Woody Allen e la politica nei film

Woody Allen

“I politici hanno una loro etica. Tutta loro. Ed è una tacca più sotto di quella di un maniaco sessuale.”

di Manuel Saad

Questa è una delle citazioni più famose del regista americano Woody Allen. 
Il commediografo statunitense è, da sempre, tra i più celebri umoristi della nostra epoca contemporanea.
 Dagli esordi fino ad oggi, lo stile di Allen si è plasmato con il tempo, diventando unico e facilmente riconoscibile.

Uno stile che è stato in grado di spaziare su numerosi temi in cui la critica e la satira sono stati gli unici strumenti in grado di sviscerare le dinamiche più curiose e complesse dell’essere umano.
 La borghesia, il capitalismo e la politica stessa, infatti, si sono ritrovate sotto i ferri di un Wood Allen sempre pronto a smascherare e mettere in ridicolo alcuni meccanismi e comportamenti, servendoli al pubblico con dei colori grotteschi.

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In ogni suo film, tra i tanti sketch che Allen ha scritto e recitato, c’è sempre stato un riferimento politico sul quale ha scherzato e usato a suo favore per tradurre determinate sensazioni. 
Ricordiamo “Manhattan”, film in cui si fa riferimento al rapporto tra Hitler ed Eva Braun, con un sottile velo di provocazione e sarcasmo o “Io e Annie”, caratterizzato dal famoso riferimento ad Eisenhower: “Ho avuto solo una relazione con una donna durante l’amministrazione di Eisenhower, e in breve è stata un’ironia per me, perché io cercavo di fare a lei quello che Eisenhower sta facendo al Paese per otto anni!”.
 Ma il film che si prende totalmente gioco della politica, è la pellicola uscita nel 1971 intitolata “Il dittatore dello stato libero di Bananas”, nella quale il giovane Allen, alle prese con il suo terzo film, inventa uno stato fittizio per ironizzare la situazione politica statunitense e le interferenze militari nel Sudamerica.
 Le contraddizioni dell’attivismo giovanile e della politica estera vengono mostrate attraverso dialoghi ben costruiti in cui Allen riesce a muoversi con estrema facilità parlando con un linguaggio pungente e spiccato. 
Anche i mass media non trovano una via di fuga dalla sua macchina da presa: il colpo di stato viene equiparato ad un grande evento sportivo, mettendo così in risalto le crepe presenti nel sistema d’informazione e di come le notizie vengono servite, perdendo di vista il focus. 
Un qualcosa che da una città fittizia, di un film del 1971, non si discosta molto dalla nostra realtà.