Blade Runner 2049 – La recensione (senza spoiler)

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Gli androidi sognano ancora pecore elettriche?

All’annuncio di un sequel di Blade Runner avevano reagito tutti con parecchia paura. Sulla scia degli innumerevoli prequel/sequel/remake/reboot che negli ultimi anni sono andati a scomodare diversi mostri sacri della filmografia mondiale, pochi dei quali in maniera convincente, anche questa pellicola sembrava destinata a perire miseramente sotto il peso del paragone con l’originale.

Ricordiamo infatti che quando si parla di Blade Runner non si fa riferimento solamente ad un film del 1982 che col passare degli anni ha assunto lo status di cult senza tempo, ma ad una pellicola che ha definito e plasmato un intero immaginario. Da Akira a Ghost in the Shell, ma anche il fumetto Nathan Never, Videodrome e Gattaca, tutta la fantascienza che segue Blade Runner pesca a piene mani proprio dall’estetica cyberpunk di questa pellicola diretta da un Ridley Scott ancora in stato di grazia, accompagnato dalla fotografia di Jordan Cronenweth e dalle scenografie di David L. Snyder. Contrapposizione tenebrosa alla fantascienza più ingenua ed edulcorata del passato e più in linea con quella “arrugginita” alla Star Wars (il primo capitolo era uscito nel 1977), veramente in pochi, inizialmente, si sarebbero aspettati l’impatto che questo film avrebbe avuto non solo sul suo genere, ma sull’intera storia del cinema. Dopotutto anche Blade Runner ha avuto una vita abbastanza travagliata: arrivato nelle sale lo stesso anno in cui moriva da senzatetto Philip K. Dick (autore del libro dal quale il film è tratto) e accolto inizialmente in maniera piuttosto fredda al botteghino, anche dopo il grande successo è stato rimaneggiato più e più volte dai produttori e dallo stesso Scott arrivando a un totale di sette (sì, SETTE) cut diversi. Nonostante ciò, a prescindere da quale versione si preferisca tra il Domestic Cut e il Final Cut, Blade Runner è rimasto inossidabile, una Bibbia per gli appassionati del vero cinema e un enorme pilastro dal punto di vista estetico, narrativo, onirico e addirittura politico.

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È possibile allora rendere onore ad un film del genere? Creare una pellicola che possa porsi addirittura come seguito materiale e spirituale di uno dei film più influenti di tutti i tempi? Togliamoci subito il dente, è il momento di dirlo: sì, è possibile, e Blade Runner 2049 è un grandissimo film. A darci questa risposta e a raccogliere il pesante testimone, 35 anni dopo l’originale, è il regista canadese Denis Villeneuve, già conosciuto ai più per gli ottimi Prisoners, Enemy, Sicario e già apprezzato nel campo della fantascienza con il recente Arrival. Ebbene, la scelta coraggiosa ed efficace che il regista compie sin dalle primissime inquadrature è quella di voler omaggiare la pellicola dell’82 ma allo stesso tempo quella di volersene distaccare, andando ad ampliare e ad esplorare altri aspetti del mondo futuristico di Blade Runner. Si cerca di oltrepassare il concetto del “seguito”, ribadendo a gran voce la volontà di non essere un semplice replicante (hehe) dell’originale: i punti di contatto con il primo film ci sono, intendiamoci, e si trovano quasi sempre in quell’Harrison Ford che qui fa più che mai da filo conduttore tra il passato ed il presente, senza però essere il protagonista assoluto della pellicola.

Certo, basta vedere su schermo un paio di scritte giapponesi al neon, di cartelloni luminosi Atari e di Spinner che volano tra il fumo dei palazzi per dipingere sulla faccia di ogni appassionato di vecchia data un sorriso che va da un orecchio all’altro, ma questo nuovo film non sente il bisogno di abusarne facendo leva sulla nostalgia per risultare efficace. Blade Runner 2049 riesce infatti a riprendere l’estetica iconica che conosciamo bene senza allo stesso tempo sembrarne una riproposizione identica, affiancando anzi diversi spunti del film di Scott a rimandi che provengono da altri film di fantascienza più o meno moderni (su tutti, Lei di Spike Jonze). Anche il mondo del “futuro analogico” di Blade Runner, parallelamente al nostro, in effetti è andato avanti di 30 anni, e si vede.

