#GiovaneAriston: Maldestro

Quando la timidezza non può essere di casa: c’è uno stacco netto tra il precedente cantante esaminato e Maldestro, il giovane cantautore partenopeo che è stato definito da tutti come la possibile rivelazione di questo Sanremo Giovani. Siete pronti a scoprirlo da vicino? Si parte!


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“Nel mezzo delle difficoltà nascono le opportunità”. Parafrasando Einstein, possiamo intravedere  Maldestro, la rivelazione della musica indie degli ultimi 3 anni. E le difficoltà, in tal caso, le hanno offerte l’ambiente in cui è vissuto da piccolo, nella pericolosa Scampia. Nella vita, però, si sceglie sempre cosa diventare e Maldestro percepì nell’arte la fuga ideale. Dapprima sotto forma di teatro –  dove si improvvisa regista, interprete e drammaturgo – l’adolescente scorge un prezioso campo, grazie anche ai premi ricevuti (Premio Sipario e Premio Scheggie di Teatro), dove potersi scontrare con le mafie inneggiando alla legalità. Al contempo esamina la musica, iniziando a scrivere testi senza velleità di pubblicarli: sono piccole scintille che fanno da preludio alla sua carriera da cantautore. Infatti a 28 anni sente l’esigenza di rendere pubblici i suoi sentimenti legati all’amore, la rabbia e la speranza, decidendo così di rilasciare “Sopra al tetto del comune” e “Dimmi come ti posso amare”. Non fu un salto nel vuoto: i brani piacquero così tanto da ricevere parecchi riconoscimenti tra il 2013 e il 2014. Da queste iridate basi nacque il suo primo album ‘Non trovo le parole’ nel 2015, che gli valse la Targa Tenco come miglior album d’esordio. E l’impatto col grande pubblico? Arrivò grazie alla partecipazione sul palco di San Giovanni per il Primo Maggio 2016, dove si dimostrò all’altezza delle aspettative.  Ora solcherà un altro palcoscenico da urlo e punterà a conquistarsi un altro tipo di pubblico con la sua ‘Canzone per Federica’, arrangiata da Maurizio Filardo. Comunque andrà, sarà una vittoria – dettata anche dal premio Lunezia per il miglior testo ricevuto ieri – e il raggiungimento di un traguardo che pochi sarebbero in grado di raggiungere guardando il tortuoso itinerario!

C’è altro da sapere? Questa è la nostra intervista:

Com’è nata l’idea di questo ‘inno alla vita’ e perché dedicarlo a questa persona?

“E’ nata in modo naturale, un paio di anni fa, senza pensare a Sanremo. Perché lei? E’ una persona a cui voglio molto bene, una forza della natura, nonostante le avversità della vita, ha un sorriso per tutti, è stato un onore poterla immortalare in una canzone”.

Come si può catalogare tecnicamente questo brano?
“Non lo so, è una cosa che non mi chiedo mai. Spero si sistemi dentro qualcuno, quando fuori il tempo minaccia tempesta”.

Hai vissuto un’infanzia difficile, ma ti ha reso un uomo forte e virtuoso: quanto ha influito il passato nella tua musica?

Il luogo in cui nasci, ti forma, lo porti addosso, per sempre. Ha influito e continuerà a farlo”. 

Cosa rappresenta per te Sanremo?
“Un altro punto di partenza. Dopo Sanremo quello che conta e continuare il viaggio, strada per strada, centimetro per centimetro”. 

Cosa faresti in caso di vittoria?
“Primo o ultimo, farei la stessa cosa: costruire”.

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#GiovaneAriston: Leonardo Lamacchia

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Tra esordienti ci si capisce alla perfezione: da Lele passiamo logicamente a Leonardo Lamacchia, per raccontare i suoi piccoli passi verso la grande musica e rendervi partecipi della nostra ‘chiacchierata’. Si parte!


