Per Ermal Meta si rinnova il sogno di una notte di mezza estate

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Rispetto al 16 maggio ci si è spostati di pochi metri, dalla sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica alla Cavea, eppure l’emozione sembra essersi fermata sulla stessa frequenza, sullo stesso – frenetico – ritmo cardiaco.

Ermal Meta anche ieri sera, 22 luglio 2017, ha incantato tutti con la sua musica.

Un concerto durato circa due ore, che ha impressionato per intensità e partecipazione del pubblico, ma non a caso questo non stupisce più; l’amore tra il cantautore e la sua gente, i suoi “lupi”, è nota dopo nota più forte e riempie la platea e la tribuna della Cavea di sorrisi e lacrime di gioia.

Ermal ce le canta tutte; dai successi di “Umano” a quelli di “Vietato Morire”, senza dimenticare il passato con i La Fame di Camilla – l’interpretazione di “Come il sole a mezzanotte” ha rappresentato un piccolo colpo all’anima per me che l’ascoltavo in loop da adolescente (ndr) – né tralasciare la sua importante e stimata attività da autore con l’esecuzione del brano “Straordinario” scritto per Chiara Galiazzo e riarrangiato appositamente per questo “Vietato Morire Tour”. Una menzione a parte, poi, la merita la straordinaria cover di “Amara terra mia” di Domenico Modugno; un pezzo già di per sé meraviglioso che il cantautore albanese ha cantato nel completo silenzio della Cavea e sotto le sole luci delle stelle della nottata romana: un’esperienza extrasensoriale, quasi onirica.

Tornando sul rapporto tra Meta e i suoi “lupi” è bello sottolineare ancora la forza travolgente di questa grossa fan base, di questo branco, che insieme al pubblico “più nuovo” ha regalato al cantautore un’altra notte da sogno nella Capitale. “Senza di voi non sarei niente…” ha gridato Meta ringraziando il pubblico a fine concerto, dimostrazione che, prima o poi, ognuno ha quel che si merita ed Ermal, dopo tutta la gavetta fatta e con tutta l’umiltà che scorre nelle sue vene, se le merita tutte queste notti, si merita tutto questo amore.

Con il Villa Ada – Roma Incontra Il Mondo 2017 l’estate capitolina ora è davvero iniziata!

villa adaSi è tenuta oggi nel cuore di Roma, precisamente presso la Cappella Orsini, la conferenza stampa di presentazione della ventiquattresima edizione della manifestazione “Villa Ada Roma Incontra Il Mondo”, uno degli appuntamenti più attesi dell’estate romana da quasi un quarto di secolo.

“Questa ventiquattresima edizione”, ci tiene a precisarlo la presidente dell’ARCI Roma Simona Sinopoli, “è cento per cento a firma ARCI, un’emozione ancora più intensa degli altri anni per l’affascinante coincidenza dei sessant’anni dalla nascita dell’Associazione con i quarant’anni dell’Estate Romana, strumento attraverso cui Renato Nicolini riuscì a far rinascere una città spenta e depressa dalla stagione degli anni di piombo

Un paragone in negativo di certo non casuale tra il periodo della Roma “nicoliniana” e quella odierna, messo in luce ancor di più dalla non impeccabile gestione del bando per l’estate romana da parte del Comune di Roma.

L’obiettivo primario dell’ARCI, e quindi di questo #VillaAda2017, è quello di puntare sulla crescita culturale e sulla promozione sociale, senza stare a pensare soltanto alla commerciabilità degli eventi presentati.

È allora con questo spirito che la manifestazione, partita alla grande il 3 e 4 luglio con la carica dei Suicidal Tendencies e la magia di Ani DiFranco, proseguirà fino al 14 agosto nel simbolo della cultura e dell’intrattenimento estivo romano.

Sette giorni su sette, dal pomeriggio fino a tarda notte, concerti, performance, dibattiti e degustazioni illumineranno e popoleranno il laghetto di Villa Ada.

Un cartello di eventi scelti con cura per accontentare ogni tipo di pubblico, con un solo leitmotiv la multiculturalità. Non a caso il sottotitolo di questa edizione – “Villaggi Globali” – allude proprio a questa qualità.

Ad un luogo, che sarà quindi punto d’incontro tra i cittadini del mondo e le loro culture, daranno il loro importante contributo tanti artisti del mondo della musica, personalità di spicco del mondo della cultura mediale italiana ed eccellenze della culinaria.

Insomma, una manifestazione lunga ben 41 giorni da non perdere per gustare il sapore delle cose belle: quelle fatte non solo con la testa, ma anche con il cuore.

Su villaada.org la line up completa della manifestazione.

 

Caro Coez, grazie per tutto il casino fatto all’Ex Dogana!

19578429_10211962309566563_1619308661_n“Caro Silvano, t’ho conosciuto che eravamo quattro gatti e mo’ semo in quattromila”

Perdonerete questo esordio in vernacolo, ma è la prima cosa che ho pensato quando ieri sera ho visto il “tutto esaurito” registrato dal concerto di Silvano Albanese aka Coez all’Ex Dogana di Roma per il Viteculture Festival.