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Per quanto concerne la trama, il regista ha espressamente chiesto alla stampa di rivelare meno particolari possibili e così faremo, anche perché parlarne vuol dire muoversi in un vero e proprio campo minato. Quella che ci troviamo ad ammirare è comunque una storia semplice ma niente affatto scontata, che vede questa volta protagonista il cacciatore K (Ryan Gosling) alle prese con una nuova indagine che lo porterà a scavare sempre più a fondo in un segreto che potrebbe destabilizzare la società, mettendolo allo stesso tempo sulle tracce di un ex-blade runner ormai scomparso, Rick Deckard (Harrison Ford).

Accompagnato da un grande cast tra cui Robin Wright, Jared Leto, Mackenzie Davis e soprattutto la bellissima rivelazione Ana de Armas, a dominare è senza dubbio un Ryan Gosling enorme, che sa ancora una volta bucare lo schermo semplicemente con la sua presenza scenica dall’inizio alla fine della pellicola e che riesce a non farsi mettere in ombra nemmeno da Harrison Ford, anche se anch’egli nella migliore interpretazione degli ultimi anni (anni luce da quell’Han Solo svogliato che abbiamo visto, ahimé, nel seppur ottimo Episodio VII). I due si compensano alla perfezione creando una tacita complicità tra i due personaggi principali, che riescono inoltre a rendere visivamente molto bene l’idea di quella coesistenza di vecchio e di nuovo che questa pellicola, dopotutto, rappresenta.

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Per quanto riguarda il comparto tecnico, c’è poco da dire: siamo davanti ad uno dei film migliori degli ultimi anni. Forse i 168 minuti di pellicola rendono la visione decisamente ostica ai novizi del genere e potevano essere tagliati qua e là, è vero, ma Villeneuve si dimostra una volta per tutte un grande regista che riesce a gestire con consapevolezza da una parte uno spettacolo sensoriale incredibile e dall’altra una narrazione precisa e inesorabile. Parliamoci chiaro, visivamente Blade Runner 2049 è un film perfetto, da pelle d’oca. Ogni singolo frame della pellicola è un quadro di una bellezza abbacinante e non c’è una sola immagine che non sia curata nei minimi dettagli: il merito va sicuramente alla mano registica di Villeneuve, ma il vero maestro del film è, in questo caso, Roger Deakins. Il direttore della fotografia compie un’impresa titanica, offrendo allo spettatore uno spettro cromatico vastissimo che parte da tinte fredde e colori desaturati, passa per gli ologrammi fluo dai colori brillanti e arriva fino agli arancioni più accesi di un deserto alla Mad Max-Fury Road: è una fotografia fatta tanto di colori e luci quanto di ombre più scure della pece, in una dicotomia che rispecchia molto bene lo spirito della pellicola.

A coronare il tutto è la maestosa colonna sonora: Hans Zimmer e Jóhan Jóhannsson uniscono i bassi potenti di suoni elettronici ad archi gravi per un risultato strabiliante, che nella seconda metà del film richiama a più riprese i temi storici di Vangelis. Obbligatoria quindi la visione al cinema, preferibilmente nella sala con lo schermo più grande e con il sistema audio più potente che riusciate a trovare.

