Blade Runner 2049 – La recensione (senza spoiler)

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Gli androidi sognano ancora pecore elettriche?

All’annuncio di un sequel di Blade Runner avevano reagito tutti con parecchia paura. Sulla scia degli innumerevoli prequel/sequel/remake/reboot che negli ultimi anni sono andati a scomodare diversi mostri sacri della filmografia mondiale, pochi dei quali in maniera convincente, anche questa pellicola sembrava destinata a perire miseramente sotto il peso del paragone con l’originale.

Ricordiamo infatti che quando si parla di Blade Runner non si fa riferimento solamente ad un film del 1982 che col passare degli anni ha assunto lo status di cult senza tempo, ma ad una pellicola che ha definito e plasmato un intero immaginario. Da Akira a Ghost in the Shell, ma anche il fumetto Nathan Never, Videodrome e Gattaca, tutta la fantascienza che segue Blade Runner pesca a piene mani proprio dall’estetica cyberpunk di questa pellicola diretta da un Ridley Scott ancora in stato di grazia, accompagnato dalla fotografia di Jordan Cronenweth e dalle scenografie di David L. Snyder. Contrapposizione tenebrosa alla fantascienza più ingenua ed edulcorata del passato e più in linea con quella “arrugginita” alla Star Wars (il primo capitolo era uscito nel 1977), veramente in pochi, inizialmente, si sarebbero aspettati l’impatto che questo film avrebbe avuto non solo sul suo genere, ma sull’intera storia del cinema. Dopotutto anche Blade Runner ha avuto una vita abbastanza travagliata: arrivato nelle sale lo stesso anno in cui moriva da senzatetto Philip K. Dick (autore del libro dal quale il film è tratto) e accolto inizialmente in maniera piuttosto fredda al botteghino, anche dopo il grande successo è stato rimaneggiato più e più volte dai produttori e dallo stesso Scott arrivando a un totale di sette (sì, SETTE) cut diversi. Nonostante ciò, a prescindere da quale versione si preferisca tra il Domestic Cut e il Final Cut, Blade Runner è rimasto inossidabile, una Bibbia per gli appassionati del vero cinema e un enorme pilastro dal punto di vista estetico, narrativo, onirico e addirittura politico.

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È possibile allora rendere onore ad un film del genere? Creare una pellicola che possa porsi addirittura come seguito materiale e spirituale di uno dei film più influenti di tutti i tempi? Togliamoci subito il dente, è il momento di dirlo: sì, è possibile, e Blade Runner 2049 è un grandissimo film. A darci questa risposta e a raccogliere il pesante testimone, 35 anni dopo l’originale, è il regista canadese Denis Villeneuve, già conosciuto ai più per gli ottimi Prisoners, Enemy, Sicario e già apprezzato nel campo della fantascienza con il recente Arrival. Ebbene, la scelta coraggiosa ed efficace che il regista compie sin dalle primissime inquadrature è quella di voler omaggiare la pellicola dell’82 ma allo stesso tempo quella di volersene distaccare, andando ad ampliare e ad esplorare altri aspetti del mondo futuristico di Blade Runner. Si cerca di oltrepassare il concetto del “seguito”, ribadendo a gran voce la volontà di non essere un semplice replicante (hehe) dell’originale: i punti di contatto con il primo film ci sono, intendiamoci, e si trovano quasi sempre in quell’Harrison Ford che qui fa più che mai da filo conduttore tra il passato ed il presente, senza però essere il protagonista assoluto della pellicola.

Certo, basta vedere su schermo un paio di scritte giapponesi al neon, di cartelloni luminosi Atari e di Spinner che volano tra il fumo dei palazzi per dipingere sulla faccia di ogni appassionato di vecchia data un sorriso che va da un orecchio all’altro, ma questo nuovo film non sente il bisogno di abusarne facendo leva sulla nostalgia per risultare efficace. Blade Runner 2049 riesce infatti a riprendere l’estetica iconica che conosciamo bene senza allo stesso tempo sembrarne una riproposizione identica, affiancando anzi diversi spunti del film di Scott a rimandi che provengono da altri film di fantascienza più o meno moderni (su tutti, Lei di Spike Jonze). Anche il mondo del “futuro analogico” di Blade Runner, parallelamente al nostro, in effetti è andato avanti di 30 anni, e si vede.

