Blindur: “In questo periodo abbiamo acquistato la giusta consapevolezza”

Di Francesco Nuccitelli

Tra i vincitori del musicultura 2020 ci sono anche i Blindur, band partenopea che con il suo sound unico e riconoscibile, sta ricevendo le giuste attenzione da tutti gli addetti ai lavori. Se in “A” siete rimasti colpiti, da 3000remix non vi riprenderete tanto facilmente. Un progetto dalle sette versioni differenti e dalle sette collaborazioni ricche di passione e musicalità, che hanno reso 3000X un brano con qualcosa di nuovo da raccontare. Insomma un EP di grande interesse e che Massimo De Vita ci ha raccontato:

Blindur_ph_Riccardo Piccirillo_RIC_7847_web

Blindur_ph_Riccardo Piccirillo

Come nasce l’idea di 3000remix?

3000X” è una canzone che mi ha preso moltissimo fin da subito, anche se all’inizio non era stata presa in considerazione come singolo. Durante il tour questa canzone aveva costituito il perno centrale del nostro live, ed è quella che abbiamo trasformato di più nelle sonorità durante i vari concerti; così abbiamo deciso di organizzare qualcosa di bello per questo brano. Visto che io amo molto le collaborazioni e le contaminazioni, ho deciso di chiamare una serie di amici e colleghi per tirare su questo progetto.

Come mai sette versioni per questo progetto? 

Perché io sono un po’ fissato su queste cose (ride ndr.) e sette è un numero magico. Tutta la canzone si tiene su una sorta di ritualità, un qualcosa di ancestrale e mi è piaciuto giocare un po’ con questa magia.

Questa è un’ idea estemporanea dall’album “A” o c’è comunque un filo logico oltre la scelta del brano?

Blindur è un progetto in continua evoluzione. Se si fa un analisi di tutte le produzioni che abbiamo pubblicato in questo periodo, si nota che il trend è sempre in evoluzione. Infatti, abbiamo cercato di non ripeterci mai. Io sono una persona molto curiosa, che ascolta molta musica e sono sempre alla ricerca di sperimentazioni e soluzioni nuove. In questi remix ci sono cose che appartengono già in buona parte a Blindur e altre che magari valorizzeremo meglio in futuro.

Parli già di un nuovo progetto, praticamente non vi fermate mai…

Noi stavamo terminando un tour e ci stavamo preparando per l’America; solo dopo ci saremmo presi una pausa per ragionare e per tirare i remi in barca per un po’, anche perché sono anni che Blindur non si ferma. Tuttavia, al momento qualcosa è cambiato, per ovvi motivi noi suoneremo di meno dal vivo, e così abbiamo deciso di mettere mano a cose nuove. Sarà una sfida interessante per noi, anche perché il prossimo, sarà il primo disco con la formazione al completo.

L’8 luglio è uscito il videoclip della versione 3000remix fatta da Marco Messina. Com’è stato lavorare con lui?

Con Marco è nata una collaborazione bellissima, ma in realtà con tutti è nata una splendida alchimia. Quando Marco ha fatto questo remix ci è sembrato così spontaneo e così naturale, adatto allo stile Blindur. Poi abbiamo scelto di proporre due versioni dei remix, una per le radio (la versione di Whodamanny feat. Fabiana Martone ndr.) e una per il video (Quella per l’appunto di Marco Messina ndr.). Anche il video è frutto di una serie di incontri fortunati.

Questo è stato un anno particolare, ma per voi è stato estremamente positivo. Come giudicate questo vostro percorso?

Le esperienze negative, anche quelle più delicate possono comunque essere convertite in energia creativa. In tutte le cose c’è comunque del potenziale, e più sono potenti nel bene o nel male e più potenziale nascondono. Quest’anno è stato un anno difficilissimo e assurdo ed entrerà nei libri di storia, però io non credo che esistano soltanto le cose buone o le cose cattive. Io non credo che si possa dire che il 2020 sia un anno da cancellare completamente anche se è stato complicato. In questo periodo abbiamo acquistato la giusta consapevolezza.