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La più grande avventura è quella che ci porta alla scoperta di noi stessi”: possiamo parafrasare Romano Battaglia per inquadrare Leonardo Lamacchia. Il cantautore di Bari ha esplorato parecchi generi musicali, prima di scoprire l’essenza della sua voce baritonale. Dalla classica, grazie  al corso di voci bianche a 6 anni, sino all’infernale rock da solista: intermezzi agli antipodi prima di scorgere nella canzone d’autore la sua propensione. Sarà proprio attraverso il suono di un pianoforte e una penna che noterà la sua natura cantautorale, allontanando quella sua timidezza che lo ha sempre contraddistinto. A galvanizzare la sua scelta, ci hanno poi pensato gli elogi dei grandi artisti come Massimo Ranieri che lo hanno paragonato a  Sergio Cammariere. Ed ora, con questo piccolo bagaglio, si avventura nel tempio della musica italiana, pronto a mostrarci il suo talento con ‘Cio che resta‘, il pezzo scritto insieme a Mauro Lusini (‘C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones’) e Gianni Pollex (‘Straordinario’). Riuscirà a ricevere lo stesso clamore delle selezioni? A ciò non possiamo rispondere, ma conosciamo i gusti dell’Ariston…

Volete saperne di più? Ecco ciò che ci ha dichiarato:

Cominciamo subito parlando del tuo pezzo portato a Sanremo ‘Ciò che resta’: è un’esperienza autobiografica o tramandata da altri? Di cosa ci parla?

“Parte da un’esperienza vissuta. Principalmente parla di una storia conclusa, di quell’attimo di consapevolezza della fine di una storia, quando vanno via tutti i rancori e ti rimane ciò che è stato, i ricordi e i sentimenti. Nonostante sia una canzone d’amore, parlo anche dell’esperienza che sto vivendo e del passato con cui ho lavorato”.

LeonardoLamacchia (21 di 170).jpgIn pratica il manifesto della tua musica…

“Si, della mia musica e del mio essere che sono strettamente collegate. E’ l’atteggiamento positivo che spero di rilasciare anche agli altri”.

Dove lo collocheresti in termini tecnici?

“E’ di natura cantautorale, in chiave pop, quindi immediata. Ci sono vari tipi di cantautorato: alla Battiato o alla Dalla. Io cerco di arrivare a quello semplice e immediato .

Beh a qualcuno sei arrivato subito visto che Massimo Ranieri ti ha subito paragonato a Sergio Cammariere…

Si, è stata una serata piena di emozioni! Mi stanno permettendo di farmi sognare..

Oltre agli elogi, cosa rappresenta per te questo Festival?

L’inizio di una grande avventura che voglio tramutare nella mia vita. Su quel palco mi porto il progetto del disco e le persone coinvolte in questo percorso che sono stati i primi ‘punti d’inizio’.

E la vittoria all’esordio?

Mi darebbe la possibilità di sognare ancor di più, la coronazione di un bellissimo percorso.

Tu hai sperimentato parecchi generi: su cosa ti sei basato per preferire il cantautorato italiano?

E’ nata dagli ascolti che sto facendo ora sui quali mi sto concentrando grazie alle mille sfaccettature e le immagini. Da lì è nata la melodia e poi il testo con gli altri.

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#GiovaneAriston: Lele

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Dalla perseveranza, all’esordio. Oggi passiamo in rassegna Lele, il giovanissimo cantante arrivato in finale ad Amici 2016 e pronto a portare la musica pop in quel di Sanremo. Siete pronti? Ecco il nostro identikit.


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‘Talento puro’.
 Lele è l’esatta commistione di questi termini, grazie alla sua giovane età, che gli vale il record di ragazzo più piccolo di questo Festival, e l’arrivo nel mainsteam grazie ad Amici. Ma occhio a reputarlo un semplice prodotto televisivo: questo giovane cantautore di Pollenia Trocchia (in provincia di  Napoli) ha fatto un grandissimo studio sin dalla tenera età, tra il suono del pianoforte nel conservatorio di Napoli e quello della chitarra da autodidatta. Ovviamente la visibilità del piccolo schermo gli ha dato quello sprint in più alla carriera con una finale mozzafiato al fianco della squadra bianca di Emma ed Elisa. In tale sfida non vinse, ma le due cantanti non si sono dimenticate di lui, anzi se lo sono portato in alcune date dei loro rispettivi tour, regalandogli l’opening-act con voce, chitarra e loop station. Insomma, diffidate dai pregiudizi e ascoltatevi ‘Ora mai’, un brano pop con un ritornello che rimarrà subito impresso. Oltre a questo singolo, arriverà il sequel del primo album ‘Costruire’ con il titolo ‘Costruire 2.0′, proprio a dimostrazione di come il cantante si senta un giovane imprenditore, pronto ad erigere un meraviglioso palazzo nella città della musica.

