Timeless, un giorno e via

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Pronti, partenza, via! Che Timeless sia.

Di cosa stiamo parlando? Di un evento ormai giunto alla sua quarta edizione, e che si preannuncia ancor più avvolgente e accattivante degli altri anni, rivendicando quasi l’appartenenza ad una forma grammaticale diversa, quella che determina le cose, dandole nome e cognome: l’evento, allora. Quello in cui palpabili sono impegno, cuore, passione; quello in cui c’è tanta testa, e si sente forte il calore, praticamente lo stesso di questa torrida estate romana, per capirci.

Timeless, dicevamo. Momento di libido irrefrenabile che ha ormai storica sede nella Selva di Paliano, luogo di natura incontaminata a sud di Roma, dove il prossimo 22 luglio la suggestione ambientale incontrerà, ancora una volta, la durezza e la purezza di una musica con sonorità forti, incalzanti, impegnative per chi è al di là dell’impianto.

Un luogo dove rendere il tempo meno veloce e assillante, meno frenetico, meno importante. Un momento in cui sapersi riconciliare con se stessi e con gli altri, senza troppi giri di parole: ritrovarsi. E ritrovare l’incandescenza dentro l’anima e l’essenza di artisti “nudi e crudi”, ospiti di un’idea di libertà, divertimento, distensione, tranquillità: ospiti dell’evento senza tempo, come amano definirlo, senza lagne, senza grilli, senza assilli.

Dax J trattore, cavallo di battaglia, spalleggiato dallo scozzese Gary Beck e dal nuovo progetto di Ambivalent, LA-4A, insieme a Dario Mass, Alex Dolby e Wizard K, giusto per dirne qualcuno. Nient’altro da sapere, molto da vivere e apprezzare per quello che non sarà solo un evento musicale, ma che vivrà tutta una parte incentrata su cultura, valore e arte. Tante, infatti, saranno le esposizioni, i gadget e le idee portate al festival: dai quadri ai vinili in legno, passando anche per una sezione dedicata ai tattoo e ad un’altra sull’oggettistica. Un peccato farselo raccontare.

“57th & 9th”, da un angolo di strada al successo internazionale

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Hell’s Kitchen, lì è dove Sting, noto cantautore inglese, ha registrato il suo ultimo disco, che prende spunto proprio dall’angolo della strada di Manhattan che l’artista percorre tutti i giorni per andare a lavoro. E che disco.

Solo per dirne due: “One fine day” (disponibile da venerdì per la programmazione radiofonica) e, soprattutto, “The Empty Chair“, che fa parte della colonna sonora del documentarioJim: The James Foley Story“, e racconta la storia del giornalista ucciso nel 2014 dall’ISIS. Tra l’altro, è fresca fresca, proprio di ieri, la notizia della candidatura agli Oscar per Sting, appunto, e per Josh Ralph. Tutto merito del brano in questione.

16251317_10211927674096891_2144675538_oMolto toccante, Sting ha tra l’altro confessato un piccolo aneddoto: “Ralph mi invitò nel suo studio a Chinatown per farmi vedere il film, che mi sconvolse, e mi chiese se volessi scrivere una canzone per quel film. Risposi che forse non ne ero in grado, il film mi aveva troppo sconvolto“. Ma, pensate, la metafora centrale per la canzone, dice, gli arrivò la sera stessa, dopo aver mostrato il film a sua moglie: “La consegnai a Josh il giorno successivo“.

L’album è stato registrato da Sting con gli storici collaboratori Dominic Miller (chitarra) e  Vinnie Colaiuta (batteria), e contiene inoltre collaborazioni con il batterista Josh Freese, il chitarrista Lyle Workman e la band Tex Mex di San Antonio, The Last Bandoleros.  Dopo il grande successo del primo singolo “I can’t stop thinking about you“, (di notevole successo le radio italiane), Sting quindi torna, e lo fa sul serio. Da noi si esibirà live il prossimo 23 marzo, durante il suo atteso concerto milanese, al Fabrique. E allora ascoltiamolo.

Actual, le note vocali (lunghe) uccidono

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Dedicato a tutte le vittime delle note vocali lunghe“. Sembra la frase di epilogo di uno di quei messaggi istituzionali sulla prudenza alla guida o sulla corretta alimentazione, invece è “solo” il sottotitolo scelto da Leonardo Bocci e Lorenzo Tiberia, in arte “Actual” per tutti gli amanti e i frequentatori di Facebook, per il loro nuovo, anzi nuovissimo video.

