Piccoli Fastidi Quotidiani: il nuovo divertente disco dei Controsenso Acoustic Duo

Band LR

 

E’ mattina e sto tocciando il primo Pan di stelle nel mio zuppone di caffèlatte. Ovviamente la sonnolenza è tale che il biscotto va in immersione subaquea in due secondi. Cerco un po’ di sound per iniziare la giornata e scelgo “Piccoli Fastidi Quotidiani”, titolo che mi sembra idoneo per coronare tale tragedia mattutina.

Inizialmente, ascoltando l’apertura dell’album penso subito a Marco dei Cesaroni e a Ed Sheeran. Ammazza ha del sound questa roba! Subito mi metto a saltellare e penso soltanto “questi Controsenso Acoustic Duo mi capiscono proprio”! Tra lamentarsi degli esami, delle ascelle maleodoranti sugli autobus e delle dubitabili doti canore degli artisti che passano per radio costantemente, rappresentano proprio un manifesto di protesta alle mie mattinate tipiche! Mi innamoro di loro quando però descrivono la scena epica di un sorpasso a destra da parte di un vecchietto con improbabili capacità di guida e quando esordiscono con un “sono già le 7.30 e già non vi reggo più!”

I Controsenso Acoustic Duo sono partiti facendo cover di canzoni metal, rock, pop e rivedendole in chiave acustica e hanno esordito a febbraio con il loro primo album “Piccoli Fastidi Quotidiani”.

I contenuti sono alquanto ironici ma davvero poetici e sentiti, anche se dedicati ad un noioso “Correttore Corruttore” che devasta umore e amori.

Il loro sound rende la narrazione molto leggera e divertente grazie  a una chitarra acustica molto ben strimpellata e da due belle voci come quelle di Davide Cotena e Chiara Consolini. A dirla tutta, come raccontano loro stessi nel Manifesto, la loro musica è creata anche suoni prodotti da cimbalino, loopstation, stompbox, cimbali a piede e tanto altro (ma tutto suonato dal solo Davide)!

Vi lasciamo con il loro divertente video di The Odorante!

Prossime Date dei concerti dei Controsenso Acoustic Duo:

  • 6 maggio (Sorbakko, RN)
  • 12 maggio (Quingentole, MI)
  • 20 maggio (Scandiano, RE)

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Dalì Experience

DaliExperience

I weekend Bolognesi sono contraddistinti dalle lunghissime file alle tante mostre e musei che la città offre ai suoi cittadini e turisti. Uno di questi, è la Dalì Experience a Bologna che si propone come un’esperienza museale unica nel suo genere nel contesto Bolognese. 200 opere appartenenti alla Collezione di Beniamino Levi saranno infatti esposte e inserite in un contesto multimediale ed interattivo a Palazzo Belloni fino al 7 Maggio. Particolarmente significativo il contributo di Loop srl, una realtà imprenditoriale creativa bolognese che costruisce interazione tra arte ed utenti attraverso alla tecnologia. Un percorso museale che si allontana dal tradizionale ed “ingessato” museo e che cerca di far esplorare la dimensione psicologica e filosofica dell’artista. L’esposizione è stata organizzata da con-fine Art con il patrocinio del Comune di Bologna e supportata da alcune realtà giornalistiche quali QN Quotidiano Nazionale, Il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno. Sarà forse questa ampia partecipazione dei giornali o l’autovalutazione dell’esperienza come “provocante, paranoica, esagerata e ri-creativa”che ha prodotto non poche aspettative tra gli utenti. Si può dire che in generale, per coloro che non sono familiari con i format museali già presenti in altri paesi europei, questa mostra potrebbe essere vista come innovativa e all’ avanguardia. Positivo è senza dubbio il percorso animato da installazioni suggestive e che stimolano una riflessione sui temi che l’artista metteva in discussione con le sue opere. In generale, è facile ripercorrere i principali aspetti dell’arte di Dalì e con questo della sua vita grazie a una divisione concettuale delle stanze. Le installazioni multimediali potrebbero essere anche una buona scusa per distrarre i bambini e farli interessare a complessi concetti filosofici quali le illusioni percettive, il concetto di tempo, le quattro dimensioni ed ad aspetti della psiche umana. La mostra è indubbiamente “social” attraverso all’ immancabile app e all’ hashtag #daliexperience che ha collezionato quasi 4000 condivisioni su Instagram.

Apprezzatissimo sembrerebbe essere il sofà a forma delle labbra di Mae West in rosa Schiapparelli, il bagno, decisamente molto creativo e i baffetti forniti all’ ingresso con cui scattare favolosi selfie. Purtorppo però le tecnologie che erano disponibili non sono state valorizzate al massimo. Secondo quanto riportato da alcuni visitatori su TripAdvisor, i tablet contenevano descrizioni troppo lunghe e per nulla interattive. L’audiopen fornita all’ ingresso si limitava a trasmettere materiali audio quali suoni o poemi che purtroppo erano troppo lunghi o irrilevanti. Poca attenzione è stata data all’ importanza dell’arte surrealista nei diversi ambiti creativi tra cui moda, arredamento funzionale, pubblicità e cinema. Pur essendo chiaro il tentativo di sottolineare questi aspetti fondamentali ed evidenti nell’attualità, questi non sono stati resi esaustivamente visibili all’utente ad esempio attraverso proiezione di video. Indubbiamente questa esperienza costituisce un passo in avanti nel lungo viaggio che porterà verso un tipo di museo più coinvolgente, che sappia intrattenere e mantenere l’attenzione del visitatore, smettendo di radicarsi dietro ad antiche gerarchie dove la cultura appartiene solo ai più istruiti. Questo percorso è ancora lungo ma sicuramente questa mostra indica una buona direzione per una nuova esperienza di museo per tutti.