Con queste rivisitazioni, cosa ha guadagnato il brano?

È riuscito a sganciarsi dall’idea di brano d’autore, che è una cifra stilistica importante per Blindur.  In questa esperienza penso che si sia messa da parte l’aspetto più cantautorale del pezzo e sia venuto fuori il lato più emotivo e animalesco. Tutti quelli che hanno lavorato al brano sono riusciti a valorizzarlo e a portare alla luce un qualcosa di nuovo. Tante versioni bellissime e super evocative che hanno restituito alla canzone quel qualcosa in più.

Ecco la tracklist completa:
01. 3000X Marco Messina remix
02. 3000X Whodamanny remix feat. Fabiana Martone
03. 3000X Sanacore All Stars remix
04. 3000X Indigo remix
05. 3000X il Mago remix
06. 3000X Sodo Studio (Speaker Cenzou) remix
07. 3000X ADM remix

Annunciate anche le date del tour estivo

I CONCERTI

21/08 Bellosguardo (SA) – Rural Dimensions Festival

23/08 Marina di Camerota (SA) – Meeting del Mare *opening act per Dimartino e Colapesce *SOLD OUT

28 e 29/08 Macerata – Finale Musicultura 2020 @ Arena Sferisterio

04/09 S. Margherita Ligure (GE) – Finale Premio Bindi

06/09 Torino – Off Topic *in duo acustico + Stefanelli open act

11/09 S. Maria Capua Vetere (CE) – Matuta *in duo acustico

18/09 Salerno – Limen Festival @ Arena del mare

Blindur_ph_Riccardo Piccirillo_RIC_7897_web

Blindur_ph_Riccardo Piccirillo

MALEDIZIONE INDIE

Di Alessio Boccali

116268516_617053782281969_9114437139920891367_n

Dapprima indie e basta, poi indie pop e sul finire ITPOP prima di essere assimilato al pop a tutti gli effetti. Lo abbiamo chiamato in tutti i modi questo “genere musicale” che negli ultimi anni ha riempito le nostre playlist e le nostre orecchie.

Questa tendenza musicale ha vissuto una parabola ascendente tale da far dibattere molto: si son aperti talk sull’indie, improvvisati dibattiti e, addirittura, scritti diversi libri. Ora però che succede? siamo giunti al “canto del cigno”? È notizia di poche ora fa lo scioglimento dei Canova, band milanese di casa MACISTE DISCHI; la notizia ha fatto di certo molto rumore, come accaduto nemmeno un anno fa con l’allontamento dai thegiornalisti e il conseguente esordio da solista di Tommaso Paradiso. Non parliamo poi della separazione professionale tra Carl Brave e Franco126, notizia che è passata forse più in sordina perché mai ufficialmente annunciata con post et similia, ma che ha portato dispiacere a non pochi ascoltatori. Insomma, tanti indizi fanno una prova, l’indie nostrano, per come avevamo imparato a conoscerlo negli ultimi anni, dunque nella sua accezione più pop e mainstream, sembra proprio agli sgoccioli.

Qualcuno naturalmente resiste (o ci lascia con la speranza che sia così): son certo che Calcutta viva da eremita in qualche campagna e stia preparando un ritorno in grande stile, Gazzelle ha rispolverato dal nostro armadio dei ricordi gli Zero Assoluto e ci ha cantato in un singolo nemmeno malaccio, COEZ è vivo, ogni tanto caccia fuori un feat. in cui la sua presenza è forte, poi torna sotto la sabbia, forse a lavorare a un nuovo progetto, altri come Motta o Brunori SAS – tanto per citarne due, ma di esempi da fare ce ne sarebbero un po’ – non hanno mai del tutto virato verso il mainstream – e per questo ho titubato prima di inserirli qui – conservando il loro alone di mistero e, forse proprio grazie a questa scelta, si son salvati dalla maledizione dell’ITPOP. Per i sopracitati il mondo non è mica finito, sia ben inteso, si è aperta forse una nuova pagina di vita, si è compiuta una scelta definitiva tra mainstream e mondo indipendente abbandonando quello che probabilmente era diventato un limbo troppo stretto e nel quale per varie esigenze – comprese quelle artistiche naturalmente, ma non solo – era impossibile rimanere.

