Junior V: “Questo singolo rappresenta un nuovo inizio”

Di Francesco Nuccitelli

“Odore d’incenso” è l’ultima fatica artistica del giovane cantautore pugliese Junior V. Un singolo indie folk, dal retrogusto pop, in una ballata d’amore, dove il giovane artista mette in mostra tutta la sua maestria nello scrivere di sentimenti così forti ed emozioni contrastanti tra loro. Una rinnovata visione della musica e una maturità artistica che lascia alle spalle il suo recente passato, per un qualcosa di più intimo, personale ed emotivo. In attesa di progetti futuri, si è raccontato a noi; tra il nuovo brano, l’album in preparazione, questa nuova svolta musicale e l’esperienza all’Abbey Road Studios: 

Ciao Junior, come sta andando questo ritorno alla “normalità”?

Ciao Francesco, abbastanza bene grazie! Sono felicissimo per l’uscita di questo nuovo singolo.Sono stato in lockdown a Polignano a mare. All’inizio non sono stato molto ispirato nel comporre nuova musica. Tuttavia, ho registrato qualche bozza che andrò a rivedere presto. Mi piace dedicarmi alla musica come un allenamento costante.

“Odore d’incenso” è il tuo ultimo singolo, come è nato questo brano?

Questo brano è nato nella mia stanza alle 4 di mattina mentre stavo vivendo forti emozioni di incertezza e spaesamento d’amore. L’ho scritto in dieci minuti. Non ho mai scritto una canzone in così poco tempo. Mentre suonavo gli accordi sulla mia 12 corde, bruciava un incensiere sul davanzale della finestra. Credo di aver descritto di getto tutto quello che stessi vivendo e vedendo quella notte di novembre.

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Tristezza o rabbia; cos’è che prevale in questa ballad d’amore atipica?

Direi un mix. È molto difficile provare solo un’emozione. Quando vivo emozioni forti cerco sempre di sfogarmi con la musica. Secondo me un cantautore ha l’obbligo di mettere a nudo i propri sentimenti raccontando la propria vita. Ogni canzone è un piccolo pezzo del puzzle della mia vita.

Questo singolo lo definisci come: il brano della tua maturità. Cosa ci dobbiamo aspettare da Junior V per il futuro?

Sicuramente un nuovo Junior V. Questo singolo rappresenta un nuovo inizio. È un nuovo sound che ho sviluppato e preparato in due anni di silenzio musicale ed è qualcosa che mi rappresenta al 100%. Sono cresciuto con la reggae music, continuo ad ascoltarla ma penso che la musica debba essere diversa da quello che ci piace. Deve essere “tua”.

Invece, per quanto riguarda il tuo prossimo album, ci puoi già dire qualcosa?

Posso solo dire che il sound seguirà la scia indie australiana come Lime Cordiale, Ziggy Alberts, John Butler Trio e Sticky fingers, ma, anche un po’ della scena inglese, quindi Ben Howard, Daughter, Catfish and the Bottlemen, Declan Mckenna e altri.

Come mai la scelta di una rappresentazione animata per il videoclip del brano?

È stata una scelta molto naturale. Il mio team lavora a stretto contatto con Roby il Pettirosso, un famoso illustratore italiano che seguivo già da un paio di anni sui social. A mio parere è riuscito a rappresentare con le sue illustrazioni il vero significato del brano che ho scritto. Sono davvero onorato di aver collaborato con un grande artista come lui.

Questo brano presenta una curiosità affascinante; infatti, è stato masterizzato negli “Abbey Road Studios”. Come ti sei sentito a lavorare in un luogo così importante per la musica mondiale?

Sono ancora sotto shock. È una sensazione stranissima sapere che il mio nuovo singolo sia stato masterizzato nello studio più importante del mondo da un guru del mastering come Christian Wright. “Odore d’incenso” è passato nelle stesse macchine dei grandi dischi della storia della musica e io non posso che essere felice ed emozionato.

