Blade Runner 2049 – La recensione (senza spoiler)

articolo-48941-1150x16

Gli androidi sognano ancora pecore elettriche?

All’annuncio di un sequel di Blade Runner avevano reagito tutti con parecchia paura. Sulla scia degli innumerevoli prequel/sequel/remake/reboot che negli ultimi anni sono andati a scomodare diversi mostri sacri della filmografia mondiale, pochi dei quali in maniera convincente, anche questa pellicola sembrava destinata a perire miseramente sotto il peso del paragone con l’originale.

Ricordiamo infatti che quando si parla di Blade Runner non si fa riferimento solamente ad un film del 1982 che col passare degli anni ha assunto lo status di cult senza tempo, ma ad una pellicola che ha definito e plasmato un intero immaginario. Da Akira a Ghost in the Shell, ma anche il fumetto Nathan Never, Videodrome e Gattaca, tutta la fantascienza che segue Blade Runner pesca a piene mani proprio dall’estetica cyberpunk di questa pellicola diretta da un Ridley Scott ancora in stato di grazia, accompagnato dalla fotografia di Jordan Cronenweth e dalle scenografie di David L. Snyder. Contrapposizione tenebrosa alla fantascienza più ingenua ed edulcorata del passato e più in linea con quella “arrugginita” alla Star Wars (il primo capitolo era uscito nel 1977), veramente in pochi, inizialmente, si sarebbero aspettati l’impatto che questo film avrebbe avuto non solo sul suo genere, ma sull’intera storia del cinema. Dopotutto anche Blade Runner ha avuto una vita abbastanza travagliata: arrivato nelle sale lo stesso anno in cui moriva da senzatetto Philip K. Dick (autore del libro dal quale il film è tratto) e accolto inizialmente in maniera piuttosto fredda al botteghino, anche dopo il grande successo è stato rimaneggiato più e più volte dai produttori e dallo stesso Scott arrivando a un totale di sette (sì, SETTE) cut diversi. Nonostante ciò, a prescindere da quale versione si preferisca tra il Domestic Cut e il Final Cut, Blade Runner è rimasto inossidabile, una Bibbia per gli appassionati del vero cinema e un enorme pilastro dal punto di vista estetico, narrativo, onirico e addirittura politico.

blade2

È possibile allora rendere onore ad un film del genere? Creare una pellicola che possa porsi addirittura come seguito materiale e spirituale di uno dei film più influenti di tutti i tempi? Togliamoci subito il dente, è il momento di dirlo: sì, è possibile, e Blade Runner 2049 è un grandissimo film. A darci questa risposta e a raccogliere il pesante testimone, 35 anni dopo l’originale, è il regista canadese Denis Villeneuve, già conosciuto ai più per gli ottimi Prisoners, Enemy, Sicario e già apprezzato nel campo della fantascienza con il recente Arrival. Ebbene, la scelta coraggiosa ed efficace che il regista compie sin dalle primissime inquadrature è quella di voler omaggiare la pellicola dell’82 ma allo stesso tempo quella di volersene distaccare, andando ad ampliare e ad esplorare altri aspetti del mondo futuristico di Blade Runner. Si cerca di oltrepassare il concetto del “seguito”, ribadendo a gran voce la volontà di non essere un semplice replicante (hehe) dell’originale: i punti di contatto con il primo film ci sono, intendiamoci, e si trovano quasi sempre in quell’Harrison Ford che qui fa più che mai da filo conduttore tra il passato ed il presente, senza però essere il protagonista assoluto della pellicola.

Certo, basta vedere su schermo un paio di scritte giapponesi al neon, di cartelloni luminosi Atari e di Spinner che volano tra il fumo dei palazzi per dipingere sulla faccia di ogni appassionato di vecchia data un sorriso che va da un orecchio all’altro, ma questo nuovo film non sente il bisogno di abusarne facendo leva sulla nostalgia per risultare efficace. Blade Runner 2049 riesce infatti a riprendere l’estetica iconica che conosciamo bene senza allo stesso tempo sembrarne una riproposizione identica, affiancando anzi diversi spunti del film di Scott a rimandi che provengono da altri film di fantascienza più o meno moderni (su tutti, Lei di Spike Jonze). Anche il mondo del “futuro analogico” di Blade Runner, parallelamente al nostro, in effetti è andato avanti di 30 anni, e si vede.

blade-runner-2049-image-8

Per quanto concerne la trama, il regista ha espressamente chiesto alla stampa di rivelare meno particolari possibili e così faremo, anche perché parlarne vuol dire muoversi in un vero e proprio campo minato. Quella che ci troviamo ad ammirare è comunque una storia semplice ma niente affatto scontata, che vede questa volta protagonista il cacciatore K (Ryan Gosling) alle prese con una nuova indagine che lo porterà a scavare sempre più a fondo in un segreto che potrebbe destabilizzare la società, mettendolo allo stesso tempo sulle tracce di un ex-blade runner ormai scomparso, Rick Deckard (Harrison Ford).