Divertente, spassoso, leggero e spiritoso. Ma anche, e sicuramente, distopico, riflessivo, accorto e, in un certo qual senso, impegnato. Perché? Il tema scelto è sicuramente di grande attualità e, per quanto lo si voglia trattare con banalità e superficialità, preminenza.

Da ormai quasi quattro anni, infatti, WhatsApp, stranota app di messaggistica istantanea, ha introdotto una nuova funzione all’interno dell’interfaccia di chat, di scambio: la, stranota anch’essa, memo vocale, o messaggio vocale che dir si voglia (o come volete chiamarla voi). Bene, nulla di strano in effetti. Se non fosse per il fatto che per strada – e non solo per strada -, da quel momento, si son viste più che mai persone attaccate con la bocca (e la testa) al microfono, bypassando la semplice e tradizionale telefonata, ormai superata. Ma soprattutto oltrepassando (ed è questa la vera novità) anche il “messaggio di testo”, che già aveva subito un notevole potenziamento nel vedersi cambiare i connotati da SMS a istantaneo, con l’avvento, per l’appunto, di varie applicazione.

nota-vocaleTra entusiasmo e malumori, sentimenti suddivisi equamente fra coloro i quali ne fanno largo utilizzo e chi, invece, se potesse le eliminerebbe subito, si infilano tutti quelli che ne fanno un uso consapevole, ragionato e pratico. Ed anche gli Actual, crediamo, si posizionerebbero lì. Sì, perché il contenuto della loro ultima creazione non solo fa ridere, ma fa ragionare. Anzi, proprio perché crea ilarità fa acquisire meglio il concetto di fondo, ci fa essere un po’ più consapevoli: come dire, non è sbagliato inviare memo vocali, ma quando servono e, soprattutto, nella logica con cui sono state introdotte: concise, brevi, da tenere in considerazione in situazione dove per tempo, circostanza o semplice emergenza è più comodo far così che altrimenti: la comodità, parola chiave.

Gli italiani, ma non solo, hanno distorto completamente l’idea di comodità relativa agli audio message, facendone praticamente sempre uso. Che i malefici ideatori di WhatsApp lo sapessero già, o che la cosa in sé abbia sorpreso anche loro, non ci è dato sapere: geni del male o solo fortunati, insomma. Buon per loro, in ogni caso.

Resta il fatto che, se è vero com’è vero che questo strumento/funzionalità non uccide (tranne che alla guida, lì il discorso si fa serio), rende sicuramente meno liberi. Questo gli Actual lo hanno rappresentato benissimo: perdere il lavoro, gli affetti, la partita di calcetto, finanche la vita: un’esagerazione, lo sappiamo, ma neanche così tanto.

E’ risaputo che, prima o poi, i contenuti distopici si avverino (“1984” di Orwell, per esempio). E non vediamo molto lontana l’ipotesi in cui ciò possa accadere anche nel quadro delineato dagli abilissimi Actual. Complimenti a loro insomma, voto 8, a loro e all’abile regia/scrittura di Ludovico Di Martino.

Adesso fatevi due risate. Ma pensateci.

Hellvisback tour, Salmo chiude a Padova una tournée interazionale

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Il successo ottenuto durante l’anno appena trascorso non gli è bastato, così come non gli son bastate le oltre cinquanta tappe in tutta Italia, chiuse nell’ultimo dicembre con due concertoni sold out ed oltre 6000 persone chiamate a battere le mani, al Fabrique di Milano.

Maurizio Pisciottu, meglio conosciuto come Salmo, ha deciso di spingersi oltre. Allora cosa c’è di meglio di una tournée che, ascoltate bene, partirà in primavera da Madrid, passerà poi per Barcellona, Parigi, Dublino, Londra, Berlino, Bruxelles, Amsterdam, Salonicco e si concluderà in Italia nel mese di maggio, con ultima tappa Padova, appunto.

Con oltre 40 milioni di visualizzazioni collezionate sul suo canale youtube ufficiale, l’artista rap fra quelli che hanno venduto di più nello scorso anno solare tornerà quindi, e finalmente, per tutti i suoi fan, ad esibirsi live. Sarà il gran teatro Geox, il 14 maggio prossimo, ad ospitare la tappa conclusiva di un’ennesima sfida che si preannuncia però già vincente, dati alla mano.