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Insomma era facile, facilissimo tirare fuori un seguito senza nulla da dire che sarebbe crollato sotto le troppe aspettative poste dall’originale. Qui, però, di roba da dire ce n’è, e anche tanta: si schiva il rischio di sfornare una pellicola di azione pura, più fruibile al grande pubblico (e forse più in linea con la fantascienza di oggi), in favore di un film introspettivo, quasi d’autore, che riesce ad approfondire l’immaginario del primo film senza però deturparne l’immagine. Il difficilissimo obiettivo che Blade Runner 2049 riesce quindi a centrare è quello di trasmettere un estremo rispetto senza tuttavia rinunciare a una sua narrazione e a una sua estetica: e (se ancora ve lo state chiedendo) no, non è bello quanto l’originale, ma semplicemente perché difficilmente altri film potranno mai avere lo stesso spessore emotivo e filosofico e lo stesso impatto innovativo di Blade Runner. Anche se forse è un po’ prematuro gridare al capolavoro, è innegabile come questo nuovo film sia maestoso, audace, a suo modo complesso, come omaggi il passato e riesca anche a ribadire gli storici interrogativi sull’umanità e l’identità: progresso vuol dire necessariamente andare avanti? Chi è un replicante? Chi è umano? Ma soprattutto, cosa vuol dire essere umano?

Blade Runner 2049 è un film generato dal grembo di una fantascienza del suo tempo, che ha una sua voce e parla con una sua lingua e una sua estetica, diverse ma non per questo incapaci di farci emozionare e stupire come quando guardavamo le luci al neon riflettersi attraverso un parabrezza appannato dalla pioggia. E se quello stupore sia umano o di un replicante, forse stavolta nemmeno il test Voight-Kampff potrà stabilirlo.

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Quattro chiacchiere con l’attrice Martina Menichini

940A9042 bn (1)Ci sono interviste e interviste, quella fatta con Martina Menichini è stata interessante, simpatica e piacevole.  

Bella, simpatica e romana. Durante il liceo s’innamora della recitazione frequentando corsi di recitazione, canto e ballo alla Kledy Accademy e inizia l’attività di fotomodella per servizi fotografici di moda e di attrice di fotoromanzi per i giovani. Interpreta alcuni corti come Riflessi di città, Il Bacio, Nereides e lungometraggi come Oltraggio alla Regina. È protagonista del film Nient’altro che noi (2008) del regista Angelo Antonucci. Nel 2009 si diploma all’Accademia di recitazione e doppiaggio di Stefano Jurgens e frequenta il Laboratorio teatrale di Claudio Botosso. Conduce le previsioni del tempo su Sky meteo 24, frequenta l’Accademia di doppiaggio di Teo Bellia (2010) e contemporaneamente migliora le proprie tecniche canore.  Si perfeziona, a Londra nella recitazione inglese diplomandosi al Summer Shakespeare (2011) e all’Actor’s House con Giorgio Albertazzi, Rossella Izzo, Anna Strasberg, Fioretta Mari, Luca Ward, e Antonella Tersigni. Inizia il suo percorso teatrale con “La sotto veste rossa” di Boccancini, fino ad affrontare “L’amante” di Pinter nel ruolo di Sarah.

Ciao Martina, hai iniziato da giovanissima a recitare, quando hai capito che sarebbe diventato l’amore della tua vita?

Beh, ho sempre avuto un amore per l’obiettivo, dalle prime volte che vedevo mio padre con la videocamera, proprio amavo stargli davanti. Diciamo che inconsciamente ho sempre saputo quale sarebbe stato il mio futuro lavoro, poi da più grande, a 15 anni in via del corso una ragazza mi diede un volantino di un’agenzia di moda e da lì ne presi coscienza, mai scelta fu più saggia.

Hai fatto tantissime opere teatrali, quale personaggio ti è rimasto più a cuore?

Il personaggio a cui sono più legata è sicuramente Sarah nello spettacolo di Pinter “L’Amante”. Quando interpreto nuovi personaggi, mi sento sempre in obbligo verso il pubblico, perché noi attori non siamo solo quello che lo spettatore vede sul palco o al cinema, chi conosce l’ambiente sa che prima c’è tutto un allenamento costante e certosino, in cui vengono affinate particolarità del ruolo. A mio parere è proprio questo il bello dell’essere attore. Sicuramente sono aspetti che mi hanno fatto innamorare di questo mestiere, perché noi diventiamo la realtà agli occhi di chi ci guarda.

Cosa farai quest’estate?