Accompagnato da un grande cast tra cui Robin Wright, Jared Leto, Mackenzie Davis e soprattutto la bellissima rivelazione Ana de Armas, a dominare è senza dubbio un Ryan Gosling enorme, che sa ancora una volta bucare lo schermo semplicemente con la sua presenza scenica dall’inizio alla fine della pellicola e che riesce a non farsi mettere in ombra nemmeno da Harrison Ford, anche se anch’egli nella migliore interpretazione degli ultimi anni (anni luce da quell’Han Solo svogliato che abbiamo visto, ahimé, nel seppur ottimo Episodio VII). I due si compensano alla perfezione creando una tacita complicità tra i due personaggi principali, che riescono inoltre a rendere visivamente molto bene l’idea di quella coesistenza di vecchio e di nuovo che questa pellicola, dopotutto, rappresenta.

xfirst-blade-runner-2-footage-has-arrived-50.png.pagespeed.ic.cO8atU97xC

Per quanto riguarda il comparto tecnico, c’è poco da dire: siamo davanti ad uno dei film migliori degli ultimi anni. Forse i 168 minuti di pellicola rendono la visione decisamente ostica ai novizi del genere e potevano essere tagliati qua e là, è vero, ma Villeneuve si dimostra una volta per tutte un grande regista che riesce a gestire con consapevolezza da una parte uno spettacolo sensoriale incredibile e dall’altra una narrazione precisa e inesorabile. Parliamoci chiaro, visivamente Blade Runner 2049 è un film perfetto, da pelle d’oca. Ogni singolo frame della pellicola è un quadro di una bellezza abbacinante e non c’è una sola immagine che non sia curata nei minimi dettagli: il merito va sicuramente alla mano registica di Villeneuve, ma il vero maestro del film è, in questo caso, Roger Deakins. Il direttore della fotografia compie un’impresa titanica, offrendo allo spettatore uno spettro cromatico vastissimo che parte da tinte fredde e colori desaturati, passa per gli ologrammi fluo dai colori brillanti e arriva fino agli arancioni più accesi di un deserto alla Mad Max-Fury Road: è una fotografia fatta tanto di colori e luci quanto di ombre più scure della pece, in una dicotomia che rispecchia molto bene lo spirito della pellicola.

A coronare il tutto è la maestosa colonna sonora: Hans Zimmer e Jóhan Jóhannsson uniscono i bassi potenti di suoni elettronici ad archi gravi per un risultato strabiliante, che nella seconda metà del film richiama a più riprese i temi storici di Vangelis. Obbligatoria quindi la visione al cinema, preferibilmente nella sala con lo schermo più grande e con il sistema audio più potente che riusciate a trovare.

blade-runner-2049

Insomma era facile, facilissimo tirare fuori un seguito senza nulla da dire che sarebbe crollato sotto le troppe aspettative poste dall’originale. Qui, però, di roba da dire ce n’è, e anche tanta: si schiva il rischio di sfornare una pellicola di azione pura, più fruibile al grande pubblico (e forse più in linea con la fantascienza di oggi), in favore di un film introspettivo, quasi d’autore, che riesce ad approfondire l’immaginario del primo film senza però deturparne l’immagine. Il difficilissimo obiettivo che Blade Runner 2049 riesce quindi a centrare è quello di trasmettere un estremo rispetto senza tuttavia rinunciare a una sua narrazione e a una sua estetica: e (se ancora ve lo state chiedendo) no, non è bello quanto l’originale, ma semplicemente perché difficilmente altri film potranno mai avere lo stesso spessore emotivo e filosofico e lo stesso impatto innovativo di Blade Runner. Anche se forse è un po’ prematuro gridare al capolavoro, è innegabile come questo nuovo film sia maestoso, audace, a suo modo complesso, come omaggi il passato e riesca anche a ribadire gli storici interrogativi sull’umanità e l’identità: progresso vuol dire necessariamente andare avanti? Chi è un replicante? Chi è umano? Ma soprattutto, cosa vuol dire essere umano?

