Oscar 2017 – Cosa è successo realmente dietro all’errore?

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L’edizione appena passata degli Oscar verrà ricordata sicuramente sopratutto (ahimé) per il cosiddetto “Envelope Gate“: l’errore durante l’annuncio del premio per il Miglior Film che ha portato ad una delle più grosse gaffe mai avvenute alla cerimonia filmica più importante e seguita al mondo. E se il povero e imbarazzato presentatore della serata, Jimmy Kimmel, ha (doverosamente) aperto la sua puntata del suo Jimmy Kimmel Live Show spiegando come ha vissuto l’accaduto, arriva oggi anche il comunicato ufficiale sull’accaduto da parte della società PricewaterhouseCoopers, che si è presa completamente la responsabilità di quanto accaduto.

Se, infatti, già dopo la cerimonia era emersa ogni tipo di teoria, dalla spassosa vendetta di Leonardo Di Caprio contro l’Academy fino anche al complotto per aumentare l’impatto della serata sulla stampa di tutto il mondo, il comunicato ufficiale di Tim Ryan, uno dei dirigenti dell’azienda, fuga ogni possibile dubbio sull’accaduto:

Alla fine, non è stato nient’altro che un errore umano. È stato un semplice errore. Questo è quello che è accaduto esattamente: il nostro collaboratore che si trovava sul lato sinistro del palco, Brian Cullinan, ha consegnato la busta sbagliata a Warren Beatty, e appena ci siamo resi conto dell’errore ci siamo fiondati a segnalare l’errore per correggerlo.

Ci scusiamo con i produttori di La La Land per aver non essere riusciti a segnalare la cosa prima che iniziassero a fare i loro discorsi di ringraziamento. Quando l’Oscar a La La Land è stato annunciato, i due collaboratori che sapevano chi erano i vincitori (che sono gli unici a sapere i nomi prima dell’apertura delle buste) si sono resi conto dell’errore fatto, e hanno iniziato a segnalare la cosa alle persone adatte.

È stato un po’ caotico, c’è voluto del tempo prima di salire sul palco e far sapere alle persone presenti che c’era stato un errore. Sfortunatamente in quel lasso di tempo erano già stati pronunciati due discorsi e mezzo.

Ho parlato con l’Academy ed espresso le nostre scuse, assumendo la responsabilità di ciò che è successo. Sto contattando anche le varie persone che sono state colpite da quanto accaduto.

Ricordiamo che la società PricewaterhouseCoopers si occupa ormai da anni di gestire in totale segretezza lo spoglio dei voti dell’Academy, oltre ad imbustare e trasportare in valigetta le preziose cartoline contenenti i nomi dei vincitori alla serata di Gala. E’ stato quest’anno resa pubblica la principale causa del problema: sono infatti presenti DUE valigette con due copie delle buste, che vengono distribuite da entrambi i lati del palco ai presentatori che entrano in scena. Brian Cullinan e Martha L. Ruiz sono i due collaboratori che si occupano del trasporto delle valigette,  e sono proprio loro a posizionarsi ai due lati del palco consegnando le varie buste. 

Insomma, fa un po’ sorridere che anche un metodo così complicato e apparentemente infallibile come questo non sia riuscito a prevenire questo clamoroso errore, capitato malauguratamente proprio nella parte più importante della serata. In aggiunta, arriva anche il Los Angeles Times ad analizzare un altro possibile problema sorto quest’anno: il colore delle buste. Dal 2011, è infatti la prima volta che esse non sono di un colore chiaro, con un grosso font nero stampato sopra, a riportare il nome della categoria: il colore rosso di quest’anno, invece, con i suoi piccoli caratteri dorati, avrebbero contribuito anch’essi a non rendere immediatamente riconoscibile l’errore commesso.

