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Marthe_Bibesco_BoldiniTitolo: Le donne di Giovanni Boldini

Data delle opere: Primi anni del Novecento

Amare le donne, comprenderle e dipingere le loro emozioni sulla tela. Nessuno è mai riuscito a tradurre in arte la profondità dell’anima femminile più di Giovanni Boldini.

Il pittore ferrarese, vissuto tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, era completamente rapito dal fascino del sesso femminile, un amore capace di indagare nel mistero dell’animo di una donna e rappresentare in forme pittoriche la sua intima essenza. L’occhio di Boldini non giudica mai, semmai comprende, ammira, rispetta. Le ragazze ritratte sono sempre sensuali senza risultare mai volgari, meravigliosamente femminili nel loro essere semplicemente sé stesse.

Dal punto di vista stilistico, i ritratti rimandano a immagini tipiche delle Belle Époque, in cui il lusso e l’eleganza la fanno da padrone. Le pose non sono mai statiche, ma sublimazioni di movimenti aggraziati, di gesti in fieri. Non sono donne che si mostrano seguendo delle pose accademiche, piuttosto sono inconsapevoli, colte in quegli atteggiamenti così intimi e spontanei, che testimoniano la grande complicità tra loro e Boldini. Il pittore riproduce con garbo e rispetto la fugacità del tempo e della bellezza; l’attimo ritratto sembra essere il momento migliore per apprezzare pienamente la donna, per amare la sua meravigliosa essenza.

Insomma, Boldini riusciva ad avvicinarsi all’intricato e misterioso universo femminile comprendendone il suo grande valore: tutte avrebbero voluto essere le donne di Boldini e non è un caso se ancora oggi la sua arte cattura la sensibilità dell’animo femminile in maniera quasi magica.

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Titolo: Il mondo fotografico di Steve McCurry

Data delle opere: Dalla fine degli anni ’70 del ‘900

Dare dignità alla vita anche lì dove s’è persa; il tutto grazie all’obiettivo di una macchina fotografica.

Steve McCurry è sicuramente uno dei più grandi fotografi dell’età contemporanea. Da circa trent’anni la sua macchina fotografica è un occhio ben aperto sulla società e sulle sue ingiustizie. La sua maestria nell’uso del colore, poi, l’empatia e l’umanità delle sue foto fanno sì che le sue immagini siano indimenticabili, oltre che tecnicamente perfette.

Con i suoi scatti ha ritratto tutti e sei i continenti e di ognuno di questi ha raccontato le tradizioni, i conflitti politici e culturali, gli aspetti più contraddittori della modernità; il tutto ponendo sempre al centro del suo obiettivo l’elemento umano ed in particolare i volti.

Le fotografie di McCurry possiedono una potenza comunicativa, che nel tempo le ha rese iconiche. Chi non conosce, infatti, il suo scatto della ragazza afgana pubblicato nel 1984 da National Geographic? Una potenza, dicevamo, che colpisce dritto nell’animo umano, che percepisce immediatamente le emozioni dei soggetti ritratti; come dichiarato dallo stesso fotografo più volte, le sue foto colgono il momento in cui si affaccia l’anima più genuina del soggetto, trasmettendo quel senso di bellezza e di meraviglia che egli stesso ha esperito durante i suoi viaggi tra le popolazioni più disparate.

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16735623_10210732746428253_413168634_oTitolo: Van Gogh Alive – The Experience

Prodotta da: Grande Exhibitions e Ninetynine

Data delle opere esposte: Dal 1880 al 1890

Ubicazione: Dal 25 ottobre 2016 al 26 marzo 2017 al Palazzo degli Esami di Roma

Immergersi completamente nell’arte lasciandosi andare alla guida dei sensi.

Van Gogh Alive – The Experience non è soltanto una mostra, bensì, come dice il nome stesso, è un’esperienza nel mondo dell’arte.