Blade Runner 2049 è un film generato dal grembo di una fantascienza del suo tempo, che ha una sua voce e parla con una sua lingua e una sua estetica, diverse ma non per questo incapaci di farci emozionare e stupire come quando guardavamo le luci al neon riflettersi attraverso un parabrezza appannato dalla pioggia. E se quello stupore sia umano o di un replicante, forse stavolta nemmeno il test Voight-Kampff potrà stabilirlo.

blade-runner-2049-v1-527910

Wonder Woman – La recensione in anteprima (senza spoiler)

Wonder Woman, diretto da Patty Jenkins. Cast: Gal Gadot, Chris Pine, Robin Wright, Connie Nielsen, David Thewlis. Prodotto  e distribuito da Warner Bros. Pictures e DC Entertainment. Uscita nelle sale italiane: 1 Giugno.

coverlg_home

La pellicola dedicata alla Principessa delle Amazzoni è la storia di una bambina incosciente, che diventa dea tra gli uomini.

Portare per la prima volta al cinema Wonder Woman non era un compito facile. Vuoi per il canone inculcato nel grande pubblico dalla celebre serie tv degli anni ’70 con Lynda Carter, vuoi, soprattutto, perché qui stiamo parlando di una vera e propria icona dell’emancipazione femminile e del progressismo: nata nel 1941, lo psicologo William Moulton Marston modellò i tratti da pin-up dell’eroina su una sua assistente con la quale lui e la moglie avevano una relazione aperta. Tanto per dire. In aggiunta poi, per alzare ancora un po’ la pressione, ricordiamo che Wonder Woman arriva dopo le critiche non proprio entusiaste riservate alle prime tre pellicole del DC Extended Universe, affibbiando così alla regista Patty Jenkins, al suo secondo lungometraggio (13 anni dopo Monster), la responsabilità di sfornare una pellicola che potesse finalmente soddisfare appassionati, critica e pubblico.

warner-bros-comic-con-movie-panel-will-include-wonder-woman-suicide-squad-and-more-social

Ecco, aiutata da un’ambientazione storica ben distante dal macrocosmo DC, il primo pregio di Wonder Woman è quello di non guardare al passato ma voler sin da subito ribadire la scelta di intraprendere una direzione abbastanza diversa, abbandonando i toni eccessivamente seriosi di Batman v Superman in favore di un intrattenimento più puro e, forse, più onesto. Non mancano, infatti, le gag e le battute (e c’è da dire che queste fanno sorridere per davvero), che giocano soprattutto su una doppia condizione di straniamento che si ritrova prima nel pilota Steve Trevor (interpretato da Chris Pine), catapultato nella mistica isola di Themyscira, e poi nella stessa Diana Prince (Gal Gadot), che deve fare i conti con il “mondo esterno” dopo essere cresciuta nascosta e distante da esso.

Essendo questo Wonder Woman prima di tutto una storia d’origini, l’impostazione è quella abbastanza classica della struttura in tre atti: conosciamo prima la luminosa isola delle amazzoni di Themyscira, dove scopriamo con alcuni espedienti la storia e il contesto nel quale siamo immersi, ma tutto cambia quando un pilota britannico precipita dal cielo proprio nelle acque della paradisiaca isola (l’utilità dello scudo protettivo magico è un dubbio che ci pervade), facendo conoscere poi a tutte le Amazzoni l’esistenza di una guerra che sta devastando il mondo. Sarà proprio questa rivelazione a far compiere a Diana la decisione di abbandonare il luogo di nascita per dirigersi verso il mondo esterno, credendo di poter porre fine alle ostilità.

Vamers-FYI-Movies-Wonder-Woman-2017-Official-Comic-Con-Trailer-Themyscira

È proprio la dualità tra i personaggi di Gal Gadot e Chris Pine ad essere il perno attorno al quale ruota tutta la pellicola: si gioca su due mondi diversi che si toccano, contrapponendo la luminosa realtà dell’isola mistica delle Amazzoni ai colori desaturati del fronte di Guerra. Interessante l’interpretazione del concetto della guerra vera e propria per le due parti: vista come un nemico da abbattere per l’eroina, quanto invece come un’entità con la quale si deve convivere per gli uomini, dalla quale essi sono attratti ma che allo stesso tempo vorrebbero ripudiare. Complice dell’efficacia di questo sottotesto sia l’alchimia dei due attori, che funziona molto bene nonostante il risvolto romantico sia di una banalità sconcertante, quanto soprattutto la scelta dello script di voler evitare un femminismo eccessivo (come era successo ad esempio nel recente remake dei Ghostbusters), rendendo il film estremamente femminile senza tuttavia ridicolizzare le figure maschili.