Anti-pirateria, la Polizia Postale prova a smuovere gli animi

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La Polizia Postale è arrivata sui social e con essa i messaggi tra legalità ed educazione da veicolare ai suoi utenti. Uno che salta ovviamente all’occhio con il consueto #essercisempre è relativo ad uno dei temi caldi della rete: la pirateria.

Infatti conosciamo benissimo il tasso d’illegalità in questo campo, anche se i numeri danno un’immagine più chiara: secondo l’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale (EUIPO) il 21% dei giovani tra i 15 e i 24 anni ha utilizzato intenzionalmente fonti illegali per i contenuti online. Un dato medio stando alla classifica europea che pone la Francia (34%) e la Spagna (33%) sopra di noi  e sotto il Regno Unito (19%) e la Germania (18%).

Ma i tantissimi ‘pirati musicali’ cosa rischiano? Una sanzione “fino a un massimo di 1.032 euro qualora il valore dell’opera non sia facilmente determinabile” come riporta la pagina Facebook. Un prezzo salato per svicolare tra le righe della legalità: vale la pena rischiare?

Social: l’effetto delle campagne virali non dura

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Le campagne social hanno una vita breve: ad affermarlo è lo psicologo Sander van der Linden, le cui riflessioni sono contenute sul sito “Scientific American”. Il primo fenomeno che viene in mente è il famoso Ice Bucket Challenge, iniziativa a sostegno della Sla che ha coinvolto diversi personaggi famosi e non nel 2014. La campagna social, in cui ogni persona veniva filmata mentre si versava un secchio di acqua fredda in testa, ha  visto la partecipazione di circa 28 milioni di persone con i video che sono stati visti 10 miliardi di volte da 440 milioni di soggetti. L’iniziativa ha raccolto in breve tempo milioni di dollari per la ricerca, ma l’effetto non è durato troppo tempo. Come afferma van der Linden, la campagna nel 2015 ha ottenuto lo 0.9% dei finanziamenti rispetto all’anno precedente. Anche le ricerche Google, cosi come le visite su Wikipedia e sul sito dell’associazione, sono calate dopo aver avuto un picco nell’agosto del 2014.

L’Ice Bucket Challenge non è l’unica campagna di successo che ha fatto registrare questi risultati. Come rivela lo stesso van der Linden, l’iniziativa di Facebook sulla donazione degli organi ha raggiunto numeri record nei primi due giorni, mentre quella sul Darfur ha raccolto buona parte dei membri nei primi due mesi, con il 72% di loro  che non ha fatto nemmeno una donazione. Tra le iniziative più riuscite, lo psicologo cita  Movember, in cui si chiede agli uomini di non tagliare i baffi per sensibilizzare una serie di problemi legati alla salute.

Le ricerche dimostrano dunque che un’adesione a livello social, non si traduce in comportamenti significativi a lungo termine. Queste campagne virali hanno una vita breve e non riescono ad incidere sulla consapevolezza del pubblico sui temi proposti. Per far durare “l’altruismo virale”, come rivela van der Linden, servirebbe un coinvolgimento più profondo  da ripetere in un lasso di tempo sostenuto.

50 sfumature di ignoranza…

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Ignoranza: “condizione che qualifica una persona, detta ignorante, cioè chi non conosce in modo adeguato un fatto o un oggetto, ovvero manca di una conoscenza sufficiente di una o più branche della conoscenza.”

Italiani, popolo di santi, poeti, trasmigratori… e di ignoranti. Parafrasando Blade Runner: “Ho visto cose su Facebook che voi umani potete solo immaginarvi… Persone che attaccano altre persone solo perché la pensano diversamente senza approfondire, politici che scrivono senza essere loro a farlo, opinionisti che non hanno opinioni ma comunque parlano e ignoranti che parlano solo perché, ogni tanto e pure male, hanno letto Lercio. Ho letto di leghisti che vorrebbero un’Italia unita contro gli “invasori” senza dare loro possibilità di vivere, ho visto donne che vorrebbero la parità ma fanno di tutto per non averla, ho parlato con uomini che si definiscono tali solo per via della barba, e forse, quando gli scogliattoli fanno il giro d’Italia sul mento, farebbero bene a tagliarsela… Ho visto arrivisti arrivare, senza sapere come fossero partiti…”
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Internet, Google, Wikipedia e compagnia bella, si dice, distruggano o quanto meno minaccino la cultura, nonostante l’incredibile quantità di informazione che offrono o forse a causa di tale profluvio di informazioni. È una questione complessa, che va affrontata senza catastrofiche e nostalgiche condanne della nequizia dei tempi e senza passiva e giuliva acquiescenza ad alcun andazzo generale. Non è strano che la cultura possa essere indebolita da un eccesso di informazione che impedisce di selezionare e di riflettere e mette in difficoltà i tempi dell’autentica cultura, che non è cumulo di nozioni bensì capacità di critica e autocritica, passione e distanza. “Cultura”, diceva Lin Yutang, “è amare e odiare con fondamento. È strano invece che a impoverirsi paurosamente sino al ridicolo sia l’informazione, anche la pura e semplice informazione priva di riflessione.”