Rosso Istanbul – La recensione in Anteprima del nuovo film di Ferzan Ozpetek

Rosso Istanbul è un film diretto da Ferzan Ozpetek, con Halit Ergenç, Tuba Büyüküstün, Nejat İşler, Mehmet Günsür, Serra Yilmaz; Prodotto da Tilde Corsi e Gianni Romoli: R&C Produzioni – Faros Film con Rai Cinema – BKM- Imaj; Distrubuito da 01 Distribution. In tutte le sale dal 2 Marzo 2017.

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Ferzan Ozpetek, regista di lavori come Le fate ignoranti e Allacciate le cinture, torna a descrivere il suo Paese natale, 20 anni dopo Il Bagno turco e Harem Suare, con Rosso Istanbul, un film che è un’aperta lettera d’amore a una città.

Tratto dal suo libro omonimo uscito nel 2013, la trama è incentrata sul ritorno dello scrittore Orhan Sahin a Istanbul dopo quasi 20 anni di assenza: lì dovrà aiutare il suo vecchio amico regista Deniz Soysal a finire la scrittura del suo libro, rimanendo però intrappolato in una città carica di ricordi rimossi. Si ritroverà infatti sempre più coinvolto nei legami di famiglia e di amicizia di Deniz, molti dei quali rispecchiano i personaggi fittizi del libro che il regista deve finire, rimanendo quasi prigioniero nella vita di un altro, ma finendo per indagare soprattutto su se stesso.

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Se le storie a cui Ozpetek ci ha abituato in questi ultimi anni si concentravano sulle relazioni tra due individui spesso diversi, affrontando ed equilibrando difficili temi come i sentimenti e la morte, qui l’amore è invece quello per una città, una realtà dimenticata e lontana: è infatti l’ambientazione stessa a riuscire ad offuscare i protagonisti, le interpretazioni dei quali restano comunque ottime anche se forse vincolate ad alcuni comportamenti che possono funzionare bene su carta ma un po’ meno se trasposti su schermo. La città di Istanbul invece si illumina di luci al neon soprattutto nei suoi scorci sul Bosforo, dipinta nelle sue atmosfere sospese, quasi come in attesa di un qualcosa che sta per accadere: quella che domina è una lenta aura di inquietudine che permea una città in divenire e il clima di un Paese che sta cambiando velocemente.  Come ha dichiarato anche il regista in conferenza stampa, dove abbiamo avuto modo di venire a conoscenza di alcuni gustosi retroscena: “In Rosso Istanbul i cantieri, il rumore delle fabbriche  e delle trivelle diventano quasi un vero sottofondo musicale” (un plauso va all’incredibile lavoro del sound designer turco Sertal Muldur). Anche se non mancano alcuni graditi rimandi politici come il ricordo del problema curdo e alle “madri del sabato” ( le donne che si riuniscono in piazza Galatasaray con le foto dei loro cari scomparsi sul petto) , la Istanbul che qui vediamo è infatti soprattutto quella più laica e moderna.

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Ma quanto c’è di Ferzan Ozpetek stesso in questo film? Tanto, forse più che in tutti i lavori precedenti: è infatti la sua stessa storia e personalità ad essere sottolineata in tutta la pellicola, più o meno esplicitamente. I ricordi d’infanzia (una delle case viste nel film era proprio quella dove viveva il regista da bambino), gli amici lasciati, le strade perdute e l’amore per la madre, scomparsa da poco, una donna che amava il colore rosso e alla quale il film è dedicato. Non è infatti un caso che la data che vediamo all’inizio della pellicola, il 13 Maggio, oltre ad essere una doverosa precisazione che la pellicola è ambientata precedentemente al golpe di Erdogan, era stata anche quella dell’inizio delle riprese di Bagno Turco: questo è il ritorno spirituale e artistico in un Paese lontano di un regista che sente la necessità di raccontare una città attraverso gli occhi di una persona che l’ha lasciata da tanto tempo, e che nel frattempo è diventata quasi uno straniero.