151556358-a169473f-5eab-495f-bdd1-229baf8c0849

Fila tutto liscio, quindi? Non proprio: se il primo e il secondo atto del film funzionano abbastanza bene, tutta la parte finale della pellicola ripiomba nella dimostrazione di come ancora una volta sia considerato impossibile sfuggire al cosiddetto canovaccio supereroistico della “boss fight” con il cattivone di turno. Lo scontro finale, oltre a ricordare veramente tanto quello che abbiamo visto, ahimè, in Batman v Superman, arriva veramente a casaccio e in alcuni punti rasenta il ridicolo, complici una CGI videogiocosa, una scelta di casting incomprensibile e alcune frasi dette qua e là nel corso della lotta decisamente risparmiabili.

maxresdefault

I difetti di Wonder Woman ci sono quindi, e non sono pochi, ma c’è da dire che per tutta una serie di fattori e per la struttura generale risulta forse più facile perdonarli qui che in altre occasioni, tanto da poter essere considerato sicuramente il film nel complesso più riuscito tra i quattro sfornati dalla DC fino ad ora. Il più grande merito è sicuramente quello di reggersi su un’interprete incredibile, attorno alla quale la pellicola è interamente modellata, dotata di una bellezza e di una grazia straordinarie. Onnipresente in ogni scena, la modella israeliana Gal Gadot riesce ad essere tanto efficace nelle  sequenze di combattimento quanto magnetica in quelle dove veste i panni civili: spazzati via tutti i dubbi che ancora potevano rimanere sulla sua scelta di casting, per noi adesso lei è diventata veramente l’unica Principessa delle Amazzoni, e forse uno dei principali fattori che ci spinge ad avere ancora fiducia nel prossimo film sulla Justice League.

 

The Summit di nuovo al cinema il 9 Maggio

Dopo il successo e il clamore suscitato al tempo dell’uscita, torna al cinema per solo un giorno The Summit. Il documentario definitivo sui tre giorni di scontri al G8 di Genova, firmato da Massimo Lauria e Franco Fracassi, è una toccante raccolta di testimonianze alla quale hanno contribuito numerosi giornalisti ma soprattutto coloro che sono stati protagonisti, loro malgrado, di quei terribili giorni di Luglio 2001.

La proiezione si svolgerà Martedì 9 Maggio alle ore 19:00 al Nuovo Cinema Aquila a Roma, in zona Pigneto: sarà presente alla proiezione anche l’associazione Acad (Associazione contro gli abusi in divisa) e Valerio Callieri, protagonista del documentario e autore del romanzo “Teoria dell’incompletezza”, edito da Feltrinelli.

Vi lasciamo al trailer di The Summit, che da solo vale più di mille parole:

Codice Unlocked – La recensione in anteprima (senza spoiler)

Codice Unlocked (Unlocked) diretto da Michael Apted. Con Noomi Rapace, Orlando Bloom, Michael Douglas, John Malkovich, Toni Collette. Prodotto da Bloom, Silver Reel, Di Bonaventura Pictures. Distribuito da Notorious Pictures. Uscita in Italia: 4 Maggio.

unlocked

Il problema più grosso di Codice Unlocked è quello di arrivare, purtroppo, troppo tardi. Sì perché, dopo una carrellata infinita di action-thriller usciti a valanghe nelle sale negli anni ’80 e ’90, questo genere sembra aver chiuso il suo ciclo vitale al cinema, trovando invece nuova linfa soprattutto traslando nella televisione, che ci sta portando storie ben sviluppate che difficilmente potrebbero essere strizzate in un film, come Homeland o l’acclamato The Night Manager.