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Per quanto concerne la trama, il regista ha espressamente chiesto alla stampa di rivelare meno particolari possibili e così faremo, anche perché parlarne vuol dire muoversi in un vero e proprio campo minato. Quella che ci troviamo ad ammirare è comunque una storia semplice ma niente affatto scontata, che vede questa volta protagonista il cacciatore K (Ryan Gosling) alle prese con una nuova indagine che lo porterà a scavare sempre più a fondo in un segreto che potrebbe destabilizzare la società, mettendolo allo stesso tempo sulle tracce di un ex-blade runner ormai scomparso, Rick Deckard (Harrison Ford).

Accompagnato da un grande cast tra cui Robin Wright, Jared Leto, Mackenzie Davis e soprattutto la bellissima rivelazione Ana de Armas, a dominare è senza dubbio un Ryan Gosling enorme, che sa ancora una volta bucare lo schermo semplicemente con la sua presenza scenica dall’inizio alla fine della pellicola e che riesce a non farsi mettere in ombra nemmeno da Harrison Ford, anche se anch’egli nella migliore interpretazione degli ultimi anni (anni luce da quell’Han Solo svogliato che abbiamo visto, ahimé, nel seppur ottimo Episodio VII). I due si compensano alla perfezione creando una tacita complicità tra i due personaggi principali, che riescono inoltre a rendere visivamente molto bene l’idea di quella coesistenza di vecchio e di nuovo che questa pellicola, dopotutto, rappresenta.

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Per quanto riguarda il comparto tecnico, c’è poco da dire: siamo davanti ad uno dei film migliori degli ultimi anni. Forse i 168 minuti di pellicola rendono la visione decisamente ostica ai novizi del genere e potevano essere tagliati qua e là, è vero, ma Villeneuve si dimostra una volta per tutte un grande regista che riesce a gestire con consapevolezza da una parte uno spettacolo sensoriale incredibile e dall’altra una narrazione precisa e inesorabile. Parliamoci chiaro, visivamente Blade Runner 2049 è un film perfetto, da pelle d’oca. Ogni singolo frame della pellicola è un quadro di una bellezza abbacinante e non c’è una sola immagine che non sia curata nei minimi dettagli: il merito va sicuramente alla mano registica di Villeneuve, ma il vero maestro del film è, in questo caso, Roger Deakins. Il direttore della fotografia compie un’impresa titanica, offrendo allo spettatore uno spettro cromatico vastissimo che parte da tinte fredde e colori desaturati, passa per gli ologrammi fluo dai colori brillanti e arriva fino agli arancioni più accesi di un deserto alla Mad Max-Fury Road: è una fotografia fatta tanto di colori e luci quanto di ombre più scure della pece, in una dicotomia che rispecchia molto bene lo spirito della pellicola.

A coronare il tutto è la maestosa colonna sonora: Hans Zimmer e Jóhan Jóhannsson uniscono i bassi potenti di suoni elettronici ad archi gravi per un risultato strabiliante, che nella seconda metà del film richiama a più riprese i temi storici di Vangelis. Obbligatoria quindi la visione al cinema, preferibilmente nella sala con lo schermo più grande e con il sistema audio più potente che riusciate a trovare.

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Insomma era facile, facilissimo tirare fuori un seguito senza nulla da dire che sarebbe crollato sotto le troppe aspettative poste dall’originale. Qui, però, di roba da dire ce n’è, e anche tanta: si schiva il rischio di sfornare una pellicola di azione pura, più fruibile al grande pubblico (e forse più in linea con la fantascienza di oggi), in favore di un film introspettivo, quasi d’autore, che riesce ad approfondire l’immaginario del primo film senza però deturparne l’immagine. Il difficilissimo obiettivo che Blade Runner 2049 riesce quindi a centrare è quello di trasmettere un estremo rispetto senza tuttavia rinunciare a una sua narrazione e a una sua estetica: e (se ancora ve lo state chiedendo) no, non è bello quanto l’originale, ma semplicemente perché difficilmente altri film potranno mai avere lo stesso spessore emotivo e filosofico e lo stesso impatto innovativo di Blade Runner. Anche se forse è un po’ prematuro gridare al capolavoro, è innegabile come questo nuovo film sia maestoso, audace, a suo modo complesso, come omaggi il passato e riesca anche a ribadire gli storici interrogativi sull’umanità e l’identità: progresso vuol dire necessariamente andare avanti? Chi è un replicante? Chi è umano? Ma soprattutto, cosa vuol dire essere umano?