Se tutti questi fattori concorrono a fare di Rosso Istanbul un film  molto intimo e delicato, forse quello che si va un po’ a perdere è una storia che si dipana lentamente senza però lasciare pienamente soddisfatti: la virata verso una specie di thriller-noir non riesce ad essere pienamente efficace, non sviluppando in pieno molte situazioni che rimangono quindi scene un po’ fini a se stesse. Ciò non toglie che la pellicola resta un affascinante dipinto di una realtà lontana, che ci viene mostrata in una maniera molto diversa rispetto all’immagine creata nelle nostre menti dalle numerose notizie politiche: ci si immerge nella quotidianità di un Paese dormiente, come un tuffo nel Bosforo tinto di rosso dal tramonto.

LEGION: episodio o1x01 – La recensione (senza spoiler)

Il primo episodio di Legion è un viaggio nella disturbata mente di uno dei mutanti più potenti del pianeta: tra salti temporali, sintetizzatori e colori da LSD

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Il rischio di saturazione del mercato filmico e televisivo di prodotti supereroistici è veramente molto vicino: come al cinema sono ormai moltissime le pellicole prodotte dalla Marvel (nelle sue molteplici ramificazioni, dai Marvel Studios fino a quelle degli X-Men prodotte da 20th Century Fox), così anche la scia dei prodotti televisivi della “Casa delle Idee” non accenna a diminuire. Dopo Agents of Shield, Agent Carter e gli show del progetto Marvel-Netflix (tutti prodotti appartenenti al Marvel Cinematic Universe) Lunedì sera è andata in onda in Italia la prima puntata di Legion, attesa nuova serie tv frutto della collaborazione Marvel-Fox, tecnicamente appartenente all’universo cinematografico degli X-Men ma spiritualmente ad esso totalmente scollegata.

La necessità e la voglia di trovare una propria identità estetica è infatti un chiaro tratto distintivo di Legion fin dalla prima scena, carrellata dove seguiamo rapidamente la crescita di David Haller (Dan Stevens) dall’infanzia fino al ricovero, e che ci fa subito comprendere la difficile esistenza del protagonista: costantemente in bilico tra realtà e proiezioni mentali, David si ritrova rinchiuso in un ospedale psichiatrico, ma è subito chiaro come dietro la sua follia si nascondano in realtà delle facoltà psichiche che ne fanno uno dei più potenti e pericolosi mutanti in circolazione.

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La scelta dello showrunner Noah Hawley (la mente dietro la straordinaria serie tv Fargo) di portare questo problematico personaggio fumettistico su schermo è sicuramente azzardata: insieme alla storia di Legione (apparso per la prima volta in un albo del 1985 e nato dalla penna di Chris Claremont e Bill Sienkiewicz) andava infatti necessariamente trasposto tutto il suo contorno di allucinazioni, visioni e salti spazio-temporali che difficilmente sarebbe riuscito ad essere altrettanto efficace su schermo. L’approccio di Hawley è però sorprendentemente interessante: con inquadrature dagli echi kubrickiani, una recitazione sopra le righe e una gamma di colori saturi che ricordano molto la serie britannica Utopia, veniamo messi di fronte ad un disordinato insieme di scene dove è difficile capire cosa si svolga prima e cosa dopo, cosa stia accadendo realmente e cosa invece sia frutto di una proiezione mentale di David. Il risultato è un pilot studiato attentamente, disturbato e disturbante, che trasporta lo spettatore nello stesso labirinto mentale del protagonista e che crea un effetto straniante derivante proprio da questo disordine temporale. Quella che affrontiamo, infatti, è una confusione che rispecchia quella che alberga dentro la mente del protagonista, aiutata anche da una musica modellata su questo tipo di narrazione sincopata e da una sceneggiatura dalle atmosfere oniriche e visionarie, che però spiega perfettamente il passaggio da uno stato di assenza mentale ad un progressivo stato di consapevolezza del proprio essere e delle proprie potenzialità.