Diretto da Michael Apted (classe ’41), a cui va il merito di essere stato il regista di uno dei thriller più efficaci di sempre, Gorky Park, la sceneggiatura di Codice Unlocked era stata inizialmente scritta nel 2006, per poi cadere nel dimenticatoio prima di essere ripresa in mano e rimaneggiata dal talentuoso Peter O’Brien e finanziata da Lorenzo Di Bonaventura e Georgina Townsley.

codice-unlocked-2017-michael-apted-04-932x621

Alice (Noomi Rapace) è un agente della CIA, “in pausa” a Londra dopo non essere riuscita a sventare un attentato a Parigi. La donna resta comunque una delle maggiori esperte in interrogatori sul campo: per questa sua capacità viene incaricata di far parlare un giovane corriere di un Imam legato agli estremisti islamici. Le informazioni che riesce a raccogliere le girerà al suo superiore, Frank Sutter (Matthew Marsh) che però si rivelerà presto non proprio chi fa credere di essere: costretta a sfuggire ai traditori in seno all’agenzia, Alice deve cercare di dimostrare a sua volta la propria innocenza cercando di smascherare chi si nasconde dietro a questo mistero.

codice-unlocked-2017-michael-apted-02-932x621

I novanta minuti di film danno l’impressione di essere un po’ insufficienti per sviluppare appieno la storia che vorrebbe essere narrata, che a un certo punto si complica in maniera abbastanza esagerata: se le sequenze più action, con esplosioni, sparatorie e inseguimenti, funzionano abbastanza bene, lo stesso non si può infatti dire per l’impianto narrativo, con intrighi telefonatissimi e una serie infinita di voltafaccia che stanca presto, tanto che dopo il secondo, terzo, quarto coup de théâtre non interessa più capire chi sarà il prossimo a cambiare fazione (soprattutto a causa delle motivazioni abbastanza ridicole dei “cattivi” di turno).

codice-unlocked-2017-michael-apted-01-932x621

C’è da dire però che il cast stellare ingaggiato per la pellicola riesce a rendere dignitose molte interpretazioni: a partire da Michael Douglas e da Toni Collette (che qui sfoggia una grintosissima acconciatura biondo platino)  ma soprattutto per un gigionesco John Malkovich. Non si può dire altrettanto, purtroppo, né per Orlando Bloom, in una veste di duro non proprio perfetta per l’attore, né per la protagonista femminile Noomi Rapace, le cui sequenze d’azione convincono forse di più rispetto alla sue recitazione, veramente troppo spigolosa. Va riconosciuto però che anche qui l’idea della “007 al femminile” arriva dopo tutta una serie di esperimenti già consolidati, a partire dall’agente dell’FBI Olivia Dunham di Fringe e a Carrie Matherson di Homeland, con la quale è impossibile non fare un paragone.

codice-unlocked-2017-michael-apted-03-932x621

#OutThisWeek – Le novità in sala, 24/04

Le uscite al cinema dell’ultima settimana di Aprile

Aprile sta finendo, però se ne va col botto: tornano in sala infatti gli strampalati Guardiani della Galassia nel secondo capitolo della fortunata saga Marvel, in compagnia di parecchie altre pellicole da tenere d’occhio.

Andiamole a scoprire tutte quante:

DAL 24 APRILE:

LA TENEREZZA, diretto da Gianni Amelio

Tenerezza

Sentimenti che si incrociano tra il sorriso e la violenza. Un padre e i suoi figli non amati, un fratello e una sorella in conflitto, una giovane coppia che sembra serena. E i bambini che vedono e non possono ribellarsi. La storia di due famiglie in una Napoli inedita, lontana dalle periferie, una città borghese dove il benessere può mutarsi in tragedia, anche se la speranza è a portata di mano.


DAL 25 APRILE:

GUARDIANI DELLA GALASSIA VOL.2 (Guardians of the Galaxy Vol.2), diretto da James Gunn

64583_ppl

Mentre sono alle prese con il mistero che avvolge le vere origini di Peter Quill, i Guardiani dovranno cercare di mantenere unita la propria squadra, alleandosi anche con vecchi nemici per far fronte a nuove minacce.


DAL 27 APRILE:

L’AMORE CRIMINALE (Unforgettable), diretto da Denise Di Novi

copertina_amore criminale-1000-620x350

Tessa è in fase di separazione dal marito, ma allo stesso tempo deve fare i conti anche con la nuova fidanzata dell’uomo che si è trasferita nella casa che un tempo condividevano. Dall’altra parte Julia, la nuova compagna dell’ex marito, è convinta di aver trovato l’uomo dei sogni e una situazione ideale dove poter mettere fine al burrascoso passato.


LASCIAMI PER SEMPRE, diretto da Simona Izzo

Lasciami-per-sempre-un-film-di-Simona-Izzo

Dal romanzo “Baciami per sempre. Diario di una famiglia allargata” di Simona Izzo. Un film che riflette sul concetto di famiglia, in tutte le sue accezioni.