Blade Runner 2049 è un film generato dal grembo di una fantascienza del suo tempo, che ha una sua voce e parla con una sua lingua e una sua estetica, diverse ma non per questo incapaci di farci emozionare e stupire come quando guardavamo le luci al neon riflettersi attraverso un parabrezza appannato dalla pioggia. E se quello stupore sia umano o di un replicante, forse stavolta nemmeno il test Voight-Kampff potrà stabilirlo.

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Wonder Woman – La recensione in anteprima (senza spoiler)

Wonder Woman, diretto da Patty Jenkins. Cast: Gal Gadot, Chris Pine, Robin Wright, Connie Nielsen, David Thewlis. Prodotto  e distribuito da Warner Bros. Pictures e DC Entertainment. Uscita nelle sale italiane: 1 Giugno.

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La pellicola dedicata alla Principessa delle Amazzoni è la storia di una bambina incosciente, che diventa dea tra gli uomini.

Portare per la prima volta al cinema Wonder Woman non era un compito facile. Vuoi per il canone inculcato nel grande pubblico dalla celebre serie tv degli anni ’70 con Lynda Carter, vuoi, soprattutto, perché qui stiamo parlando di una vera e propria icona dell’emancipazione femminile e del progressismo: nata nel 1941, lo psicologo William Moulton Marston modellò i tratti da pin-up dell’eroina su una sua assistente con la quale lui e la moglie avevano una relazione aperta. Tanto per dire. In aggiunta poi, per alzare ancora un po’ la pressione, ricordiamo che Wonder Woman arriva dopo le critiche non proprio entusiaste riservate alle prime tre pellicole del DC Extended Universe, affibbiando così alla regista Patty Jenkins, al suo secondo lungometraggio (13 anni dopo Monster), la responsabilità di sfornare una pellicola che potesse finalmente soddisfare appassionati, critica e pubblico.

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Ecco, aiutata da un’ambientazione storica ben distante dal macrocosmo DC, il primo pregio di Wonder Woman è quello di non guardare al passato ma voler sin da subito ribadire la scelta di intraprendere una direzione abbastanza diversa, abbandonando i toni eccessivamente seriosi di Batman v Superman in favore di un intrattenimento più puro e, forse, più onesto. Non mancano, infatti, le gag e le battute (e c’è da dire che queste fanno sorridere per davvero), che giocano soprattutto su una doppia condizione di straniamento che si ritrova prima nel pilota Steve Trevor (interpretato da Chris Pine), catapultato nella mistica isola di Themyscira, e poi nella stessa Diana Prince (Gal Gadot), che deve fare i conti con il “mondo esterno” dopo essere cresciuta nascosta e distante da esso.

Essendo questo Wonder Woman prima di tutto una storia d’origini, l’impostazione è quella abbastanza classica della struttura in tre atti: conosciamo prima la luminosa isola delle amazzoni di Themyscira, dove scopriamo con alcuni espedienti la storia e il contesto nel quale siamo immersi, ma tutto cambia quando un pilota britannico precipita dal cielo proprio nelle acque della paradisiaca isola (l’utilità dello scudo protettivo magico è un dubbio che ci pervade), facendo conoscere poi a tutte le Amazzoni l’esistenza di una guerra che sta devastando il mondo. Sarà proprio questa rivelazione a far compiere a Diana la decisione di abbandonare il luogo di nascita per dirigersi verso il mondo esterno, credendo di poter porre fine alle ostilità.

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È proprio la dualità tra i personaggi di Gal Gadot e Chris Pine ad essere il perno attorno al quale ruota tutta la pellicola: si gioca su due mondi diversi che si toccano, contrapponendo la luminosa realtà dell’isola mistica delle Amazzoni ai colori desaturati del fronte di Guerra. Interessante l’interpretazione del concetto della guerra vera e propria per le due parti: vista come un nemico da abbattere per l’eroina, quanto invece come un’entità con la quale si deve convivere per gli uomini, dalla quale essi sono attratti ma che allo stesso tempo vorrebbero ripudiare. Complice dell’efficacia di questo sottotesto sia l’alchimia dei due attori, che funziona molto bene nonostante il risvolto romantico sia di una banalità sconcertante, quanto soprattutto la scelta dello script di voler evitare un femminismo eccessivo (come era successo ad esempio nel recente remake dei Ghostbusters), rendendo il film estremamente femminile senza tuttavia ridicolizzare le figure maschili.