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Immaginatevi di vivere ogni giorno catapultati in una realtà straniante dove non riuscite a capire cosa sia reale e cosa no, un mondo in cui tutti vi credono pazzo e dove quindi, di conseguenza, cominciate a crederci per davvero anche voi. Un’ambientazione dove il tempo e lo spazio sono continuamente distorti e tutto ciò che vi circonda potrebbe essere tanto reale quanto puro frutto della vostra fantasia: i meandri della mente sono grandi quanto un universo, così come lo sono le domande lasciate insolute dalla conclusione del pilot, che non è detto troveranno una risposta nemmeno al termine delle 8 puntate che compongono questa stagione.

Legion è una serie molto diversa dai prodotti supereroistici che siamo stati abituati a vedere in questi ultimi anni, che non si limita ad un target di appassionati ma vuole fin da subito elevarsi a qualcosa di più: è un puzzle dove ci vengono forniti i pezzi in ordine sparso, e sta proprio a noi spettatori ricomporli nel giusto ordine. Quel che è certo è che il viaggio nella folle mente di David non è che all’inizio… E si prevede dannatamente interessante.

Legion è una serie televisiva ideata e prodotta da Noah Hawley, trasmessa negli Stati Uniti dall’emittente via cavo FX dall’8 Febbraio 2017 e che in Italia va in onda ogni lunedì su Fox. Interpreti: Dan Stevens, Rachel Keller, Aubrey Plaza, Bill Irwin, Jeremie Harris, Amber Midthunder, Katie Aselton, Jean Smart. Una produzione Marvel Television, FX Productions, 26 Keys Productions.

 

LEGO Batman: i 10 riferimenti ed easter eggs più belli della pellicola

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E’ ormai da una settimana nelle sale il film Lego Batman, che ci riporta la versione a mattoncini dell’uomo pipistrello già visto nello strepitoso Lego Movie per un film tutto suo: la pellicola è un vero tributo al passato decennale del Cavaliere Oscuro e contiene tonnellate di citazioni e rimandi ai vari Batman delle saghe principali, sia fumettistici che cinematografici.

Abbiamo raccolto per voi 10 EASTER EGGS tra le più brillanti e divertenti contenute nel film: andiamole a scoprire

10. MARVEL VS. DC

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Lego Batman contiene un accenno alla storica rivalità tra le due case di fumetti: la password per ottenere l’autorizzazione ad entrare nella Bat-Caverna è infatti “Iron Man sucks” (“Iron Man puzza” in italiano). In effetti difficilmente Bruce Wayne e Tony Stark andrebbero d’accordo, se vivessero nello stesso mondo: tutti e due sono miliardari con identità segrete, che si circondano di gadget tecnologici… Soprattutto, però, questa è in assoluto la prima volta che troviamo un rimando alla Marvel in un film DC: sarà possibile, prima o poi, vedere tutti i nostri super eroi preferiti insieme sul grande schermo, almeno nelle loro controparti in mattoncini?

9. BLUDHAVEN

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Centralissimo, nella pellicola, è il personaggio di Barbara Gordon (doppiata in italiano, ahimè, da Geppi Cucciari): entrando in scena dopo il pensionamento del padre, la giovane detective viene presentata come una brillante poliziotta che è riuscita a ripulire anche il malfamato quartiere di Bludhaven. Ai più attenti conoscitori del Batman fumettistico il rimando alla cittadina non sarà sicuramente sfuggito: Bludhaven, infatti, oltre ad essere luogo teatro delle avventure di Nightwing, ha visto anche Batgirl (proprio Barbara Gordon) costruire lì la sua personalissima Batcaverna.

8. SUICIDE SQUAD E IL DCEU

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In LEGO Batman non troviamo solo alcuni cenni a Batman v Superman: Dawn of Justice, con tutto l’immaginario del (confusionario) DC Extended Universe collegato alla pellicola: a sorpresa, infatti, ci sono anche alcune citazioni direttamente dal (ancora più confusionario) film Suicide Squad.