THE CIRCLE, diretto da James Ponsoldt

Emma-Watson-The-Circle-2017

Una giovane donna viene assunta per lavorare in un monopolio di Internet chiamato il Cerchio, che collega le e-mail personali degli utenti, i social media, la banca, gli acquisti in un sistema operativo universale, che permette la creazione di un’identità online in una nuova era di civiltà e trasparenza. Ma quando i dati personali vengono raccolti, setacciati, monetizzati ed utilizzati per la sorveglianza, la privacy diventa obsoleta.


GIFTED – IL DONO DEL TALENTO (Gifted), diretto da Marc Webb

marc-webbs-gifted

La storia di Frank, un uomo che prova a crescere la giovane figlia della sorella, morta in un incidente. La nipotina Mary si scoprirà un geniale prodigio della matematica.


ALTIN IN CITTA’, diretto da Fabio Del Greco

Altin-in-città-1

Altin è un aspirante scrittore albanese che è sbarcato in Italia a bordo di un grande traghetto negli anni ’90. Ora lavora in una macelleria ma un giorno viene selezionato ad un provino di un reality per scrittori, vedendo quindi finalmente la possibilità di avere successo con il suo libro “il viaggio di Ismail”.

Alla prossima settimana!

#OutThisWeek – Le novità in sala, 17/04

Tutte le uscite in sala della terza settimana di Aprile

Siamo già nella seconda settimana di Aprile?! No, non è possibile… Beh dai, almeno consoliamoci con le uscite al cinema della settimana, puntuali come sempre con #OutThisWeek! Consigliatissimi, questa settimana, sono Boston – Caccia all’uomo (in America il titolo era un più efficace e conciso Patriots Day), la trasposizione su schermo della bellissima graphic-novel di Daniel Clowes Wilson e anche l’interessante documentario Libere di Rossella Schillaci. E voi, invece, cosa guarderete questa settimana? Ditecelo nei commenti!

Andiamo a vedere l’elenco completo di tutte le pellicole in uscita:

DAL 18 APRILE:

ALDABRA: C’ERA UNA VOLTA UN’ISOLA (Aldabra: Once Upon an Island), diretto da Steve Lichtag

700x450_guardians_aldabra

L’isola che non c’è esiste realmente e si trova nel cuore dell’Oceano Indiano: è Aldabra, ed è l’ultimo paradiso incontaminato al mondo. Per sei volte affondato e riemerso dalle acque e destinato ad inabissarsi ancora, è uno dei più grandi atolli del nostro pianeta, abitato soltanto da rare specie animali e sul quale l’uomo non può mettere piede.


DAL 19 APRILE:

THE BYE BYE MAN, diretto da Stacy Title

Screen-Shot-2016-04-08-at-11.29.25-AM

Tre studenti universitari si trasferiscono in un vecchia casa fuori dal campus, dove si ritrovano braccati da un’entità soprannaturale chiamata Il Bye Bye Man. Questo spirito può essere responsabile del possesso di varie persone facendogli intraprendere imprese omicide folli. Esiste solo un modo per evitare la sua maledizione: non pensarci e non nominarlo.


DAL 20 APRILE:

BABY BOSS (The Boss Baby), diretto da Tom McGrath

Baby_Boss

Al piccolo Tim, un bambino di sette anni, arriva un fratelino: il bimbo è però in realtà una spia inviata dall’agenzia Baby Corp. per investigare su un complotto ordito dalla PuppyCo., che vorrebbe sostituire tutti i bambini con dei cuccioli.


BOSTON – CACCIA ALL’UOMO (Patriots Day), diretto da Peter Berg

Explosion at the 117th Boston Marathon, Boston, America - 15 Apr 2013

Prodotto dalla CBS Films e acclamato in madrepatria, Patriots Day racconta la caccia ai terroristi responsabili dell’attentato alla maratona di Boston basandosi sul resoconto di prima mano del commissario della polizia di Boston Ed Davis.


FORTUNATA, diretto da Sergio Castellitto

Fortunata_film

La storia di una giovane donna con un matrimonio fallito alle spalle, che combatte tutti i giorni per realizzare il suo piccolo sogno di aprire un negozio di parrucchiera tutto suo.


TWO IS A FAMILY (Demain tout commence), diretto da Hugo Gélin

Two is a family Gloria Colston Omar Sy foto dal film 4_mid

Un giorno una ex fidanzata dello spensierato Samuel si ripresenta nella sua vita e gli consegna una bimba di pochi mesi che dice essere sua figlia. Dopo un po’ di perplessità decide di tenerla con sé e quando, con il passare degli anni, il loro rapporto diventa bello e importante, la vecchia fiamma si ripresenta alla sua porta.