Di acqua ne è passata dai tempi de Il Circolo Vizioso prima e dei Brokenspeakers poi e l’affetto del pubblico per il ragazzo nato a Nocera Inferiore, ma da sempre romano, è cresciuto esponenzialmente.

Una carriera partita nel nome dell’hip hop e del rap “puro” ed ora sempre più influenzata dal pop, che sta finalmente dando a Coez tante e meritate soddisfazioni . Soddisfazioni che arrivano anche dai cosiddetti addetti ai lavori, e che si sono concretizzate, proprio ieri sera, nel disco d’oro per il singolo “Faccio un casino” ritirato sul palco insieme a Niccolò Contessa.

Ma concentriamoci sul concerto. Ieri sera all’Ex Dogana si è esibito un Coez davvero in grandissima forma, che ha ripercorso tutte le sue tappe più importanti da solista ed ha duettato con gli amici e colleghi Gemello, Gemitaiz, Niccolò Contessa e Lucci in un clima di festa incredibile. Da “Ali Sporche” a “Faccio un casino”, passando per “Hangover”, “Forever Alone”, “Lontana da me” e tante altre, l’ex Brokenspeakers ha sfoderato tutto il suo repertorio in un concerto che di certo resterà a lungo negli occhi e nelle orecchie del pubblico, che non ha mai smesso di cantare.

Insomma, quello andato in scena ieri sera è stato un vero e proprio atto d’amore tra Coez e il pubblico, che, recuperando il dialetto messo in grande spolvero in apertura e parafrasando la hit del rapper, potremmo riassumere così: “Amiamoci e famo un casino!”

 

Wind Summer Festival, un esordio schiavo dei tempi televisivi

Schermata-2017-06-20-alle-21.59.45In principio c’era il Festivalbar, ora invece tanti festival estivi patrocinati da un brand; l’idea di base però non cambia: sotto le stelle di afose serate estive, sul palco di una o di più grandi città, si esibiscono gli artisti del momento, quelli che hanno da poco sfornato il tormentone estivo oppure stanno vendendo dischi a palate nell’ultimo periodo.

Spesso succede però che questi grandi festival debbano piegarsi un po’ troppo alle esigenze televisive a discapito della musica e del pubblico. È proprio questo quello che è successo nella prima serata di ieri del Wind Summer Festival 2017 a Piazza Del Popolo a Roma. Brani eseguiti più volte, uscite ed entrate in scena dei vari artisti ripetute più e più volte e, soprattutto, artisti tagliati dalla scaletta per motivi di tempi televisivi.

A rimetterci, come dicevamo, è stata in primis la musica e poi Fabrizio Moro, The Kolors, Tiromancino e Cristina D’Avena (gli artisti “tagliati”) insieme ai gruppi molto forniti di fan accorsi appositamente a Piazza Del Popolo per ascoltarli.

Una situazione che non fa di certo onore a chi da mesi sta lavorando corpo ed anima a questo grandissimo evento e che non avrebbe certamente voluto veder palesarsi una circostanza del genere, ma che fa emergere un dibattito interessante. È davvero giusto che la musica, forma d’arte tra le più amate e, proprio in quanto forma d’arte, espressione assoluta di libertà, debba essere così limitata da fattori esterni? Non si rischia di falsare le emozioni provate dall’artista sul palco e di conseguenza dal pubblico in ascolto se la medesima canzone viene fatta rieseguire per colpa di alcune riprese non venute bene?

Lascio a voi la risposta.

La ‘stanza’ dell’Atlantico nel caos: il grande successo di Levante

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Ottimo debutto per Levante, che ieri a Roma ha iniziato il nuovo tour che la vedrà impegnata in alcune città d’Italia per promuovere il suo terzo albumNel caos di stanze stupefacenti’. L’Atlantico, locale sicuramente adatto per la prima tappa, ha accolto con grande calore l’artista siciliana che non ha deluso le aspettative. Infatti, sin dall’inizio, Levante non si è fatta tradire dall’emozione (da lei stessa ammessa durante una pausa), dimostrando sul palco una sicurezza da veterana, nonostante la giovane età. La cantautrice è riuscita a creare un vero e proprio caos nella ‘stanza’ dell’Atlantico, grazie alla potenza vocale e alla sua energia fisica travolgente.

Sul palco del noto club della capitale, Levante ha cantato molti dei brani contenuti nell’ultimo album come ‘Non me ne frega niente’, ‘Gesù Cristo sono io’, ‘1996 La stagione del rumore’, più alcuni dei suoi successi precedenti come ‘Contare fino a dieci’ e ‘Alfonso’. Il pubblico romano non è rimasto a guardare, intonando con grande entusiasmo tutti i pezzi dell’artista, senza perdersi nemmeno una nota. Una grande sinergia tra la cantautrice e i suoi fan, chiamati spesso in causa alla fine delle esibizioni o per cantare a cappella alcuni suoi successi (è il caso di ‘Abbi cura di te’), a dimostrazione di come ciò sia un ‘ingrediente’ fondamentale per lei.  Per concludere il concerto, Levante ha scelto ‘Caos (Preludio)’, il manifesto di questo ultimo lavoro, per ringraziare i presenti di essere entrati ufficialmente nella sua dimensione ‘caotica’.