La velocità di informazione è senza ombra di dubbio, la migliore qualità che ha internet. Ma stranamente oggi è proprio l’informazione a regredire paurosamente, come se, invece di disporre di strumenti così funzionali, vivessimo in un mondo senza comunicazione, senza libri, senza giornali, senza radio e tv, senza internet.
Umberto Eco, ricordava come nei quiz, trasmessi in tv in prima serata, alcune persone, indicate con nome e cognome, dimostravano di credere che Mussolini fosse ancora vivo alla fine degli anni Ottanta o Novanta.

Il guaio forse peggiore è che queste persone non sono scappate in Tibet (ovviamente, dovrebbero sapere dove si trova) a nascondersi  per la vergogna dopo aver messo in risalto tutta la loro inconcepibile ignoranza; anzi, forse saranno state felici di essere apparse, sia pure con nefandezza, in tv. Ovviamente possono stare tranquilli, perché sono in buona compagnia nel mondo. Oggi esiste uno squilibrio profondo tra la domanda e l’offerta. Pochissimi vanno in biblioteca a chiedere un libro per un loro interesse, pochi vanno in libreria con la consapevolezza di quello che vogliono. In genere si va per chiedere ciò che viene prepotentemente offerto, e i motori di ricerca presuppongono un’iniziativa del consumatore, senza quella la pagina di Google rimane ferma, vogliono che qualcuno gli ponga una domanda. Facebook, Twitter sono portali dove il consumatore (medio) viene reso inerme al “lavaggio” mentale, le ricerche non saranno di livello culturale, ma di livello mediatico… ciò spiega veramente come mai nell’epoca del saper tutto si sappia sempre meno.

Facebook contro Snapchat: il duello continua

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Dopo  i cambiamenti introdotti nei mesi scorsi su Instagram, arrivano importanti novità anche su Facebook: sul social network di Zuckerberg arrivano i  messaggi “usa e getta”, una fotocamera con filtri e le “Storie”, cioè la possibilità di raccontare la propria giornata con dei filmati. Il social in blu punta forte sui video e ad esserne privilegiati saranno l’audio e la ripresa verticale tipica degli smartphone. Facebook ha annunciato un’applicazione per le tv connesse ad una linea Internet e modifiche alla visualizzazione dei filmati nel News Feed. Anche Snapchat sta puntando forte sui contenuti televisivi: è notizia di pochi giorni fa il debutto sulla famosa app di una serie blasonata prodotta dalla Bbc che racconta il mondo della natura.

La nuova fotocamera con filtri alle Storie, i messaggi Direct che scompaiono dopo essere stati visti un paio di volte: sono sempre di più le somiglianze tra il social di Zuckerberg e Snapchat, che ha accusato Facebook di copiarlo in molte funzioni. L’attacco più grande è arrivato nei giorni scorsi dalla modella Miranda Kerr, fidanzata dell’amministratore delegato di Snap Evan Spiegel, che si è detta scioccata per l’operato di Facebook. La contesa tra i due colossi è iniziata cinque anni fa, quando Snapchat ha rifiutato un’offerta da 3 miliardi di dollari dal social blu, che da quel giorno ha lanciato una vera e propria sfida al servizio di messaggistica istantanea.

Il duro attacco di Bjork ai media

Ci risiamo: Bjork ritorna paladina del femminismo e attacca nuovamente i media di sessismo in pieno clima natalizio. Stavolta la sfera varia sul nuovo percorso musicale da disc joker, per il quale è stata attaccata dai giornali. Motivo? Le critiche giunte durante il  Day for Night festival di Huston della scorsa settimana.

Secondo lei infatti le donne sembrano essere viste “songrwriter solo se cantano dei loro fidanzati”.  Un’accusa di chiusura mentale dei giornalisti, incapaci insomma di veder “cambiato il soggetto delle  canzoni con gli atomi, le galassie, [e] l’attivismo”  in favore dei “beat ‘matematici’ da nerd o qualsiasi altra cosa”.  Ciò che invece risulta normale per il genere maschile al quale ” è concesso spostarsi da soggetto in soggetto, dallo sci-fi a rappresentazioni storiche, di essere ironici e sarcastici, di essere dei musicisti nerd che si perdono a scolpire paesaggi sonori”, come dichiarato nel post su Facebook.

In pratica questo post è uno sfogo di un’artista che si sente ancora emarginata, pur essendo un grande talento. Nelle note finali, si augura un cambiamento: noi speriamo che non sia un grido nel vuoto.