Salmo, che è riuscito a distinguersi anche per le sue doti regisitiche e di videomaker, fa parte anche del cast di Nuraghes S’Arena, un cortometraggio scritto e diretto da Mauro Aragoni. Un fantasy visionario, insomma, con sfumature horror, che prende ispirazione da un’antica civiltà esistita realmente in Sardegna, terra natia per Maurizio.

Scelto per dirigere il video di “Sabato” (Jovanotti), Salmo annunciò, nel 2014, l’uscita dell’etichetta “Tanta Roba“, per iniziare quindi il suo nuovo progetto discografico in “Machete Empire“; nello stesso periodo, inoltre, decise di fondare la “Lebonski Agency”, società di booking e management. Un tutto fare, un imprenditore di sé.

E’ infatti abbastanza corretto dire che Salmo sia stato e continua ad essere un personaggio abbastanza sui generis, e che abbia anche un non so che di rivoluzionario in ambito musicale. Lo testimonia, ad esempio, il fatto che abbia arricchito la scena rap italiana, cambiandone a volte i connotati di genere, introducendovi elementi di elettronica e rap hardcore come si erano raramente visti dalle nostre parti. Staremo a guardare quello che sarà in grado di fare durante il prossimo tour, intanto in bocca al lupo e sempre in alto l’amore e la passione per quello che fai, perché come Salmo saprà bene (così si dice dalle parti sue): “homine fattu cum dinari, non balet a nudda“.

El Greco a Roma, l’Annunciazione ai Musei Capitolini

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Detto fatto, e il favore è stato ricambiato. “Favore”, se così si può dire, come ha avuto modo di riferire quest’oggi Sergio Guarino, curatore della mostra che vedrà impegnate le sale terrene del Palazzo dei Conservatori a partire dal prossimo 24 gennaio, per finire al 17 aprile.

16196718_10209691975831098_1527386835_o.jpgQuella di oggi è stata solo l’anteprima stampa di un progetto ben più ampio, che prevede tutta una serie di scambi fra il Museo Thyssen Bornemisza, di Madrid, e i nostrani Musei Capitolini; in Spagna, quindi, La Buona Ventura di Caravaggio. Da noi l’Annunciazione di El Greco, così conosciuto per l’acquisizione del soprannome, che ha origini venete, e non spagnole, a differenza di quanto si creda. Mica poco insomma.

Costante e decisivo è stato il lavoro della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, oggi presente nella figura di Claudio Parisi Presicce, che ha spiegato ai giornalisti presenti il dietro le quinte di quest’importante scambio, passando brevemente in rassegna vita e opere di Domínikos Theotokópoulos, in arte El Greco, appunto.

Entrando più nel dettaglio, Sergio Guarino ha avuto modo di descrivere quella che è stata tutta la trafila passata dall’artista italo-greco, ma più spagnolo in effetti, avendo lì vissuto per circa quarant’anni, dal 1577 al 1614, anno della sua morte. L’Annunciazione, opera vicina all’astrattismo, e di grande rilievo storico-artistico, risulta essere quasi futuristica, tant’è vero che non fu capita fino in fondo in quegli anni di profondi cambiamenti e creazioni. Davanti ad essa è avvenuto il momento della presentazione, con fotocamere e riflettori puntati e orecchie ben dritte a carpire l’immenso valore culturale nelle parole del curatore.

16231262_10209691973471039_1325106023_o.jpgL’opera è di fatto il modello definitivo che fu presentato ai committenti per la realizzazione di un quadro di grandi dimensioni, destinato ad una pala d’altare (in spagnolo retablo), chiusa in una cornice lignea. Tutta la composizione, che constava di sei grossi dipinti, fu realizzata in quattro anni, dal 1596 al 1600 ; all’inizio dell’Ottocento, cinque dei dipinti precedentemente dispersi furono accolti al Prado, mentre il sesto ebbe come destinazione il Museo Nacional de Rumenia, a Bucarest.

Lo stile di El Greco, il cui valore in vita è stato riconosciuto non come avrebbe dovuto essere, è il risultato dell’assimilazione di tre diverse culture figurative: la bizantina, l’italiana e quella spagnola, più rivolta all’introspezione. Vissuto in Italia per dieci anni, dal 1567 al 1577 (di cui per sette anni a Roma), El Greco trovò profonda consacrazione, se così possiamo chiamarla, solo nella fase spagnola della sua vita, a Toledo, dove lasciò importanti tracce, poi rielaborate ed ammirate nella loro futuristica, per così dire, composizione da artisti quali PicassoJackson Pollock, oltre che dai romantici Eugène DelacroixÉdouard Manet e dagli espressionisti tedeschi.

