Blade Runner 2049 – La recensione (senza spoiler)

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Gli androidi sognano ancora pecore elettriche?

All’annuncio di un sequel di Blade Runner avevano reagito tutti con parecchia paura. Sulla scia degli innumerevoli prequel/sequel/remake/reboot che negli ultimi anni sono andati a scomodare diversi mostri sacri della filmografia mondiale, pochi dei quali in maniera convincente, anche questa pellicola sembrava destinata a perire miseramente sotto il peso del paragone con l’originale.

Ricordiamo infatti che quando si parla di Blade Runner non si fa riferimento solamente ad un film del 1982 che col passare degli anni ha assunto lo status di cult senza tempo, ma ad una pellicola che ha definito e plasmato un intero immaginario. Da Akira a Ghost in the Shell, ma anche il fumetto Nathan Never, Videodrome e Gattaca, tutta la fantascienza che segue Blade Runner pesca a piene mani proprio dall’estetica cyberpunk di questa pellicola diretta da un Ridley Scott ancora in stato di grazia, accompagnato dalla fotografia di Jordan Cronenweth e dalle scenografie di David L. Snyder. Contrapposizione tenebrosa alla fantascienza più ingenua ed edulcorata del passato e più in linea con quella “arrugginita” alla Star Wars (il primo capitolo era uscito nel 1977), veramente in pochi, inizialmente, si sarebbero aspettati l’impatto che questo film avrebbe avuto non solo sul suo genere, ma sull’intera storia del cinema. Dopotutto anche Blade Runner ha avuto una vita abbastanza travagliata: arrivato nelle sale lo stesso anno in cui moriva da senzatetto Philip K. Dick (autore del libro dal quale il film è tratto) e accolto inizialmente in maniera piuttosto fredda al botteghino, anche dopo il grande successo è stato rimaneggiato più e più volte dai produttori e dallo stesso Scott arrivando a un totale di sette (sì, SETTE) cut diversi. Nonostante ciò, a prescindere da quale versione si preferisca tra il Domestic Cut e il Final Cut, Blade Runner è rimasto inossidabile, una Bibbia per gli appassionati del vero cinema e un enorme pilastro dal punto di vista estetico, narrativo, onirico e addirittura politico.

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È possibile allora rendere onore ad un film del genere? Creare una pellicola che possa porsi addirittura come seguito materiale e spirituale di uno dei film più influenti di tutti i tempi? Togliamoci subito il dente, è il momento di dirlo: sì, è possibile, e Blade Runner 2049 è un grandissimo film. A darci questa risposta e a raccogliere il pesante testimone, 35 anni dopo l’originale, è il regista canadese Denis Villeneuve, già conosciuto ai più per gli ottimi Prisoners, Enemy, Sicario e già apprezzato nel campo della fantascienza con il recente Arrival. Ebbene, la scelta coraggiosa ed efficace che il regista compie sin dalle primissime inquadrature è quella di voler omaggiare la pellicola dell’82 ma allo stesso tempo quella di volersene distaccare, andando ad ampliare e ad esplorare altri aspetti del mondo futuristico di Blade Runner. Si cerca di oltrepassare il concetto del “seguito”, ribadendo a gran voce la volontà di non essere un semplice replicante (hehe) dell’originale: i punti di contatto con il primo film ci sono, intendiamoci, e si trovano quasi sempre in quell’Harrison Ford che qui fa più che mai da filo conduttore tra il passato ed il presente, senza però essere il protagonista assoluto della pellicola.

Certo, basta vedere su schermo un paio di scritte giapponesi al neon, di cartelloni luminosi Atari e di Spinner che volano tra il fumo dei palazzi per dipingere sulla faccia di ogni appassionato di vecchia data un sorriso che va da un orecchio all’altro, ma questo nuovo film non sente il bisogno di abusarne facendo leva sulla nostalgia per risultare efficace. Blade Runner 2049 riesce infatti a riprendere l’estetica iconica che conosciamo bene senza allo stesso tempo sembrarne una riproposizione identica, affiancando anzi diversi spunti del film di Scott a rimandi che provengono da altri film di fantascienza più o meno moderni (su tutti, Lei di Spike Jonze). Anche il mondo del “futuro analogico” di Blade Runner, parallelamente al nostro, in effetti è andato avanti di 30 anni, e si vede.

