Réclame: “Noi partiamo da una visione della vita sostanzialmente realistica”

Di Francesco Nuccitelli

Giovanissimi, ma già con le idee chiare, sia per i progetti discografici che per i gusti musicali. La band dei Réclame è composta da Marco Fiore e i fratelli Edoardo, Gabriele e Riccardo Roia. Tanta la gavetta alle spalle per la band (tra cui un’esperienza importante come la finale di Sanremo giovani 2019) e un disco d’esordio uscito il 29 maggio dal titolo Voci di corridoio”, dove all’interno è presente anche il pezzo “Il viaggio di ritorno“. Otto i brani totali presenti nell’album, che raccontano otto storie differenti e complementari tra loro, ma tutte dalle atmosfere disilluse e dal sapore malinconico. Abbiamo raggiunto Marco Fiore, membro dei Réclame, per una piacevole chiacchierata:

Reclame

Come nasce il progetto dei Réclame?

Il progetto dei Réclame nasce dall’incontro tra me (Marco Fiore ndr.) e i tre fratelli Roia (Edoardo, Gabriele e Riccardo ndr.). Con due di loro ci conosciamo fin dalle elementari e sin dalla tenera età abbiamo condiviso la passione per la musica. Intorno ai 15/16 anni abbiamo iniziato insieme a scrivere canzoni in inglese imitando quelli che erano i nostri modelli adolescenziali (come gli artisti della new wave anni ’80 ndr.). Successivamente, ci siamo messi a scrivere in italiano emulando invece i grandi cantautori. In seguito, abbiamo avuto la fortuna di conoscere Daniele Sinigallia, con il quale dopo un paio d’anni di lavoro siamo riusciti a portare a termine questo nostro primo disco.

Visto le vostre molteplici influenze e il vostro stile contemporaneo ma attento alla tradizione, dove vi collochereste nel mondo musicale?

Io sono pessimo nell’affibbiare etichette in generale. Noi veniamo da una serie di ascolti eterogenei tra loro. Per noi la musica è un grande melting pot. Comunque, è molto difficile collocare i Réclame poiché non ci sentiamo di far parte di un genere preciso. Forse ci ritroviamo in una sorta di indie, ma quell’indie inteso come indipendenza, e quindi svincolato dalle varie logiche di mercato. A noi piace osare, come abbiamo fatto in questo album.

Il 29 maggio è uscito il vostro disco d’esordio “Voci di corridoio”. Come è nato questo album?

C’è stata una gestazione lunga e travagliata. Quando siamo arrivati da Daniele (Sinigallia ndr.), i pezzi erano praticamente già stati chiusi, mancava solo l’idea di sonorità che avrebbe dovuto avere l’album. Il disco nasce dalla voglia di raccontare otto storie differenti, ma complementari tra loro e di creare otto quadri sonori all’interno di questo corridoio. Fare una carrellata dal punto di vista sonoro e cercare di guardare le otto stanze non solo con l’occhio, ma anche con l’orecchio. Se l’occhio è la narrazione, l’orecchio è la musica. Il percorso diventa poi più rarefatto quando ci si avvicina alla fine di questo corridoio e quindi al brano “Notte d’inverno“. Nell’album abbiamo cercato di mantenere la struttura pop dove occorreva e mantenere una narrazione più semplice dove invece era necessario. Speriamo che questo sia un viaggio di sola andata e non di ritorno.

Quanto c’è di voi, delle vostre vite e delle vostre esperienze in queste otto storie?

C’è tantissimo di noi e delle nostre vite, ma la nostra persona viene sempre mediata all’interno dei brani. In questo progetto cerchiamo di andare oltre quell’io imperante presente nell’indie italiano. Il nostro tentativo è quello di far arrivare la narrazione a tutti, cercando di riprendere ciò che facevano i grandi cantautori. Quella facilità di prendere un personaggio e di far travasare all’interno di esso quelle esperienze di vita e di prestargli la voce per dire ciò che si pensava realmente. Questa mediazione rende poetica la musica.

In questi brani è presente questa sorta di disillusione della vita, come mai questa visione cupa?

Noi partiamo da una visione della vita sostanzialmente realistica, e se si parte da un certo realismo è ovvio che sia più naturale narrare la realtà che vedi per ciò che è, e non per ciò che vorresti che fosse. Tuttavia, c’è anche lo spazio per una “salvezza” all’interno del disco. Una flebile speranza proiettata però sugli altri e mai su se stessi. In fin dei conti, i personaggi trattati sono dei vinti, persone che hanno gettato la spugna, che sono in balia degli eventi o di se stessi; parlano in modo disilluso della vita e delle loro esperienze.

In conclusione, cosa ne pensi di questa via “contingentata” per i live?

Ben venga la promozione online, quella televisiva, delle radio ecc., ma la cosa più importante per un musicista, è quella di poter presentare dei progetti live. La musica è nata live e morirà live. La situazione attuale è al limite, però posso dire che cercare di fare un’esperienza dal vivo, anche se con numeri ridotti, rimane una buona possibilità nonostante le diverse problematiche. Meglio poco che niente.

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Intervista a Leonardo Monteiro, da ballerino a cantante di Sanremo 2018

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Con il brano “Bianca”, Leonardo Monteiro è uno degli 8 finalisti di Sanremo nella sezione nuove proposte 2018. Noi di MZKnews – Musica Zero Km lo abbiamo raggiunto durante il suo soggiorno sanremese:

Per quei pochi, anzi pochissimi che ancora non ti conoscessero come ti definiresti?

Beh… una persona semplice, una persona tranquilla che sta vivendo una grande esperienza che porterò sempre nel cuore.

Sei uno dei due selezionati da Area Sanremo. Che effetto fa essere stato selezionato da un “mostro sacro” della musica come Baglioni?

Da ragazzo ero un grande fan di Claudio Baglioni, di Cocciante, di Battisti etc. Comunque, è un valore aggiunto. Sono molto felice che ci sia lui come direttore artistico. Poi durante i provini di Area Sanremo sono stato scelto da lui che guidava la giuria; mi sento un prescelto di Baglioni e questo è un grande onore per me.

Qual è il tuo ricordo legato al festival?

Mia Martini con l’esibizione della canzone: “Gli uomini non cambiano”. Il suo modo di interpretare il brano era quasi pietrificante. Quell’esibizione ha lasciato un grande ricordo nel mio cuore.

Il tuo brano si chiama “Bianca”. Come lo racconteresti?

Bianca” è una canzone, che tratta la storia di una relazione che finisce per colpa di un tradimento. Ci sono delle persone che non concepiscono bene il tradimento e hanno bisogno di tempo per far rimarginare le ferite. Però poi si possono ricordare i bei momenti di una storia, anche se finita male.  Poi chissà, magari un giorno si trova l’anima gemella, ma sono tutte esperienze che fanno crescere. Questa canzone è un brano di speranza.

Progetti?

Dopo il Festival di Sanremo uscirà un album. Al suo interno metterò tutto quello che è il mio mondo musicale: il gospel, il funky e R’n’B. Non vedo l’ora che esca l’album anche per poter ballare.

Ultima domanda: vieni da un senso della musica importante. Sei un ballerino e sei un cantante ti vedremo mai nella duplice veste di cantante e ballerino?

In questo momento vorrei che il pubblico sentisse la mia forma di espressione attraverso il canto. Però in futuro mi piacerebbe unire entrambe le cose, magari in un video o in un concerto.