Oltre al fatto che Batman, nell’atto finale del film, sostiene che chiamare in soccorso dei cattivi per combattere altri cattivi sia un’idea stupidissima, all’inizio del film, invece, quando Killer Croc nuota sotto Gotham City per attivare l’ordigno piazzato da Joker, esclama “Siii! Ho fatto qualcosa!”: un chiaro rimando al ruolo abbastanza patetico che gli è stato riservato nel film di David Ayer uscito quest’anno nelle sale.

7. BATMAN BEYOND E NIGHTWING

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Nella scena dove il giovane Robin dà un’occhiata a tutti i costumi di Batman, aguzzando la vista potrete trovare lo storico costume di Terry McGinnis, personaggio che nella serie animata Batman Beyond (Batman of the Future in Italia) sostituirà un invecchiato Bruce Waye per sorvegliare le strade di Neo-Gotham nel 2039.

Lo stesso Robin a mattoncini, oltretutto, prima dello scontro finale recupererà un costume di Batman lasciato ad impolverare, il cui nome in codice è Nightwing: a differenza di quanto si potrebbe pensare non si tratta di un rimando al nome da giustiziere del primo Robin fumettistico, Dick Grayson, che abbandonata la carriera di spalla di Batman diventa un oscuro vigilantes, quanto più che altro (e infatti il design del costume sembra proprio quello) al nome che Superman aveva assunto durante i suoi viaggi nella città-bottiglia di Kandor assieme a Jimmy Olsen.

6. LA FORTEZZA DELLA SOLITUDINE E SUPERMAN 1978

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La Fortezza della Solitudine che troviamo in Lego Batman è identica in tutto e per tutto al design immaginato da Richard Donner, regista del primo film di Superman del 1978: anche il suono del campanello fa risuonare all’interno della dimora di ghiaccio lo storico tema musicale di John Williams del film (cosa molto apprezzata dai fan storici DC).

Inoltre, a fianco delle numerose menzioni a Zod e alla Zona Fantasma, che gioca un ruolo fondamentale nella storia, quando Batman si ritrova a trafficare con i cristalli della memoria fa comparire per un attimo persino una versione Lego del Jor-El interpretato da Marlon Brando.

5. TANTI AUGURI JUSTICE LEAGUE

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Nella festa che Batman interrompe proprio alla Fortezza della Solitudine si vede uno striscione sullo sfondo che riporta i festeggiamenti per il “57esimo Anniversario della Justice League“: la prima apparizione del gruppo di super-eroi fu infatti proprio nel Marzo nel 1960, 57 anni fa, sul numero 28  di The Brave and The Bold.

Aquaman, Wonder Woman, Flash, Lanterna VerdeMartian Manhunter e Cyborg (i membri storici della squadra) compaiono tutti nella pellicola, a fianco di numerosi comprimari come Freccia Verde, Hawkman e molti altri. Tra gli altri presenti al mega-party vediamo anche alcuni membri del cartone animato “The Super Friends” come Apache Chief, Black Vulcan, The Wonder Twins, El Dorado, Samurai e Wonder Dog, che per l’occasione ricopre il ruolo di DJ canino.

4. BAT-IMMGINARIO

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La canzone di Wiz Khalifa “Black & Yellow” scelta per uno dei primi trailer sembra scritta apposta per il nostro eroe, e richiama un altro tema su cui si scherza molto nel film: come verrà detto nella pellicola, infatti, “A Batman piace solo il nero… O il grigio molto, molto scuro“. Ovviamente anche i gadget devono rispettare la limitata gamma cromatica che contraddistingue il Cavaliere Oscuro, così come anche i numerosi veicoli che compaiono nel Bat-garage del film: oltre a molte varianti della storica Batmobile (compare anche la versione di Tim Burton) vediamo anche il Bat-Sottomarino, il Bat-Dirigibile, il Bat-Space Shuttle, il Bat-Kayak, la Bat-Nave dei Pirati,il Bat-Elicottero… Tutto in tinta rigorosamente nera e gialla. Notate un’altra fissazione di Batman? Beh, diciamo che Bruce Wayne tende a dare un nome ad ogni cosa che usa: nel film non mancheranno la Bat-Scala e lo strumento utilizzato per far funzionare il pilota automatico dello Scuttler… La Bat-Corda.