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Fila tutto liscio, quindi? Non proprio: se il primo e il secondo atto del film funzionano abbastanza bene, tutta la parte finale della pellicola ripiomba nella dimostrazione di come ancora una volta sia considerato impossibile sfuggire al cosiddetto canovaccio supereroistico della “boss fight” con il cattivone di turno. Lo scontro finale, oltre a ricordare veramente tanto quello che abbiamo visto, ahimè, in Batman v Superman, arriva veramente a casaccio e in alcuni punti rasenta il ridicolo, complici una CGI videogiocosa, una scelta di casting incomprensibile e alcune frasi dette qua e là nel corso della lotta decisamente risparmiabili.

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I difetti di Wonder Woman ci sono quindi, e non sono pochi, ma c’è da dire che per tutta una serie di fattori e per la struttura generale risulta forse più facile perdonarli qui che in altre occasioni, tanto da poter essere considerato sicuramente il film nel complesso più riuscito tra i quattro sfornati dalla DC fino ad ora. Il più grande merito è sicuramente quello di reggersi su un’interprete incredibile, attorno alla quale la pellicola è interamente modellata, dotata di una bellezza e di una grazia straordinarie. Onnipresente in ogni scena, la modella israeliana Gal Gadot riesce ad essere tanto efficace nelle  sequenze di combattimento quanto magnetica in quelle dove veste i panni civili: spazzati via tutti i dubbi che ancora potevano rimanere sulla sua scelta di casting, per noi adesso lei è diventata veramente l’unica Principessa delle Amazzoni, e forse uno dei principali fattori che ci spinge ad avere ancora fiducia nel prossimo film sulla Justice League.

 

IT: la prima clip ufficiale del film

Dopo l’uscita del primo trailer ufficiale, che ha polverizzato ogni record di visualizzazioni, in occasione degli MTV Movie Awards la Warner Bros. ha diffuso la prima clip ufficiale del nuovo film di IT.

La clip contiene molte nuove scene inedite, tanto che si potrebbe definire quasi un vero e proprio secondo trailer: eccolo qui!

Nel video, i protagonisti del “Club dei Perdenti” cercano Betty Ripsom, una delle bambine scomparse misteriosamente dalla cittadina di Derry… Inoltratisi nelle fognature, i ragazzini incontreranno Pennywise e i suoi diabolici palloncini rossi.

 

The Summit di nuovo al cinema il 9 Maggio

Dopo il successo e il clamore suscitato al tempo dell’uscita, torna al cinema per solo un giorno The Summit. Il documentario definitivo sui tre giorni di scontri al G8 di Genova, firmato da Massimo Lauria e Franco Fracassi, è una toccante raccolta di testimonianze alla quale hanno contribuito numerosi giornalisti ma soprattutto coloro che sono stati protagonisti, loro malgrado, di quei terribili giorni di Luglio 2001.

La proiezione si svolgerà Martedì 9 Maggio alle ore 19:00 al Nuovo Cinema Aquila a Roma, in zona Pigneto: sarà presente alla proiezione anche l’associazione Acad (Associazione contro gli abusi in divisa) e Valerio Callieri, protagonista del documentario e autore del romanzo “Teoria dell’incompletezza”, edito da Feltrinelli.

Vi lasciamo al trailer di The Summit, che da solo vale più di mille parole:

Codice Unlocked – La recensione in anteprima (senza spoiler)

Codice Unlocked (Unlocked) diretto da Michael Apted. Con Noomi Rapace, Orlando Bloom, Michael Douglas, John Malkovich, Toni Collette. Prodotto da Bloom, Silver Reel, Di Bonaventura Pictures. Distribuito da Notorious Pictures. Uscita in Italia: 4 Maggio.

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Il problema più grosso di Codice Unlocked è quello di arrivare, purtroppo, troppo tardi. Sì perché, dopo una carrellata infinita di action-thriller usciti a valanghe nelle sale negli anni ’80 e ’90, questo genere sembra aver chiuso il suo ciclo vitale al cinema, trovando invece nuova linfa soprattutto traslando nella televisione, che ci sta portando storie ben sviluppate che difficilmente potrebbero essere strizzate in un film, come Homeland o l’acclamato The Night Manager.