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Per quanto concerne la trama, il regista ha espressamente chiesto alla stampa di rivelare meno particolari possibili e così faremo, anche perché parlarne vuol dire muoversi in un vero e proprio campo minato. Quella che ci troviamo ad ammirare è comunque una storia semplice ma niente affatto scontata, che vede questa volta protagonista il cacciatore K (Ryan Gosling) alle prese con una nuova indagine che lo porterà a scavare sempre più a fondo in un segreto che potrebbe destabilizzare la società, mettendolo allo stesso tempo sulle tracce di un ex-blade runner ormai scomparso, Rick Deckard (Harrison Ford).

Accompagnato da un grande cast tra cui Robin Wright, Jared Leto, Mackenzie Davis e soprattutto la bellissima rivelazione Ana de Armas, a dominare è senza dubbio un Ryan Gosling enorme, che sa ancora una volta bucare lo schermo semplicemente con la sua presenza scenica dall’inizio alla fine della pellicola e che riesce a non farsi mettere in ombra nemmeno da Harrison Ford, anche se anch’egli nella migliore interpretazione degli ultimi anni (anni luce da quell’Han Solo svogliato che abbiamo visto, ahimé, nel seppur ottimo Episodio VII). I due si compensano alla perfezione creando una tacita complicità tra i due personaggi principali, che riescono inoltre a rendere visivamente molto bene l’idea di quella coesistenza di vecchio e di nuovo che questa pellicola, dopotutto, rappresenta.

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Per quanto riguarda il comparto tecnico, c’è poco da dire: siamo davanti ad uno dei film migliori degli ultimi anni. Forse i 168 minuti di pellicola rendono la visione decisamente ostica ai novizi del genere e potevano essere tagliati qua e là, è vero, ma Villeneuve si dimostra una volta per tutte un grande regista che riesce a gestire con consapevolezza da una parte uno spettacolo sensoriale incredibile e dall’altra una narrazione precisa e inesorabile. Parliamoci chiaro, visivamente Blade Runner 2049 è un film perfetto, da pelle d’oca. Ogni singolo frame della pellicola è un quadro di una bellezza abbacinante e non c’è una sola immagine che non sia curata nei minimi dettagli: il merito va sicuramente alla mano registica di Villeneuve, ma il vero maestro del film è, in questo caso, Roger Deakins. Il direttore della fotografia compie un’impresa titanica, offrendo allo spettatore uno spettro cromatico vastissimo che parte da tinte fredde e colori desaturati, passa per gli ologrammi fluo dai colori brillanti e arriva fino agli arancioni più accesi di un deserto alla Mad Max-Fury Road: è una fotografia fatta tanto di colori e luci quanto di ombre più scure della pece, in una dicotomia che rispecchia molto bene lo spirito della pellicola.

A coronare il tutto è la maestosa colonna sonora: Hans Zimmer e Jóhan Jóhannsson uniscono i bassi potenti di suoni elettronici ad archi gravi per un risultato strabiliante, che nella seconda metà del film richiama a più riprese i temi storici di Vangelis. Obbligatoria quindi la visione al cinema, preferibilmente nella sala con lo schermo più grande e con il sistema audio più potente che riusciate a trovare.

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Insomma era facile, facilissimo tirare fuori un seguito senza nulla da dire che sarebbe crollato sotto le troppe aspettative poste dall’originale. Qui, però, di roba da dire ce n’è, e anche tanta: si schiva il rischio di sfornare una pellicola di azione pura, più fruibile al grande pubblico (e forse più in linea con la fantascienza di oggi), in favore di un film introspettivo, quasi d’autore, che riesce ad approfondire l’immaginario del primo film senza però deturparne l’immagine. Il difficilissimo obiettivo che Blade Runner 2049 riesce quindi a centrare è quello di trasmettere un estremo rispetto senza tuttavia rinunciare a una sua narrazione e a una sua estetica: e (se ancora ve lo state chiedendo) no, non è bello quanto l’originale, ma semplicemente perché difficilmente altri film potranno mai avere lo stesso spessore emotivo e filosofico e lo stesso impatto innovativo di Blade Runner. Anche se forse è un po’ prematuro gridare al capolavoro, è innegabile come questo nuovo film sia maestoso, audace, a suo modo complesso, come omaggi il passato e riesca anche a ribadire gli storici interrogativi sull’umanità e l’identità: progresso vuol dire necessariamente andare avanti? Chi è un replicante? Chi è umano? Ma soprattutto, cosa vuol dire essere umano?