Sono stata selezionata per il “Festival Cinemadamare”, che è un festival in circolazione da 15 anni, starò un mese e mezzo fuori per girare vari corti con registi diversi, la cosa bella è che essendo internazionale gireremo completamente in inglese, imparerò anche nuove tecniche di recitazione. In pratica mi farò vacanze e lavoro contemporaneamente, penso non ci sia cosa più bella!

Come definiresti, in una canzone, Martina Menichini?

Tanti mi dicono che quando ci sono io illumino la scena, però a volte sono proiettata al futuro e non mi godo il presente, perché la mia ambizione mi porta sempre a desiderare altro e non vedere quello che ho. Uno dei miei propositi è quello di godermi quello che ho, perché se non ti godi il presente, non potrai diventare quello che desideri di essere.  Quindi dico: “Ci sei tu” di Nek.

Di Andrea Paone

I (VERI) SEGRETI DELLA FONIA IN PRESA DIRETTA

bruno glisberghL’intervista solerte al fonico Bruno Glisbergh che ci racconta la sua esperienza come fonico cinematografico.

Come ben sappiamo, nell’industria cinematografica prefigurano moltissimi ruoli dietro la macchina da presa, ma rivendicano un ruolo primario per il risultato finale. Uno tra questi è il fonico, colui che cura il suono in una determinata fase del prodotto (presa diretta, mixaggio o doppiaggio). Noi di MZK News ci siamo immersi nel fascino dell’improvvisazione, nella purezza del momento della registrazione, attraverso un giovane ragazzo chiamato Bruno Glisbergh, che nei suoi 6 anni di attività ha già incasellato parecchi successi tra programmi TV, documentari e film.

In cosa consiste essenzialmente il tuo lavoro?

“Fonico di presa diretta di cinema e televisione, sono il capo reparto sul set del suono quindi mi occupo della fase di produzione. È un lavoro sicuramente complicato dove si ha un margine di errore molto vicino allo zero, anche perché alcuni rumori esterni non si possono eliminare a differenza della fotografia e quindi è di vitale importanza un sopralluogo iniziale e un’interfaccia diretta con le altre parti. Purtroppo in Italia solo le super-produzioni ti coinvolgono in questa fase per evitare problemi come per esempio trovarsi un cantiere vicino al set”.

Quindi il cantiere è uno degli imprevisti che ti è capitato…

“Il cantiere è dietro l’angolo, appare sempre un frullino poco prima di registrare(ride, ndr). Quelli comunque ci sono sempre, l’importante è provare ad individuarli e cercare una soluzione in tempi rapidi”.

Quali sono invece le soddisfazioni nel tuo mestiere?

“Sicuramente rivedere un tuo film al cinema e vedere che hai fatto un buon lavoro é la più grande soddisfazione. Ora più che mai visto che il cinema è stato invaso dall’uso dei radiomicrofoni, qualitativamente inferiori, per ridurre i tempi di ripresa. Fortunatamente però ci sono ancora quei registi che ti permettono di lavorare anche con il boom”.

Quale strada hai percorso per diventare un fonico?

Ho cominciato con la scuola a Cinecittà nel 2010 dove ho avuto ‘signori’ professori da Tullio Morganti a Gilberto Martinelli che ci hanno insegnato tutto in due anni di frequenza obbligatoria giornaliera! All’inizio abbiamo studiato la teoria, poi al secondo anno la post-produzione e messo in pratica il tutto. Ciò ti fa iniziare la ‘gavetta’ dove si accetta ogni cosa. Poi, piano piano, si alza l’asticella della qualità e di conseguenza di tutto il resto, è pur sempre un lavoro di esperienza, non solo tecnico!”

 

Rettifica della pag. 38 N° 2 Maggio/Giugno 2017 di Luca Vincenzo Fortunato

#OutThisWeek – Le novità in sala, 24/04

Le uscite al cinema dell’ultima settimana di Aprile

Aprile sta finendo, però se ne va col botto: tornano in sala infatti gli strampalati Guardiani della Galassia nel secondo capitolo della fortunata saga Marvel, in compagnia di parecchie altre pellicole da tenere d’occhio.