Diretto da Michael Apted (classe ’41), a cui va il merito di essere stato il regista di uno dei thriller più efficaci di sempre, Gorky Park, la sceneggiatura di Codice Unlocked era stata inizialmente scritta nel 2006, per poi cadere nel dimenticatoio prima di essere ripresa in mano e rimaneggiata dal talentuoso Peter O’Brien e finanziata da Lorenzo Di Bonaventura e Georgina Townsley.

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Alice (Noomi Rapace) è un agente della CIA, “in pausa” a Londra dopo non essere riuscita a sventare un attentato a Parigi. La donna resta comunque una delle maggiori esperte in interrogatori sul campo: per questa sua capacità viene incaricata di far parlare un giovane corriere di un Imam legato agli estremisti islamici. Le informazioni che riesce a raccogliere le girerà al suo superiore, Frank Sutter (Matthew Marsh) che però si rivelerà presto non proprio chi fa credere di essere: costretta a sfuggire ai traditori in seno all’agenzia, Alice deve cercare di dimostrare a sua volta la propria innocenza cercando di smascherare chi si nasconde dietro a questo mistero.

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I novanta minuti di film danno l’impressione di essere un po’ insufficienti per sviluppare appieno la storia che vorrebbe essere narrata, che a un certo punto si complica in maniera abbastanza esagerata: se le sequenze più action, con esplosioni, sparatorie e inseguimenti, funzionano abbastanza bene, lo stesso non si può infatti dire per l’impianto narrativo, con intrighi telefonatissimi e una serie infinita di voltafaccia che stanca presto, tanto che dopo il secondo, terzo, quarto coup de théâtre non interessa più capire chi sarà il prossimo a cambiare fazione (soprattutto a causa delle motivazioni abbastanza ridicole dei “cattivi” di turno).

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C’è da dire però che il cast stellare ingaggiato per la pellicola riesce a rendere dignitose molte interpretazioni: a partire da Michael Douglas e da Toni Collette (che qui sfoggia una grintosissima acconciatura biondo platino)  ma soprattutto per un gigionesco John Malkovich. Non si può dire altrettanto, purtroppo, né per Orlando Bloom, in una veste di duro non proprio perfetta per l’attore, né per la protagonista femminile Noomi Rapace, le cui sequenze d’azione convincono forse di più rispetto alla sue recitazione, veramente troppo spigolosa. Va riconosciuto però che anche qui l’idea della “007 al femminile” arriva dopo tutta una serie di esperimenti già consolidati, a partire dall’agente dell’FBI Olivia Dunham di Fringe e a Carrie Matherson di Homeland, con la quale è impossibile non fare un paragone.

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#OutThisWeek – Le novità in sala, 01/05

Le uscite al cinema della prima settimana di Maggio

Siamo arrivati infine alla prima settimana di Maggio: le belle giornate cominciano a farsi vedere sempre di più, ma questo non dev’essere una scusa per lasciarsi scappare i numerosi film in uscita questa settimana!

Andiamoli a scoprire insieme:

DAL 1 MAGGIO:

MARADONAPOLI, diretto da Alessio Maria Federici

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A dispetto del titolo, non ci troviamo davanti a un film su Maradona quanto piuttosto a una pellicola che vuole parlare prima di tutto di Napoli, per poi raccontare subito dopo come Napoli abbia vissuto Maradona: il documentario comincia proprio dal 30 giugno 1984, un giorno come tanti in tutto il resto del mondo, ma non a Napoli. Quello è il giorno dell'”avvento” di Maradona.


DAL 3 MAGGIO:

EAST END, diretto da Giuseppe Squillaci e Luca Scanferla

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Cartoon politicamente scorretto tutto in salsa made in Italy, il film racconta la storia di un gruppo di bambini del quartiere East End nella periferia romana, che pur di vedere gratuitamente il derby Lazio-Roma dirottano sullo stadio Olimpico un satellite militare supersegreto che gli Stati Uniti stanno utilizzando nella caccia al terrorista più pericoloso del mondo, il famigerato Al Zabir Muffat. Mondi lontani e diversi che si sfiorano e si intersecano inconsapevolmente, senza però toccarsi mai.


