Francis Ford Coppola: l’arte della produzione

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Francis Ford Coppola è un registra, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense.  È considerato uno dei maggiori cineasti della storia del cinema americano. Insieme a colleghi e amici quali Martin Scorsese, Brian De Palma, Steven Spielberg e George Lucas, ha contribuito in maniera determinante alla nascita della New Hollywood consacrandosi autore di grande prestigio con la regia di pellicole del calibro di: Il padrino, Apocalyse Now, La conversazone e Dracula di Bram Stoke. 

Il noto regista americano di origine italiane nasce nella città di Detroit, nel Michigan, il 7 aprile 1939. Trascorre l’infanzia a New York con il padre, compositore e musicista Carmine Coppola, primo flauto dell’Orchestra Sinfonica della NBC, e la madre, l’attrice Italia PenninoFanciullo, il giovanissimo Coppola si ammala di poliomielite e pare che sia proprio durante la malattia che, passando il tempo animando marionette, si appassiona al teatro e al cinema. Dopo il diploma in drammaturgia alla Hofstra University, si specializza in cinematografia alla University of California a Los Angeles e nel frattempo, tra il 1961 ed il 1963, lavora con Roger Corman come direttore dei dialoghi, assistente fonico, produttore e sceneggiatore.

Nel 1961 gira un breve filmino pornografico, Questa notte di sicuro, poi nel 1963 esordisce con Terrore alla tredicesima ora, ambientato in un castello irlandese e ricco di atmosfere gotiche e inquietanti. Intanto, viene assunto come sceneggiatore dalla ‘Seven Arts’ per la quale scrive le sceneggiature di Questa ragazza è di tutti e Parigi brucia?Nel 1966 investe i soldi guadagnati per la sceneggiatura di Patton, generale d’acciaio, con la quale vince un premio Oscar, per realizzare il suo secondo film, Buttati Bernardo. 

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Nel 1969, insieme a George Lucas, fonda a San Francisco la casa di produzione ‘American Zoetrope’ e nel 1971 dirige finalmente il film che gli regala il successo, Il padrino. Tratto dall’omonimo romanzo di Mario Puzo, il film riceve consensi unanimi dal pubblico e dalla critica e si aggiudica ben quattro premi Oscar, fra i quali quello per il miglior film e quello a Marlon Brando come miglior attore.

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Dopo il raffinato La conversazione (1974), che conquista la Palma d’Oro a Cannes, Coppola gira Il Padrino – Parte II(1974), vincitore di sei premi Oscar, tra cui miglior film, miglior regia e miglior sceneggiatura.

Poi il regista si concede una pausa di alcuni anni, nel corso dei quali si dedica soprattutto alla sua attività di produttore, e nel 1979 realizza Apocalypse Now, visionario spaccato sulla guerra del Vietnam, che gli regala ancora due Oscar e la Palma d’oro al Festival di Cannes. Dopo Un sogno lungo un giorno (1982), che spinge al fallimento la sua casa di produzione, Coppola dirige I ragazzi della 56 strada (1983) e Rusty il selvaggio (1983), che inaugurano un nuovo filone cinematografico, quello incentrato sulla violenza all’interno delle bande giovanili, e che contribuiscono a lanciare una nuova generazione di attori: Matt Dillon, Tom Cruise, Mickey Rourke, Nicholas Cage (suo nipote), Patrick Swayze, Rob Lowe ed Emilio Estevez.
Nel 1984 Coppola dirige l’ambizioso musical Cotton Club, che si rivela però un insuccesso al botteghino, poi gira Peggy Sue si è sposata (1986) e Giardini di pietra (1987). Sul set di quest’ultimo film, suo figlio Joe perde la vita tragicamente in un incidente nautico. Dopo l’insuccesso di Tucker – Un uomo e il suo sogno (1988), Coppola accetta di girare l’ultimo capitolo della saga del Padrino, ma nonostante una nomination all’Oscar, Il padrino – Parte III (1990) non si rivela all’altezza dei film precedenti.