Andiamole a scoprire tutte quante:

DAL 24 APRILE:

LA TENEREZZA, diretto da Gianni Amelio

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Sentimenti che si incrociano tra il sorriso e la violenza. Un padre e i suoi figli non amati, un fratello e una sorella in conflitto, una giovane coppia che sembra serena. E i bambini che vedono e non possono ribellarsi. La storia di due famiglie in una Napoli inedita, lontana dalle periferie, una città borghese dove il benessere può mutarsi in tragedia, anche se la speranza è a portata di mano.


DAL 25 APRILE:

GUARDIANI DELLA GALASSIA VOL.2 (Guardians of the Galaxy Vol.2), diretto da James Gunn

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Mentre sono alle prese con il mistero che avvolge le vere origini di Peter Quill, i Guardiani dovranno cercare di mantenere unita la propria squadra, alleandosi anche con vecchi nemici per far fronte a nuove minacce.


DAL 27 APRILE:

L’AMORE CRIMINALE (Unforgettable), diretto da Denise Di Novi

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Tessa è in fase di separazione dal marito, ma allo stesso tempo deve fare i conti anche con la nuova fidanzata dell’uomo che si è trasferita nella casa che un tempo condividevano. Dall’altra parte Julia, la nuova compagna dell’ex marito, è convinta di aver trovato l’uomo dei sogni e una situazione ideale dove poter mettere fine al burrascoso passato.


LASCIAMI PER SEMPRE, diretto da Simona Izzo

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Dal romanzo “Baciami per sempre. Diario di una famiglia allargata” di Simona Izzo. Un film che riflette sul concetto di famiglia, in tutte le sue accezioni.


THE CIRCLE, diretto da James Ponsoldt

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Una giovane donna viene assunta per lavorare in un monopolio di Internet chiamato il Cerchio, che collega le e-mail personali degli utenti, i social media, la banca, gli acquisti in un sistema operativo universale, che permette la creazione di un’identità online in una nuova era di civiltà e trasparenza. Ma quando i dati personali vengono raccolti, setacciati, monetizzati ed utilizzati per la sorveglianza, la privacy diventa obsoleta.


GIFTED – IL DONO DEL TALENTO (Gifted), diretto da Marc Webb

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La storia di Frank, un uomo che prova a crescere la giovane figlia della sorella, morta in un incidente. La nipotina Mary si scoprirà un geniale prodigio della matematica.


ALTIN IN CITTA’, diretto da Fabio Del Greco

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Altin è un aspirante scrittore albanese che è sbarcato in Italia a bordo di un grande traghetto negli anni ’90. Ora lavora in una macelleria ma un giorno viene selezionato ad un provino di un reality per scrittori, vedendo quindi finalmente la possibilità di avere successo con il suo libro “il viaggio di Ismail”.

Alla prossima settimana!

#OutThisWeek – Le novità in sala, 17/04

Tutte le uscite in sala della terza settimana di Aprile

Siamo già nella seconda settimana di Aprile?! No, non è possibile… Beh dai, almeno consoliamoci con le uscite al cinema della settimana, puntuali come sempre con #OutThisWeek! Consigliatissimi, questa settimana, sono Boston – Caccia all’uomo (in America il titolo era un più efficace e conciso Patriots Day), la trasposizione su schermo della bellissima graphic-novel di Daniel Clowes Wilson e anche l’interessante documentario Libere di Rossella Schillaci. E voi, invece, cosa guarderete questa settimana? Ditecelo nei commenti!

Andiamo a vedere l’elenco completo di tutte le pellicole in uscita:

DAL 18 APRILE:

ALDABRA: C’ERA UNA VOLTA UN’ISOLA (Aldabra: Once Upon an Island), diretto da Steve Lichtag

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L’isola che non c’è esiste realmente e si trova nel cuore dell’Oceano Indiano: è Aldabra, ed è l’ultimo paradiso incontaminato al mondo. Per sei volte affondato e riemerso dalle acque e destinato ad inabissarsi ancora, è uno dei più grandi atolli del nostro pianeta, abitato soltanto da rare specie animali e sul quale l’uomo non può mettere piede.