Qui potete leggere cosa ci ha raccontato nell’intervista esclusiva:

Com’è nata l’idea di parlare di un momento così delicato in questo pezzo sanremese?

“E’ nata da una sensazione provata  di cui ho voluto scrivere. E’ quello che faccio di solito con le canzoni: cerco di descrivere un momento, quello che penso…”

Dove lo collocheresti a livello di genere?

A me non piace dare etichette a una cosa che non è ‘catalogabile’ visto che la musica è libera. Soprattutto oggi che i generi si contaminano, sia a livello estero che italiano nelle parole e nei suoni. Lo definisco un brano di  musica ‘italiana’”.

Purtroppo di etichette ci sono però: quanto pensi possa pesare quella del ‘Talent’ rispetto alla tua musica?

E’ lo stesso problema di prima: quando non sappiamo da dove arriva una cosa, cerchiamo di agire in maniera sempliciotta. Quindi sapere che un ragazzo arriva dal Talent fa capire più facilmente chi hai di fronte. Sinceramente ne ho un po’ paura. Starà a me e alla mia musica, però riuscire a scrollarmela di dosso e far capire che non sono un prodotto del talent, ma che ho passato varie fasi più ampie come quella dello studio, che tutt’ora sto vivendo”.

Che emozioni provi a salire sul palco a quest’età?

“Provo una grande emozione perché l’Ariston è  la cattedrale della musica : è stata ed è una chiave di volta per parecchie carriere. Già esserci è come essere battezzati per qualcosa che può succedere e può darti la possibilità di avere una carriera”.

E la vittoria?

“Sarebbe  un mattone molto importante, come quelli messi con gli album chiamati apposta ‘Costruire’, che darebbe un’accelerata a ciò che vorrei: vivere di questo e far sì che la gente mi apprezzi e capisca la mia musica”. Lele.jpg

Oltre ‘Ora Mai’, il nuovo album “Costruire 2.0”: cosa vuole raccontarci?

“E’ legato a due parti che ho ricercato: la verità nei testi e il suono. Ai testi ho lavorato su tutti gli aspetti, sia di tematiche e strutture musicali simili alla mia identità. Il suono è molto moderno e spinto rispetto alla musica italiana e ne sono contento”.

 

#GiovaneAriston: Francesco Guasti

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Dalla gavetta di Area Sanremo, alla perseveranza negli anni. Stiamo parlando di Francesco Guasti, il primo cantante che prendiamo in considerazione, che ha superato tutti le selezioni ufficiali (finalmente) ed è giunto nell’agognato Ariston. Siete curiosi di conoscerlo? Allora seguitemi e capirete a cosa mi riferisco!


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‘Non c’è tre, senza quattro’: l’espansione del detto calza a pennello su Francesco Guasti che al terzo tentativo vede la luce dell’Ariston . Infatti il cantante di Prato, dopo le delusioni ricevute nel 2014 e nel 2015, trova la consacrazione quest’anno ed è pronto a conquistare tutti con la sua voce roca e graffiante.  In quei due anni, però, ha collezionato parecchia esperienza e una maturità tale da potersi considerare uno dei favoriti per la vittoria finale. Nel 2014 portò ‘Scintilla contro scintilla’, arrivando solo tra i primi 60 ma restando nella classifica di airplay per ben 1 mese: all’interno un messaggio così forte da accattivare anche i volontari che lo hanno chiamato nell’omonimo Festival. Poi arrivò nel 2015 la collaborazione totale con Piero Pelù dopo la permanenza nel suo team di The Voice (2013): prima ospite del tour ‘Identikit’ e poi un lavoro discografico da cui esce ‘Piovono rose’. Anche in questo caso piovono applausi, ma non risultati: il brano fu nuovamente bocciato. L’anno dopo, nel 2016 arrivò  ‘Io e te’ che fu fermato solamente nella finalissima dei 12 giovani.
Ma Francesco ha un cuore rock, duro, irrefrenabile: così si ricandida per la terza volta e porta ‘Universo’, riuscendo finalmente a guadagnarsi il pass per il Festival di Sanremo. In onore a questo risultato, rilascerà anche l’ultimo album con l’omonimo titolo dal 10 Febbraio per la gioia dei suoi fan!