Blade Runner 2049 è un film generato dal grembo di una fantascienza del suo tempo, che ha una sua voce e parla con una sua lingua e una sua estetica, diverse ma non per questo incapaci di farci emozionare e stupire come quando guardavamo le luci al neon riflettersi attraverso un parabrezza appannato dalla pioggia. E se quello stupore sia umano o di un replicante, forse stavolta nemmeno il test Voight-Kampff potrà stabilirlo.

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Wonder Woman – La recensione in anteprima (senza spoiler)

Wonder Woman, diretto da Patty Jenkins. Cast: Gal Gadot, Chris Pine, Robin Wright, Connie Nielsen, David Thewlis. Prodotto  e distribuito da Warner Bros. Pictures e DC Entertainment. Uscita nelle sale italiane: 1 Giugno.

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La pellicola dedicata alla Principessa delle Amazzoni è la storia di una bambina incosciente, che diventa dea tra gli uomini.

Portare per la prima volta al cinema Wonder Woman non era un compito facile. Vuoi per il canone inculcato nel grande pubblico dalla celebre serie tv degli anni ’70 con Lynda Carter, vuoi, soprattutto, perché qui stiamo parlando di una vera e propria icona dell’emancipazione femminile e del progressismo: nata nel 1941, lo psicologo William Moulton Marston modellò i tratti da pin-up dell’eroina su una sua assistente con la quale lui e la moglie avevano una relazione aperta. Tanto per dire. In aggiunta poi, per alzare ancora un po’ la pressione, ricordiamo che Wonder Woman arriva dopo le critiche non proprio entusiaste riservate alle prime tre pellicole del DC Extended Universe, affibbiando così alla regista Patty Jenkins, al suo secondo lungometraggio (13 anni dopo Monster), la responsabilità di sfornare una pellicola che potesse finalmente soddisfare appassionati, critica e pubblico.

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Ecco, aiutata da un’ambientazione storica ben distante dal macrocosmo DC, il primo pregio di Wonder Woman è quello di non guardare al passato ma voler sin da subito ribadire la scelta di intraprendere una direzione abbastanza diversa, abbandonando i toni eccessivamente seriosi di Batman v Superman in favore di un intrattenimento più puro e, forse, più onesto. Non mancano, infatti, le gag e le battute (e c’è da dire che queste fanno sorridere per davvero), che giocano soprattutto su una doppia condizione di straniamento che si ritrova prima nel pilota Steve Trevor (interpretato da Chris Pine), catapultato nella mistica isola di Themyscira, e poi nella stessa Diana Prince (Gal Gadot), che deve fare i conti con il “mondo esterno” dopo essere cresciuta nascosta e distante da esso.

Essendo questo Wonder Woman prima di tutto una storia d’origini, l’impostazione è quella abbastanza classica della struttura in tre atti: conosciamo prima la luminosa isola delle amazzoni di Themyscira, dove scopriamo con alcuni espedienti la storia e il contesto nel quale siamo immersi, ma tutto cambia quando un pilota britannico precipita dal cielo proprio nelle acque della paradisiaca isola (l’utilità dello scudo protettivo magico è un dubbio che ci pervade), facendo conoscere poi a tutte le Amazzoni l’esistenza di una guerra che sta devastando il mondo. Sarà proprio questa rivelazione a far compiere a Diana la decisione di abbandonare il luogo di nascita per dirigersi verso il mondo esterno, credendo di poter porre fine alle ostilità.

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È proprio la dualità tra i personaggi di Gal Gadot e Chris Pine ad essere il perno attorno al quale ruota tutta la pellicola: si gioca su due mondi diversi che si toccano, contrapponendo la luminosa realtà dell’isola mistica delle Amazzoni ai colori desaturati del fronte di Guerra. Interessante l’interpretazione del concetto della guerra vera e propria per le due parti: vista come un nemico da abbattere per l’eroina, quanto invece come un’entità con la quale si deve convivere per gli uomini, dalla quale essi sono attratti ma che allo stesso tempo vorrebbero ripudiare. Complice dell’efficacia di questo sottotesto sia l’alchimia dei due attori, che funziona molto bene nonostante il risvolto romantico sia di una banalità sconcertante, quanto soprattutto la scelta dello script di voler evitare un femminismo eccessivo (come era successo ad esempio nel recente remake dei Ghostbusters), rendendo il film estremamente femminile senza tuttavia ridicolizzare le figure maschili.