DAL 19 APRILE:

THE BYE BYE MAN, diretto da Stacy Title

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Tre studenti universitari si trasferiscono in un vecchia casa fuori dal campus, dove si ritrovano braccati da un’entità soprannaturale chiamata Il Bye Bye Man. Questo spirito può essere responsabile del possesso di varie persone facendogli intraprendere imprese omicide folli. Esiste solo un modo per evitare la sua maledizione: non pensarci e non nominarlo.


DAL 20 APRILE:

BABY BOSS (The Boss Baby), diretto da Tom McGrath

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Al piccolo Tim, un bambino di sette anni, arriva un fratelino: il bimbo è però in realtà una spia inviata dall’agenzia Baby Corp. per investigare su un complotto ordito dalla PuppyCo., che vorrebbe sostituire tutti i bambini con dei cuccioli.


BOSTON – CACCIA ALL’UOMO (Patriots Day), diretto da Peter Berg

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Prodotto dalla CBS Films e acclamato in madrepatria, Patriots Day racconta la caccia ai terroristi responsabili dell’attentato alla maratona di Boston basandosi sul resoconto di prima mano del commissario della polizia di Boston Ed Davis.


FORTUNATA, diretto da Sergio Castellitto

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La storia di una giovane donna con un matrimonio fallito alle spalle, che combatte tutti i giorni per realizzare il suo piccolo sogno di aprire un negozio di parrucchiera tutto suo.


TWO IS A FAMILY (Demain tout commence), diretto da Hugo Gélin

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Un giorno una ex fidanzata dello spensierato Samuel si ripresenta nella sua vita e gli consegna una bimba di pochi mesi che dice essere sua figlia. Dopo un po’ di perplessità decide di tenerla con sé e quando, con il passare degli anni, il loro rapporto diventa bello e importante, la vecchia fiamma si ripresenta alla sua porta.


WILSON, diretto da Craig Johnson

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Trasposizione cinematografica della bellissima graphic-novel omonima, di Daniel Clowes, la storia si incentra attorno alla vicende di Wilson (qui Woody Harrelson), un solitario, misantropo e nevrotico uomo di mezz’età,  che scopre di avere una figlia adolescente di cui non sapeva l’esistenza. Per questo chiede aiuto all’ex moglie Pippi, per poterla incontrare per la prima volta.


RICHARD THE STORK, diretto da Toby Genkel, Reza Memari

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Il passero Richard viene adottato e cresciuto da una famiglia di cicogne ma incontra i primi problemi quando, con l’avvicinarsi dell’inverno, le cicogne devono migrare in Africa e anche lui vuole andare con loro.


L’ECCEZIONE ALLA REGOLA (Rules Don’t Apply), diretto da Warren Beatty

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Nel 1958, la ventiduenne battista Marla Mabrea aspira a diventare un’attrice e decide di andare ad Hollywood. Poco prima anche Frank Forbes, ambizioso e giovane uomo d’affari e devoto metodista, si sposta a Los Angeles. La loro figura di riferimento sarà l’eclettico Howard Hughes.


LIBERE, diretto da Rossella Schillaci 

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Il film racconta una Resistenza parallela, la Resistenza delle donne, a volte non coincidente nelle diverse motivazioni e modalità d’azione con la Resistenza cui convenzionalmente ci si richiama.

Alla prossima settimana!

 

 

 

Ad Amatrice si torna al cinema

cinema-pellicola-535x300Il cinema è la fabbrica dei sogni e spesso di sognare ce n’è proprio un gran bisogno. È questo il caso degli abitanti di Amatrice, cittadina distrutta dallo sciame sismico degli ultimi mesi, che grazie al cinema potranno tornare a sognare per qualche oretta, distraendosi dai grandi problemi quotidiani e dalla grande paura del terremoto.