Ecco cosa ci ha raccontato in esclusiva:

 

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La copertina del nuovo album

Cosa ci vuole raccontare ‘Universo’?
“Universo vuole innanzitutto essere un inno alla speranza, vuole scuotere chi si adagia su se stesso e non crede più nei propri sogni. Parla di una generazione, quella dei trentenni, di cui faccio parte, che si sente persa , ma non deve perché ognuno di noi ha il potere di creare il proprio Universo, la propria realtà”

 Dove la inserire in termine di generi musicali?
“Cantautorato con sonorità moderne”

Finalmente sei entrato ufficialmente tra gli 8 finalisti che saliranno sull’Ariston dopo esserci andato vicino nel 2014 e nel 2015. Secondo te cosa ha influito per arrivare stavolta in fondo?
“Eh, finalmente! Me la sono sudata, non c’è che dire… Penso fosse oggi il momento giusto:niente avviene per caso e questo l’ho capito dopo la delusione dello scorso anno. Credo fortemente in Universo perché parla di qualcosa che ho toccato, vissuto, sconfitto. Volevo portare un messaggio in cui credevo e questo, probabilmente, è arrivato a chi doveva scegliere”.

Tu rappresenti simbolicamente il rock in questa manifestazione: secondo te, com’è riuscito un genere così ‘underground’ a solcare il palco della musica mainstream per eccellenza?
“Il mio timbro vocale tinge il brano di questo genere musicale, ma le sonorità, stravolte, non sono rock. Spero di rappresentare proprio questo sul palco:un cantautore che vuol raccontare qualcosa, portare un messaggio e lo fa con sonorità che possono arrivare a tutti”.

Cosa rappresenta per te il Festival di Sanremo?
“Fin da piccolo ho guardato e ascoltato il Festival di Sanremo, quasi in modo sacro con la mia famiglia (babbo mamma e 2 sorelle  e 2 fratelli), erano giorni speciali, nei quali si respirava Musica, si imparavano le canzoni a memoria, ci si confrontava quasi come una giuria tecnica per decretare il vincitore, che poi, a vincere era la Musica, non un solo artista. Con questo “rito” sono cresciuto ed oggi, su quel palco adorato, porterò quello che sono oggi e quei ricordi.”

 

#GiovaneAriston: Valeria Farinacci

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Da un lato del concorso…all’altro. La nostra rubrica oggi fa fermata da Valeria Farinacci, l’altra vincitrice di Area Sanremo 2016. Una storia simile a Braschi, ma non voglio anticiparvi nulla…per cui si parte!


valeria-farinacci‘Lo studio ti porta in altri posti’: è un pensiero di molti e un dato di fatto per Valeria Farinacci, la vincitrice di Area Sanremo. La vocazione per le lingue, testimoniata anche dall’iscrizione all’Università degli Studi Roma Tre con cui è uscita con 110 e lode, si è tramutata in borsa di studio a Londra nel 2014, dove ha potuto esplorare ancor di più la  musica. Non sarà però solo oggetto di analisi: in quello stesso anno si aggiudica il concorso musicale di Terni “Avis Emo…zioni l’arte di donare”, dimostrandosi all’altezza di poter competere con la pratica. E così ecco che si apre la strada per il CET di Mogol, dove incontrerà quel Giuseppe Anastasi che la porterà per mano a questa esperienza sanremese con ‘Insieme’.

Cos’altro c’è da aggiungere? Ce lo dirà l’intervista esclusiva:

Quanto ti ci rispecchi nel tuo pezzo sanremese ‘Insieme’ scritto da Giuseppe Anastasi?

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Credits: Valeria Farinacci (Facebook)

“Molto. Ho avuto modo di conoscere Giuseppe al CET di Mogol e lì abbiamo avuto modo di approfondire la nostra conoscenza: io gli ho raccontato le mie esperienze e lui le ha tramutate in testi. C’è stato un lavoro di squadra in cui mi rispecchio moltissimo, cosa non  facile perché un conto è scriversele da soli, un altro è che te le scrivano!”

Com’è nata l’idea di una ‘ricetta dei rapporti di coppia’? Esperienza personale o da parte di terzi?