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Réclame: “Noi partiamo da una visione della vita sostanzialmente realistica”

Di Francesco Nuccitelli

Giovanissimi, ma già con le idee chiare, sia per i progetti discografici che per i gusti musicali. La band dei Réclame è composta da Marco Fiore e i fratelli Edoardo, Gabriele e Riccardo Roia. Tanta la gavetta alle spalle per la band (tra cui un’esperienza importante come la finale di Sanremo giovani 2019) e un disco d’esordio uscito il 29 maggio dal titolo Voci di corridoio”, dove all’interno è presente anche il pezzo “Il viaggio di ritorno“. Otto i brani totali presenti nell’album, che raccontano otto storie differenti e complementari tra loro, ma tutte dalle atmosfere disilluse e dal sapore malinconico. Abbiamo raggiunto Marco Fiore, membro dei Réclame, per una piacevole chiacchierata:

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Come nasce il progetto dei Réclame?

Il progetto dei Réclame nasce dall’incontro tra me (Marco Fiore ndr.) e i tre fratelli Roia (Edoardo, Gabriele e Riccardo ndr.). Con due di loro ci conosciamo fin dalle elementari e sin dalla tenera età abbiamo condiviso la passione per la musica. Intorno ai 15/16 anni abbiamo iniziato insieme a scrivere canzoni in inglese imitando quelli che erano i nostri modelli adolescenziali (come gli artisti della new wave anni ’80 ndr.). Successivamente, ci siamo messi a scrivere in italiano emulando invece i grandi cantautori. In seguito, abbiamo avuto la fortuna di conoscere Daniele Sinigallia, con il quale dopo un paio d’anni di lavoro siamo riusciti a portare a termine questo nostro primo disco.

Visto le vostre molteplici influenze e il vostro stile contemporaneo ma attento alla tradizione, dove vi collochereste nel mondo musicale?

Io sono pessimo nell’affibbiare etichette in generale. Noi veniamo da una serie di ascolti eterogenei tra loro. Per noi la musica è un grande melting pot. Comunque, è molto difficile collocare i Réclame poiché non ci sentiamo di far parte di un genere preciso. Forse ci ritroviamo in una sorta di indie, ma quell’indie inteso come indipendenza, e quindi svincolato dalle varie logiche di mercato. A noi piace osare, come abbiamo fatto in questo album.

Il 29 maggio è uscito il vostro disco d’esordio “Voci di corridoio”. Come è nato questo album?

C’è stata una gestazione lunga e travagliata. Quando siamo arrivati da Daniele (Sinigallia ndr.), i pezzi erano praticamente già stati chiusi, mancava solo l’idea di sonorità che avrebbe dovuto avere l’album. Il disco nasce dalla voglia di raccontare otto storie differenti, ma complementari tra loro e di creare otto quadri sonori all’interno di questo corridoio. Fare una carrellata dal punto di vista sonoro e cercare di guardare le otto stanze non solo con l’occhio, ma anche con l’orecchio. Se l’occhio è la narrazione, l’orecchio è la musica. Il percorso diventa poi più rarefatto quando ci si avvicina alla fine di questo corridoio e quindi al brano “Notte d’inverno“. Nell’album abbiamo cercato di mantenere la struttura pop dove occorreva e mantenere una narrazione più semplice dove invece era necessario. Speriamo che questo sia un viaggio di sola andata e non di ritorno.

Quanto c’è di voi, delle vostre vite e delle vostre esperienze in queste otto storie?

C’è tantissimo di noi e delle nostre vite, ma la nostra persona viene sempre mediata all’interno dei brani. In questo progetto cerchiamo di andare oltre quell’io imperante presente nell’indie italiano. Il nostro tentativo è quello di far arrivare la narrazione a tutti, cercando di riprendere ciò che facevano i grandi cantautori. Quella facilità di prendere un personaggio e di far travasare all’interno di esso quelle esperienze di vita e di prestargli la voce per dire ciò che si pensava realmente. Questa mediazione rende poetica la musica.

In questi brani è presente questa sorta di disillusione della vita, come mai questa visione cupa?