Vasco Brondi, il quale anche lui già nel 2018 ha chiuso il percorso artistico de Le Luci della Centrale Elettrica per “ripartire in altre direzioni” (parole sue), ha pubblicato un libro praticamente undici anni fa, “Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero”, del quale, tralasciano il contenuto non in tema, mi piace prendere in prestito proprio il titolo per poi parafrasarlo così: “Cosa racconteremo di questo cazzo di indie”. Non voglio nemmeno togliere la parolaccia perché dà più enfasi a quello che è stato un fenomeno del quale probabilmente avremo da parlare ancora a lungo. Toccherà capire se a posteriori o dopo una nuova rinascita.

P.S. Tutto ebbe inizio, probabilmente, da Calcutta, ergo finché c’è Calcutta c’è speranza.

calcutta-cantautore-romano-mainstream

ph. Credit Rolling Stone Italia

Alex Polidori: “Bisogna cambiare il presente per cambiare il futuro”

Di Francesco Nuccitelli

Quando guardare più in là serve, quando non bisogna pensare solo al proprio orticello, ma si deve andare oltre e cercare di salvare un intero ecosistema. Il poliedrico artista Alex Polidori, oltre a fare bene il suo mestiere, in questo caso come cantante con il suo ultimo brano “Mare di Plastica”, fa bene anche il ruolo di messaggero per la salvaguardia dell’ambiente e dei mari puliti. Nella speranza che il suo messaggio venga ascoltato da tutti, noi lo abbiamo intervistato:

Ciao Alex, come sta andando questo ritorno alla normalità?

Tutto bene! Continuo ad essere molto attento nell’osservare le regole di distanziamento e soprattutto di NON ASSEMBRAMENTO, ma comunque sto tornando a fare quasi tutto quello che facevo prima…con la mascherina!

Cantante, attore e doppiatore, in quale veste ti trovi meglio?

In tutte e 3! Sono varie sfaccettature della mia personalità e fanno parte di me. Nessuna esclude l’altra. Anche se la musica è probabilmente la mia passione più grande.

Mare di plastica

“Mare di plastica” è il tuo ultimo brano. Cosa ci puoi raccontare di questo singolo?

È una canzone volta a denunciare lo scarso rispetto per la natura e sensibilizzare le persone sul tema dell’emergenza ambientale. È un tema che ho molto a cuore e spero che questa canzone possa far riflettere ed essere apprezzata anche musicalmente.

Da dove nasce questo tuo impegno sociale?

L’idea è nata qualche mese, mentre guardavo un servizio in tv sui cambiamenti climatici e il problema della plastica in mare. Mi ha toccato e colpito moltissimo. Ho iniziato a riflettere sul fatto che se ognuno di noi cambiasse alcune abitudini, si potrebbe migliorare la situazione e far sì che l’uomo inizi ad impattare sempre meno sulla salute del pianeta. Tanti piccoli cambiamenti fatti da tutti possono diventare un grande cambiamento. Non si può più rimandare, non esiste “poi”. Bisogna cambiare il presente per cambiare il futuro. Mi ha ispirato tutto questo. Durante la quarantena mi sono avvicinato sempre di più al tema, partecipando anche a dirette instagram a tema ambientale con alcuni esponenti del movimento Fridays For Future, ho fatto piccole delle modifiche e ho ultimato il progetto. Credo fermamente che la musica sia uno dei mezzi di comunicazione più potenti e adatti a veicolare un messaggio così importante.

C’è un progetto più amplio, come un album, dietro al brano?

Per ora ho in progetto l’uscita di una serie di singoli, e in alcuni ci saranno ancora dei  riferimenti al rispetto dell’ambiente. Più avanti Mi piacerebbe realizzare un album. Magari il prossimo anno.

Prima di “Mare di plastica” c’è stato il brano “Virus Bastardo”, come hai vissuto questo periodo particolare?