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Fila tutto liscio, quindi? Non proprio: se il primo e il secondo atto del film funzionano abbastanza bene, tutta la parte finale della pellicola ripiomba nella dimostrazione di come ancora una volta sia considerato impossibile sfuggire al cosiddetto canovaccio supereroistico della “boss fight” con il cattivone di turno. Lo scontro finale, oltre a ricordare veramente tanto quello che abbiamo visto, ahimè, in Batman v Superman, arriva veramente a casaccio e in alcuni punti rasenta il ridicolo, complici una CGI videogiocosa, una scelta di casting incomprensibile e alcune frasi dette qua e là nel corso della lotta decisamente risparmiabili.

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I difetti di Wonder Woman ci sono quindi, e non sono pochi, ma c’è da dire che per tutta una serie di fattori e per la struttura generale risulta forse più facile perdonarli qui che in altre occasioni, tanto da poter essere considerato sicuramente il film nel complesso più riuscito tra i quattro sfornati dalla DC fino ad ora. Il più grande merito è sicuramente quello di reggersi su un’interprete incredibile, attorno alla quale la pellicola è interamente modellata, dotata di una bellezza e di una grazia straordinarie. Onnipresente in ogni scena, la modella israeliana Gal Gadot riesce ad essere tanto efficace nelle  sequenze di combattimento quanto magnetica in quelle dove veste i panni civili: spazzati via tutti i dubbi che ancora potevano rimanere sulla sua scelta di casting, per noi adesso lei è diventata veramente l’unica Principessa delle Amazzoni, e forse uno dei principali fattori che ci spinge ad avere ancora fiducia nel prossimo film sulla Justice League.

 

IT: la prima clip ufficiale del film

Dopo l’uscita del primo trailer ufficiale, che ha polverizzato ogni record di visualizzazioni, in occasione degli MTV Movie Awards la Warner Bros. ha diffuso la prima clip ufficiale del nuovo film di IT.

La clip contiene molte nuove scene inedite, tanto che si potrebbe definire quasi un vero e proprio secondo trailer: eccolo qui!

Nel video, i protagonisti del “Club dei Perdenti” cercano Betty Ripsom, una delle bambine scomparse misteriosamente dalla cittadina di Derry… Inoltratisi nelle fognature, i ragazzini incontreranno Pennywise e i suoi diabolici palloncini rossi.

 

#OutThisWeek – Le novità in sala, 24/04

Le uscite al cinema dell’ultima settimana di Aprile

Aprile sta finendo, però se ne va col botto: tornano in sala infatti gli strampalati Guardiani della Galassia nel secondo capitolo della fortunata saga Marvel, in compagnia di parecchie altre pellicole da tenere d’occhio.

Andiamole a scoprire tutte quante:

DAL 24 APRILE:

LA TENEREZZA, diretto da Gianni Amelio

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Sentimenti che si incrociano tra il sorriso e la violenza. Un padre e i suoi figli non amati, un fratello e una sorella in conflitto, una giovane coppia che sembra serena. E i bambini che vedono e non possono ribellarsi. La storia di due famiglie in una Napoli inedita, lontana dalle periferie, una città borghese dove il benessere può mutarsi in tragedia, anche se la speranza è a portata di mano.


DAL 25 APRILE:

GUARDIANI DELLA GALASSIA VOL.2 (Guardians of the Galaxy Vol.2), diretto da James Gunn

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Mentre sono alle prese con il mistero che avvolge le vere origini di Peter Quill, i Guardiani dovranno cercare di mantenere unita la propria squadra, alleandosi anche con vecchi nemici per far fronte a nuove minacce.


DAL 27 APRILE:

L’AMORE CRIMINALE (Unforgettable), diretto da Denise Di Novi

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Tessa è in fase di separazione dal marito, ma allo stesso tempo deve fare i conti anche con la nuova fidanzata dell’uomo che si è trasferita nella casa che un tempo condividevano. Dall’altra parte Julia, la nuova compagna dell’ex marito, è convinta di aver trovato l’uomo dei sogni e una situazione ideale dove poter mettere fine al burrascoso passato.


LASCIAMI PER SEMPRE, diretto da Simona Izzo

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Dal romanzo “Baciami per sempre. Diario di una famiglia allargata” di Simona Izzo. Un film che riflette sul concetto di famiglia, in tutte le sue accezioni.