DAL 4 MAGGIO:

MONSTER TRUCKS, diretto da Chris Wedge

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Film d’animazione in computer grafica tutto incentrato sui monster truck, i veicoli con le ruotone giganti che hanno affascinato l’infanzia (e non solo) di moltissime persone: protagonista della storia è il liceale Tripp, che dopo aver costruito un monster truck usando vecchi pezzi di auto demolite trova una strana creatura sbucata del sottosuolo dopo alcuni esperimenti di trivellazione del vicinato, con la quale instaurerà un particolare rapporto.


ADORABILE NEMICA (The Last Word), diretto da Mark Pellington

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Harrier è stata una fortunata donna di successo e ora si appresta a passare gli ultimi anni della sua vita: avendo sempre avuto tutto sotto controllo decide quindi di chiedere alla scrittrice Anne Sherman di scrivere in anticipo il suo necrologio.


CODICE UNLOCKED (Unlocked), diretto da Michael Apted

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Una agente della CIA trasmette per errore alcune importanti informazioni segrete a un gruppo di terroristi che sta progettando un attacco con armi chimiche: partirà per lei una corsa contro il tempo per sventare l’attentato.


GOLD – LA GRANDE TRUFFA (Gold), diretto da Stephen Gaghan

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Il trasformista Matthew McConaughey è di nuovo quasi irriconoscibile a vestire i panni di Kenny Wells, erede di un importante imprenditore minerario. In pochi anni la fortuna gli volta le spalle e si trova sull’orlo del fallimento: riesce però a raccogliere un’ultima somma di denaro sufficiente per sostenere l’impresa del geologo Michael Acosta, che sembra aver scoperto nella inesplorata giungla indonesiana uno dei più grandi giacimenti auriferi del mondo…


IL MONDO DI MEZZO, diretto da Massimo Scaglione

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Gaetano Mariotti, imprenditore dell’edilizia romana, è uomo ambizioso, che nutre il desiderio di condurre suo figlio Tommaso sulle sue stesse orme. Sarà la prematura morte del padre a catapultarlo, suo malgrado, alla guida dell’impero, ma la sua stessa avidità lo porterà a compiere alcuni irreparabili errori.


INSOSPETTABILI SOSPETTI (Going in Style), diretto da Zach Braff

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Diretto dal J.D. di Scrubs, nuovamente alla regia, il film vede tre amici di vecchia data decidere di dare una scossa alle proprie vite da pensionati: dopo cheo la banca utilizza il loro fondo pensione per coprire un’assicurazione aziendale, i tre se la rischiano tutta, decidendo di rapinare proprio la banca che li ha defraudati.


MEXICO! UN CINEMA ALLA RISCOSSA, diretto da Michele Rho

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Un dipinto della storia del cinema Mexico, una delle pochissime sale mono-schermo ancora attive a Milano, e quella di Antonio Sancassani, che la gestisce da 30 anni in totale indipendenza e curandone ogni singolo aspetto.


THE SPACE BETWEEN, diretto da Ruth Borgobello

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La storia d’amore tra Marco, ex-chef italiano colto in un momento di grande perdita e Olivia, giovane australiana in Italia per ritrovare le radici dimenticate e trasformare la sua vita.


MISS SLOANE, diretto da John Madden

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Elizabeth Sloane (Jessica Chastain) è una lobbista straordinaria, la più ricercata a Washington. Ha sempre fatto qualsiasi cosa per vincere, e la sua astuzia l’ha resa celebre: quando deve affrontare l’avversario più potente della sua carriera, però, scopre che la vittoria può costare un prezzo troppo alto.


SASHA E IL POLO NORD ( Tout est haut du monde), diretto da Rémi Chayé

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Sasha, una giovanissima aristocratica russa alla fine del XIX secolo, sogna il Grande Nord  e vuole seguire le orme di Oloukine, suo nonno, un rinomato scienziato ed esploratore dell’Artico. Quando l’uomo non fa ritorno dall’ultima esplorazione, Sasha si ribella alle nozze già predestinate dai genitori e decide di raggiungere Oloukine verso il Grande Nord.


SOLE, CUORE, AMORE, diretto da Daniele Vicari

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Ogni mattina Eli si sveglia prima che faccia giorno e affronta una traversata di due ore a bordo di pullman, metropolitane e autobus per raggiungere il posto di lavoro. Fa la barista in zona Tuscolana a Roma: ha un marito che non riesce a ricoprire un incarico serio e quattro figli da mantenere , ma riesce comunque a non farsi mancare i sogni di un futuro più semplice e più stabile.