È stato particolare. Ma nella negatività del momento ho provato a creare qualcosa di positivo e di essere prolifico al livello musicale. Essendo fermo col doppiaggio mi sono potuto dedicare al 100% alla musica. Tra le varie cose, ho voluto un esperimento social. Ho chiesto a chi mi segue su Instagram di aiutarmi a scrivere una canzone, suggerendomi attraverso dei sondaggi il mood della canzone e poi attraverso parole concetti e frasi che venivano loro in mente ho provato a scrivere un testo, componendolo quasi come un puzzle. Ovviamente ho messo molto del mio dopo aver scelto circa dovuto una trentina di parole, frasi, stati d’animo e concetti vari. Tutto convergeva verso la quarantena e quindi sono partito a scrivere su questo, ma in maniera molto spensierata e fresca. Così nasce Virus Bastardo.

Il tuo, come già detto, è un grido di allarme per l’ambiente. Cosa si può fare nel concreto per salvaguardare la natura?

Cambiare alcune piccole cose nel proprio stile di vita. Fare bene la differenziata, cercare di limitare i contenitori in plastica sostituendola con contenitori riutilizzabili. Si possono utilizzare borracce anziché le classiche bottigliette (già ogni volta che si riempie una borraccia si risparmia una bottiglietta di plastica e quindi uno dei rifiuti che finiscono di più nell’ambiente) spazzolini in bamboo, rasoi riutilizzabili, mascherine lavabili anziché monouso, non sprecare l’acqua, provare, dove possibile, a utilizzare mezzi elettrici per spostarsi. Queste sono solo alcune delle cose che si possono fare. Ovviamente la cosa principale è non disperdere rifiuti nell’ambiente circostante, e quello è un fatto di EDUCAZIONE prima di essere una questioni di rispetto della natura.

Celentano negli anni ‘60 scrisse la prima canzone ecologista e oggi tu proponi una canzone a difesa del mare e dell’ambiente. Pensi che sia cambiata la percezione dell’ambiente in questi anni?

Certamente sì! Ci sono tantissimi articoli, documentari, servizi in cui si parla del problema. È un emergenza di cui si parla molto ormai. Lo si conosce meglio e si sa anche abbastanza bene come affrontarlo, anche se è difficile. Sicuramente oggi non si può fare finta di niente come è stato fatto in passato. Tanti anni fa la risposta della natura sembrava non potesse arrivare mai, o si pensava che sarebbe arrivata tra centinaia di anni, forse. Ci si permetteva di rimandare, c’erano anche altri problemi più imminenti. Ma Oggi la situazione è critica e rimandare non è più possibile.

Alex Polidori

MILLE, “la vita le cose” e il bello della mia colorata quotidianità

Di Alessio Boccali

unnamed

MILLE, al secolo Elisa Pucci, cantautrice romana, ma milanese d’adozione, è un’artista a tutto tondo. Con il suo secondo singolo da solista intitolato “La vita, le cose”, vuole ribadire l’importanza, e la bellezza, delle piccole cose, riscoperte ancor di più durante questo periodo di lentezza forzata impostoci dal lockdown. Il suo elisir di felicità ha come ingredienti principali la semplice quotidianità e i colori…

Ciao Elisa, come hai passato questo recente periodo a Milano?

Nella mia routine non è cambiato molto, visto che io vivo tantissimo in casa perché lì penso, dipingo e scrivo e vado in studio solo per registrare. Devo dire che ho rivalutato molto questo periodo di quarantena perché mi sono un po’allenata alla lentezza; avevo preso già diversi impegni da tempo e quindi la sorpresa di ritrovare poi tutti i piani scombinati alla fine l’ho anche accolta di buon grado. Bisogna prendere le cose come vengono e pazienza se poi avevamo programmato tutt’altro. Quindi si, ho passato questi due mesi chiusa in casa come tutti e il rientro alla normalità mi ha fatto percepire per prime le gambe, che mi sembrava quasi di aver perso: la mia casa è molto accogliente, ma piccolina, avevo completamente dimenticato cosa significasse camminare o scendere le scale, quindi diciamo che il mio lockdown si è concluso con la riscoperta del corpo.