Da sottolineare poi le bellissime scenografie ispirate alla natura e alla sua immagine, che hanno accompagnato l’esecuzione di ogni canzone, o quasi. Infatti sono state il pezzo forte della prima parte del concerto, ma poi, a causa di un guasto alla corrente, si sono spente nel finale, lasciando nello sgomento la stessa artista, che si è scusata con il pubblico presente. Errore tecnico a parte, il bilancio della serata non può che essere positivo per Levante, che sicuramente ha ancora tanto da dimostrare,ma è sulla strada giusta!

Recensione di Andrea Celesti
Foto di Luca Vincenzo Fortunato

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#LaLifeèBella

spartaco_schiavi_e_padroni_a_roma_largeTitolo: Spartaco. Schiavi e padroni a Roma

Ideate e curata da:  Claudio Parisi Presicce, Orietta Rossini, Lucia Spagnuolo, Giovanni Carluccio, Angelo Pasquini, Luca Scarzella, Hubert Westkemper e Alessandra Mauro.

Ubicazione: Dal 31 marzo al 17 settembre allo spazio espositivo Ara Pacis

Una delle “merci” più care e più richieste all’interno del sistema economico dell’antica Roma era l’uomo. Il sistema schiavile messo su da questa civiltà sorreggeva buona da solo buona parte dell’economia dell’epoca, tanto che Roma non avrebbe mai potuto raggiungere traguardi così avanzati senza lo sfruttamento pianificato delle capacità e della forza lavoro di milioni di individui privi di libertà: tra i 6 e i 10 milioni di schiavi su una popolazione di 50/60 milioni di individui.

Tutto questo raccontato da un’interessante mostra allestita nella suggestiva cornice storica dell’Ara Pacis. Grazie al lavoro di numerosi addetti ai lavori storici e non solo, la mostra racconta la situazione schiavile nell’antica Roma a partire dall’ultima grande rivolta guidata da Spartaco tra il 73 e il 71 a.C. Egli, divenuto gladiatore, fu protagonista della celebre ribellione della scuola di gladiatori di Capua. Raccolse intorno a sé una moltitudine di schiavi, ma anche di poveri e di disperati, e, come fosse a capo di un vero esercito, terrorizzò Roma. Quando dopo numerosi attacchi venne sconfitto, il suo corpo non fu mai trovato, ma 6000 dei suoi compagni di ribellione furono crocefissi sulla via Appia, lungo la strada tra Roma e Capua.

Le diverse storie di schiavitù ai tempi di Spartaco sono raccontate attraverso 11 sezioni cn circa 250 reperti archeologici affiancati da una selezione di fotografie. Ad immergere ancora di più il visitatore nel mondo narrato numerose ricostruzioni audio e video atte a riportare in vita il contesto storico di Roma antica. Un’esperienza unica, da non perdere assolutamente.

#LaLifeèBella – Natale di Roma

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Titolo: Auguri Roma!

Oggi ho deciso di parlarvi di una città, della mia città. Penserete che stia andando fuori tema, fuori rubrica, ma se vi dico che sto per parlarvi di Roma, vi accorgerete immediatamente che il vostro pensiero è sbagliato.

Roma, la Città Eterna, è un museo a cielo aperto ed il perché è palese: c’è BELLEZZA ovunque. Strade, vicoli, panorami… ci fanno innamorare ogni giorno di 2770 anni di storia. Per non parlare poi degli innumerevoli monumenti che gente di ogni epoca ha pensato di erigere proprio qui per omaggiare quella Musa che ispirò e ammaliò persino i cuori più duri.

Il mio suggerimento per questa settimana, e non solo, è quello di approfittare di qualche giornata di sole per godere delle emozioni mozzafiato che solo questa città può darvi.

Chissà, almeno così forse riusciremo ad amarla e soprattutto a rispettarla…

Buongiorno Roma,
Corri a rispecchiatte ner fontanone e guarda quanto sei bella. Tutti ‘st’anni non te li porti pe gnente male, nemmeno le rughe delle schifezze che te fa er popolo de ‘sta Terra t’ hanno guastata. Sei stanca però eh, se vede. Vorresti più rispetto, vorresti più serenità e invece vedi solo associa’ er nome tuo a parole vergognose come “mafia” o “schifo”.
Mamma Roma, io te prometto che un giorno tutto questo passerà, che li giovanotti tua torneranno a fatte splende come un campo de rose sotto ar fratello Sole.
Tiè, guarda quanti so’ l’auguri che te stiamo a fa’ oggi… La verità è che t’amamo, Roma bella, solo che spesso se scordamo de dimostrattelo. Er problema è sempre questo: l’amore è ‘na pianta che va annaffiata ogni giorno co’ la sola certezza che la più grande dimostrazione d’amore è il rispetto.