THE CIRCLE, diretto da James Ponsoldt

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Una giovane donna viene assunta per lavorare in un monopolio di Internet chiamato il Cerchio, che collega le e-mail personali degli utenti, i social media, la banca, gli acquisti in un sistema operativo universale, che permette la creazione di un’identità online in una nuova era di civiltà e trasparenza. Ma quando i dati personali vengono raccolti, setacciati, monetizzati ed utilizzati per la sorveglianza, la privacy diventa obsoleta.


GIFTED – IL DONO DEL TALENTO (Gifted), diretto da Marc Webb

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La storia di Frank, un uomo che prova a crescere la giovane figlia della sorella, morta in un incidente. La nipotina Mary si scoprirà un geniale prodigio della matematica.


ALTIN IN CITTA’, diretto da Fabio Del Greco

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Altin è un aspirante scrittore albanese che è sbarcato in Italia a bordo di un grande traghetto negli anni ’90. Ora lavora in una macelleria ma un giorno viene selezionato ad un provino di un reality per scrittori, vedendo quindi finalmente la possibilità di avere successo con il suo libro “il viaggio di Ismail”.

Alla prossima settimana!

#OutThisWeek – Le novità in sala, 17/04

Tutte le uscite in sala della terza settimana di Aprile

Siamo già nella seconda settimana di Aprile?! No, non è possibile… Beh dai, almeno consoliamoci con le uscite al cinema della settimana, puntuali come sempre con #OutThisWeek! Consigliatissimi, questa settimana, sono Boston – Caccia all’uomo (in America il titolo era un più efficace e conciso Patriots Day), la trasposizione su schermo della bellissima graphic-novel di Daniel Clowes Wilson e anche l’interessante documentario Libere di Rossella Schillaci. E voi, invece, cosa guarderete questa settimana? Ditecelo nei commenti!

Andiamo a vedere l’elenco completo di tutte le pellicole in uscita:

DAL 18 APRILE:

ALDABRA: C’ERA UNA VOLTA UN’ISOLA (Aldabra: Once Upon an Island), diretto da Steve Lichtag

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L’isola che non c’è esiste realmente e si trova nel cuore dell’Oceano Indiano: è Aldabra, ed è l’ultimo paradiso incontaminato al mondo. Per sei volte affondato e riemerso dalle acque e destinato ad inabissarsi ancora, è uno dei più grandi atolli del nostro pianeta, abitato soltanto da rare specie animali e sul quale l’uomo non può mettere piede.


DAL 19 APRILE:

THE BYE BYE MAN, diretto da Stacy Title

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Tre studenti universitari si trasferiscono in un vecchia casa fuori dal campus, dove si ritrovano braccati da un’entità soprannaturale chiamata Il Bye Bye Man. Questo spirito può essere responsabile del possesso di varie persone facendogli intraprendere imprese omicide folli. Esiste solo un modo per evitare la sua maledizione: non pensarci e non nominarlo.


DAL 20 APRILE:

BABY BOSS (The Boss Baby), diretto da Tom McGrath

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Al piccolo Tim, un bambino di sette anni, arriva un fratelino: il bimbo è però in realtà una spia inviata dall’agenzia Baby Corp. per investigare su un complotto ordito dalla PuppyCo., che vorrebbe sostituire tutti i bambini con dei cuccioli.


BOSTON – CACCIA ALL’UOMO (Patriots Day), diretto da Peter Berg

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Prodotto dalla CBS Films e acclamato in madrepatria, Patriots Day racconta la caccia ai terroristi responsabili dell’attentato alla maratona di Boston basandosi sul resoconto di prima mano del commissario della polizia di Boston Ed Davis.


FORTUNATA, diretto da Sergio Castellitto

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La storia di una giovane donna con un matrimonio fallito alle spalle, che combatte tutti i giorni per realizzare il suo piccolo sogno di aprire un negozio di parrucchiera tutto suo.


TWO IS A FAMILY (Demain tout commence), diretto da Hugo Gélin

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Un giorno una ex fidanzata dello spensierato Samuel si ripresenta nella sua vita e gli consegna una bimba di pochi mesi che dice essere sua figlia. Dopo un po’ di perplessità decide di tenerla con sé e quando, con il passare degli anni, il loro rapporto diventa bello e importante, la vecchia fiamma si ripresenta alla sua porta.