Diciamo che si è concluso con la riscoperta di quelle piccole cose di cui parli anche nel tuo singolo “La vita le cose”. Ho letto, poi, che con questo pezzo vuoi dare una risposta alla famosa domanda che poniamo sempre, spesso anche come semplice frase di circostanza, ovvero “Come stai?”…

Sì, per me sono sempre i piccoli dettagli che fanno la differenza e sono veramente tanto, tanto affezionata anche a quei piccoli riti quotidiani. Per me è una cosa grandiosa anche andare a fare la spesa con la mia dolce metà; perché se per gli altri è una rottura di palle fare la fila, fare i conti con gli altri carrelli… per me acquisisce sempre un valore immenso. Così ogni cosa che mi succede nella vita cerco di godermela, anche il gesto banale di fare la spesa, appunto, o di prendere un caffè. Il chiedere “come stai?” fa parte di queste routine perché poi magari lo sai già come sta l’altro, perché ci vivi insieme o intuisci più o meno la “temperatura” dell’altra persona, però è sempre un gesto che apprezzo. Cerco di guardare le cose con occhi sempre diversi e quindi mi sento molto più ricca di quello che poi in realtà sono.

mille

Sulla spalla hai tatuato un ritratto di Frida Kahlo; a lei spesso davano della surrealista, al che rispondeva sempre prontamente “Io interpreto o disegno solo la realtà”. Ho trovato un grosso parallelismo tra le vostre personalità, non solo su questo, ma anche con le cover dei tuoi singoli: il fatto che tu abbia disegnato su queste una specie di autoritratto, si specchia negli autoritratti della Kahlo dopo il suo incidente…

Beh, sicuramente nutro un amore sconfinato per Frida Kahlo, per la sua forza, per l’amore con Diego Rivera, per la sua vita in genarle… Ecco perché poi me la sono tatuata sul braccio. I suoi occhi sulla realtà sono per me un esempio, perché lei poteva benissimo maledire ogni cosa da cui era circondata, sì, malediva comunque il mondo, l’incidente, ecc., ma ne sapeva accogliere la bellezza anche nelle tragedie e questo mi ha sempre molto colpita. Sicuramente quel mood è un po’ anche il mio modo di vedere le cose e, per quanto riguarda le copertine dei singoli, l’aver disegnato una ragazza con i capelli rossi come me, probabilmente è solo un caso, perché poi quei disgni fanno parte di una serie che si chiama “Tette Sulle Spalle” e in realtà gli elementi che compongono i disegni sono simili in tutte le cover, ma anche molto diversi. Come per la musica, anche quando dipingo, non ho ben chiaro quello che voglio disegnare, sicuramente ho sempre a cuore il mettere su quel foglio tutto quello che mi sembra necessario nella mia vita.

 

Certo, è come un flusso di coscienza, ti fai guidare da quello e basta, nessun retropensiero, nessun ragionamento lungo…

Sì, assolutamente. Anche quando scrivo una canzone,in realtà, non lo so di cosa voglio parlare o scrivere, cioè per me è importante ciò che avviene, il movimento, quando mi alzo e mi siedo davanti al pianoforte e inizio a suonare, è questo che mi preme, anche perché con la canzone io decodifico le cose che mi accadono.

cover-la-vita-le-cose-mille_3000x3000-600x600-1

Prima abbiamo parlato un po’ dei colori. Questi sono molto presenti nella tua vita, anche tra le tue foto è difficile trovare un bianco e un nero. Mi chiedevo da cosa derivasse, se c’è un legame un po’ con quello che mi hai raccontato fino ad adesso, cioè sull’apprezzare le piccole cose e quindi vedere sempre un po’ tutto a colori…

Tutto sempre a colori. Sono estremamente legata ai colori, sarà anche un po’ per contrapposizione con il colore nero, la lentezza del colore nero, che corrisponde spesso alle cose brutte. Io intendo distaccarmi da quella cosa lì. Mi è sempre piaciuto vestirmi colorata, un po’ anche grazie alla mia mamma, perché ho questa immagine di lei con i capelli lunghi, rossi, ondulati, vestita sempre colorata, con le gonne a vita alta che mi riporta a un concetto di delicatezza, benessere, felicità… Quella per me è sempre stata un’immagine sacra a cui ho voluto sempre attingere per sentirmi meglio.