WILSON, diretto da Craig Johnson

Wilson-Woody-Harrelson-1200x520

Trasposizione cinematografica della bellissima graphic-novel omonima, di Daniel Clowes, la storia si incentra attorno alla vicende di Wilson (qui Woody Harrelson), un solitario, misantropo e nevrotico uomo di mezz’età,  che scopre di avere una figlia adolescente di cui non sapeva l’esistenza. Per questo chiede aiuto all’ex moglie Pippi, per poterla incontrare per la prima volta.


RICHARD THE STORK, diretto da Toby Genkel, Reza Memari

RichardTheStork001-1200x560

Il passero Richard viene adottato e cresciuto da una famiglia di cicogne ma incontra i primi problemi quando, con l’avvicinarsi dell’inverno, le cicogne devono migrare in Africa e anche lui vuole andare con loro.


L’ECCEZIONE ALLA REGOLA (Rules Don’t Apply), diretto da Warren Beatty

L'eccezione_alla_regola

Nel 1958, la ventiduenne battista Marla Mabrea aspira a diventare un’attrice e decide di andare ad Hollywood. Poco prima anche Frank Forbes, ambizioso e giovane uomo d’affari e devoto metodista, si sposta a Los Angeles. La loro figura di riferimento sarà l’eclettico Howard Hughes.


LIBERE, diretto da Rossella Schillaci 

622506603_780x439

Il film racconta una Resistenza parallela, la Resistenza delle donne, a volte non coincidente nelle diverse motivazioni e modalità d’azione con la Resistenza cui convenzionalmente ci si richiama.

Alla prossima settimana!

 

 

 

#OutThisWeek – Le novità in sala, 10/04

Tutte le uscite al cinema della seconda settimana di Aprile

Siamo già a metà Aprile e i film continuano ad arrivare, così come la nostra rubrica #OutThisWeek, puntuale come ogni settimana. In particolare, questa i fan storici della saga non potranno fare a meno che gioire nel vedere tornare in sala Vin Diesel & company nel nuovo capitolo della saga action Fast & Furious, l’ottavo per la precisione! E voi cosa andrete a vedere in sala?

Ecco tutte le uscite della settimana!

DALL’11 APRILE

OLTRE LE NUVOLE: IL LUOGO PROMESSOCI, di Makoto Shinkai

Oltre-le-nuvole-il-luogo-promessoci-makoto-shinkai-01-wpcf_970x545

Hiroki Fujisawa e Takuya Shirakawa sognano di costruire un velivolo capace di volare vicino alla torre di Hokkaido: le loro ambizioni vengono condivise da Sayuri Sawatari, giovane di cui Hiroki finisce con l’innamorarsi. Con il passare del tempo, i tre prendono strade diverse.


DAL 13 APRILE:

PLANETARIUM, di Rebecca Zlotowski

planetarium-photo-1-625x300

Parigi. Sul finire degli anni Trenta Kate e Laura Barlow sono due spiritiste americane impegnate in una tournée mondiale. Le loro doti medianiche colpiscono l’importante produttore André Korben, che vuole compiere un’impresa senza precedenti: impressionare sulla pellicola la presenza di uno spirito.


FAST & FURIOUS 8 (The Fate of the Furious), di F. Gary Gray

f8

L’ottavo capitolo della saga di Fast and Furious. Dom e Letty sono in luna di miele e Brian e Mia sono partiti: la squadra sembra aver finalmente trovato la tranquillità tanto desiderata, ma ovviamente i guai sono dietro l’angolo. Questa volta si manifestano sotto le spoglie della bella e letale Cipher, una spietata terrorista, che riesce a spezzare l’equilibrio della squadra trascinando Dominic dalla sua parte: per riportarlo alla ragione, Letty, Hobbs e gli altri saranno costretti a chiedere aiuto ad una loro vecchia nemesi, Deckard Shaw.


LE COSE CHE VERRANNO (L’Avenir), di Mia Hansen-Love

le-cose-che-verranno

Nathalie ha cinquantacinque anni, due figli, un marito e una madre fragile: la sua vita si muove tra casa e scuola, principi filosofici e interrogativi morali. Improvvisamente, arrivano sia la confessione del consorte, che vuole lasciarla per un’altra, che la morte della madre, ricoverata a malincuore in una casa di riposo. Disorientata dal doppio abbandono e da una libertà ritrovata, Nathalie ripiega nel ‘rifugio’ di un ex allievo brillante e anarcoide.


