno i live del nuovo tour, ci sarà il classico assetto o stai sperimentando qualcosa?

Sto lavorando con una band che è la più ampia che io abbia mai avuto. Saremo in sei: basso, batteria, tastiera, chitarre e una cantante tastierista. Per la prima volta sarò più “libero” e sono curioso di vedere come sarà fare dei concerti sentendo meno su di me il “peso” di portare avanti il tutto. Ora quando suono la chitarra so che c’è un altro chitarrista e quando suono il pianoforte so che c’è una tastierista. Sono molto curioso di questo e sono sicuro che sarà un bellissimo esperimento.

Per finire, qual è la domanda che non ti è mai stata fatta, ma alla quale ti sarebbe sempre piaciuto rispondere?

Bella domanda.  In quanto musicista, mi sarebbe piaciuto mi si chiedesse qualcosa in generale anche sull’aspetto musicale delle mie canzoni, ma sono comunque felicissimo delle domande che mi vengono fatte sui testi. Essendo anche un autore, può farmi solo che piacere.

 

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