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 Nel 1991 Coppola vince un premio Onorario alla Mostra di Berlino e, l’anno successivo, un Leone d’oro alla carriera a Venezia. Lo stesso anno conquista un nuovo grande successo grazie all’adattamento cinematografico del Dracula di Bram Stoker.

Poi dirige L’uomo della pioggia (1998), tratto dal romanzo omonimo di John Grisham. Dal 1978, Francis Ford Coppola produce a Rutheford, in California, il vino ‘Rubicone’, molto apprezzato dagli appassionati, la cui rendita gli permette di rifiutare le sceneggiature che non lo convincono e di lavorare invece alla stesura di più ambiziosi progetti.

Dopo circa dieci anni di silenzio Coppola torna al cinema con il film Un’altra giovinezza, da un racconto di Mircea Eliade. Una storia ambientata in Romania prima della Seconda guerra mondiale, quando un bel pezzo d’Europa era soffocata dal nazismo: protagonista un timido professore la cui vita cambia, a causa di un evento sconvolgente: ringiovanisce dopo essere stato colpito da un fulmine. Da qui una fuga in vari paesi, tra cui l’India. I protagonisti sono Tim Roth, l’attrice nata a Bucarest Alexandra Maria Lara e Bruno Ganz. L’autore della sceneggiatura è lo stesso Coppola. Il film è uno dei fiori all’occhiello della seconda edizione della Festa di Roma.

Dopo aver diviso critica e pubblico con il film ‘Un’altra giovinezza’ Coppola si è dedicato nuovamente ad una saga familiare. Con ‘Tetro’ il regista di origini italiane ha raccontato la storia di una famiglia di artisti italiani emigrati in Argentina. Il film è in predicato per concorrere al festival di Cannes.

La figlia Sofia Coppola ha seguito le orme del padre diventando anche lei regista internazionale (“Il giardino delle vergini suicide”, 1999, “Lost in Translation”, 2002). Quando si dice ‘vizio di famiglia’. 

Quando a dire ‘All’Università tutto bene’ è uno come lui

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Capelli e barba brizzolati, camicia blu, jeans e occhiali neri che scivolano giù e che riposiziona sul naso quando, imbarazzato da una domanda, china la testa. C’è tutto del semplice ragazzo cresciuto in una piccola frazione di Santa Caterina Albanese, provincia di Cosenza in Calabria, nel sorriso (e soprattutto nell’accento) di Dario Brunori, noto con lo pseudonimo di Brunori SAS. Laureato in Economia e Commercio presso l’Università degli studi di Siena, Brunori si è poi inserito nell’universo cantautorale nel 2009 percorrendo poi silenziosamente una strada verso un successo che neanche lui si aspettava di conseguire.

Sceglie di aprirsi con solarità, sincerità e spontaneità Dario Brunori di fronte a una moltitudine di studenti che si sono riuniti oggi nell’Aula Magna del Rettorato per incontrarlo, attraverso l’iniziativa culturale studentesca dal titolo “All’università tutto bene. Dario Brunori incontra gli studenti” e non sembra poi così molta la distanza che separa generazioni apparentemente molto lontane. Il cantautore calabrese, da sempre sensibile alle tematiche sociali che caratterizzano la sua generazione, si è reso protagonista in questi mesi di una serie di eventi in alcuni importanti atenei italiani dal titolo “Incontri senza rete e alla pari”, in cui ha condiviso con gli studenti la sua esperienza all’università, le scelte fatte e l’impegno per le proprie passioni nella vita come nello studio.

“E’ stato molto strano per me affrontare il primo incontro con gli studenti a Siena dove mi sono Laureato e spiegare come abbia poi fatto tutt’altro nella vita” -ironizza- “l’Università, per me che sono stato uno studente fuori sede, è stata un’esperienza formativa su tanti punti di vista. Mi è servito molto ad aprirmi. Se penso che poi sono riuscito a dare Diritto Commerciale quando volevo solo suonare, ho capito che potevo fare davvero tutto nella vita”.