LASCIATI ANDARE, di Francesco Amato

Lasciati_andare

Nel caso di Elia, un analista ebreo interpretato da Toni Servillo, c’è il sospetto che l’impermeabilità ai problemi degli altri con gli anni si sia trasformata in indifferenza, distacco e noia. Con un senso dell’umorismo arguto e impietoso, Elia tiene tutti a distanza di sicurezza, persino la sua ex moglie Giovanna (Carla Signoris), che vive nell’appartamento di fronte e con cui continua a condividere il bucato e qualche serata al teatro dell’Opera.


LA PRINCIPESSA E L’AQUILA (The Eagle Huntress), di Otto Bell

the-eagle-huntress

La tradizione dei cacciatori con le aquile, presso le popolazioni nomadi della Mongolia, ha duemila anni di storia. Il metodo per questo tipo di caccia, a volpi, lupi e altri animali, si tramanda di padre in figlio, laddove la persona mostra una propensione spiccata per la collaborazione con l’aquila. Aishoplan è una ragazzina di tredici anni che non ha mai avuto paura di un’aquila né di arrampicarsi in altissima montagna per catturare il suo personale aquilotto, per crescerlo e addestrarlo secondo gli insegnamenti del padre.


UN ALTRO ME, di Claudio Casazza

UnAltroMe_2_Disegno

Nella casa di reclusione di Bollate (Milano) ha luogo il primo esperimento italiano di “trattamento intensificato” per responsabili di violenze sessuali: giorno dopo giorno i racconti, le osservazioni, le opinioni degli internati si intrecciano con le sollecitazioni e gli interrogativi posti dagli psicologi.


UN SACCHETTO DI BIGLIE, di Christia Duguay

Tournage Un sac de Billes

La vera storia di due giovani fratelli ebrei nella Francia occupata dai tedeschi che, con una dose sorprendente di malizia, coraggio e ingegno riescono a sopravvivere alle barbarie naziste e a ricongiungersi alle famiglie.


PERSONAL SHOPPER, di Olivier Assayas

hero_Personal-Shopper-2017

Maureen ha da poco perso il fratello Lewis per una disfunzione cardiaca congenita, da cui anche lei è affetta. Maureen è una medium e come tale cerca un contatto con l’aldilà per poter salutare definitivamente il fratello e riappacificarsi con la sua perdita. Maureen è anche una personal shopper, ovvero ha l’incarico di scegliere i vestiti ideali, con un budget stratosferico a disposizione, per una star esigente di nome Kyra.


MAL DI PIETRE (Mal de pierres), di Nicole Garcia

mal-di-pietre-film-696x344

Gabrielle è una donna che fa parte della borghesia agricola. Il suo destino, deciso dai genitori, è il matrimonio con José, un lavoratore stagionale che tenta in tutti i modi di renderla felice e trasformarla in una donna rispettabile di fronte alla comunità. Gabrielle però non lo ama e soffre in silenzio la sua condizione. Per tentare di curare i calcoli renali va alle terme dove incontra André Sauvage, un tenente ferito nella guerra in Indocina di cui si innamora. I due decidono di fuggire insieme.


MOGLE E MARITO, di Simone Godano

moglie-marito-pierfrancesco-favino-kasia-smutniak-nel-trailer-ufficiale-v4-287332-1280x720

Sofia e Andrea, sposati da dieci anni, sono in piena crisi e pensano al divorzio. A seguito di un esperimento scientifico di Andrea, però, si ritrovano improvvisamente uno dentro il corpo dell’altra. Lei nei panni di lui, geniale neurochirurgo che porta avanti una sperimentazione sul cervello umano, lui nei panni di lei, ambiziosa conduttrice televisiva in ascesa, saranno costretti a vivere l’uno l’esistenza dell’altro.


SAVVA (Hero Quest), di Max Fadeev

Savva-02-678x381

La storia di un ragazzo di 10 anni che vive in un piccolo villaggio in una foresta. Una volta protetto dai regali lupi bianchi, il villaggio ora è facile preda di una banda di spietate iene. Savva riesce a fuggire nel bosco, dove viene salvato da Angee, un maestoso lupo bianco, l’unico sopravvissuto alla scomparsa di massa della sua specie. Angee confida a Savva che un potente mago racconta che vi è un guerriero in grado di liberare il suo villaggio. Sfortunatamente, però, il mago vive su una montagna completamente circondata dalle forze di Mom Jozee, la malvagia Regina Scimmia a tre teste.

Alla prossima settimana!