“Ho raccontato ciò che ho vissuto io e il fatto di aver notato che esista una grossa difficoltà tra i miei coetanei a costruire un rapporto stabile. Si tende alle prime difficoltà a lasciare via, ma non è così. Oltre all’amore ci vuole sacrificio e impegno: costruire una storia non è mica semplice! Tra l’altro quello ‘Stare insieme’ si allarga anche alla società di oggi, con un messaggio di speranza

Un messaggio come quello ricalcato di Gabbani con ‘Amen’…

Si, esatto e a me piace moltissimo. Poi lui ha avuto un percorso fantastico collezionando successi con colonne sonore dei film, tournèè e album: è davvero un grande artista che ha portato un brano con ironia e grande contenuto interno.

Dove lo collocheresti in termini tecnici?

“Io direi POP.”

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credits: Area Sanremo (Facebook)

Da Area Sanremo all’Ariston: cosa rappresenta questo percorso?

‘E’ stata una strada difficile, visto che parti con una valigia con un sogno nel cassetto, senza una casa discografica che ti sostiene. L’arrivo è come una grande vittoria, dopo aver superato tantissimi provini che sono come dei ‘terni al lotto’ di cui non sai mai cosa possa accadere.”

Da una vittoria simbolica a quella reale: cosa significherebbe per te?

“Vincere significherebbe che sono riuscita a comunicare quel messaggio che ti dicevo prima, anche se non è facile dato l’emozione che proverò. Preferisco non indovinare una nota, ma riuscire a comunicare il messaggio alle persone: quella sì che sarebbe la grossa vittoria!

Un po’ di influenza l’hai avuta infatti dalla terra anglosassone che predilige i testi, anziché le sonorità. Sta proprio in questa la differenza con l’Italia?

“Non credo. La musica anglosassone degli ultimi anni preferisce le varie sperimentazioni dei suoni, piuttosto che i testi. Qui, invece, il contenuto è rimasto fondamentale: senza di esso il brano funziona a metà, visto che il pubblico  ascolta più attentamente le parole.”   

Sul tuo disco: cosa ci potrebbe spingere ad acquistarlo?

“Leggendo la collaborazione di Anastasi, mi sono arrivate alcune critiche per la paura di uno stile simile ad Arisa. Invece se ne discosta tantissimo: c’è del pop, r&b e alcune sperimentazioni per metterci alla prova. Ci sono messaggi importanti rivolti alla mia generazione con un piglio diverso rispetto al pezzo portato al Festival. A me incuriosisce e diverte tanto riascoltarlo, non ve ne pentirete!”

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#GiovaneAriston: Braschi

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Dall’intento redazionale di valorizzare il futuro, nasce la rassegna #GiovaneAriston, uno spazio quotidiano che focalizza lo sguardo su ogni cantante arrivato tra le 8 Nuove Proposte del Festival di Sanremo 2017. Attraverso l’analisi della sua storia e l’intervista esclusiva, si darà modo di scoprire il cantante a 360°  sotto i canoni della multimedialità, ipertestualità e immediatezza. Per cui montate in sella, da oggi entriamo simbolicamente nell’Ariston con il primo giovane preso in considerazione!


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Un viaggio oltreoceano per arricchire la sua musica: Braschi raggiunge l’Ariston dopo una lunga gavetta nell’Area Sanremo con la sua ‘Nel mare ci sono i coccodrilli’. E’ proprio l’immagine della traversata nel mare, culturalmente utile per l’artista romagnolo e oggettivamente necessario per i migranti, che dipinge il suo esordio sanremese.
I primi lavori ufficiali negli States risalgono nel 2014 con l’EP ‘Richmond’, in grado di raccogliere gli onori di Joey Burns e Jacob Valenzuela dei Calexico. Oltre allo studio, anche il tour tra New York, Washington DC, Philadelphia e Richmond, prima che ‘l’Italia (ri)chiamò’.  Nel Belpaese  è tornato con una grande esperienza che l’ha portato in finale al Musicultura del 2016 con la sua ‘Acqua e sapone‘. Un risultato positivo che gli ha iniettato fiducia per il grande palcoscenico, a tal punto da cominciare i provini di Area Sanremo e ottenere le attenzioni dell‘iMean Music & Management, l’azienda a cavallo tra Milano e New York che ha deciso di debuttare nella musica proprio con lui. Sarà infatti quest’etichetta a produrre ‘Trasparente‘, il nuovo album in uscita il 10 Febbraio e a credere per prima su questo artista. Ora è tempo di conquistarsi il grande pubblico!