Ha poi esposto il tema del suo ultimo album ‘A casa tutto bene’: la paura. “Ho cercato, rispetto al passato, di focalizzare l’attenzione su quello che per me era in quel momento urgente. Mi rendevo conto che l’idea della paura veniva fuori sia dalle tematiche da trattare sia da ciò che sentivo. Era il denominatore comune -la paura- tra ciò che provavo io e quello che vedevo nel mondo intorno a me. Ho iniziato improvvisamente, spinto dall’epoca che stiamo vivendo, a considerare tutte le persone che potevano essere spaventate come me”.

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Il disco più consapevole dunque dal punto di vista dei testi ma anche e soprattutto della musica. “C’è un tempo per fare le cose ma anche per metabolizzarle. Volevo, per questo, dare un suono al disco e volevo che emergesse il fatto che sono un musicista prima di tutto” -spiega Brunori, che cerca di spogliarsi di fronte al pubblico ricoprendosi al tempo stesso sempre con un velo di ironia per nascondere “la timidezza che mi porto dietro da sempre”.

Il disco è l’unione di più personaggi che prendono la parola, è l’insieme di un equilibrio. Ho pensato di chiarire quanto sia importante emanciparsi da quella forma di cinismo che, alla fine, non porta a molto se non all’indossare una maschera”.

Un successo inaspettato il suo che sembra essere oggi luminoso più che mai ma che è legato al dolore della morte del padre. “Nella vita non riuscirei mai a dire ciò che dico nella canzoni. Forse a causa di quel pudore ereditato da mio padre. Attraverso le canzoni supero quell’imbarazzo della vita”.

Durante il suo intervento alla Sapienza, Brunori ha risposto alle tante domande degli studenti intervallando inoltre lo spettacolo, in versione acustica con la chitarra, di alcuni brani del suo ultimo lavoro : Secondo me, L’uomo nero, La verità e La vita liquida. Un momento di puro divertimento, musica e dialogo; uno di quelli che, “in un mondo di acqua in cui si è destinati a evaporare”, tocca tenerseli ben stretti.

Pungono ancora, dopo trent’anni, Gl’Istrici di Dahl

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«Dice una leggenda che Gl’istrici scagliano i loro aculei, come frecce, su chi li stuzzica. Provate a stuzzicare i nostri Istrici ed essi vi pungeranno: colpiranno la vostra fantasia e il vostro cuore, divertendovi, affascinandovi e spaventandovi. Li abbiamo cercati in tutto il mondo e ora sono qui per pungervi, pungervi».

Nasceva il 13 settembre 1916, esattamente 100 anni fa, uno degli autori per ragazzi più celebrato e amato: Roald Dahl. Roald Dahl parteggia sempre per i bambini e ha creato tanti piccoli personaggi con speciali poteri che si vendicano delle prepotenze degli adulti o li puniscono per le loro cattive azioni. E’ stato prima un bambino felice, nella sua amorosa famiglia norvegese, e poi un bambino infelicissimo nei terribili collegi inglesi, ma alla fine sempre qualche miracolo l’ha salvato. Il suo aereo – preso di mira dai dispettosi Gremlins – cadde in fiamme nel deserto, ma lui ne uscì e divenne quel gigante mago inventore di storie che salvano dalla noia, dalla tristezza, dalle ingiustizie tutti i bambini che le leggono. La scelta dei libri di Gl’Istrici era legata a un’idea precisa, cioè dare ai bambini cose che si avvicinassero il più possibile ai loro gusti e che come prima cosa non cercassero di educarli ma di divertirli.

La novità che ha introdotto è stata quella di assumere il punto di vista dei bambini o di adulti che non hanno perso il senso dell’infanzia. È per loro che scrive. Non a caso, Willy Wonka regala al piccolo Charlie la Fabbrica di cioccolato dicendogli: “Un adulto non mi darebbe mai retta, non avrebbe voglia di imparare. Vorrebbe fare le cose a modo suo, non come dico io. Perciò ho bisogno di un ragazzo”.

L’attenzione di Dahl era infatti tutta rivolta ai più piccoli : “Non ho niente da insegnare. Voglio soltanto divertire. Ma divertendosi con le mie storie i bambini imparano la cosa più importante: il gusto della lettura. Si staccano dal televisore, e prendono familiarità con la carta stampata. Più avanti nella vita, questo allenamento gli servirà per affrontare testi più seri. E chi avrà cominciato presto a leggere libri, andrà più lontano”.