WILSON, diretto da Craig Johnson

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Trasposizione cinematografica della bellissima graphic-novel omonima, di Daniel Clowes, la storia si incentra attorno alla vicende di Wilson (qui Woody Harrelson), un solitario, misantropo e nevrotico uomo di mezz’età,  che scopre di avere una figlia adolescente di cui non sapeva l’esistenza. Per questo chiede aiuto all’ex moglie Pippi, per poterla incontrare per la prima volta.


RICHARD THE STORK, diretto da Toby Genkel, Reza Memari

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Il passero Richard viene adottato e cresciuto da una famiglia di cicogne ma incontra i primi problemi quando, con l’avvicinarsi dell’inverno, le cicogne devono migrare in Africa e anche lui vuole andare con loro.


L’ECCEZIONE ALLA REGOLA (Rules Don’t Apply), diretto da Warren Beatty

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Nel 1958, la ventiduenne battista Marla Mabrea aspira a diventare un’attrice e decide di andare ad Hollywood. Poco prima anche Frank Forbes, ambizioso e giovane uomo d’affari e devoto metodista, si sposta a Los Angeles. La loro figura di riferimento sarà l’eclettico Howard Hughes.


LIBERE, diretto da Rossella Schillaci 

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Il film racconta una Resistenza parallela, la Resistenza delle donne, a volte non coincidente nelle diverse motivazioni e modalità d’azione con la Resistenza cui convenzionalmente ci si richiama.

Alla prossima settimana!

 

 

 

#OutThisWeek – Le novità in sala, 27/03

Le uscite in sala del primo weekend di Aprile

Eccoci al weekend a cavallo tra Marzo e Aprile: andiamo a scoprire tutti i film in uscita!

DAL 27 MARZO:

LA TARTARUGA ROSSA (La Tortue Rouge) di Michael Dudok de Wit

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Scampato a una tempesta tropicale e spiaggiato su un’isola deserta, un uomo si organizza per la sopravvivenza: i suoi molteplici tentativi sono costantemente impediti da una forza sotto marina e misteriosa che lo rovescia in mare. A sabotarlo è un’enorme tartaruga rossa.


DAL 30 MARZO:

17 ANNI (E COME USCIRNE VIVI) (The Edge of Seventeen) di Kelly Fremon

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Nadine e Krista sono migliori amiche, non si separano mai e cercano insieme di cavarsela nel crudele mondo del liceo: Krista sta frequentando segretamente suo fratello, e qualcosa si rompe nel loro rapporto.


CLASSE Z di Guido Chiesa

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Il preside di un liceo decide di isolare gli studenti più indisciplinati e pigri dell’ultimo anno in una classe separata, e se inizialmente ai ragazzi sembra una manna dal cielo, le cose cambieranno quando scopriranno i veri obiettivi del preside.


GHOST IN THE SHELL di Rupert Sanders

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Basato sul marchio di fantascienza di fama internazionale, Ghost in the Shell segue la saga di Major, un singolare ibrido umano-cyborg delle operazioni speciali a capo della task force d’elite Section 9.


IL PERMESSO – 48 ORE FUORI di Claudio Amendola

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Dalla regia di Claudio Amendola, seguiamo 4 detenuti che escono dal carcere di Civitavecchia con 48 ore di permesso: Rossana, 25 anni, arrestata in aeroporto per traffico di cocaina; il cinquantenne Luigi condannato per duplice omicidio che ha già scontato 17 anni di pena; Angelo, venticinquenne finito in prigione per una rapina compiuta con complici che non ha mai denunciato; Donato, 35 anni, condannato pur essendo innocente.


IL VIAGGIO (The Journey) di Nick Hamm

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Due uomini hanno poche ore per mettere fine alla guerra civile che da decenni ha insanguinato l’Irlanda del Nord. Il reverendo Ian Paisley leader del Partito Unionista Democratico e Martin McGuinnes del Sinn Féin trovano in quella giornata del 2006 un accordo di pace.


LA MIA FAMIGLIA A SOQQUADRO di Max Nardari

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Martino è un bambino di 11 anni che, arrivato nel nuovo mondo della scuola media, si trova di fronte ad una realtà inaspettata: i suoi genitori non sono separati, tutti quelli dei suoi compagni sì. Da qui scatta in lui l’idea diabolica: far separare i suoi genitori per diventare un bambino come tutti gli altri e godere anche lui degli stessi fantastici benefici dei compagni di scuola.