3. I PRIGIONIERI DELLA ZONA FANTASMA

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Molti dei camei più divertenti del film arrivano dai “cattivoni” rinchiusi nella Zona Fantasma: se vi aspettate solo i più classici nemici di Batman, vi sbagliate di grosso. Ecco infatti a svolgere un ruolo da protagonisti l’arcinemico di Harry Potter Voldemort, l’Occhio di Sauron proveniente da Il Signore degli Anelli, l’Agente Smith di Matrix, un kaiju-lucertolone a quattro braccia simile a Godzilla, King Kong, La Strega dell’Ovest del Mago di Oz e le sue malvagie scimmiette volanti, un manipolo di Gremlins (alle prese con il sabotaggio di un aereo, riferimento che farà sorridere i più attenti)… E persino un gruppo di Dalek dalla serie Doctor Who.

2. CATTIVI STORICI E CATTIVI DIMENTICATI

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Potevano però forse mancare i nemici classici di Batman? Che domande, assolutamente no: infatti accanto a Joker (vero co-protagonista della pellicola) ecco L’Enigmista, Catwoman, Due-Facce, Bane, Clay Face, Poison Ivy, Mr.Freeze, Man-Bat e Pinguino (a cavallo della storica vettura a forma di paperella vista nel Batman di Tim Burton). Tutto qui? Nemmeno per sogno: reclutati per il piano di distruzione di Gotham messo in atto dal Clown re del crimine, che vediamo all’inizio del film, ecco comparire un gran numero di cattivi di serie B (o serie Z, in alcuni casi). Tra questi tipi troviamo Crazy Quilt, Egghead, Kite-Man, Polka-Dot Man, il Leader Mutante da The Dark Knight Returns, Orca, Magpie e The Condiment King. Esatto, un tipo che spara ketchup e mostarda da due pistole era evidentemente indispensabile per i piani di conquista del mondo.

1. BATMAN ’66 E IL REPELLENTE PER SQUALI

E’ innegabile che tutti quelli che hanno collaborato alla realizzazione di LEGO Batman si sono divertiti un mondo a piazzare ogni tipo di riferimento alla storia del Cavaliere Oscuro. L’eroe di Gotham City è in giro ormai da 78 anni (il tempo vola, eh?), e infatti sia Alfred che Barbara Gordon non esitano a sottolineare i vari momenti che hanno contraddistinto la carriera dell’uomo pipistrello: Batman v Superman, The Dark Knight Rises, The Dark Knight, Batman Begins, Batman Returns, Batman, Batman: The Animated Series, Detective Comics #27 e persino il serial del 1943 prodotto da Columbia Pictures Batman compaiono tutti almeno per un momento (ovviamente non manca un riferimento ai gloriosi Bat-capezzoli di Batman Forever).

Tra le varie “fasi” attraversate da Batman, però, non mancano di certo quelle più imbarazzanti: Lego Batman riporta infatti in auge il mai troppo elogiato TV show Batman del ’66, che vedeva Adam West ricoprire le attillate vesti del protagonista, un Uomo pipistrello in calzamaglia. Anche il tema musicale ricorrente della serie fa capolino più volte nella pellicola, così come compaiono gli effetti visivo-sonori BAM!, POW!, SMASH!, CRACK! quando Batman e soci mazzuolano i cattivi… Ma soprattutto ecco comparire anche lo storico REPELLENTE PER SQUALI spray, visto in un episodio della serie televisiva e usato anche nel film Lego contro un mostro che rappresenta lo storico Squalo del film di Steven Spielberg. Pura Poesia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RUMOUR: Anche Joker in The Batman?