Noi partiamo da una visione della vita sostanzialmente realistica, e se si parte da un certo realismo è ovvio che sia più naturale narrare la realtà che vedi per ciò che è, e non per ciò che vorresti che fosse. Tuttavia, c’è anche lo spazio per una “salvezza” all’interno del disco. Una flebile speranza proiettata però sugli altri e mai su se stessi. In fin dei conti, i personaggi trattati sono dei vinti, persone che hanno gettato la spugna, che sono in balia degli eventi o di se stessi; parlano in modo disilluso della vita e delle loro esperienze.

In conclusione, cosa ne pensi di questa via “contingentata” per i live?

Ben venga la promozione online, quella televisiva, delle radio ecc., ma la cosa più importante per un musicista, è quella di poter presentare dei progetti live. La musica è nata live e morirà live. La situazione attuale è al limite, però posso dire che cercare di fare un’esperienza dal vivo, anche se con numeri ridotti, rimane una buona possibilità nonostante le diverse problematiche. Meglio poco che niente.

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Martina Beltrami: “’Luci Accese’ è un brano decisamente importante per me”

Di Francesco Nuccitelli

Da Amici alle Luci Accese del suo ultimo brano uscito lo scorso 12 giugno. Martina Beltrami è stata tra le protagoniste dell’ultima edizione del talent targato Mediaset, ed è ormai pronta ad aprire le ali e aprirsi al mondo musicale, con il suo nuovo singolo. Dalle notevoli doti vocali, la giovanissima cantante di Rivoli si è raccontata in una bella chiacchierata:

Ciao Martina, come sta andando questo ritorno alla normalità?

Sta andando bene! In passato ho avuto già un periodo nel quale, per altri motivi, mi ero fatta una quarantena autoimposta. Quindi, quando mi sono ritrovata nel lockdown, per me non è stata una novità. In generale, le mie abitudini non sono cambiate tantissimo, però ritornare alla normalità dopo tutto questo brutto periodo fa piacere ed è quasi strano. C’è di buono che sono riuscita a gestire bene il lavoro, anche grazie al piccolo studio che ho a casa.

Cover Luci Accese

 

“Luci accese” è un brano che nasce da una sofferenza, ma qual è l’esigenza di raccontare un pezzo così personale?

Luci Accese” è un brano decisamente importante per me e nasce dall’esigenza di dover far uscire queste emozioni che avevo dentro, nate dalla fine della mia relazione più importante. Sentivo il bisogno di parlare, di raccontare, di sfogare e tirare fuori queste emozioni, anche se mi hanno fatto male. Questo pezzo farà anche da apripista al mio futuro album.

Quindi stai lavorando anche ad un disco, ci puoi dire già qualcosa?

Sì, sto lavorando ad altri brani e verso la fine dell’anno spero di riuscire a completare l’intero album. Sarà un lavoro molto complesso, anche perché ho bene in mente dove voglio indirizzarmi e come mi piacerebbe strutturare i pezzi. Adesso sta a me e al mio produttore (Emiliano Bassi ndr.) rendere al meglio ciò che sta nella mia testa. Non sarà un lavoro semplice (ride ndr.).

Come pensi che l’esperienza di Amici ti abbia formato?

Amici mi ha dato delle competenze che non avevo, poiché essendo autodidatta non avevo le basi di nulla. È stata un’esperienza importante sia a livello musicale che a livello personale e mi ha fatto capire cosa io volessi dalla mia musica. Amici mi ha aiutato moltissimo, anche perché lì ho fatto le mie prime lezioni di canto e mi sono affacciata ad un mondo che il giorno prima era sconosciuto per me.

Qual è il tuo rapporto con i fan?

Io ho un bellissimo rapporto con i fan. Questa quarantena mi ha aiutato ad avere un sacco di tempo da passare insieme a loro, anche se purtroppo, solo telematicamente.  Questo periodo mi ha aiutato a scoprire un sacco di cose del mio pubblico e anche di me stessa. A me fa piacere passare del tempo con loro e non lo vedo come un obbligo o una forzatura. Mi fa veramente piacere ricevere un feedback o un’opinione sul mio lavoro.