E a proposito di stare bene, com’è stato uscire dalla “comfort zone” dello scrivere in inglese per passare all’italiano?

Finito il tour con i Moseek, avevo tempo per poter fare anche cose che non avevo mai fatto. Sicuramente, come per ogni cosa nuova, c’è il timore di sbagliare o di fare un cosa che non ti piace ed è oggettivamente brutta, ma soprattutto di fare qualche cosa che non mi rappresentasse, e invece quando poi ci ho preso gusto, ho assolutamente percepito che era totalmente una cosa che mi stava rappresentando; paradossalmente era una nuova scoperta, una nuova dimensione perché quando scrivevo in inglese per i Moseek ero molto legata ad un approccio estetico, se vogliamo anche molto ludico, ma non andavo ad addentrarmi in cose assolutamente personali anche perché avevo bisogno di fare una media con i pensieri dei miei colleghi di band, mentre in italiano ho quasi sentito l’obbligo di mettermi nero su bianco totalmente. Quando ho fatto leggere a Dario e Fabio (gli altri componenti dei Moosek, n.d.r.) questi brani, abbiamo subito detto “Beh, queste canzoni devono far parte di un altro progetto” e così si è delineato il mio progetto solista che è qualcosa di parallelo alla band.

che-importa-dei-limiti-basta-superarli-arriva-mille-

Prima mi hai parlato di Frida Kahlo, una donna eccezionale, perché spesso oggi, soprattutto per le donne, c’è il dovere di essere fuori dal comune per essere prese un po’ in considerazione anche nel mondo lavorativo. Ad esempio, leggevo in una tua intervista che, secondo te, è più facile oggi che ad un’anteprima di un film ci si accalchi più vicino all’attore uomo piuttosto che alla donna…

Si, io nello specifico ho parlato dello strapparsi i capelli, piangere. I fan sfegatati, quelli che piangono davanti al loro “idolo” per capirci. Sicuramente c’è bisogno anche per gli uomini di essere eccezionali, ma in generale, nella musica specialmente, per emergere bisogna essere eccezionali. Detto questo, c’è sicuramente una differenza anche di percezione del pubblico, è qualcosa di innato che abbiamo, fa parte della nostra abitudine, dei nostri usi e costumi; io sono cresciuta con la famiglia che mi ripeteva “Ma tu il principe azzurro che ti renderà felice non lo trovi?”. Il pensiero di dover trovare una seconda persona che ci renda felici è qualcosa di radicato nelle teste delle bambine perché siamo abituate a pensare che un principe azzurro ci salverà. Sicuramente non è una cosa che io condivido, ma nemmeno la condanno perché è un qualcosa che viene detto sempre con tanta innocenza e tanto amore da parte delle nonne, delle zie, delle mamme. Sicuramente le abitudini possono essere scardinate e il tempo lo può fare, perché stanno cambiando tante cose e sicuramente c’è bisogno di tanto impegno da parte sia degli uomini che delle donne per far notare appunto quelle piccole cose che però fanno la differenza, perché sono proprio le piccole battute, le piccole percezioni e considerazioni nei confronti di una donna che rendono grande la differenza di percezione rispetto ad un’artista, ma anche ad una lavoratrice.

Verissimo, ed è paradossale che ancor’oggi si debba parlare di queste “differenze”. Volevo chiudere chiedendoti qualcosa sul tuo futuro prossimo.

Non ti posso dire tantissimo. Sicuramente curerò la parte grafica, le copertine e tutto ciò che è disegnare qualcosa che riguarda il mio progetto. Posso dire che questa seconda canzone rappresenta un po’ un secondo capitolo di una storia che mi riguarda, la vivo come se fosse un album di fotografie, un libro, perché sono tutte cose vere, non faccio nomi e cognomi per ovvi motivi, però dentro le canzoni che scrivo c’è tutto quello che poi è accaduto realmente nella mia vita.