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Non sembra esserci fine per le numerose notizie riguardanti il nuovo film The Batman appartenente all’Universo cinematografico DC. Dopo il recente abbandono della regia da parte di Ben Affleck e l’attuale ricerca per un nuovo regista, sono ora trapelati alcuni rumour riguardanti la potenziale apparizione nella pellicola del Joker interpretato da Jared Leto (già visto in Suicide Squad).

Ormai è noto già da un po’ che il villain principale del film dovrebbe essere Deathstroke, interpretato da Joe Manganiello: è però la testata Forbes a rivelare che una delle stesure iniziali della storia prevedeva anche un’apparizione proprio di Joker per ricoprire un ruolo non meglio specificato, insieme ad altri storici nemici dell’uomo pipistrello. La notizia è supportata anche da altri rumour che erano susseguiti in questi mesi, uno dei quali indicava Arkham Asylum come una delle principali location del film: questo non escluderebbe infatti la presenza di Joker e di altri nemici anche nella stesura finale della pellicola.

In ogni caso la probabilità di vedere il Clown Re del Crimine in un’altra pellicola DC è molto alta: è in lavorazione infatti anche Gotham City Sirens, film che vedrà Harley Quinn vedersela con personaggi del calibro di Catwoman e Poison Ivy.

E voi vorreste rivedere il personaggio di Joker? Vi è piaciuta l’interpretazione di Leto in Suicide Squad? Ditecelo nei commenti!

#OutThisWeek – Le novità in sala, 06/02

Le uscite in sala della seconda settimana di Febbraio

Siamo già alla seconda settimana di Febbraio, e poteva forse mancare il nostro elenco con tutte le uscite in sala? Che domande, assolutamente no: eccoci qui di nuovo con #OutThisWeek, sette giorni meno carichi di uscite delle precedenti ma che comunque contengono una pellicola attesissima da una particolare fetta di pubblico… Capirete subito più o meno a metà della nostra lista

150 MILLIGRAMMI di Emmanuelle Bercot, DALL’8 FEBBRAIO

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Nell’ospedale di Brest dove lavora, una pneumologa scopre un legame diretto tra una serie di morti sospette e l’assunzione del Mediator, un farmaco in commercio da oltre trent’anni. Storia ispirata alla vera vita di Irène Frachon, la pellicola è una lotta di Davide contro Golia per arrivare finalmente al trionfo della verità.


INCARNATE di Brad Peyton, DALL’8 FEBBRAIO

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Seth Ember è uno scienziato dotato della rara capacità di esorcizzare le menti delle persone possedute. Quando gli viene affidato il caso di un adolescente particolarmente tormentato, rimane sconvolto nello scoprire che dentro di lui si annida lo stesso spirito maligno responsabile della morte dei suoi affetti più cari: sua moglie e suo figlio. Il Dr. Ember farà di tutto per salvare la vita del giovane ragazzo e distruggere il demone prima che il mondo interno venga messo in pericolo dalla sua ferocia.


LE SPIE DELLA PORTA ACCANTO di Greg Mottola, DALL’8 FEBBRAIO

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Riecco Zach Galifianakis: qui è il marito di Isla Fisher, e i due formano una tranquilla coppia che troverà faticoso stare al passo dei Joneses (Jon Hamm, Gal Gadot), i loro incredibili, bellissimi e super sofisticati nuovi vicini… Specilamente quando scopriranno che Mr. e Mrs Jones sono degli agenti Segreti.


CINQUANTA SFUMATURE DI NERO di James Foey, DAL 9 FEBBRAIO

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Jamie Dornan e Dakota Johnson tornano nei ruoli di Christian Grey e Anastasia Steele in Cinquanta sfumature di nero, il secondo capitolo tratto dalla serie di successo e fenomeno mondiale “Cinquanta sfumature”.

