50 sfumature di ignoranza…

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Ignoranza: “condizione che qualifica una persona, detta ignorante, cioè chi non conosce in modo adeguato un fatto o un oggetto, ovvero manca di una conoscenza sufficiente di una o più branche della conoscenza.”

Italiani, popolo di santi, poeti, trasmigratori… e di ignoranti. Parafrasando Blade Runner: “Ho visto cose su Facebook che voi umani potete solo immaginarvi… Persone che attaccano altre persone solo perché la pensano diversamente senza approfondire, politici che scrivono senza essere loro a farlo, opinionisti che non hanno opinioni ma comunque parlano e ignoranti che parlano solo perché, ogni tanto e pure male, hanno letto Lercio. Ho letto di leghisti che vorrebbero un’Italia unita contro gli “invasori” senza dare loro possibilità di vivere, ho visto donne che vorrebbero la parità ma fanno di tutto per non averla, ho parlato con uomini che si definiscono tali solo per via della barba, e forse, quando gli scogliattoli fanno il giro d’Italia sul mento, farebbero bene a tagliarsela… Ho visto arrivisti arrivare, senza sapere come fossero partiti…”
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Internet, Google, Wikipedia e compagnia bella, si dice, distruggano o quanto meno minaccino la cultura, nonostante l’incredibile quantità di informazione che offrono o forse a causa di tale profluvio di informazioni. È una questione complessa, che va affrontata senza catastrofiche e nostalgiche condanne della nequizia dei tempi e senza passiva e giuliva acquiescenza ad alcun andazzo generale. Non è strano che la cultura possa essere indebolita da un eccesso di informazione che impedisce di selezionare e di riflettere e mette in difficoltà i tempi dell’autentica cultura, che non è cumulo di nozioni bensì capacità di critica e autocritica, passione e distanza. “Cultura”, diceva Lin Yutang, “è amare e odiare con fondamento. È strano invece che a impoverirsi paurosamente sino al ridicolo sia l’informazione, anche la pura e semplice informazione priva di riflessione.”

La velocità di informazione è senza ombra di dubbio, la migliore qualità che ha internet. Ma stranamente oggi è proprio l’informazione a regredire paurosamente, come se, invece di disporre di strumenti così funzionali, vivessimo in un mondo senza comunicazione, senza libri, senza giornali, senza radio e tv, senza internet.
Umberto Eco, ricordava come nei quiz, trasmessi in tv in prima serata, alcune persone, indicate con nome e cognome, dimostravano di credere che Mussolini fosse ancora vivo alla fine degli anni Ottanta o Novanta.

Il guaio forse peggiore è che queste persone non sono scappate in Tibet (ovviamente, dovrebbero sapere dove si trova) a nascondersi  per la vergogna dopo aver messo in risalto tutta la loro inconcepibile ignoranza; anzi, forse saranno state felici di essere apparse, sia pure con nefandezza, in tv. Ovviamente possono stare tranquilli, perché sono in buona compagnia nel mondo. Oggi esiste uno squilibrio profondo tra la domanda e l’offerta. Pochissimi vanno in biblioteca a chiedere un libro per un loro interesse, pochi vanno in libreria con la consapevolezza di quello che vogliono. In genere si va per chiedere ciò che viene prepotentemente offerto, e i motori di ricerca presuppongono un’iniziativa del consumatore, senza quella la pagina di Google rimane ferma, vogliono che qualcuno gli ponga una domanda. Facebook, Twitter sono portali dove il consumatore (medio) viene reso inerme al “lavaggio” mentale, le ricerche non saranno di livello culturale, ma di livello mediatico… ciò spiega veramente come mai nell’epoca del saper tutto si sappia sempre meno.

Facebook contro Snapchat: il duello continua

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Dopo  i cambiamenti introdotti nei mesi scorsi su Instagram, arrivano importanti novità anche su Facebook: sul social network di Zuckerberg arrivano i  messaggi “usa e getta”, una fotocamera con filtri e le “Storie”, cioè la possibilità di raccontare la propria giornata con dei filmati. Il social in blu punta forte sui video e ad esserne privilegiati saranno l’audio e la ripresa verticale tipica degli smartphone. Facebook ha annunciato un’applicazione per le tv connesse ad una linea Internet e modifiche alla visualizzazione dei filmati nel News Feed. Anche Snapchat sta puntando forte sui contenuti televisivi: è notizia di pochi giorni fa il debutto sulla famosa app di una serie blasonata prodotta dalla Bbc che racconta il mondo della natura.

La nuova fotocamera con filtri alle Storie, i messaggi Direct che scompaiono dopo essere stati visti un paio di volte: sono sempre di più le somiglianze tra il social di Zuckerberg e Snapchat, che ha accusato Facebook di copiarlo in molte funzioni. L’attacco più grande è arrivato nei giorni scorsi dalla modella Miranda Kerr, fidanzata dell’amministratore delegato di Snap Evan Spiegel, che si è detta scioccata per l’operato di Facebook. La contesa tra i due colossi è iniziata cinque anni fa, quando Snapchat ha rifiutato un’offerta da 3 miliardi di dollari dal social blu, che da quel giorno ha lanciato una vera e propria sfida al servizio di messaggistica istantanea.

Il duro attacco di Bjork ai media

Ci risiamo: Bjork ritorna paladina del femminismo e attacca nuovamente i media di sessismo in pieno clima natalizio. Stavolta la sfera varia sul nuovo percorso musicale da disc joker, per il quale è stata attaccata dai giornali. Motivo? Le critiche giunte durante il  Day for Night festival di Huston della scorsa settimana.

Secondo lei infatti le donne sembrano essere viste “songrwriter solo se cantano dei loro fidanzati”.  Un’accusa di chiusura mentale dei giornalisti, incapaci insomma di veder “cambiato il soggetto delle  canzoni con gli atomi, le galassie, [e] l’attivismo”  in favore dei “beat ‘matematici’ da nerd o qualsiasi altra cosa”.  Ciò che invece risulta normale per il genere maschile al quale ” è concesso spostarsi da soggetto in soggetto, dallo sci-fi a rappresentazioni storiche, di essere ironici e sarcastici, di essere dei musicisti nerd che si perdono a scolpire paesaggi sonori”, come dichiarato nel post su Facebook.

In pratica questo post è uno sfogo di un’artista che si sente ancora emarginata, pur essendo un grande talento. Nelle note finali, si augura un cambiamento: noi speriamo che non sia un grido nel vuoto.