Quindi, azzardo un po’, magari il prossimo album sarà una sorta di raccolta di come quadri con la loro “spiegazione”, ovvero i brani.

Mmm… Vedrete, ma, più o meno, hai colto (ride, n.d.r.).

 

 

Giulia Penna: “La musica è il diario dei miei giorni. La romanità, la mia verità”

Di Alessio Boccali

Immagine

Giulia Penna, cantautrice e web performer romana, dopo un passato da artista di strada e una gavetta piena di kilometri percorsi e partecipazioni a diversi concorsi canori, ha trovato la sua dimensione ideale nel mondo della rete dove è seguitissima grazie alla sua genuinità e alla sua schiettezza. Il suo progetto musicale, concretizzatosi in un lavoro indipendente, ha ricevuto già diversi riconoscimenti dal pubblico e arriva oggi alla pagina di diario dedicata all’estate. Un’estate decisamente particolare durante la quale, scrivendo sul suo diario musicale, Giulia ha deciso di raccogliere i frutti di quel “Bacio a distanza”, questo il titolo del brano, che noi tutti abbiamo mandato, durante il lockdown, a chi poteva starci vicino soltanto col pensiero. Qualche mattina fa i kilometri che separano Roma, la nostra mamma comune, e Milano, la sede attuale di Giulia, sono stati cancellati da una piacevole chiacchierata telefonica:

Ciao Giulia! Per giocare un po’ col nome del tuo nuovo singolo, ti chiedo: come stai vivendo questo ritorno all’accorciamento parziale delle “distanze”?

Ciao Alessio! Bene dai, è stata dura e sarà sicuramente un’estate particolare, ma voglio viverla come una ripartenza, proprio come il mio singolo “Bacio a distanza”, che vuole raccontare la stagione calda cercando di dare un messaggio di rinascita. Secondo me, in questo periodo abbiamo imparato a dare più valore alle persone e alle relazioni e, con questo brano, canto che è giunto il momento di andarmi a “riprendere” tutti coloro che mi sono mancati perché l’estate, e la vita in generale, sono belle solo con loro.

È stato difficile concepire un pezzo fresco come “Bacio a distanza” in una situazione così critica o questo ha rappresentato una sorta di liberazione, di evasione per te?

Durante la quarantena è uscito anche un altro mio singolo, “Soli anche insieme”, che raccontava proprio un momento di solitudine, un momento buio. Non era nulla di premeditato, ma è successo e, in parte, ha anche rappresentato il mio stato d’animo iniziale. Non ti nascondo che nelle prime settimane di lockdown ero molto spaesata e impaurita per il futuro, tuttavia, nella mia vita ho imparato sempre che dai momenti bui posso sempre trovare la forza per far nascere delle cose belle e quindi bisogna sempre rialzarsi. Ce l’ho messa tutta, mi sono ricaricata e ho scritto “Bacio a distanza”.

Tutte le copertine dei tuoi ultimi singoli sono pensate come delle pagine di un diario…

Sì, il 2020 lo avevo immaginato come l’anno per raccontarmi nelle mie diverse sfaccettature, nelle mie tante e variegate esperienze. Naturalmente, ci saranno altre pagine di diario, non mi fermerò a causa di questi mesi che abbiamo trascorso, anzi, avrò tante nuove emozioni da raccontare. La musica è il diario dei miei giorni.

gpCattura

È sempre stato così viscerale il tuo rapporto con la musica, come la vivevi prima della notorietà?

Sì, la musica è sempre stato il carburante della mia vita. Sono stata artista di strada, ho partecipato a diversi concorsi come, ad esempio, il Festival di Castrocaro, e ora eccomi qui a capo del mio progetto musicale indipendente e con un occhio speciale per le collaborazioni sul web. Internet, devo e voglio riconoscerlo, mi ha dato veramente tante opportunità.