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Pippi Calzalunghe

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La fabbrica di Cioccolato

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L’occhio del Lupo

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L’uomo che piantava gli alberi

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Storia di una Gabbianella e del gatto che le insegnò a volare

Donatella Ziliotto, ideatrice e prima direttrice della collana, oltre che traduttrice di molti libri di Dahl, lo spiegò così: «Con Gl’Istrici ho pensato di dare ai bambini ciò che essi chiedevano, cioè i generi come l’horror, il giallo, il sentimentale, la fantascienza, il fantasy che di solito erano rivolti solo ed esclusivamente agli adulti. (…) Si trattava di scegliere testi che fossero ‘dalla parte dei bambini’ anche sotto il profilo stilistico, cioè scorrevoli, veloci, dinamici, ricchi di una costante tensione, con poche descrizioni e molti dialoghi».

In occasione del centenario di Dahl nel 2016, Salani presenta la collana “Gl’Istrici Dahl”, l’edizione dell’opera completa dell’autore in formato cartonato, coordinata in tutto il mondo con nuove illustrazioni a colori firmate da Quentin Blake e un nuovo logo: un aeroplano di carta che richiama il passato di pilota di Dahl e simboleggia libertà e avventura. Oggi in occasione dei trent’anni della collana, sono e saranno realizzate delle nuove edizioni di alcuni dei più amati tra i libri di Gl’Istrici: la grafica delle copertine è nuova, anche se conserva le illustrazioni già presenti sulle vecchie edizioni. I primi volumi di questa nuova edizione sono in libreria da oggi. La nuova grafica è stata realizzata dal grafico specializzato in copertine di libri Nicholas Misani. 

Fu grazie a Gl’Istrici che Salani – che, fondata nel 1862, è una tra le più antiche case editrici italiane – si riprese dopo anni di scarse vendite e continui cambi di proprietà diventando oggi, con il successo de Gl’Istrici prima e dei romanzi di Harry Potter dopo, è una delle più importanti case editrici per ragazzi, anche se pubblica pure libri per adulti.

Oggi Gl’Istrici, che sono 257 e dal 1987 hanno venduto otto milioni di copie, continuano a farsi sentire e a pungere il cuore di grandi e piccini.

Frank Underwood sta tornando

 

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House of Cards -Gli intrighi del potere è una serie televisiva statunitense,  prodotta da Beau Willimon. È un adattamento dell’omonima miniserie televisiva prodotta dalla BBC, a sua volta basata sull’omonimo romanzo di Michael Dobbs. Ambientata nell’odierna Washington D.C, segue le vicende di Frank Underwood (Kevin Spacey), un Democratico amante del potere e delle costolette; eletto nel quinto distretto congressuale della Carolina del Sud e capogruppo di maggioranza della Camera che, dopo essersi visto sottratto il posto da Segretario di Stato che il neo-presidente gli aveva promesso, inizia un giro di intrighi per giungere ai vertici del potere americano. Sua moglie, Claire Underwood, lo aiuta nel suo piano. La serie tratta di temi quali potere, manipolazione e spietato pragmatismo. 

L’intera prima stagione, composta da tredici episodi, ha debuttato il 1° febbraio 2013. Frank e Claire iniziano a tramare una vendetta contro il presidente Walker, venuto meno all’iniziale promessa fatta. Questa decisione del presidente innesca una serie di complotti, piani e tradimenti, architettati da Underwood, volti a destabilizzare l’entourage della casa bianca. La vendetta come movente, la scalata al potere come fine ultimo. In questo delirio politico shakespeariano, in cui non esistono buoni o cattivi, si muovono personaggi disillusi e senza scrupoli. Giornalisti, guardie del corpo, sindacati, lobbisti, faccendieri, funzionari di stato e responsabili no profit sono i re e le regine che si trascinano nella grande scacchiera del potere, dove non c’è alcuna consolazione per i tristi comuni pedoni. La regina in persona si chiama Claire Underwood (interpretata dalla splendida e glaciale Robin Writght), moglie (non) devota di Frank, fredda e calcolatrice donna che ogni politico che si rispetti dovrebbe avere al proprio fianco. L’aspirante regina, invece, è Zoe Barnes, che ha il visino angelico di Kate Mara, giornalista che tenta la scalata al successo grazie all’appoggio di Frank. Il ruolo dell’alfiere sulla via della redenzione è affidato a Peter Russo (Corey Stoll), deputato dal vizietto facile, comodamente corruttibile, che Frank ha ammaestrato a docile pedina del suo lungimirante disegno.