Ecco ciò che ci ha raccontato (ESCLUSIVA):braschi1

Che cosa rappresenta l’immagine dei coccodrilli in questo mare?

“E’ un titolo ripreso dal libro di Geda, e nel mio caso è semplicemente il contesto in cui ho ambientato la canzone: le traversate dei migranti nel mare.”

Dove lo collocheresti a livello di genere?
“E’ un cantautorato pop/rock”

Sei passato da Santarcangelo di Romagna agli States: che differenza hai trovato tra i due Paesi a livello organizzativo e di musica?
“Onestamente non ho trovato grandi differenze: i pregi e i difetti sono gli stessi, non credo a quelli che scappano per cercare fortuna a livello artistico in altri posti, rinnegando il paese d’origine. All’inizio avevo pensato di fare così per sperimentare, ma poi mi sono accorto vivendoci che era uguale e quindi sono tornato a casa con le ‘pive nel sacco’.”

Un bagaglio culturale che hai anche allargato per arrivare sul palco dell’Ariston dopo aver vinto la sezione di Area Sanremo. Ecco, cosa rappresenta per te questa opportunità?
“Senz’altro un punto di arrivo, il primo step raggiunto.”

E la vittoria?album
“Un modo per lavorare ancora di più e avere un picco di visibilità maggiore, ma non è il primo traguardo. Per me conta cantare bene la mia canzone e arrivare alle persone.”

Lo testimonia il disco che uscirà nel periodo sanremese, “Trasparente”. Cosa ci vuole raccontare?

“Sono storie di vita vissuta, temi esistenzialisti di cui si parla sempre con una chiave di lettura originale: vita, amore, odio..”

 

Ora Mai di Lele, in rotazione radiofonica dal 27 gennaio

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Da venerdì 27 gennaio sarà in rotazione radiofonica, “Ora Mai” di Lele Esposito, brano che lo vedrà in gara alla 67° edizione del Festival di Sanremo nella categoria nuove proposte. Mentre sabato 28 gennaio il giovane cantante incontrerà i fan al Centro Commerciale Auchan di Napoli (Via Argine, 380 – dalle ore 17.00 – nella piazzetta Ammore e Sapore al primo piano) per una tappa in anteprima del tour firmacopie. lele_ph-riccardo-ambrosio_2_b

“L’emozione di portare una mia canzone a Sanremo è sicuramente enorme e, da musicista, il privilegio di proporla con quell’orchestra è motivo di orgoglio, “Ora Mai” parla del momento in cui in una relazione si arriva al silenzio, che sa far male molto più delle parole dette. È la consapevolezza che qualcosa sta per finire”.

lele_ph-riccardo-ambrosio_1_b-1Ora Mai” (testo e musica di Raffaele Esposito, Rory Di Benedetto e Rosario Canale) anticipa l’uscita di “COSTRUIRE 2.0” (Sony Music Italy), la nuova versione dell’album d’esordio del giovane cantautore finalista di Amici 2016, prevista per venerdì 10 febbraio. Il brano caratterizzato da sonorità pop accattivanti e da un ritornello che rimane subito impresso, è uno dei cinque nuovi brani inediti contenuti nel disco.

Questa la tracklist del disco: “La Nostra Distanza”, “Senza Paura Di Sorridere”, “Ora Mai, “Cosi Com’è”, “Adesso E Sempre”, “L’Ho Voluto Io (alternative version)”, “La Strada Verso Casa”, “Screamin’ It Loud”, “Through This Noise”, “Love Me Now”, “Christmas Night With You”, “We Will Carry On”. 

Lele nome d’arte di Raffaele Esposito, nasce a Pollena Trocchia in provincia di Napoli, fin da piccolo si appassiona alla musica, iniziando a comporre in tenera età sia in italiano che in inglese.  Nel 2016 accede al serale di Amici con la squadra bianca (capitanata da Emma ed Elisa), Sempre  nel 2016 esce il suo primo album “Costruire”. Inoltre è stato scelto come opening-act di alcune date di Emma ed Elisa dei rispettivi tour nei palasport, esibendosi in un set voce, chitarra e loop station.