Qual è il consiglio che ti senti di dare ai ragazzi che vogliono partecipare ad un talent?

Il consiglio che do a tutti è di rimanere fedeli a se stessi e di non farsi prendere dall’entusiasmo del momento. Perché poi quando il talent finisce ti trovi a fare i conti con un’immagine che non rispecchia la tua persona. L’arma vincete è quella di rimanere sempre se stessi, poi puoi piacere o non piacere, questo fa parte del gioco, però così facendo non sbaglierai mai.

Quanto ti manca l’esibizione live?

Mancare forse è una parole grossa, Amici è stato il mio primo grande banco di prova anche nell’esibizione. Però sento la necessità di incontrare le persone che mi hanno seguito, e di voler cantare con loro i miei brani, ne sento proprio il bisogno. Non vedo l’ora di salire su un palco.

Giovanissima e con le idee chiare, ma c’è un sogno nel cassetto?

Il mio sogno è quello di far arrivare la mia musica a più persone possibili. Questo è da sempre il mio obiettivo. Vorrei che le persone si fermassero ad ascoltare quello che ho da raccontare nelle mie canzoni. Riuscire a farmi capire e a far capire la mia musica.

Martina Beltrami

 

Icastico: “Per me l’alcol è un modo per sopportare la pressione sociale”

Di Francesco Nuccitelli

Il 6 maggio scorso è uscito “Alcolico”, il secondo singolo scritto e cantato dal cantautore e polistrumentista Icastico. Alcolico è anche il secondo capitolo di una trilogia irriverente aperta con  il brano “Cristo”. Il singolo farà parte del primo album dell’artista viterbese, album  ormai prossimo all’uscita. Il brano si presenta come una grande critica alla società di oggi, un manifesto della difficoltà generazionale e l’utilizzo di una soluzione poco ortodossa. L’alcool è infatti il protagonista di questa storia e il mezzo “utile” per combattere l’ansia sociale.

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Ciao Vincenzo, come è andata questa quarantena?

Abbastanza bene, con il web sono riuscito a trovare il modo per andare avanti con la didattica, ma riguardo i live sono saltate le varie date. Questo è un momento molto difficile per tutti quelli che vivono e lavorano nel mondo dello spettacolo. Non sappiamo quando e come potremmo tornare a lavorare. Però ne ho approfittato per ultimare la stesura del disco.

Un nome molto “rappresentativo”, come mai questa scelta con un termine così particolare?

È una parola che mi piace e rappresenta il mio modo di scrivere e di essere nella quotidianità. È un termine che mi ha subito folgorato. È come se lui avesse scelto me e non viceversa. Posso dire che mi descrive alla perfezione!

Alcolico è un brano molto interessante, ma come è nato?

Alcolico” nasce per rispondere alle tante domande lasciate aperte in “Cristo”. Non è una canzone sull’alcolismo, ma nasce dai miei pensieri. Per me l’alcol è un modo per sopportare la pressione sociale, ed è stato anche l’espediente per parlare delle dipendenze in generale. Infatti, ognuno ha una sua dipendenza, che può essere la droga, l’alcool o anche i social. Questo brano è un pretesto per raccontare la diversità rispetto alla quotidianità.

Possiamo dire che in questa canzone racconti di un’emergenza comunicativa oltre che sociale?

Certamente! Nel brano cerco di raccontare anche questa emergenza comunicativa che fa parte della nostra generazione. Io ad esempio cambio, un conto è quando sono Vincenzo, un altro è quando sono Icastico, dove mostro un lato di me che ha bisogno di essere comunicato. Così succede anche con l’alcool, dove mostriamo una parte nascosta di noi (ride ndr.).

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Ph. Ilaria Fochetti

Ti consideri un artista provocatorio?