La seconda stagione vede poi un Frank Underwood appena diventato vicepresidente, dopo il riuscito complotto messo in piedi nella prima stagione. Inizia con un primo grosso colpo di scena: l’assassinio della giornalista Zoe Barnes, che stava indagando sulla morte del deputato Peter Russo, gettata sotto un treno della metropolitana. Underwood decide di lavorare per promuovere una giovane deputata ed ex soldatessa, Jacqueline Sharp, a capo della maggioranza al Congresso e soprattutto comincia a occuparsi di rapporti commerciali con la Cina insieme al Segretario di Stato Catherine Durant: una questione importante per l’amministrazione, dato che sta molto a cuore a un potente milionario – Raymond Tusk – che è anche uno dei più influenti consiglieri del presidente Walker.

Underwood fa il doppio e il triplo gioco in più di un’occasione per far spazientire sia Tusk che Walker e metterli uno contro l’altro: e durante questo trafficare finisce per portare all’interruzione dei rapporti diplomatici tra Stati Uniti e Cina, per far arrabbiare un importante imprenditore cinese – Xander Feng – interessato alla costruzione di un ponte sul canale Long Island Sound e per scoprire che lo stesso Feng è in affari con Tusk. I rapporti tra Tusk e Walker precipitano, al punto che a un certo punto la società energetica di Tusk per ritorsione toglie la corrente elettrica allo stadio dove Frank Underwood sta per fare il lancio cerimoniale prima di una partita di baseball; e Underwood subito dopo suggerisce al presidente di commissariare le centrali energetiche di Tusk.

Ma la situazione non si ricompone, anzi: Tusk e Feng cominciano in segreto a finanziare gli spot televisivi dei Repubblicani contro Walker, danneggiando la sua popolarità, e Underwood lo scopre. Nel frattempo però anche una giornalista – Ayla Sayyad del Wall Street Telegraph – si accorge di qualcosa: e cioè che Tusk e Feng sono effettivamente in affari. Ma più il guaio va avanti e più le cose non si risolvono, anche perché nel frattempo Walker si mostra sempre più indeciso e cedevole. Durante una delle tante liti e discussioni, la capo dello staff del presidente Linda Vasquez si dimette. In tutto questo alla fine Underwood convince il presidente che la cosa migliore da fare per tirarsi fuori dai guai sia acconsentire progetto del ponte. Walker promette a Tusk la grazia, purché decida di testimoniare contro Underwood, ma è ormai debolissimo.

La quarta stagione vede Frank Presidente degli Stati Uniti d’America, dopo innumerevoli ostacoli. E se da una parte il cattivo protagonista abbraccia il potere, dalla poltrona più ambita  nel mondo, dall’altra si scontra con Claire. L’amore e l’odio, di un matrimonio non più così stabile, sono i veri protagonisti di questa stagione.

Svelata la data di uscita su Netflix di House of Cards 5 stagione. La serie Tv con protagonisti i due attori Kevin Spacey e Robin Wright tornerà sul piccolo schermo esattamente il 30 maggio 2017 salutando, però, il creatore Beau Willimon.                       Netflix e MRC, la società che produce House of Cards, ringraziano e augurano il meglio a Willimon, sottolineando come questo abbia costruito una serie avvincente e acclamata dalla critica, che si è guadagnata il suo posto nella storia della televisione. Secondo Deadline, pare che Willimon – per cui non è ancora stato trovato un sostituto – non se ne vada di sua volontà, ma sarebbe stato costretto a lasciare per problemi nella produzione della serie: ufficialmente, lo show-runner ringrazia tutti i coinvolti nella serie, e spiega che dopo cinque anni e quattro stagioni sente sia giunto il momento di lasciare e si dice estremamente orgoglioso di quanto costruito.
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Torna il Presidente Frank Underwood per la 5 stagione di House of Cards a quattro anni di distanza dall’esordio. La quinta stagione riprenderà il finale della quarta che vede di nuovo Frank e Claire insieme, più forti di prima. ‘Noi seminiamo terrore’, era questa la promessa dei due protagonisti. Grandi aspettative, dunque, per una delle serie televisive americane più popolari, apprezzate e premiate negli ultimi anni. Cosa ci rivelerà questa volta Kavin Spacey, il personaggio più spietato e idolatrato di sempre? 