Grazie ad un’iniziativa del MiBACT e di ANICA, è stata allestita ad Amatrice una sala cinematografica temporanea. La struttura, situata presso il Palazzetto dello Sport con una disponibilità di circa cento posti, è stata presentata dal Ministro dei Beni Culturali e Turismo, Dario Franceschini e dal presidente ANICA Francesco Rutelli, insieme al sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, proprio in questi giorni. Presente all’evento anche Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema, l’azienda che insieme a 01 distribution donerà le pellicole che verranno trasmesse a partire da questo sabato, anche se sono state già molte le altre distribuzioni che si sono mostrate disponibili ad approvare quest’iniziativa ed è quindi possibile che a breve questa piccola sala avrà una varietà di offerta simile a quella dei multisala.

Inoltre SIAE e Centro Sperimentale di Cinematografia hanno contribuito a formare due giovani del luogo come proiezionisti, garantendo loro un vero e proprio salario per esercitare tale attività.

Il tutto in attesa che i cittadini di Amatrice possano finalmente rialzarsi completamente e tornare a sognare un futuro roseo non solo per la durata di un film, ma durante tutta la giornata.

#OutThisWeek – Le novità in sala, 10/04

Tutte le uscite al cinema della seconda settimana di Aprile

Siamo già a metà Aprile e i film continuano ad arrivare, così come la nostra rubrica #OutThisWeek, puntuale come ogni settimana. In particolare, questa i fan storici della saga non potranno fare a meno che gioire nel vedere tornare in sala Vin Diesel & company nel nuovo capitolo della saga action Fast & Furious, l’ottavo per la precisione! E voi cosa andrete a vedere in sala?

Ecco tutte le uscite della settimana!

DALL’11 APRILE

OLTRE LE NUVOLE: IL LUOGO PROMESSOCI, di Makoto Shinkai

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Hiroki Fujisawa e Takuya Shirakawa sognano di costruire un velivolo capace di volare vicino alla torre di Hokkaido: le loro ambizioni vengono condivise da Sayuri Sawatari, giovane di cui Hiroki finisce con l’innamorarsi. Con il passare del tempo, i tre prendono strade diverse.


DAL 13 APRILE:

PLANETARIUM, di Rebecca Zlotowski

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Parigi. Sul finire degli anni Trenta Kate e Laura Barlow sono due spiritiste americane impegnate in una tournée mondiale. Le loro doti medianiche colpiscono l’importante produttore André Korben, che vuole compiere un’impresa senza precedenti: impressionare sulla pellicola la presenza di uno spirito.


FAST & FURIOUS 8 (The Fate of the Furious), di F. Gary Gray

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L’ottavo capitolo della saga di Fast and Furious. Dom e Letty sono in luna di miele e Brian e Mia sono partiti: la squadra sembra aver finalmente trovato la tranquillità tanto desiderata, ma ovviamente i guai sono dietro l’angolo. Questa volta si manifestano sotto le spoglie della bella e letale Cipher, una spietata terrorista, che riesce a spezzare l’equilibrio della squadra trascinando Dominic dalla sua parte: per riportarlo alla ragione, Letty, Hobbs e gli altri saranno costretti a chiedere aiuto ad una loro vecchia nemesi, Deckard Shaw.


LE COSE CHE VERRANNO (L’Avenir), di Mia Hansen-Love

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Nathalie ha cinquantacinque anni, due figli, un marito e una madre fragile: la sua vita si muove tra casa e scuola, principi filosofici e interrogativi morali. Improvvisamente, arrivano sia la confessione del consorte, che vuole lasciarla per un’altra, che la morte della madre, ricoverata a malincuore in una casa di riposo. Disorientata dal doppio abbandono e da una libertà ritrovata, Nathalie ripiega nel ‘rifugio’ di un ex allievo brillante e anarcoide.