L’allestimento è piuttosto semplice: la prima sala è arredata da poster riguardanti le opere e la vita del pittore olandese e all’interno di essa possiamo trovare la riproduzione a grandezza naturale di quella che fu la camera di Van Gogh ad Arles. Nella seconda sala inizia il tour sensoriale all’interno della vita e della carriera del pittore. Grazie alla tecnologia SENSORY4™, un sistema unico che incorpora oltre 50 proiettori ad alta definizione, una grafica multi canale e un suono surround in grado di creare uno dei più coinvolgenti ambienti multi-screen al mondo, il visitatore ha la possibilità di esplorare il mondo emozionale di Van Gogh tra le strade di Parigi, Arles, Saint-Rémy e Auvers-sur-Oise, le suggestioni giapponesi, il periodo della malattia… e i suoi pensieri citati sui grandi schermi accanto alle opere. Stesso discorso riguarda la terza sala, solo che stavolta le immagini sono posizionate più in alto cosicché il visitatore possa vivere le emozioni delle notti stellate che tanto hanno ispirato il pittore olandese.

Le musiche, tratte da arie meravigliose come quelle di Vivaldi, Schubert, Bach, Satie, Godard e di tanti altri maestri, che accompagnano questo magnifico tour sensoriale sono state pensate appositamente per l’occasione, in modo da creare un forte filo emozionale con le esperienze pittoriche e di vita del genio olandese. Un’operazione riuscitissima che riesce a far apprezzare appieno il mondo più intimo di uno dei più grandi artisti della seconda metà dell’Ottocento.

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letizia-battagliaTitolo: Letizia Battaglia – Per pura passione

A cura di: Paolo Falcone, Margherita Guccione, Bartolomeo Pietromarchi

Data delle opere esposte: Dal 1969

Ubicazione: Dal 24 novembre 2016 al 17 aprile 2017 al MAXXI di Roma

Raccontare fatti di cronaca nera in forma artistica immortalando nell’immaginario collettivo la storia moderna del nostro paese.

Letizia Battaglia è una delle figure più importanti della fotografia contemporanea, un’artista probabilmente senza eguali internazionali. Una donna che, nonostante le minacce fisiche e verbali ricevute nel corso degli anni, ha sempre deciso di tener fede alla sua grande passione per il sociale impegnandosi tra fotografia, editoria, teatro e politica e denunciando a gran voce il più corrotto dei sistemi, troppo spesso ignorato: la Mafia.

La mostra, in esposizione dal 24 novembre 2016 al 17 aprile 2017 al MAXXI di Roma, si articola in due parti. La prima testimonia la sua attività di fotoreporter tra Milano e Palermo alla fine degli anni ’70, il lungo impegno nell’editoria alternativa ed il suo forte interesse per il mondo del teatro. Il tutto unito da un grande fil rouge rappresentato dalla lotta alla legalità. Nella seconda parte gli occhi rimangono letteralmente rapiti da un’enorme installazione intitolata “Anthologia”, un percorso fisico e mentale tra oltre 120 fotografie divenute iconiche: sono immortalati i colpevoli e le vittime dei delitti di Mafia, i volti della povertà palermitana, il dolore, la speranza e la voglia di ribellione di un popolo stanco dell’illegalità. L’obiettivo di Letizia Battaglia non disdegna nessuno, e per fortuna non mancano nemmeno dei grandi omaggi a quei giudici, poliziotti o uomini delle istituzioni che hanno agito in prima fila nella lotta contro Cosa Nostra: Giorgio Boris Giuliano, Ninni Cassarà, Piersanti Mattarella, Giovanni Falcone sono solo alcuni degli eroi immortalati dalla fotografa.

Degli scatti che ritraggono la società palermitana degli anni Ottanta e le rielaborazioni degli anni Novanta, rimangono in mente gli occhi delle donne e dei bambini immortalati mentre svolgono le loro normali azioni quotidiane: giocano, fanno da mangiare, lavano i piatti o semplicemente sognano un mondo migliore.

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amore-e-psicheTitolo: Amore e Psiche

Autore: Antonio Canova

Data: 1787 – 1793

Tecnica: Scultorea su marmo bianco

Ubicazione: Museo del Louvre, Parigi

Raccontare il mondo classico immortalandolo nell’eterno marmoreo.

In tutte le sue sculture Antonio Canova ha perseguito sempre e solo un grande obiettivo: scolpire soggetti del mondo classico, spesso mitologici, rendendoli estremamente umani. Dalle sue opere emergono mortali e vive le emozioni che i protagonisti del mondo classico o delle storielle mitologiche provano nelle loro azioni.