Come direbbe Francis ‘Dopotutto, non siamo niente di più di quello che scegliamo di rivelare’.

 

 

 

 

 

Trattati di Roma: tra paura e sicurezza

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Il killer di Londra ha un volto, un nome e un movente legato indissolubilmente all’Isis. Si chiamava Khalid Masood, cittadino britannico di fede islamica, l’uomo che ieri ha fatto scorrere il sangue all’ombra del palazzo di Westminster investendo pedoni come birilli a bordo di un suv e poi accoltellando un agente prima di essere abbattuto sulla soglia del parlamento più antico del mondo. Una violenza ispirata dall’ideologia jihadista è quella dell’autore dell’attacco, considerato come’figura marginale’: nota ai servizi di sicurezza come estremista, ma mai indagato per terrorismo.

Ritorna dunque la paura del terrorismo che aleggia inquietante anche nella Capitale. Misure di sicurezza a Roma -resa in questa settimana militarizzata- che ospiterà la celebrazione del sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma. Il 25 marzo 1957 venivano firmati i trattati che istituivano la Comunità economica europea (Cee) e la Comunità europea dell’energia atomica (Ceea o Euratom), che sono passati alla storia come le fondamenta della Comunità europea. 

Oltre 120 fra capi di Stato e autorità politiche con relative delegazioni provenienti da tutto il mondo. In un clima che era già molto teso per la presenza nel corteo degli antagonisti di black-bloc e gruppi anarchici, dopo l’attentato di Londra l’apprensione è cresciuta ulteriormente. 

Sicurezza: controlli e presidi a RomaCentro storico blindato, con due zone di massima sicurezza delimitate da 39 varchi d’accesso, circolazione vietata ai camion e chiusura di tre stazioni della metro. La Capitale si prepara alle celebrazioni con un piano di sicurezza che prevede l’impiego di 5mila agenti, oltre a un centinaio di nuove telecamere. Quattro i cortei previsti e almeno 25mila persone in piazza. Ci saranno come noto la ‘Zona blu’ intorno al Campidoglio – quella degli eventi ufficiali – e quella ‘verde’ più esterna, riservata alla contestazione, entrambe presidiate da tiratori scelti e centinaia di agenti in borghese. 

 La ‘Zona verde’ include via 4 novembre, largo Magnanapoli, via Nazionale, costeggia piazza delle Repubblica e ridiscende fino a via del Corso lungo tutta via del Tritone. L’area, operativa dalle ore 7 del 24 marzo, non sarà interessata da interdizione al traffico veicolare, ma in ciascuno dei 18 varchi di accesso è previsto un presidio di polizia con funzioni di controllo ed identificazione di personaggi di interesse. Nessuna manifestazione è consentita nell’area verde.

La ‘Zone blu’, una sorta di ‘eurozone’ in omaggio ai colori della bandiera europea, include tutta piazza Venezia, Piazza dell’Ara Coeli, Piazza San Marco, via Petroselli fino a via delle Tre Pile e si chiude attraverso i Fori Imperiali e piazza Madonna di Loreto. Quest’area, sarà presidiata sin dalle prime ore del 24 marzo, mentre, dalle ore 24 dello stesso giorno scatteranno le chiusure al traffico veicolare e pedonale per le bonifiche che avverranno nella notte che precede il vertice. La zona blu è servita da 21 varchi di accesso.