Assolutamente sì! Mi piace causare reazioni attraverso le mie canzoni. In “Cristo” e in “Alcolico” mi sono divertito molto a provocare. La provocazione è un elemento fondamentale dell’arte ed è utile per stimolare le riflessioni e le reazioni di coloro che ascoltano. Credo che questa sia la funzione primaria dell’arte, anche se l’arte non ha bisogno di uno scopo. Siamo noi umani che dobbiamo sempre cercare un fine o un obiettivo. L’arte è oltre.

Quando potremmo ascoltare il tuo primo album?

Abbiamo scelto le tracce, ma posso dire che per l’uscita dell’album non c’è ancora una data precisa. Al momento stiamo facendo uscire i vari singoli. Ci teniamo che ogni brano abbia un suo perché e una sua ragione d’esistere. A breve uscirà anche il terzo brano che completerà questa trilogia. Posso già dire che sarà un estensione del tema iniziato con “Cristo” e ampliato con “Alcolico”.

Tante sono state le proposte per tutelare il mondo dello spettacolo in un momento difficile come questo; ma tu hai un’idea su come rialzare il settore della musica?

Io non credo di avere una soluzione, ma credo che ci dovremmo convivere e rimboccare le maniche. Questa però potrebbe essere un’occasione per i live club. Insomma, ripartire da una location più intima, bella e romantica, per aiutare il nostro settore, ovviamente in totale sicurezza. Questo aiuto varrebbe anche per quei live club che già prima del coronavirus avevano delle difficoltà.

Valentina Polinori: “Trasparenti? Racchiude vari aspetti come l’onestà, la limpidezza…”

Di Francesco Nuccitelli

Valentina Polinori è un’artista romana di grande talento e dopo alcuni anni di studio e di lavoro è tornata con un nuovo progetto discografico di grande interesse. “Trasparenti” è il titolo del nuovo album, un lavoro personale, intrigante e di grande classe, dove la cantautrice mette in mostra tutto il suo talento, il suo repertorio, la sua delicatezza e delle sonorità più ricercate ed elettroniche rispetto al rock del primo album.

cover Trasparenti

Come stai con l’uscita di questo album?

Sto realizzando solo adesso che l’album e i brani sono disponibili all’ascolto di tutti. Sono molto contenta, stanca e rilassata allo stesso tempo. Inoltre, sto già ricevendo delle belle reazioni dagli addetti ai lavori e non solo…

L’album ha avuto un periodo di gestazione piuttosto lungo, ma come è nato?

Ho iniziato questo progetto con tre brani che avevo scritto a marzo. Poi ho avuto un momento naturale di stop e solo durante l’estate ho ricominciato a scrivere e così sono usciti altri due brani quali: “Lontani” e “Lo spazio“. Solo in seguito sono nati tutti gli altri brani e con l’avvento del nuovo anno abbiamo poi registrato il tutto, così è uscito il primo singolo “Bosco” e successivamente l’album per intero (uscito il 21 febbraio 2020, ndr.).

Come è nato il tema della trasparenza, argomento che poi è presente in tutte le tue canzoni?

In realtà è un concetto che è emerso dai brani stessi ed è anche un termine che poi utilizzo in modo più specifico nel brano “Andiamo fuori”. Questo tema racchiude vari aspetti come l’onestà, la limpidezza, la trasparenza nei rapporti, il mostrarsi in tutti i propri aspetti e anche la difficoltà dell’aprirsi con l’altro.

Si può essere trasparenti nel fare musica?

È difficile ed è molto complesso dare una risposta. Soprattutto perché siamo condizionati da tantissime cose: dagli ascolti, da quello che musicalmente sembra funzionare di più, dai tanti stimoli che abbiamo, dai tanti generi che ascoltiamo e poi anche perché passa tanta musica e spesso non sappiamo quale sia il nostro posto.

C’è stata una qualche influenza sul tuo modo di scrivere o di fare musica?

Per quanto riguarda i testi cerco di rimanere più personale possibile, però ci sono delle cose che mi piacciono di più. Tendenzialmente cerco di creare dei testi semplici, di essere essenziale e di non utilizzare tante parole per un concetto. Per il sound poi mi sono allontanata dal rock del mio primo album.