LASCIATI ANDARE, di Francesco Amato

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Nel caso di Elia, un analista ebreo interpretato da Toni Servillo, c’è il sospetto che l’impermeabilità ai problemi degli altri con gli anni si sia trasformata in indifferenza, distacco e noia. Con un senso dell’umorismo arguto e impietoso, Elia tiene tutti a distanza di sicurezza, persino la sua ex moglie Giovanna (Carla Signoris), che vive nell’appartamento di fronte e con cui continua a condividere il bucato e qualche serata al teatro dell’Opera.


LA PRINCIPESSA E L’AQUILA (The Eagle Huntress), di Otto Bell

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La tradizione dei cacciatori con le aquile, presso le popolazioni nomadi della Mongolia, ha duemila anni di storia. Il metodo per questo tipo di caccia, a volpi, lupi e altri animali, si tramanda di padre in figlio, laddove la persona mostra una propensione spiccata per la collaborazione con l’aquila. Aishoplan è una ragazzina di tredici anni che non ha mai avuto paura di un’aquila né di arrampicarsi in altissima montagna per catturare il suo personale aquilotto, per crescerlo e addestrarlo secondo gli insegnamenti del padre.


UN ALTRO ME, di Claudio Casazza

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Nella casa di reclusione di Bollate (Milano) ha luogo il primo esperimento italiano di “trattamento intensificato” per responsabili di violenze sessuali: giorno dopo giorno i racconti, le osservazioni, le opinioni degli internati si intrecciano con le sollecitazioni e gli interrogativi posti dagli psicologi.


UN SACCHETTO DI BIGLIE, di Christia Duguay

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La vera storia di due giovani fratelli ebrei nella Francia occupata dai tedeschi che, con una dose sorprendente di malizia, coraggio e ingegno riescono a sopravvivere alle barbarie naziste e a ricongiungersi alle famiglie.


PERSONAL SHOPPER, di Olivier Assayas

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Maureen ha da poco perso il fratello Lewis per una disfunzione cardiaca congenita, da cui anche lei è affetta. Maureen è una medium e come tale cerca un contatto con l’aldilà per poter salutare definitivamente il fratello e riappacificarsi con la sua perdita. Maureen è anche una personal shopper, ovvero ha l’incarico di scegliere i vestiti ideali, con un budget stratosferico a disposizione, per una star esigente di nome Kyra.


MAL DI PIETRE (Mal de pierres), di Nicole Garcia

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Gabrielle è una donna che fa parte della borghesia agricola. Il suo destino, deciso dai genitori, è il matrimonio con José, un lavoratore stagionale che tenta in tutti i modi di renderla felice e trasformarla in una donna rispettabile di fronte alla comunità. Gabrielle però non lo ama e soffre in silenzio la sua condizione. Per tentare di curare i calcoli renali va alle terme dove incontra André Sauvage, un tenente ferito nella guerra in Indocina di cui si innamora. I due decidono di fuggire insieme.


MOGLE E MARITO, di Simone Godano

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Sofia e Andrea, sposati da dieci anni, sono in piena crisi e pensano al divorzio. A seguito di un esperimento scientifico di Andrea, però, si ritrovano improvvisamente uno dentro il corpo dell’altra. Lei nei panni di lui, geniale neurochirurgo che porta avanti una sperimentazione sul cervello umano, lui nei panni di lei, ambiziosa conduttrice televisiva in ascesa, saranno costretti a vivere l’uno l’esistenza dell’altro.


SAVVA (Hero Quest), di Max Fadeev

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La storia di un ragazzo di 10 anni che vive in un piccolo villaggio in una foresta. Una volta protetto dai regali lupi bianchi, il villaggio ora è facile preda di una banda di spietate iene. Savva riesce a fuggire nel bosco, dove viene salvato da Angee, un maestoso lupo bianco, l’unico sopravvissuto alla scomparsa di massa della sua specie. Angee confida a Savva che un potente mago racconta che vi è un guerriero in grado di liberare il suo villaggio. Sfortunatamente, però, il mago vive su una montagna completamente circondata dalle forze di Mom Jozee, la malvagia Regina Scimmia a tre teste.

Alla prossima settimana!