Contro il rischio attentati si punta, oltre che sull’intelligence in funzione preventiva, sull’uso di barriere di cemento a contrastare la minaccia di camion lanciati sulla folla, come a Nizza e a Berlino. I divieti di circolazione nel centro di Roma per i mezzi pesanti sono una delle misure disposte dalle autorità. Se la minaccia islamista dei ‘lupi solitari’ preoccupa per la sua imprevedibilità, forse meno drammatico ma più tangibile è il rischio di scontri con i black bloc e gli anarchici, in arrivo a decine dall’estero a dare manforte ai militanti italiani. I violenti potrebbero infiltrarsi nei cortei, in particolare in quello pomeridiano di Eurostop.

Per motivi di sicurezza sono stati chiusi al pubblico alcuni monumenti e aree archeologiche come il Colosseo, il Foro Romano, il Palatino e la Domus Aurea. Potrebbero rimanere chiuse anche le scuole che si trovano nel perimetro delle zone verdi e blu e anche i negozi del centro.

“Libertà di manifestare, ma no a violenza. Il principio è libertà di manifestare le proprie opinioni, ma con un limite: la violenza”. Lo afferma il ministro dell’Interno, Marco Minniti, alla vigilia delle celebrazioni. “Non si può sottovalutare nulla” –ha spiegato Minniti- la priorità, ha aggiunto, “è il controllo del territorio, che è il sistema più efficace di fronte all’imprevedibilità dell’atto”.

Un altro Venerdì 17

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Ai superstiziosi, che hanno riposto in questo 2017 tutta la loro fiducia, sembra non piacere affatto un altro giorno ‘sfortunato’. Oggi, infatti, è il terzo venerdì nero nel solo giro di tre mesi. In gennaio c’è stato un 13, in febbraio un 17 come in questo marzo. Agli stessi darà però sollievo sapere che -sopravvissuti a questo venerdì- l’anno 2017 concederà loro una pausa. Se ne riparla a ottobre e novembre. L’estate è più tranquilla, senza giornate in cui si unisce il peggio della tradizione antica e cristiana. Si suppone sia legata alla chiesa e agli stregoni il culto della paura, alimentata dall’ignoranza e dalla suggestione del popolo. Tutte superstizioni, in un senso e nell’altro, per chi non ci crede; finte verità che le persone si ripetono -e se ne convincono- quando la giornata inizia con il piede sbagliato (il sinistro). Joseph Goebbels diceva che ‘Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità’.

E’ probabilmente così che, con il tempo, son diventate verità molte cose del vivere comune. Non adoperare lo stesso asciugamani in due, prestare attenzione alle gocce di cera che cadono lungo il lato della candela, non passare sotto una scala, non mettere un cappello sul letto, non tagliare i capelli durante la luna nuova (se volete evitare le calvizie), mangiare lenticchie, uova o datteri, non tenere il cucchiaio con la mano sinistra, non versare l’olio, non aprire un ombrello in casa, non posare il pane in tavola a rovescio, non camminare sotto la pioggia, non raccogliere mai un quadrifoglio poiché per avere fortuna e felicità bisogna solo guardarlo o toccarlo. Ancora, evitare di rompere uno specchio, non raccogliere gli aghi da terra, non gettare il guscio di un uovo intero ma spezzarlo, non indicare l’arcobaleno, non contare le stelle, non farsi attraversare la strada da un gatto, non tagliare le unghie il Venerdì, regalare fiori solo di numero dispari (pari solo se sono 12), non passare la scopa sui piedi di un giovane e tante altre.

Rolling Stones: aperti cancelli, si entra al Circo Massimo

Per questo, anche oggi, come ogni venerdì 17 dal 2009, torna la ‘Giornata anti-superstizione’ organizzata dal Cicap , il Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze. In tutta Italia decine di iniziative insegneranno a non credere nei cattivi presagi, con un ‘percorso a ostacoli’ per dimostrare di essere immuni. Durante la giornata i vari  partecipanti dovranno eseguire un totale di 13 gesti e azioni ritenute fortemente pericolose dai superstiziosi. A chi supererà tutte le prove verrà anche consegnato un diploma di ‘anti-superstizioso’.