LA VENDETTA DI UN UOMO TRANQUILLO (Tarde para la ira) di Raul Arévalo

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Curro è l’unico di una banda di quattro criminali che viene arrestato per una rapina in una gioielleria: scontata la pena, viene rilasciato e nutre la speranza di iniziare una nuova vita con Ana. Tornando a casa, però, trova una donna confusa e insicura e si troverà a dover affrontare un uomo che distruggendo le sue aspettative cambierà tutti i suoi piani.


LA VERITA’, VI SPIEGO, SULL’AMORE di Max Croci

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Sballottata tra i bambini e il lavoro, Dora si rifiuta di elaborare il lutto sentimentale della fine della sua relazione: quando arriva però il momento di raccontare la verità al piccolo Pietro, il quale crede ancora che il papà sia via solo per lavoro, Dora trova allora anche la forza di reagire. Il primo passo è riappropriarsi del proprio tempo assumendo l’insolito babysitter Simone (Edoardo Pesce), poeta-bidello.


PER UN FIGLIO di Suranga Deshapriya Katugampala

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Provincia di una città del Nord Italia: Sunita, una donna cingalese di mezz’età, divide le sue giornate tra il lavoro di badante e il proprio figlio adolescente, che non ha un buon rapporto con sua madre. La sua cultura e le sue tradizioni rischiano di essere annullate e dimenticate.


PIIGS -OVVERO COME IMPARAI A PREOCCUPARMI E A COMBATTERE L’AUSTERITY di Adriano Cutraro, Federico Grecoù

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Realizzato dopo cinque anni di ricerche e due di riprese, Piigs è un’immersione senza precedenti e senza censure nei dogmi dell’austerity e afferma con la voce di prestigiosi economisti, intellettuali ed esperti internazionali (tra questi Noam Chomsky, Erri De Luca, Yanis Varoufakis, Federico Rampini, Stefano Fassina, Warren Mosler, Paolo Barnard) quanto l’origine della crisi dei debiti europei non risieda nell’inadeguatezza delle popolazioni dei Paesi in crisi ma nelle fondamenta stesse dell’Euro.


THE MOST BEAUTIFUL DAY – IL GIORNO PIU’ BELLO di Florian David Fitz

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Il bizzarro pianista Andi (33) e lo spensierato scansafatiche Benno (36)fuggono dalla clinica dove sono ricoverati dopo aver racimolato con destrezza il denaro necessario, mettendosi in viaggio in prima classe verso l’Africa alla ricerca dell’ultimo e più bel giorno delle loro vite.


DALL’ALTRA PARTE (S One Strane) di Zrinko Ogresta

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Vesna, decide di trasferirsi con la sua famiglia tutti a Zagabria, in Croazia. Venti anni dopo, una chiamata inaspettata riporterà a galla il ricordo di un segreto che ha cercato di nascondere per molto tempo.

 

 

 

#OutThisWeek – Le novità in sala, 20/03

Tutti i film in uscita nella penultima settimana di Marzo

Marzo sta finendo: i terzo mese dell’anno se ne va però col botto, portando con se una valanga di pellicole in uscita. Andiamole a vedere insieme!

DA LUNEDI’ 20 MARZO:

PINO DANIELE – IL TEMPO RESTERA’ di Giorgio Verdelli

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A due anni di distanza dalla scomparsa del musicista, arriva nei cinema italiani Pino Daniele – Il tempo resterà: è un viaggio attraverso la musica, i concerti e la vita del grande artista partenopeo, la cui musica è accompagnata una straordinaria serie di immagini, molte delle quali inedite. Il docu-film sarà al cinema solo il 20, 21 e 22 marzo come evento cinematografico.


DA MARTEDI’ 21 MARZO:

IL PUGILE DEL DUCE di Tony Saccucci

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Siamo a Roma, ed è 24 giugno 1928. Si sta per celebrare il match finale di pugilato per il titolo europeo: per la prima volta a contenderselo sono due italiani, Mario Bosisio e Leone Jacovacci, ma fra i due c’è un’incolmabile differenza. Bosisio infatti è bianco e Jacovacci, nato da padre romano e madre congolese, è mulatto: sarà uno scontro emblematico delle differenze ideologiche e degli scontri del ventennio.


DA MERCOLEDI’ 22 MARZO:

I AM NOT YOUR NEGRO di Raoul Peck

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Raoul Peck ha acquisito i diritti del progetto mai realizzato di James Baldwin “Remember this house” per realizzare un documentario “testamentario” sulla secolare questione dei neri, mescolando materiali d’archivio al proprio girato sullo sfondo dell’inedito testo letto da Samuel L. Jackson.