Il caso più eclatante di questa “umanizzazione del marmo” operata dallo scultore neoclassicista è il bellissimo gruppo scultoreo che raffigura Amore e Psiche.

La favoletta, raccontata per la prima volta nell’Asino d’oro di Lucio Apuleio, la conosciamo un po’ tutti; A causa della sua bellezza, la splendida Psiche aveva scatenato le gelosie della dea Venere che, invidiosa di quella che alla fine era solo una mortale, decise di vendicarsi con l’aiuto del figlio Amore, il quale avrebbe dovuto farla innamorare di un uomo rozzo che non la ricambiasse. Tuttavia, appena Amore vide la bellezza celestiale di Psiche, se ne invaghì perdutamente e trascorse con lei mille notti d’amore, senza mai però rivelare la sua identità. Un giorno Psiche volle assolutamente vedere il volto dell’uomo che le travolgeva i sensi, così Amore, che si nascondeva per una possibile punizione della madre Venere, spaventato fuggì lontano dall’amata. Pur di potersi ricongiungere con lui, Psiche si dichiarò disposta ad affrontare una serie di prove per ottenere l’immortalità; l’ultima di queste prove, organizzate proprio da Venere, consisteva nello scendere negli inferi per prendere l’ampolla dell’eterna bellezza da Proserpina. Una volta presa l’ampolla, però, la ragazza, incuriosita da questa lozione magica, la aprì rimanendo vittima del sonnifero infernale ivi contenuto. Amore, accortosi della disavventura dell’amante, corse da Psiche e la risvegliò con un bacio.

Ed è proprio quest’ultima scena che Canova ha voluto rendere eterna: Amore bacia Psiche, la risveglia e dà vita ad un lieto fine della storia. Tuttavia non è solo una cronaca dei fatti quella operata dallo scultore, egli riesce a cogliere l’essenza del momento, la dolcezza negli occhi dei due amanti, la foga passionale delle loro labbra. Riesce insomma a rendere vive, eppure immortali perché scolpite nel freddo marmo, le emozioni provate dai due personaggi scolpiti.

A distanza di più di duecento anni dalla creazione di questo capolavoro il Canova conserva il potere di lasciare a bocca aperta il pubblico, abbagliato dalla favola di Amore e Psiche e dalla sua più alta rappresentazione conservata al Louvre. Sta qui la potenza della bellezza.

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la-zattera-della-medusa-gericault-analisiTitolo: La zattera della Medusa

Autore: Théodore Géricault

Data: 1819

Tecnica: Olio su tela

Ubicazione: Museo del Louvre, Parigi

Nobilitare una tragedia ed incastonarla nella storia dell’arte francese.

Il 2 luglio 1816 la nave francese Medusa naufragò nell’Oceano Atlantico al largo delle coste del Senegal. A bordo c’erano circa 400 persone. Le scialuppe risultarono insufficienti, così venne costruita una zattera sulla quale vennero ammassati 149 naufraghi rimasti senza mezzo di salvataggio.

L’episodio colpì così tanto l’immaginazione di Géricault che all’età di soli 27 anni partorì questo capolavoro dell’arte francese, un quadro che sembrava incarnare lo stato d’animo dei francesi, che dopo il Congresso di Vienna, provavano una sensazione di disagio e di impotenza di fronte alla nuova situazione geo-politica transalpina.

Il quadro riprende quindi questo episodio per raccontare metaforicamente un destino in bilico: la vita umana sospesa tra speranza e disperazione. Un naufragio non solo per i ragazzi della Medusa, ma per la Francia intera.

Si racconta che negli studi preliminari alla realizzazione finale del quadro, il francese mise una nave all’orizzonte nella direzione in cui guarda l’uomo che agita il panno. Una speranza che poi si rivela vana nel quadro finale; La nave all’orizzonte, infatti, è scomparsa proprio per aumentare il senso della disperazione, per affermare, nemmeno troppo fantasiosamente, che con la fine dell’“impero” post Rivoluzione, la paura del futuro era vera ed incombente ed anche se al pubblico moderno la cosa non sembrerà così evidente, per i francesi del tempo questo pezzo da novanta del romanticismo pittorico rappresentava una vera e propria pugnalata al cuore.