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soviet soviet
Abbiamo guardato all’elezione di Donald Trump come un cattivo presagio, l’uomo anti-moderno che avrebbe riportato l’America agli anni ’30. Finché si parlava di islamici o messicani, però, solo uno spicchio di popolazione  ha seguito il grido disperato degli americani anti-Trump: ora è necessaria una voce comune, dall’Alpe a Sicilia per denunciare un increscioso fatto riguardante alcuni nostri connazionali.

I Soviet Soviet, giovane rock band italiana composta da Alessandro Costantini, Alessandro Ferri e Andrea Giometti, sono stati respinti all’Aeroporto di Seattle per ‘immigrazione illegale’ lo scorso 8 Marzo. Motivo? Il visto mancante che, secondo le forze dell’0rdine statunitensi, certificasse la loro attività lavorativa sul suolo a stelle e strisce. Peccato che questo non fosse necessario, vista la loro attività promozionale a titolo gratuito al festival musicale SXSW South By Southwest di Austin e alla radio KEXP . Inoltre gli altri atti, dall’ESTA alla lettera dell’etichetta americana sino all’invito scritto del SXSW di Austin, erano stati presentati regolarmente anche perché “sapevano che, se avessero percepito un compenso, avrebbero dovuto fare (quel) visto lavorativo”.

Quindi un trattamento da clandestini immotivato, simbolo di un’esasperazione degli animi apportata dalla nuova presidenza di Trump. Ciò non significa che questi atteggiamenti siano giustificati, anzi. L’America è in piena psicosi e le ferite psicologiche le riportano coloro che sbarcano da lontano, che siano rifugiati o semplicemente musicisti pronti a portare il loro tour oltreoceano.

Oggi tocca all’Italia, domani non si sa: la certezza è che questi eventi fanno capire che l’America non è tornata agli anni ’30, bensì a quelli della ‘guerra fredda’. I Soviet Soviet ne sono diventati una triste icona, che sia per il richiamo del nome, oppure per un fato avverso.

 

 

Il ritorno dei Gorillaz: ecco la nuova traccia

 

Dopo 6 anni dal loro ultimo lavoro, ecco tornare i Gorillaz con un nuovo brano: Hallelujah Money. Il testo lancia un messaggio su economia, potere e umanità: tutto ciò ironicamente, e forse volutamente, proprio il giorno dell’inaugurazione della presidenza di Donald Trump.

Accompagnati dalla voce dell’artista Benjamin Clementine, le sonorità del brano si accompagnano ad un video che unisce innocenti cartoni animati a ballerini che sembrano provenire direttamente dalle tradizioni del teatro kabuki e a clown assassini. I testi passano dal cantato a sezioni che rasentano invece un vero e proprio monologo: estremo e inaspettato anche il finale, con un climax corale che culmina invece in una clip di Spongebob che urla.

I Gorillaz sono al momento alle prese con il loro nuovo album, che arriva dopo il The Fall del 2011, e (nonostante se ne stia già parlando ampiamente su tutto il web) questo Hallelujah Money pare non essere il primo singolo estratto dal nuovo lavoro.