DA GIOVEDì 23 MARZO:

ELLE di Paul Verhoeven

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Isabelle Huppert regge un intera pellicola grazie ai suoi sguardi e le sue reazioni misurate: Michelle è la proprietaria di una società che produce videogiochi ed è una donna capace di giudizi taglienti sia in ambito lavorativo che nella vita privata. Vittima di un stupro nella sua abitazione non denuncia l’accaduto e continua la sua vita come se nulla fosse accaduto, fino a quando lo stupratore non torna a manifestarsi e la donna inizia con lui un gioco pericoloso.


SLAM – TUTTO PER UNA RAGAZZA di Andrea Molaioli

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Film tratto dal bestseller di Nick Hornby, Slam è la storia di Samuel, un 16 enne di cui si innamora Alice, bella e spregiudicata, che immediatamente intuisce nel ragazzo un’aura diversa dagli altri.


IN VIAGGIO CON JACQUELINE (La Vache) di Mohamed Hamidi

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Fatah è un contadino che vive con la moglie e due figlie in un piccolo villaggio dell’Algeria. La sua passione è l’unica mucca che ha: Jacqueline, e da anni chiede di poter concorrere con lei al Salone dell’Agricoltura di Parigi. Quando finalmente la sua costanza viene premiata e riceve l’invito, però, la raccolta fondi gli consente di coprire solo il viaggio fino a Marsiglia: da lì, a Parigi si arriverà a piedi.


LA CURA DEL BENESSERE (A Cure for Wellness) di Gore Verbinski 

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Un impiegato (DeHaan) viene mandato a salvare il suo capo che è rimasto bloccato in un’europea “wellness spa”: la struttura, però, ha uno scopo più sinistro del provvedere ai bisogni salutari dei suoi pazienti.


LIFE – NON OLTREPASSARE IL LIMITE (Life) di Daniel Espinosa

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La storia dell’equipaggio di una stazione spaziale internazionale in procinto di fare una delle scoperte più importanti della storia: raccogliere la prima prova di una vita terrestre su Marte. Quando l’equipaggio inizia a svolgere le prime ricerche sul campione, capirà di trovarsi di fronte una forma di vita più intelligente del previsto.


NON E’ UN PAESE PER GIOVANI di Giovanni Veronesi

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Come tanti loro coetanei, Sandro e Luciano sentono che la loro vita in Italia non ha alcuna prospettiva: i due si scelgono istintivamente e decidono, presi da un’euforica incoscienza, di cercare un futuro per loro a Cuba, la nuova frontiera della speranza dove tutto può ancora accadere. Il progetto è quello di aprire un ristorante italiano che offra ai clienti il wi-fi (ancora raro sull’isola) grazie alle nuove ma limitate concessioni governative.


VEDETE, SONO UNO DI VOI di Ermanno Olmi

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Chi era Carlo Maria Martini, e perché ha significato tanto per i milanesi e in generale i cattolici? Ermanno Olmi e Marco Garonzio, giornalista del Corriere della Sera che per decenni ha seguito l’uomo destinato (a sua insaputa) a diventare arcivescovo di Milano, ripercorrono la sua vita umana e spirituale parlando in prima persona, come se fosse lo stesso Carlo Maria Martini a raccontarsi.


MODA MIA di Marco Pollini

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Giovannino  è un ragazzino sardo di 16 anni e ha un sogno: lavorare nel mondo della moda. E’ però anche il figlio di un pastore che lo costringe a seguire le pecore e il terreno, e lo tratta con disprezzo. Quando il ragazzo, durante una sfilata di moda amatoriale, vince un premio con vestiti realizzati con stoffe di scarto, capisce che ha l’abilità per continuare su quella strada.


CAPIRE IL PASSATO PER VIVERE FELICI (Ancient Futures: Learning From Ladakh) di Helena Norberg-Hodge, Joh Page

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Il Ladakh è una terra desertica dalla bellezza selvaggia posta sull’Himalaya occidentale, un luogo di poche risorse e dal clima estremo: eppure, per più di mille anni, è stata sede di una fiorente cultura. Poi è arrivato lo sviluppo, l’inquinamento, le divisioni, l’intolleranza e l’avidità.

Alla prossima settimana!