Eravamo rimasti con la ragazza che aveva abbandonato Christian Grey, ed ora ecco il bello che torna cercando di persuadere una cauta Ana Steele a rientrare nella sua vita. Lei però questa volta esige un nuovo accordo, in cambio di un’altra possibilità. Alcune figure misteriose provenienti dal passato di Christian torneranno a sorpresa, mettendo in crisi la coppi e cercando di annientare le loro speranze di un futuro insieme.


LEGO BATMAN – IL FILM di Chris McKay, DAL 9 FEBBRAIO

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Dopo il successo del fenomenale Lego Movie, dove la versione in mattoncini dell’eroe in nero di Gotham City giocava un ruolo sorprendentemente importante, eccolo tornare subito per una pellicola LEGO interamente a lui dedicata.

Dopo l’ennesimo successo di Batman contro Joker, il commissario di polizia Jim Gordon lascia l’incarico alla figlia Barbara (per l’occasione doppiata da Geppi Cucciari, ebbene sì, avremo una Batgirl sarda, sigh…). Per dimostrare a tutti di essere insostituibile, Batman imprigiona Joker nella Zona Fantasma, la prigione spaziale in cui Superman relega i peggiori criminali dell’Universo. Peccato che il piano di Joker prevedesse proprio tutto questo…


UN RE ALLO SBANDO di Peter Brosens e Jessica Woodworth, DAL 9 FEBBRAIO in 6 sale cinematografiche

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Questo ironico film On the road turco-balcanico racconta la crisi esistenziale di un re, Nicolas III (Peter Van den Begin), un’anima solitaria che sente di vivere la vita sbagliata. Ritrovatosi a Istanbul per una visita di stato, quando la parte meridionale del Belgio si dichiara indipendente il re è costretto a tornare immediatamente in patria per salvare il suo regno. Una tempesta solare causa però l’impraticabilità degli spazi aerei e delle comunicazioni: il re ed il suo entourage organizzeranno allora una fuga otre confine sotto mentite spoglie.

X-Men Supernova: il working title e la prima sinossi

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A breve distanza dall’uscita dell’attesissimo, e presumibilmente ultimo, capitolo della saga di Wolverine, Logan, e in attesa di novità riguardanti Deadpool 2 New Mutants, così come anche per i progetti di X-Force e Gambit, arrivano invece notizie per il seguito della saga principale dei mutanti.

Dopo le indiscrezioni sul potenziale titolo della pellicola, X-Men: Supernova, tutti gli indizi puntano a far credere che sarà nuovamente Jean Grey il perno del film, riproponendo l’arco narrativo fumettistico della Fenice Nera (già apparso in veste molto diversa dalla controparte fumettistica, e con risultati discutibili, nel terzo capitolo della saga: X-Men: Conflitto Finale).

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E’ My Entertainment World a rivelare nuovi dettagli sulla pellicola: è confermato infatti sia la location principale, che sarà Montreal, che la data di inizio della produzione, il 15 Giugno 2017. Insieme è stata anche rilasciata una potenziale prima sinossi:

“Uniti dal Professor Charles Xavier per proteggere un mondo che li teme e li odia, gli X-Men hanno combattuto molte battaglie attraverso le galassie contro nemici di sconfinata potenza, ma niente li ha preparati abbastanza per la più terribile, che dovranno adesso affrontare. Una dei loro membri, Jean Grey, ha acquisito un potere al di là di ogni immaginazione, potere che l’ha cambiata totalmente. La vita della donna metterà a repentaglio l’intero universo?”

X-Men:Apocalisse si era concluso con la squadra riunita e pronta ad essere addestrata: dopo il salto temporale di dieci anni tra tutte le pellicole passate (First Class era ambientato nel 1962, Days of Future Past nel 1973 e Apocalypse nel 1983) è probabile che questo nuovo capitolo si svolgerà negli anni ’90.

Production Weekly ha inoltre rivelato il working-title del film, che pare sarà Teen Spirit.