TANNA, diretto da Mungau Dain e Bentley Dean

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In una società tribale del Pacifico meridionale, una ragazza, Wawa, si innamora di Dain, il nipote del capo tribù. Quando una guerra fra gruppi rivali si inasprisce, a sua insaputa Wawa viene promessa in sposa ad un altro uomo come parte di un accordo di pace, e così i due innamorati fuggono, rifiutando il destino già scelto per la ragazza.


UNA GITA A ROMA, diretto da Karin Proia

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Francesco ha 9 anni e una grande passione per l’arte piuttosto insolita per la sua età: insieme alla sua sorellina Maria, di 5 anni, da una cittadina di provincia arriva a Roma in gita con la mamma. I due si ritroveranno coinvolti in una serie di avventure, a volte piacevoli e a volte meno, lungo un tragitto che fa loro scoprire una grande metropoli e un incredibile universo di personaggi, luoghi sconosciuti e situazioni inattese.

Alla prossima settimana!

#OutThisWeek – Le novità in sala, 24/04

Le uscite al cinema dell’ultima settimana di Aprile

Aprile sta finendo, però se ne va col botto: tornano in sala infatti gli strampalati Guardiani della Galassia nel secondo capitolo della fortunata saga Marvel, in compagnia di parecchie altre pellicole da tenere d’occhio.

Andiamole a scoprire tutte quante:

DAL 24 APRILE:

LA TENEREZZA, diretto da Gianni Amelio

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Sentimenti che si incrociano tra il sorriso e la violenza. Un padre e i suoi figli non amati, un fratello e una sorella in conflitto, una giovane coppia che sembra serena. E i bambini che vedono e non possono ribellarsi. La storia di due famiglie in una Napoli inedita, lontana dalle periferie, una città borghese dove il benessere può mutarsi in tragedia, anche se la speranza è a portata di mano.


DAL 25 APRILE:

GUARDIANI DELLA GALASSIA VOL.2 (Guardians of the Galaxy Vol.2), diretto da James Gunn

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Mentre sono alle prese con il mistero che avvolge le vere origini di Peter Quill, i Guardiani dovranno cercare di mantenere unita la propria squadra, alleandosi anche con vecchi nemici per far fronte a nuove minacce.


DAL 27 APRILE:

L’AMORE CRIMINALE (Unforgettable), diretto da Denise Di Novi

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Tessa è in fase di separazione dal marito, ma allo stesso tempo deve fare i conti anche con la nuova fidanzata dell’uomo che si è trasferita nella casa che un tempo condividevano. Dall’altra parte Julia, la nuova compagna dell’ex marito, è convinta di aver trovato l’uomo dei sogni e una situazione ideale dove poter mettere fine al burrascoso passato.


LASCIAMI PER SEMPRE, diretto da Simona Izzo

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Dal romanzo “Baciami per sempre. Diario di una famiglia allargata” di Simona Izzo. Un film che riflette sul concetto di famiglia, in tutte le sue accezioni.


THE CIRCLE, diretto da James Ponsoldt

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Una giovane donna viene assunta per lavorare in un monopolio di Internet chiamato il Cerchio, che collega le e-mail personali degli utenti, i social media, la banca, gli acquisti in un sistema operativo universale, che permette la creazione di un’identità online in una nuova era di civiltà e trasparenza. Ma quando i dati personali vengono raccolti, setacciati, monetizzati ed utilizzati per la sorveglianza, la privacy diventa obsoleta.


GIFTED – IL DONO DEL TALENTO (Gifted), diretto da Marc Webb

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La storia di Frank, un uomo che prova a crescere la giovane figlia della sorella, morta in un incidente. La nipotina Mary si scoprirà un geniale prodigio della matematica.


ALTIN IN CITTA’, diretto da Fabio Del Greco

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Altin è un aspirante scrittore albanese che è sbarcato in Italia a bordo di un grande traghetto negli anni ’90. Ora lavora in una macelleria ma un giorno viene selezionato ad un provino di un reality per scrittori, vedendo quindi finalmente la possibilità di avere successo con il suo libro “il viaggio di Ismail”.

Alla prossima settimana!