L’inaugurazione si terrà oggi, 23 gennaio, alle ore 18. Gli orari di apertura comprenderanno la fascia oraria dalle 9.30 alle 19.30, tutti i giorni. Che dire, non resta che ammirare.

 

Oliver Hardy, in arte “Ollio”: 125 anni nasceva lo storico compagno di Stanlio

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I loro film hanno fatto la storia della comicità italiana, rendendoli senza ombra di dubbio la coppia più famosa di tutti i tempi. A prescindere dai film, però, Stan Laurel, in arte “Stanlio” ed Oliver Hardy, restano indimenticabili proprio nella loro intrinseca composizione: un duetto che avrebbe reso spassosa e leggera anche la peggiore produzione cinematografica; in grado, infatti, di restare sulle labbra e fra i sorrisi della gente a cavallo di due secoli, per quasi cent’anni. I primi lavori, infatti, appartengono agli anni 20 del 1900, per finire più o meno alle metà dello stesso secolo.

_86268461_465701_3Tante, però, sono state le riproposizioni postume, e svariate anche le rielaborazioni. A tal punto che, a 125 anni di distanza, la nascita di Ollio ancora viene ricordata, come se fosse quella di un importante e prestigioso personaggio storico, o, ancor di più, quella di un uomo politico dagli integri valori sociali. Ciò non per sminuire la carriera e la fama di quello che è stato un grande attore, e nemmeno per accentuare oltre modo quelle che, in fondo, seppur grandiose, restano semplici vite, anche se dei più svariati e famosi personaggi di tutti i tempi. Ma solo per far percepire il fatto che certe età del cinema, alcuni e determinati personaggio e attori hanno vissuto e continuano a vivere una loro personalissima (ma poi neanche tanto) età aurea. Sempreverdi, come si suol dire.

stanlio-ollio_980x571Ad ogni modo, per tornare all’anniversario della nascita di Ollio, giusto due parole: ritenuto l’elemento principale della coppia, con il suo carattere solo apparentemente burbero cerca di affermare la sua supremazia sul compagno Stanlio, che alla fine risulta essere però il più furbo. Ollio, per chi non lo sapesse, ha origini mezze inglesi e mezze scozzesi; il  padre di Oliver, fra l’altro, fu un veterano della Guerra Civile.

I due si conobbero sul set di “Cane fortunato“, nel 1921, quando ancora si conoscevano appena: un sodalizio che, però, da quel momento non mancò neanche per un istante di successo, fama e notorietà, dando alla luce ben 106 film. Quel corto, infatti, è considerato l’inizio della loro coppia, la genesi. Beh, che dire, buon compleanno Oliver.

“Clean Bandit”, oltre 113 milioni di streaming globali

Il loro ultimo singolo, Rockabye, ha velocemente scalato le classifiche di vendita, raggiungendo, in Italia, il 1° posto sia su iTunes che su Spotify, superando di fatto gli oltre 113 milioni di streaming globali. Un successo che vede, tutt’ora, in piena medias res la loro fase ascendente. Recente è anche la partecipazione alla finale di X Factor. Mica robetta.

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Il gruppo britannico, già vincitore di un Grammy Award, con oltre 13 milioni di singoli venduti nel mondo e 250 mila solo in Italia, ha stabilito un altro traguardo: restare per 6 settimane consecutive al n.1 della classifica UK, ottenendo il record assoluto di permanenza in vetta. Non solo, però. Quattro volte Platino con il singolo Rather Be e Oro con Extraordinary.

Facciamo un passo indietro. La musica dei Clean Bandit è stata descritta come fusion, mescolando infatti musica elettronica con elementi classici (e deep-house). La maggior parte delle loro produzioni si rifà ai grandi artisti di musica classica: inutile citare, a tal proposito, Beethoven Mozart.clean-bandit-1391093967-view-1 Caratteristica principale, oltre alla presenza non di rado di elementi ironici ed umoristici, è la mancanza di una voce solista. Infatti, per ogni pezzo, vengono accompagnati da diversi cantanti in collaborazione occasionale; per tale scelta molte case discografiche hanno, in passato, rifiutato di firmare un contratto con loro, pensando si trattasse di una band così.

Mai giudicare prima di ascoltare, facciamolo.