A chi, poi, possiede un trifoglio ma non crede né alla fortuna né alla sfortuna, e si limita in questo giorno (oggi è anche San Patrizio) a bere una birra, è dato sapere che secondo la tradizione il trifoglio -simbolo dell’Irlanda e del Santo- porti bene, se affogato, la sera nell’ultimo bicchiere di birra. Così, per sapere.

Buon San Patrizio. Buon venerdì 17.

 

 

 

Quando la musica si ferma

 

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C’è un momento, durante una festa o in discoteca, in cui l’euforia è alle stelle. Le persone ballano di più, bevono di più, cantano di più, si stringono abbracciandosi di più. E’ il momento in cui il dj decide di bloccare la musica e per qualche istante si riesce solo a percepire l’energia della gente che urla a squarciagola le parole della canzone, saltando a piedi uniti e con le braccia al cielo. Succede quando la musica non c’è ma l’energia sì e le persone continuano a farla uscire fuori.

Questa energia la conosceva bene Fabiano Antoniani, conosciuto come Dj Fabo, che nella vita aveva fatto già tutto. Diplomato da geometra, Fabiano aveva fatto diversi lavori ed era stato anche impegnato nel mondo delle moto. All’età di sette anni aveva iniziato a suonare la chitarra, ma molti anni dopo ad Ibiza la musica era diventata anche un lavoro con l’inizio dell’avventura da Disk Jockey che lo aveva portato a lasciare il posto fisso a Milano per girare il mondo.  In uno dei rientri in Italia nell’estate del 2014, proprio dopo una serata in un locale di Milano, un terribile incidente gli cambiò improvvisamente la vita rendendolo cieco e tetraplegico. Da quel giorno per lui esisteva solo il silenzio. Succede quando la musica non c’è e l’energia neanche. Così tra tante cose Fabo ha scelto nella  vita anche come morire. Ha scelto il suicidio assistito. Ha scelto di morire il 27 febbraio alle 11 e 40. Ha scelto di essere libero dalla sofferenza e da una vita che non era più sua da troppo tempo. Non è stato lui, però, a scegliere di morire in Svizzera e non nel suo Paese che rifiuta l’eutanasia come rimedio al dolore. Non è stato lui perché, dj Fabo, sapeva che quando la musica si ferma le persone si stringono abbracciandosi di più.

Fabiano Antoniani è morto e poco importa chi e perché oggi non è d’accordo con la sua decisione, poco importa a questo punto anche il non rispetto riservatogli per il coraggio di farla finita. Importa che sia finalmente diventato libero in una clinica e non a casa sua, importa che sia morto portandosi con sé, del suo Paese, il vergognoso silenzio che per tre anni gli è rimbombato dentro come un eco. Lo stesso silenzio che c’era lunedì 13 marzo alla Camera, nell’Aula in cui si sarebbero dovute discutere le linee generali della proposta di legge sul cosiddetto ‘biotestamento’. Poco importa del boom dei testamenti biologici a Milano e del cosiddetto ‘effetto Fabo’ se il governo rimane inerme dopo più di un anno dall’inizio della discussione in Commissione e dopo quattro rinvii .

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Poco importa se le leggi vengono calendarizzate in aula, se di lunedì non si vota, se è una giornata che di solito il parlamentare usa per incontri sul territorio, giri nei ministeri e lavoro d’ufficio, se il martedì è giorno di votazione in aula e se è di martedì che sono presenti tutti i parlamentari. Non sarebbe stato nella norma -magari no- mutare il calendario dei lavori che vanno regolarmente dal martedì al giovedì. Ma sarebbe stata di certo una bella immagine, quella di un abbraccio arrivato tardi a dj Fabo. Lui è morto e magari non sarebbe stato nella norma -magari no- farlo morire nel suo Paese. Ma se la sua storia avesse (almeno) smosso le coscienze di tutti portando ad una affettiva accelerazione della realizzazione della legge sarebbe stata di certo una bella immagine, quella di una forte empatia che fa un gran rumore nel momento in cui qualcuno decide di bloccare la musica per sempre. Succede quando la musica non c’è, l’energia neanche ma le persone continuano a cercarla dentro altre persone.

Con i cuori uniti e le braccia al cielo. Per farci sentire da dj Fabo.