‘Stand by’: arriva il secondo capitolo della ‘Trilogia del silenzio’

e.png

Dopo il successo del primo capitolo della ‘Trilogia del silenzio’ in cui Jason Shulman comprimeva il film in un’unica immagine, arriva ‘Stand by‘, la seconda mostra a cura di Lee Madgwick, che con i suoi nove quadri cerca di raccontare la sua personale interpretazione del silenzio. Con le sue opere molto suggestive, l’artista inglese da vita ad un qualcosa di unico: lo spettatore viene messo davanti ad opere pittoriche vere e proprie, con una netta contrapposizione tra il paesaggio e la singola costruzione dell’uomo.

Lee Madgwick - Within the Realm - acrylic on canvas -  120 x 90cm - 2017.jpg

Un faro ricco di murales, i colorati giochi per i bambini, gli edifici in muratura ricchi di insegne , ricreano uno scenario quasi post- apocalittico, in cui l’essere umano non c’è più ma ha lasciato i segni evidenti della sua comparsa. Il cemento appare però inerme, con la natura che prende il sopravvento. Lo stile di Madgwick si ispira al surrealismo di René Magritte, ma anche ai dipinti inglesi del 1700′. Al contrario di quelle opere, in cui venivano raffigurati spesso monumenti classici, a dominare ci sono abitazioni abbandonate e prive di coordinate spazio temporali, collocate su un prato di campagna, che danno allo spettatore quella sensazione di calma unita al silenzio profondo.  Ogni tela suggerisce un prima e un dopo, con l’osservatore che si ritrova bloccato nel presente, nell’attesa, in un eterno stand-by.  Una sensazione che lo spettatore vive in prima persona nel piano al di sotto della mostra, dove l’oscurità si contrappone ad una porta bianca di una casa, ricostruita per l’occasione dai proprietari della Galleria romana. La mostra partirà l’8 aprile alla ‘White Noise Gallery’ di Roma e andrà avanti fino al 31 maggio. La ‘Trilogia del silenzio’ si concluderà poi con ‘Rewind'(14 giugno-31 luglio), l’esposizione dell’artista spagnolo Mar Hernàndez, che cercherà di stupire gli ospiti della White Noise Gallery rappresentando la realtà attraverso le tracce fantasmagoriche di un passato che non esiste più. Ci riuscirà?

Fast Forward: un viaggio nell’essenza delle opere cinematografiche

unspecified.png

Sorprendente: questo è l’aggettivo giusto per descrivere la mostra di Jason Shulman, scultore e fotografo eclettico di fama internazionale. L’evento fa parte della “Trilogia del Silenzio”, progetto espositivo suddiviso in tre mostre in programma dal 28 gennaio al 31 luglio allo White Noise Gallery di Roma. L’obiettivo delle tre esposizioni è raccontare l’umanità attraverso la sua assenza con l’obiettivo di creare il Silenzio. Jason Shulman, con la sua mostra, riesce benissimo in questo intento, dando vita a tredici opere realizzate comprimendo 130.000 frame di un film in un’unica immagine attraverso lunghissime esposizioni fotografiche. Il lavoro di Shulman riesce ad offrire una rappresentazione bidimensionale  dello spazio quadrimensionale che rappresenta l’arco narrativo di un film.  Tutto si riduce ad un singolo momento, un’immagine in cui ciascuno dei 215.ooo istanti che compongono un film lascia un segno. Ogni fotogramma della pellicola è presente, permettendo alle inquadrature più lunghe di imprimersi su ogni opera.

unspecified - Copia.png

Tra i capolavori cinematografici presi in esame dal famoso scultore troviamo Per un pugno di dollari, La vita è bella, La grande bellezza, Il Gattopardo e Il vangelo secondo Matteo. Lo stile di ogni regista viene messo in risalto in tutte le opere di Shulman, che coinvolgono lo spettatore fino a farlo precipitare in una sorta di trappola visiva dove è facile perdersi. Le immagini sono molto dense, ricche di sfumature cromatiche, caotiche ma allo stesso tempo assolutamente silenziose. L’audio infatti sparisce completamente, cosi come la presenza umana, lasciando lo stesso spettatore libero di interpretare quello che ha davanti, che cambia a seconda della distanza dall’opera stessa. Colpisce l’effetto sabbia che si alza in “Per un pugno di dollari”, lo sfondo de “La vita è bella” con il campo di concentramento dai colori scuri che si sovrappongono al rosa al centro dell’immagine, sorprendono ne “La grande bellezza” i contorni degli splendidi  monumenti di Roma con la faccia di Tony Servillo che appare e scompare agli occhi dello spettatore. A completare questo “viaggio” fatto di estasi, malinconia e stupore, la visita alla “project room”, una sorta di sala cinematografica dove viene mostrato il modo in cui Jason Shulman ha realizzato le sue tredici opere.

unspecified.png

Una mostra vivamente consigliata dunque, che lascia lo spettatore attonito ma allo stesso tempo con una sorta di curiosità interiore che non può essere soddisfatta neanche vedendo le opere mille volte. Una sensazione provata, forse, anche dallo stesso Shulman….