Debutti da record per Alien Covenant e King Arthur

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Horror e fantascienza in testa alla top 10 dei film più visti del botteghino italiano in calo del 24% con 4 milioni 545 mila euro di incasso totale. Alien Covenant di Ridley Scott con Michael Fassbender, Katherine Waterston e James Franco ha debuttato infatti al primo posto 1 milione 135 mila euro di incasso e una media di 2.361 euro su 480 schermi. In seconda posizione il King Arthur nella versione di Guy Ritchie con “luciferino” Jude Law: l’incasso totale è di 858 mila euro in 5 giorni e la media di 1.370 euro su 518 schermi. Gli altri esordienti sono: Tutto quello che vuoi del regista di Scialla! Francesco Bruni con Giuliano Montaldo, Andrea Carpenzano e Donatella Finocchiaro al 5/o posto; Song to Song di Terrence Malick (spettacolare il cast: Ryan Gosling, Rooney Mara, Michael Fassbender, Natalie Portman, Cate Blanchett, Patti Smith e Val Kilmer) al 9/o, Richard – Missione Africa all’11/o, Qualcosa di troppo al 12/o. Diciottesima piazza per Emil Kusturica e Monica Bellucci in On the Milky Road.

Rimorchiare a ROMA NORD con gli Actual

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Eccoci di nuovo qua, come ormai di consuetudine per parlare dei due fenomeni del web: gli “Actual”. Lorenzo Tiberia e Leonardo Bocci, sono tornati a parlare in questo video della grande faida tra Roma Nord e Roma Sud.

Ma se in passato hanno mostrato nei minimi particolari le differenze (come nel video dell’aperitivo che potrete ritrovare cliccando qui), nel nuovissimo video i due giovani, ci mostrano l’antica arte del rimorchio a Roma Nord, partendo dalla splendida location di Ponte Milvio (il celebre ponte degli innamorati).

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Ritornando al video, si nota subito come già è difficile rimorchiare (tranne che per Lorenzo), figuriamoci per chi non è di Roma nord provarci con ragazze di lì.

Ma con un l’aiuto di Lorenzo, di un piccolo ma necessario restyling, di un pessimo toupet (il parrucchino) e di alcune parole dette a caso come “TOP”, può accadere anche un miracolo.

Infatti sembra quasi che Leonardo, sia sul punto di riuscire nel suo intento (nonostante, qualche svarione e qualche lapsus di troppo), di conquistare una ragazza bellissima… Beh, sembra quasi, anche perché nel momento topico ecco arrivare il compagno (interpretato dal grandissimo Andrea Venditti), che con poca nonchalance chiama la sua ragazza e se ne vanno via insieme lasciando il povero Leonardo solo, spaesato e con solo il toupet in mano.

Scritto da Lorenzo Tiberia e Leonardo Bocci, la regia è affidata a Paul Brasco. Nel video hanno partecipato Demetria Avincola, Andrea Venditti, Greta De Marsanich e Cristina Romani. Aiuto regia Natalia Piervincenzi, direttore della fotografia Giuseppe Chessa, presa diretta Claudio Castorina e al montaggio Andrea Gagliardi. Si ringrazia inoltre il “Chioschetto” di Ponte Milvio.

E voi come rimorchiate a Roma nord? Se ancora non lo sapete fare o vi serve una mano, vi postiamo qua il video:

 

The Summit di nuovo al cinema il 9 Maggio

Dopo il successo e il clamore suscitato al tempo dell’uscita, torna al cinema per solo un giorno The Summit. Il documentario definitivo sui tre giorni di scontri al G8 di Genova, firmato da Massimo Lauria e Franco Fracassi, è una toccante raccolta di testimonianze alla quale hanno contribuito numerosi giornalisti ma soprattutto coloro che sono stati protagonisti, loro malgrado, di quei terribili giorni di Luglio 2001.

La proiezione si svolgerà Martedì 9 Maggio alle ore 19:00 al Nuovo Cinema Aquila a Roma, in zona Pigneto: sarà presente alla proiezione anche l’associazione Acad (Associazione contro gli abusi in divisa) e Valerio Callieri, protagonista del documentario e autore del romanzo “Teoria dell’incompletezza”, edito da Feltrinelli.

Vi lasciamo al trailer di The Summit, che da solo vale più di mille parole:

Codice Unlocked – La recensione in anteprima (senza spoiler)

Codice Unlocked (Unlocked) diretto da Michael Apted. Con Noomi Rapace, Orlando Bloom, Michael Douglas, John Malkovich, Toni Collette. Prodotto da Bloom, Silver Reel, Di Bonaventura Pictures. Distribuito da Notorious Pictures. Uscita in Italia: 4 Maggio.