Tre anni di distanza da “Mobili”, hai aspettato per un nuovo album per un’esigenza fisiologica o perché in un mondo musicale liquido è meglio far ascoltare un singolo?

Probabilmente entrambe le cose… ho cercato la soluzione migliore per far uscire i brani, avevo pensato di pubblicare subito qualche singolo, però sono ancora legata al concetto di disco. L’idea di far uscire un brano così senza un progetto dietro non mi convinceva molto.

Nonostante il periodo particolare, stai pensando con le dovute precauzioni ad un live estivo per presentare il progetto?

Sì, certamente! Ci stiamo muovendo per dei live, ma stiamo monitorando la situazione per organizzare più date possibili e per poter cantare dal vivo le canzoni dell’album. Mi piace tantissimo la dimensione del live e mi fa sentire a mio agio.

ValentinaPolinori1_ph.Davide Fracassi

TRACKLIST – “TRASPARENTI”

01) 16 vasche

02) Bosco

03) Lontani

04) Camilla

05) Andiamo Fuori

06) Niente

07) Lo Spazio

08) Io credo che

09) Fa lo stesso

10) Sembra un fiore

Ganoona: “In questo brano ho cercato di fare qualcosa di inedito”

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Di Francesco Nuccitelli

Artista emergente, di personalità e di gran talento. Ganoona è tra i pochi artisti moderni in grado di unire due generi apparentemente distanti come il cantautorato italiano e la musica latina, in un crossover unico e di grande interesse. Tante le influenze in questo brano: tra il racconto di un’amicizia turbolenta, un’identità divisa tra due culture e il romanzo “Cent’anni di solitudine” di Gabriel Garcia Marquez. Ganoona si è così raccontato dopo l’uscita di “Cent’anni”.

Come nascono i tuoi brani?

Scrivere una canzone è un modo per conoscermi meglio e per capire ciò che mi accade intorno. Poi una volta che il pezzo esce è quasi una liberazione. È terapeutico per me.

Cosa racconti in “Cent’anni”?

Parlo di un’amicizia tossica che ho sperimentato sulla mia pelle e che ho sentito l’esigenza di raccontare. L’ho fatto per leccarmi un po’ le ferite e per riuscire ad andare avanti. In questo brano ho cercato di fare qualcosa di inedito, quello che oggi possiamo definire come urban pop, indie pop ecc.

Il brano è uscito il 31 gennaio, hai già ricevuto un feedback dal tuo pubblico?

Il brano mi sta dando grandi soddisfazioni e la risposta è molto buona. Tante persone mi hanno scritto sui social, si immedesimano nel brano, in quello che racconto e questa è la cosa più bella per me.

Nel brano citi Gabriel Garcia Marquez e il suo romanzo “Cent’anni di solitudine”,  cosa ti ha ispirato di quel romanzo?

Di questo libro mi ha colpito la corrente letteraria alla quale appartiene, quella sorta di  realismo magico che mi ha sempre affascinato tanto. Anche la mia scrittura è legata alla fusione tra realtà e spiritualità. Ciò che mi è rimasto impresso è quella sorta di spaesamento che deriva dall’incomprensione del lettore verso il romanzo. Tra chi è vivo e chi non lo è…

Sei italo-messicano, quanto è importante per la tua musica unire queste due culture?

Il tentativo è proprio quello di creare una “confusione” unendo due tradizioni così differenti. In passato avere contemporaneamente queste due culture mi dava l’impressione di una frattura, come due pezzi dei lego che non si incastravano. La musica è stata un’occasione per creare un ponte tra queste due realtà così diverse.

Dietro al singolo c’è un progetto più ampio?

Devono uscire ancora un paio di singoli (uno probabilmente già nel mese di marzo, ndr.), che successivamente confluiranno in un album, anche se non so se uscirà prima dell’estate o dopo. Sarà qualcosa di più elaborato e completo per far conoscere tutte le mie sfaccettature musicali.

Per l’estate stai preparando un tour?

