DUTCH NAZARI – Ce lo chiede l’Europa

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Nome: Dutch Nazari

Titolo: Ce lo chiede l’Europa

Genere: Cantautorato / Rap

“Ce lo chiede l’Europa” di Dutch Nazari è un disco che suona così contemporaneo che sembra scritto man mano che lo si sta ascoltando. L’album segue la moda del sound hip-hop mixato al pop di oggi, ma lo fa con intelligenza, mettendo in campo dei testi mai banali, che, per metrica e verve, conservano il loro street style. Dutch Nazari è una certezza. Del resto, non c’erano dubbi che, dopo i precedenti lavori già di livello, il “cantautorapper” fosse riuscito, anche in questo nuovo disco, a continuare spedito per la sua strada ricca di immagini e situazioni dipinte alla perfezione da ironiche verità e ciniche, ma sempre orecchiabili, stilettate.

 

 

UNA -AcidaBasicaErotica

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Nome: UNA

Titolo: AcidaBasicaErotica

Genere: Pop / Electropunk

Pensavate possibile unire follia e razionalità in un solo disco e farlo suonare comunque coerente? Bene, Marzia Stano aka UNA ci è riuscita. “AcidaBasicaErotica” è ribelle e istintivo, ma allo stesso tempo intelligente e comprensivo, è uno sfogo passionale che trova però un equilibrio nella dimensione corporale. È un disco visivo, un’esperienza a 360° tra la notte clubber e il giorno cittadino. Un album fortemente femminile che nelle sue sonorità elettroniche ballabili trova anche un po’ di punk, soprattutto nell’attitude ostile verso ogni forma di discriminazione. UNA è libera e questo disco vuole donare a tutti la stessa ebbrezza.

IL MURO DEL CANTO – L’amore mio non more

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Nome: Il Muro del Canto

Titolo: L’amore mio non more

Genere: Cantautorato / Folk

I ragazzi de Il Muro Del Canto hanno sfornato un altro disco da applausi. Sarà che parlano perlopiù la lingua del popolo, ma l’attualità dei loro testi è sempre impressionante. “L’amore mio non more” si trova a pieno agio nella tradizione romana e da questa eredita lo spirito schietto e passionale, per poi trasportarlo nella modernità e parlare dei suoi vizi (anche quelli più segreti) in una chiave folk molto contemporanea ed evoluta rispetto ai precedenti lavori. I loro testi sono testardi, incalzanti e proprio per questi chiari e senza filtri, comprensibili a tutti. Romani sì, e pure tanto, ma sempre e comunque universali.

CRISTINA MESCHIA

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Nome: Cristina Meschia

Titolo: Inverna

Genere: Folk / Jazz

“Inverna” è il nuovo album che vede come protagonista Cristina Meschia. Un disco impegnato e lontano dai temi di oggi, specie per il linguaggio. Un progetto forte, interessante ed estremamente nostalgico. Composto da 9 brani, questo album coniuga la miglior tradizione musicale lombarda (Jannacci e Svampa su tutti) con le sonorità della musica folk e del jazz. Tanto lavoro e tanta passione per un grande disco che apparentemente sembra stare fuori dagli attuali canoni musicali, ma che invece si pone come uno strumento fondamentale di memoria, per non dimenticare il passato, la tradizione e quindi le proprie origini.

MAC – Un pianeta su nove

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Nome: MAC

Titolo: Un pianeta su nove

Genere: Cantautorato

“Un pianeta su nove” è il primo album di MAC e “Livore” è stato il primo singolo estratto per annunciare l’uscita di quest’album. Il cantautore in questo disco racconta un mondo oscuro, una delusione raccontata attraverso un modo di cantare molto particolare, quasi unico e attraverso arie e melodie molto particolari. Il tutto si trasforma in una sorta di manifesto di una generazione delusa e amareggiata da se stessa e dal mondo circostante. Un album sofferto, che ti entra in modo viscerale e ti mette in contatto con il nostro lato più cupo. “La vita non è vita se hai solo bisogno di attenzioni”.

ACO – “N”

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Nome: ACo

Titolo: (N)

Genere: Cantautorato / Elettropop

“(N)” è il titolo del primo progetto discografico di ACo. Un album che nasce e cresce grazie alla partecipazione e alla collaborazione di diversi artisti. Così, lo si potrebbe vedere come un lungo viaggio o un percorso reso possibile solo con l’incontro con gli altri, con le loro esperienze, le loro idee e le rispettive storie. Un album intrigante e variegato per i temi trattati e per la musicalità, con momenti a prima vista diversi tra loro, ma allo stesso tempo legati in modo sorprendente. “Tempelhof” è stato il primo singolo estratto e ha visto la collaborazione di Marco Guazzone e Gabriele Dorme Poco.

JAN BLOMQVIST

Jan Blomqvist 3

Jan Blomqvist, l’elettronica che esce dai confini del club
Suoni minimali, melodie acustiche, un pizzico di folk punk: l’energizzante malinconia di un’artista elettro-pop dai connotati dance

di Carlo Ferraioli

Mosca, Parigi, Istanbul, New York, Roma, Copenhagen, Bruxelles, Amsterdam, Atene, Budapest, Beirut, Tunisi, Napoli, Bucarest, Varsavia, Zurigo, Marsiglia, Montpellier, Salonicco, Monaco, Vienna, Londra, Dubai: più di 300 esibizioni all’attivo, Jan Blomqvist, tedesco all’anagrafe e generazione anni ’80, è diventato grande. Ne è passato di tempo, infatti, da quando per guadagnarsi da vivere (e da suonare) lavorava dietro al bancone del Weekend Club di Berlino. Una vita passata fra i grattacieli, che fosse a preparare cocktail o, finalmente, a proporre la sua, di musica.

Così, dopo aver capito che l’elettronica melodica avrebbe potuto fare breccia sugli attici di mezzo mondo, Jan decise di voler contribuire quale valore aggiunto ad uno stile intrapreso anche da Milky Chance e Robin Schulz, giusto per dirne due. Del 2011 il suo debutto: festival Fusion, 3000 persone e, solo un anno dopo, il ritorno, lì dove aveva per tanto tempo sperato in un futuro diverso. Si esibisce infatti proprio al Weekend, questa volta però non dietro la cassa del bar a versare da bere, ma per creare un contenuto che difficilmente sarà dimenticato in seguito.

Blomqvist e la sua band diventano virali: milioni di visualizzazioni e condivisioni di una musica che quasi ipnotizza, sbalzandoti sempre un po’ qua un po’ là, fra il torvo cielo di una notte che viene e i bagliori del crepuscolo di un giorno che, oramai, lentamente, va. Ma, proprio in quell’inesorabile fluire, le sue note avveniristiche trasferiscono consapevolezza, ragione, lucidità: un ottimo sottofondo per prendere una decisione, comunicare una notizia ad una persona importante o, semplicemente, sorseggiare un Campari & Gin.
Un’eco che quasi illumina, tant’è che non tarderanno ad arrivare importanti pubblicazioni: Time Again, 2014; Remote Control, 2016; Disconnected, dello scorso 5 ottobre. Un vero amante della musica elettronica che, assieme alla band che prende il suo cognome e formata da Christian Dammann (batteria), Felix Lehmann (piano) e And Ryan Mathiesen (testi), ha saputo umilmente contribuire alla crescita di un fenomeno nuovo e frizzante, eppure così introverso. Buona fortuna, Jan!