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Il problema più grosso di Codice Unlocked è quello di arrivare, purtroppo, troppo tardi. Sì perché, dopo una carrellata infinita di action-thriller usciti a valanghe nelle sale negli anni ’80 e ’90, questo genere sembra aver chiuso il suo ciclo vitale al cinema, trovando invece nuova linfa soprattutto traslando nella televisione, che ci sta portando storie ben sviluppate che difficilmente potrebbero essere strizzate in un film, come Homeland o l’acclamato The Night Manager.

Diretto da Michael Apted (classe ’41), a cui va il merito di essere stato il regista di uno dei thriller più efficaci di sempre, Gorky Park, la sceneggiatura di Codice Unlocked era stata inizialmente scritta nel 2006, per poi cadere nel dimenticatoio prima di essere ripresa in mano e rimaneggiata dal talentuoso Peter O’Brien e finanziata da Lorenzo Di Bonaventura e Georgina Townsley.

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Alice (Noomi Rapace) è un agente della CIA, “in pausa” a Londra dopo non essere riuscita a sventare un attentato a Parigi. La donna resta comunque una delle maggiori esperte in interrogatori sul campo: per questa sua capacità viene incaricata di far parlare un giovane corriere di un Imam legato agli estremisti islamici. Le informazioni che riesce a raccogliere le girerà al suo superiore, Frank Sutter (Matthew Marsh) che però si rivelerà presto non proprio chi fa credere di essere: costretta a sfuggire ai traditori in seno all’agenzia, Alice deve cercare di dimostrare a sua volta la propria innocenza cercando di smascherare chi si nasconde dietro a questo mistero.

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I novanta minuti di film danno l’impressione di essere un po’ insufficienti per sviluppare appieno la storia che vorrebbe essere narrata, che a un certo punto si complica in maniera abbastanza esagerata: se le sequenze più action, con esplosioni, sparatorie e inseguimenti, funzionano abbastanza bene, lo stesso non si può infatti dire per l’impianto narrativo, con intrighi telefonatissimi e una serie infinita di voltafaccia che stanca presto, tanto che dopo il secondo, terzo, quarto coup de théâtre non interessa più capire chi sarà il prossimo a cambiare fazione (soprattutto a causa delle motivazioni abbastanza ridicole dei “cattivi” di turno).

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C’è da dire però che il cast stellare ingaggiato per la pellicola riesce a rendere dignitose molte interpretazioni: a partire da Michael Douglas e da Toni Collette (che qui sfoggia una grintosissima acconciatura biondo platino)  ma soprattutto per un gigionesco John Malkovich. Non si può dire altrettanto, purtroppo, né per Orlando Bloom, in una veste di duro non proprio perfetta per l’attore, né per la protagonista femminile Noomi Rapace, le cui sequenze d’azione convincono forse di più rispetto alla sue recitazione, veramente troppo spigolosa. Va riconosciuto però che anche qui l’idea della “007 al femminile” arriva dopo tutta una serie di esperimenti già consolidati, a partire dall’agente dell’FBI Olivia Dunham di Fringe e a Carrie Matherson di Homeland, con la quale è impossibile non fare un paragone.

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Quando la scrittura audiovisiva rivendica i suoi diritti

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Nell’ambiente dell’audiovisivo, ogni ingranaggio è fondamentale, figurarsi ‘il motore creativo’ vero e proprio, quello della sceneggiatura. Si perderebbe l’essenza del prodotto e si andrebbe inevitabilmente verso la morte irreversibile. Così, dunque, assume toni prettamente drammatici la protesta in atto degli operatori americani, radunati nel sindacato WGA (Writers Guild America), nei confronti dell’AMPTP (Association of Motion Picture and Television Producers), ovvero l’unione della maggior parte dei produttori televisivi e cinematografici americani.

Testimoniato dal referendum indetto dai membri della WGA il 25 Aprile che ha raggiunto un sonoro ‘sì’ (ben 97% dei voti) a far usare all’associazione il ‘pugno duro’ durante le trattative con l’AMPTP, questo malumore finora visibile sui volti dei lavoratori potrebbe trasformarsi tra 5 giorni in uno vero e proprio sciopero generale che costringerebbe le produzioni a fermare parecchi lavori. Infatti in quella data scadrà il contratto che lega gli sceneggiatori ai rispettivi produttori e produrrà un effetto devastante qualora non si giungesse ad un accordo in questi giorni.