Sì sto preparando qualcosa. Ho appena fatto due date zero a Milano, per lavorare con tutti i musicisti. Sarà tutto suonato e non ci sarà nulla di registrato. Posso già dire che il 7 agosto sarò ospite “all’IndiePendenza festival” in provincia di Alessandria, che è un evento musicale molto bello e interessante. Invito poi a seguire tutti i miei social per rimanere aggiornati sulle prossime date.

PINGUINI TATTICI NUCLEARI

di Francesco Nuccitelli

Grande rivelazione sul palco dell’Ariston sul quale sono arrivati terzi con la loro “Ringo Starr” nella categoria BIG del Festival di Sanremo 2020, i Pinguini Tattici Nucleari (all’anagrafe Riccardo Zanotti, Nicola Buttafuoco, Lorenzo Pasini, Simone Pagani, Matteo Locati ed Elio Biffi) si sono prestati con grande simpatia alle nostre domande.

Dopo questo Sanremo vi sentite ancora “Ringo Starr” in un mondo di John e Paul?
Non abbiamo mai smesso di esserlo, è vero, abbiamo acquisito molta più visibilità dopo Sanremo, ma restiamo quelli di sempre, Ringo lo siamo stati per molti anni durante la nostra gavetta e anche se la partecipazione a Sanremo ci ha permesso di fare il salto e arrivare al grande pubblico, continuiamo a conservare lo spirito di Ringo Starr.

Com’è suonare sul palco dell’Ariston?
Suonare sul palco dell’Ariston è stata probabilmente una delle esperienze più emozionanti della nostra vita, è stato stimolante ed è stata una sfida con noi stessi in uno dei contesti più complessi con cui un musicista si può rapportare. Abbiamo vissuto una settimana magica piena di cose bellissime e che ci ha caricati al massimo per affrontare al meglio l’instore tour prima ed il tour nei palazzetti poi.

 

Con l’aiuto del WWF e grazie ai Pinguini Tattici Nucleari, da oggi in Antartide ci sono 100 pinguini imperatore che portano i nomi di stelle della musica italiana, e che non sono più in pericolo.

 

Qual è stato il criterio di scelta dei brani per il medley?
Come primo criterio di selezione abbiamo adottato l’ordine cronologico, prendendo le canzoni degli anni 50 e andando poi avanti con i decenni successivi. Abbiamo poi tenuto in considerazione la musicalità dei vari brani e la loro potenza musicale; non tutte le canzoni si riescono ad unire bene con le altre e quindi si doveva trovare qualcosa che avesse una certa potenza musicale, ma che allo stesso tempo avesse delle connessioni armoniche che permettessero alle canzoni di amalgamarsi le une con le altre.

Cosa significava per voi il festival e cosa significherà da oggi in poi?
Era un’esperienza nuova, che avremmo voluto provare. Da oggi in poi sarà una cosa in più che abbiamo fatto, un’esperienza che ci ha permesso di metterci in gioco e provare qualcosa di diverso, strepitoso. Nonostante sia stato molto importante, per noi in fondo è stata però solo una tappa: eravamo già per strada, con il successo di Fuori dall’hype e il tour nei palazzetti in partenza, ma il podio davvero non ce lo aspettavamo.

La vostra canzone di Sanremo?
Della settantesima edizione del Festival ci sono piaciute molto la canzone di Gabbani e quella di Anastasio.

In “Fuori dall’Hype Ringo Starr”, la riedizioni del vostro “Fuori dall’Hype”, ci sono nuovi inediti e nuovi arrangiamenti. Cosa ci potete a proposito?
“Bergamo”, che sembra essere una canzone d’amore per la nostra città natale, è in realtà un brano sulla bellezza, mentre “Ridere” è un pezzo che parla della grande paura generazionale degli gli Under30: la convivenza. Se va male, ci puoi solo ridere su! Ci sono poi gli arrangiamenti di Irene, in acustico con gli archi, e di Cancelleria, registrata live all’RCA Studio.

Neanche il tempo di rifiatare che già ripartirete per il tour. Non riposate mai?
Abbiamo deciso di goderci la vita da John e Paul per un po’, poi vediamo che accadrà.