Giulia Molino, una scugnizza fragile e passionale

Di Alessio Boccali

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Vivere tante belle emozioni durante un periodo universalmente triste non è mai facile. Giulia Molino, cantautrice e finalista nell’ultima edizione di “Amici di Maria De Filippi”, sta vivendo il suo successo in un turbinio di emozioni, ma in mezzo a questo caos, la sua anima da scugnizza fragile e passionale è riuscita poco tempo fa a dar vita a un bel brano omaggio al personale sanitario – composto da “eroi” che son prima di tutto “persone” -, che segue il suo album “Va tutto bene”, un lavoro tra il pop e il rap che ben la rappresenta. Ci siamo sentiti pochi giorni fa e questo è quello che è emerso dalla nostra chiacchierata:

Ciao Giulia, innanzitutto come stai?

Ciao Alessio! Sto bene, sono anche rientrata a casa mia da un paio di settimane, quindi ora posso dirti che, finalmente, va tutto bene.

Partiamo dal tuo ultimo singolo “Camice Bianco”: una dedica al personale sanitario che lotta tutti i giorni per la nostra salute e che in questo periodo è stato messo ancor più a dura prova dal coronavirus. Parli di loro come di eroi, ma anche e soprattutto come di persone…

Ho vissuto un periodo di grande angoscia. Durante il lockdown, nei due mesi in cui la pandemia si è fatta sentire con più forza, ero “protetta” dallo stare all’interno del programma “Amici”, ero quindi come schermata dalla realtà. Ricevevo notizie, sentivo i miei parenti, ma non vivevo la quotidianità. Una volta finito il programma, ho vissuto a Roma un paio di mesi e mi sono resa conto che davvero c’era stato un problema molto grande che non avevo vissuto appieno. In quei momenti ho visto e sentito addosso tutte quelle angosce che gli altri già stavano sopportando da tempo. Ho iniziato allora a documentarmi su com’era la situazione dal punto di vista sanitario e, durante le ricerche, mi sono imbattuta nell’intervista a un medico, il quale lamentava la mancanza di posti negli ospedali e affermava piangendo che, nonostante il grande impegno di tutto il mondo della medicina, questo virus stava portando via tantissime persone. In maniera particolare mi ha colpito la parte di quest’intervista nella quale il medico diceva che la domanda che riceva più spesso era “Quanto tempo mi rimane?”. A quel punto ho stoppato il video perché mi erano venuti i brividi. Quella domanda lì, però, me l’ero appuntata; mi ha fatto da subito pensare all’enorme fatica emotiva, oltre che fisica, alla quale sono sottoposti medici, infermieri e soccorritori. Da lì è nata “Camice Bianco”.

Il tuo album si intitola “Va tutto bene”, un’espressione che, soprattutto in momenti come questi, può fungere da incoraggiamento a tante persone, ma che spesso nasconde anche delle bugie. Che significato ha avuto nella tua vita questa espressione?

“Va tutto bene” è una frase che mi sono ritrovata a dire tante volte nella vita, anche quando ho fatto finta di star bene, ma non era così. Naturalmente, e per fortuna, ci sono tanti momenti in cui realmente stai bene e vivi la vita alla grande, ti senti al sicuro, al posto giusto nel momento giusto. Per questo mi ci ritrovo a 360° in questa espressione. Non mi è dispiaciuto, poi, che in questo periodo drammatico il mio “Va tutto bene” sia diventato per tante persone, che mi hanno anche contattata sui social, un incoraggiamento. Mi piace l’idea di essere riuscita ad abbracciare e a consolare tante persone con la mia musica.

A proposito di social e di seguito. Hai una fanbase di tutto rispetto che chiami “Scugnizzi”; ora non hai l’opportunità di incontrarli nei live o negli instore, però grazie al web riesci comunque a star loro vicina… come la vivi questa che comunque è una responsabilità?

All’inizio non era facile perché non ero abituata. Poi ho capito che se nella vita voglio fare musica e trasmettere dei messaggi è giusto che mi prenda tutte le responsabilità del caso. È capitato che alcuni ragazzi mi abbiano raccontato aspetti molto privati della loro vita e io non mi sia sentita all’altezza; mi vedono come un punto di riferimento, ma io sono la prima ad essere una persona fragile. Da “Amici”, però, ho imparato a credere un po’ di più in me stessa, e vedere che tante persone mi vedono come una persona forte con la quale confidarsi è una bella sensazione. Poi certo, non vedo l’ora di vederli e abbracciarli portando in giro la mia musica. “Chell’ è tutta ‘n’ata cosa…” e già da luglio potrebbero esserci delle sorprese…

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In tutti i testi dell’album c’è un TU al quale ti rivolgi. Ti sei mai sentita in dovere di dimostrare qualcosa a un qualsivoglia TU?

Più che un dovere, ho sentito forte il bisogno di liberarmi da tante cose. Una necessità tutta mia di parlare e di condividere delle emozioni che quel TU, bene o male che sia andato il rapporto con lui, mi ha fatto maturare. Scriverne, cantarne, mi ha fatto tanto bene.

Come dicevi prima, non è mai facile dire “Va tutto bene”. A tal proposito volevo parlare un po’ del tuo brano “Nietzsche”, un flusso di coscienza nel quale spieghi, appunto, quante volte è stato difficile dire che andava tutto bene…

Inizialmente ho pensato che questo brano potesse quasi stonare con il disco, però poi ho capito che non è così. Da quando mi sono aperta di più con il pubblico, ho ammesso che c’è una fragilità di base in me. Ho quindi voluto presentare me stessa al 100%, parlando a chi mi sta accanto e a chi mi ascolta con estrema sincerità. Sono molto emotiva, nella vita e di conseguenza nella musica, mi ha sempre contraddistinto la passionalità, il coinvolgimento con cui vivo ogni emozione.

Nella tua musica c’è una forte impronta rap che riesci a mixare bene al pop. Da dove nasce questo incontro?

Fortunatamente con la musica non è mai impossibile creare tantissimi incroci di generi; quello che sto cercando di fare è proprio unire i miei studi pop, R’n’B, soul che da sempre mettono in luce la mia passionalità, alla forza e alla schiettezza che riesco a dimostrare quando faccio rap. L’obiettivo che ho ben chiaro nella mente è preservare e alimentare continuamente una forza comunicativa. Spero di riuscirci sempre.

Parlando di passionalità, non possiamo non citare la tua amata terra. Sei nata a Torre Del Greco, hai vissuto tra Scafati e Napoli, insomma in te scorre sangue campano e questo si sente anche nella tua musica…

Sì, lo sento tutto il calore della mia terra e me lo porto sempre sul palco e quando scrivo. Ad “Amici” ho avuto l’onore di cantare pezzi della tradizione partenopea ed è stato molto emozionante. Sono molto fiera delle mie origini, è un regalo grandissimo per me l’essere figlia del Sud e del suo patrimonio artistico.

Ah, se possibile volevo aggiungere un ringraziamento speciale a tutti coloro che mi supportano e, in particolare, alla mia grande famiglia di Isola degli Artisti e a Carlo Avarello, il mio produttore, ma per me anche un padre, un fratello, un confidente e un grande amico.