Infatti si rischierebbe un 2007-2008 bis, quando i lavoratori statunitensi incrociarono le braccia e videro dinanzi a loro danni ingenti nella programmazione cinematografica e televisiva. Per evitarlo dunque, l’AMPTP dovrà assolutamente ascoltare i lamenti degli sceneggiatori, nati all’indomani dei forti mutamenti che hanno investito le produzioni soprattutto delle serie Tv.  Un mutamento al ribasso in termini di durata delle stagioni che non è andato di pari passo al contratto applicato agli sceneggiatori, vincolati dall’esclusività del progetto che è sempre più corto come durata e imprevedibile, in termini di proseguimento.  Ciò produce un forte calo nei guadagni, scesi fino al 23% rispetto al passato, proprio nell’epoca della proliferazione indiscriminata di questi prodotti. Paradosso americano che si va ad aggiungere ai leitmotiv dei fondi pensione e delle condizioni sanitarie, piaga connaturata nell’ambito lavorativo.

A far ben sperare ci pensa la dinamica di questo sciopero, tenuto all’oscuro fino all’ultimo, a tal punto da prendere in contropiede anche i piani alti dell’industria cinematografica che dovranno assolutamente scendere ai dovuti compromessi per evitare la ‘catastrofe’. Che prenderebbe la forma degli show quotidiani, come i The Late Show, Tonight Show e il Saturday Night Live, fino a giungere alle grandi serie Tv ancora non consegnate come American Horror Story e The Walking Dead, con un effetto ‘a cascata’ inesorabile su tutte le altre appena concluse.  Oltre alla TV, anche il cinema risentirebbe di questo sciopero, anche se conosciamo i tempi ancor più lunghi per la consegna che farebbe dormire sonni ‘relativamente’ tranquilli al grande schermo.

Per ora non si hanno conferme, ma lo scenario apocalittico è dietro l’angolo. Starà ai produttori fermare il ticchettio di questa bomba ad orologeria.

Tanti auguri Cinecittà! La ‘Hollywood sul Tevere’ compie 80 anni

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Ottant’anni di storia, tremila pellicole girate, quarantasette Oscar di cui vantarsi: sono questi i numeri di Cinecittà, che tra gloria, decadenza e passaggi societari,  è stata la cornice dei grandi capolavori del cinema italiano e non solo. Luogo dove sono passati registi, attori, comparse diventate poi famose come Marcello Mastroianni e Alberto Sordi.

Cinecittà: uno strumento di propaganda

La ‘Hollywood sul Tevere’ venne inaugurata il 28 aprile del 1937 lungo la Via Tuscolana, alla presenza di Benito Mussolini e altre personalità di spicco del partito fascista. Cinecittà, progettata dall’architetto Gino Peressutti, fu una risposta alla sfida lanciata dal cinema hollywoodiano di quel periodo, ma anche un grande strumento di propaganda e di consenso. Quattordici teatri di posa, stabilimenti di sviluppo, stampa e montaggio, strade, piazze, piscine per le riprese acquatiche, un vero e proprio centro di produzione e promozione cinematografica imponente, da cui sono passati tanti registi, produttori, attori diventati poi famosi. Nei primi anni di vita, Cinecittà fu teatro delle commedie rosa e delle pellicole a tema storico: registi come Camerini, Blasetti, Castellani e Soldati, attori come Amedeo Nazzari, Gino Cervi, Vittorio De Sica, Clara Calamai, sono solo alcuni dei protagonisti del cinema spensierato ma allo stesso tempo sotto il controllo ideologico.

La caduta e la ripresa

Con la morte dell’imprenditore Roncoroni, la società entrò in passivo e fu necessario l’intervento dello Stato, che contribuì all’aumento delle produzioni cinematografiche. Con la caduta di Mussolini ci fu il licenziamento di molti dipendenti e l’abbandono degli studi. La ‘Hollywood sul Tevere’ fu dapprima occupata dai nazisti, che ne fecero un centro di raccolta dei rastrellamenti della capitale, poi dagli Alleati che trasformarono i famosi stabilimenti in centri di accoglienza per gli sfollati. Bisognerà aspettare il Neorealismo e in particolare l’arrivo delle grandi produzioni cinematografiche americane( Quo Vadis?, Ben Hur) per rivedere Cinecittà ai fasti passatiE’ il periodo del boom economico, della ‘dolce vita‘, di cui le vie del centro della capitale furono lo scenario più importante grazie al regista Federico Fellini. Anni in cui furono girati i più grandi capolavori del cinema italiano come ‘I vitelloni’ e ‘Roma città aperta‘.

