L’amore, la “Niña Blanca” e le energie nella musica di ELLYNORA

Di Alessio Boccali
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ph. Federico Rinaldi

“Prima che con le parole, ognuno di noi stabilisce con gli altri un legame comunicativo basato sulle energie”. Riprendo queste parole dal testo dell’intervista per presentarvi il progetto di ELLYNORA, al secolo Eleonora Sorrentino Paravia. La sua musica ha l’obiettivo di comunicare in qualsivoglia forma artistica ed è per questo che la cantautrice romana ama trasmettere messaggi attraverso le immagini quanto farlo attraverso la musica. Il suo sogno è dar vita concerti che siano esperienze immersive, la sua musica risente di varie influenze, da Napoli fino a Los Angeles, ma intende affermarsi senza etichette e con il criterio assoluto dell’originalità.

Questo il resoconto della chiacchierata agostana tra me e Eleonora dopo l’uscita del suo sentitissimo singolo “Niña Blanca”:

Ciao Eleonora, come nasce “Niña Blanca” e com’è stato presentarlo al pubblico?

Ciao! “Niña Blanca” parla di una vicenda in parte autobiografica raccontata sotto forma di leggenda. Per anni ho provato a scrivere un brano su questo evento della mia vita, un lutto che mi ha segnato e mi ha fatta diventare quella che sono con le mie esperienze all’estero, con il bagaglio delle mie scelte, con la mia personalità e la mia verità. Dato che tramite questa canzone voglio mantenere in vita il ricordo di una persona, è stato davvero difficile trovare le parole giuste per farlo, fino a che non mi è venuta in mente la storia, inventata da me, di questa sirena che da uno scoglio guarda una coppia di amanti e che così, dopo aver perso il suo compagno, ritorna a capire il senso dell’amore. A questo punto inizia a invocare la Niña Blanca, ovvero la Santa Muerte messicana, affidandole il suo amato per proteggerlo. Mi ha sempre colpito questa idea benevole della morte che hanno nell’America Latina, non so se hai visto il film Disney “Coco”, beh, lì è spiegato benissimo.

Ora che il dolore è emerso, c’è stato un flusso di coscienza che ha dato vita ad altri pezzi, magari terapeutici, per te?

Questo pezzo, in realtà, è nato circa un anno fa anche se ho preferito aspettare prima di pubblicarlo; ho avuto davvero bisogno di metabolizzarlo prima dell’uscita. Tra la fine stesura di questo pezzo e l’uscita ho scritto altro, naturalmente, e anche in lockdown, nonostante un blocco iniziale, ho scritto qualcosina. In quel periodo, mi è mancato però il vivere la quotidianità che è ciò che mi ispira più di tutto. Poi, lo sai forse meglio di me, più cerchi di scrivere qualcosa e più non ci riesci.

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ph. Federico Rinaldi

Rimanendo sul brano, abbiamo parlato di questa sirena che, dopo momenti di smarrimento, riesce a ritrovarsi pregando la Santa Muerte. Qual è il tuo rapporto con il trascendente, con la spiritualità?

Credo molto nelle energie che risiedono in ognuno di noi e che mettiamo in circolo sul pianeta con le nostre azioni, le nostre emozioni. Tenendo ben a mente questo, cerco sempre di trovare in me stessa quella positività da trasmettere a chi mi sta accanto: prima che con le parole, ognuno di noi stabilisce con gli altri un legame comunicativo basato sulle energie.

Si intravede chiaramente che sei una donna molto forte…

Ti ringrazio, non bisogna essere dei supereroi, ma è necessario saper valorizzare ogni aspetto delle nostre emozioni. Anche le fragilità sono parte della nostra forza.

Nemmeno i videoclip dei tuoi brani sono mai lasciati al caso. Presti una grande attenzione alle immagini…

Considero l’esprimermi attraverso le immagini al pari del farlo attraverso la musica. Il racconto delle immagini è molto diretto, spesso sopperisce addirittura a ciò che le parole non riescono a comunicare. Quando scrivo le mie canzoni ho sempre ben chiare quali forme, quali colori voglio arrivino alle persone. Per questo, la regia e la sceneggiatura dei miei videoclip le curo io insieme all’aiuto essenziale di Federico Rinaldi. Scendendo nel dettaglio, poi, come puoi notare dai video, prediligo sempre delle tinte vintage, con quelle pellicole che saranno per sempre immortali. Adoro riprendere il passato e raccontarlo nuovamente in chiave personale e moderna.

Sogniamo per un attimo il ritorno al live. Hai mai pensato ad una dimensione teatrale per la tua musica, quello che mi racconti ha un forte potenziale teatrale…

Ho sempre sognato di realizzare concerti che fossero delle esperienze artistiche a tutto tondo. Anche per questo sono andata a studiare negli Stati Uniti. Ovviamente bisogna fare un passo in più per realizzare tutto questo, ma se dobbiamo sognare, facciamolo per bene. Vorrei che i miei concerti fossero un racconto coreografato, con delle immagini proiettate e delle luci che illuminano e cambiano d’intensità a seconda dell’andamento della narrazione. Riprendendo il discorso di prima, un concerto di ELLYNORA deve essere il risultato di un mix di energie che dà vita a un’esperienza artistica immersiva.

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ph. Andriana Tuesday

Torniamo alla musica in senso stretto. Nei tuoi brani c’è elettronica e melodia, suoni latini e testi da cantautrice; quanto ha influito la tua esperienza americana sul tuo modo di far musica?

Sono andata in America appena finito il liceo; portavo con me le canzoni con le quali sono cresciuta, tra cui molta musica napoletana visto che i miei genitori sono partenopei. Qui ti spieghi la melodia, ma anche l’uso dello spagnolo che è molto simile come sonorità al napoletano. A questo, per arrivare ad oggi, devi aggiungere i miei studi americani di canto e ballo e, in generale, tutto ciò che ho imparato vivendo da sola. Oggi posso dire che la mia musica sono pienamente io.

Quanto è stata complessa questa operazione e soprattutto è stato mai difficile mantenere questa libertà di esprimerti?

Ti dico che in molti mi hanno detto di non sapere dove collocarmi in termine di genere musicale. Beh, questa per me è una grande vittoria. Dovremmo essere tutti ben distinti gli uni dagli altri per non farci etichettare. Per questo motivo non ho mai sentito il “peso” della mia libertà, ho sempre voluto essere libera da targhette così da essere originale, unica. L’obiettivo primario è sempre stato quello di affermarmi col mio modo di fare musica, senza ispirarmi a nessuno. Insomma, sono ELLYNORA e questa è la mia musica, il mio biglietto da visita.