Dal secondo declino ai giorni nostri

Il secondo declino arrivò alla fine degli anni 60′ , con l’abbandono delle  grandi produzioni straniere e l’avvento della televisione, un mezzo che portò via con il passar del tempo tanti spettatori al grande schermo.  I capolavori western di Sergio Leone saranno l’unica nota positiva di quel periodo buio, che continuò fino al ritorno delle produzioni straniere(Gangs of New York, Rome,) e l’avvento dei reality (Grande Fratello). Dal 2011 è attiva l’iniziativa culturale ‘Cinecittà si mostra‘ , che valorizza il patrimonio storico della ‘Hollywood sul Tevere’ grazie a visite, attività didattiche ed eventi vari, che coinvolgono ogni anno migliaia di persone.

‘Il mondo di mezzo’: la recensione(senza spoiler)

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‘Il mondo di mezzo’: regia di Massimo Scaglione, con Matteo Branciamore, Laura lena Forgia, Tony Sperandeo, Massimo Bonetti e Nathaly Caldonazzo. Prodotto e distribuito da Red Moon Films. Nelle sale dal 4 maggio.

Mafia capitale: un argomento scomodo quanto difficile da raccontare. Dopo il film ‘Suburra‘, un altro regista prova a portare sul grande schermo questa tematica, proprio nei giorni in cui il pm richiede le condanne per Massimo Carminati e Salvatore Buzzi. Si tratta di Massimo Scaglione( Angeli a Sud, La Moglie del Sarto), che all’anteprima organizzata in Capidoglio, mostra al pubblico presente in sala un film forte, sicuramente molto coraggioso vista la fase storica. Una pellicola d’inchiesta, che ricorda il poliziesco popolare degli anni 70′, legato ai movimenti per i diritti dei cittadini, che portavano l’immagine della realtà sul grande schermo. Come suggerisce il titolo, al centro della pellicola c’è ‘Il mondo di mezzo’, basato sull’intreccio tra i potenti, i poveri e quelli che fanno da collante per unire i due estremi. Il protagonista è Tommaso Mariotti, erede suo malgrado di una potente famiglia di costruttori romani. Ad interpretare questo personaggio l’attore Matteo Branciamore, perfetto nel ruolo di un figlio contrario agli ideali del padre, ‘da rivedere’ quando invece veste i panni dell’imprenditore cinico e senza scrupoli, sintesi di tutti i potenti della città di quel periodo. Ottima prova invece di Tony Sperandeo, perfetto nell’interpretare  Gaetano Mariotti, un uomo che emigra dal Sud nella Capitale per espandere il suo impero delle costruzioni. Una personaggio spietato, autoritario, materiale, che cerca con ogni mezzo a sua disposizione di coinvolgere il figlio neo-laureato nei suoi sporchi affari. La lunga esperienza in ruoli legati alla criminalità organizzata, permette a Sperandeo di fornire un’interpretazione praticamente impeccabile. Buona prova anche di Massimo Bonetti, nel ruolo del capo di gabinetto del Sindaco  Lucio Oldani, un uomo che unisce i due mondi sopra citati, di cui fanno parte anche Gaia(Laura lena Forgia), giovane ed esuberante starlette, e Stella(Nathaly Caldonazzo), mamma di Tommaso nonché donna abbandonata alla sua ricchezza e ossessionata dall’aspetto esteriore.

Nel film, l’epopea del mattone, la corruzione, vengono messi in ombra dalla vita privata del protagonista, di cui si parla in modo forse eccessivo. E’ proprio questa la pecca più grande del film, che non riesce a mettere in primo piano i traffici tra corrotti e corruttori, e procede con un ritmo fin troppo incalzante in alcuni punti. Nonostante ciò,  per tutta la durata della storia lo spettatore vive una sensazione di tensione continua, che deriva in buona parte dalla curiosità che stimola il tema ‘Mafia capitale’.  Una menzione speciale meritano le bellissime inquadrature della città di Roma: la perfezione dei monumenti, fino alle costruzioni più recenti, contribuiscono a dare un valore aggiunto alla pellicola. Nel film domina un certo realismo, anche grazie alle immagini di repertorio del regista( girate quando era consulente in Campidoglio per l’ufficio immagine del Sindaco) che danno un’idea dell’atmosfera della vita politica e amministrativa di quel periodo. Massimo Scaglione rappresenta a suo modo un periodo travagliato della storia di Roma; da apprezzare comunque lo sforzo e il coraggio nel misurarsi  con un tema difficile  da portare sul grande schermo, ma necessario per far capire al pubblico le vicende di un periodo oscuro di cui forse si sa ancora troppo poco.

Voto: 2/5