A proposito del web, oltre a sottolineare il potenziale che la rete in generale, e soprattutto i social, hanno, vorrei chiederti qualcosa sulla responsabilità che una star del web deve nutrire nei confronti del pubblico…

Assolutamente, è davvero importante fare attenzione a ciò che si comunica. Io ho sempre cercato di trasmettere messaggi positivi, di mostrarmi nella mia genuinità. Poi certo, siamo esseri umani, si sbaglia e si sbaglierà sempre, però cerco sempre di stare attenta e di fare il mio meglio. Ci sono ormai intere generazioni che stanno crescendo con la rete, è davvero essenziale per noi creatori di contenuti di qualsiasi natura responsabilizzarci.

IMG_4672

Con il video ufficiale del singolo hai coinvolto tanti amici del mondo del web e del mondo dello spettacolo in generale. Dai loro contributi video a distanza, è nata poi la Challenge che hai sottoposto ai tuoi fan…

Esatto, avevo tanta voglia far ballare le persone. Sentivo, soprattutto in questo momento, la necessità che le persone, ascoltando il mio brano, si staccassero dalla realtà e iniziassero a muoversi. Per il video, poi, ringrazio tutti gli amici che mi hanno inviato i loro contributi filmando la loro quotidianità. Volevo una cosa che fosse il più naturale possibile; non avrebbe avuto senso fare un video su una barca o in spiaggia insieme a tante persone. Ho voluto essere vera fino in fondo e ho raccontato la mia quotidianità fondendola con quella dei miei amici.

A proposito di genuinità. Nei tuoi brani, soprattutto in quelli più intimi c’è tanta Roma, c’è il tuo accento che non hai mai nascosto, ci sono quei vocaboli che a noi romani risultano più familiari…

Sì, il romano è la mia lingua, rispecchia me stessa. È il mio marchio di fabbrica che non vorrò mai perdere. Scrivo e canto come parlo, fa parte del mio mostrarmi senza filtri. La mia romanità è la mia verità. Poi certo, ci sono pezzi che si prestano di più a questo e pezzi che si prestano meno, ma chi mi conosce, anche attraverso i social, sa che se non mi mostrassi in questo modo, se non conservassi il mio accento anche nel cantato, non sarei io.

Valentina Parisse: “Ogni bene è un lavoro su se stessi”

Di Francesco Nuccitelli

Valentina Parisse è un’Artista con la A maiuscola ed è tornata con “Ogni bene”, un singolo di grande impatto, dalla grande interpretazione e che mette in mostra tutto il suo grande talento. Un brano, o meglio un augurio per una fine sana, quando per terminare una storia d’amore non c’è bisogno dell’odio, ma solo di tanta ironia. Un singolo che vede al suo interno tantissime grandi collaborazioni, in primis quella con il rapper Space One, ma anche con Chris Lord-Alge (vincitore di 5 Grammy), Antonio Baglio (vincitore di 2 Grammy e 12 Latin Grammy), Alfredo Rapetti Mogol in arte “Cheope”Davide NapoleoneFrancesco “Katoo” Catitti produttore del brano. Di “Ogni bene” e dei progetti futuri, ne abbiamo parlato direttamente con Valentina:

1 - Valentina Parisse - cover OGNI BENE feat. Space One - grafica di Valerio Bulla, foto di Luz Gallardo

 Valentina Parisse – cover “OGNI BENE” feat. Space One – grafica di Valerio Bulla e foto di Luz Gallardo

Ciao Valentina, innanzitutto come sta andando questo ritorno alla normalità?

Proprio in questi giorni mi domandavo cosa è normale e cosa non lo è; certo non è normale passeggiare o scendere al mare e portare una mascherina, però dobbiamo ancora fare attenzione. Io ad esempio ho ripreso a viaggiare di recente, ma ci sono delle difficoltà che un po’ inquietano. Però è bello poter uscire di casa e riassaporare un po’ di libertà.

Sei una giramondo, quanto ha influenzato questo tuo girovagare per tua musica?

I miei viaggi mi hanno influenzato e mi hanno lasciato sempre un qualcosa di diverso. Spesso sono stati viaggi avventurosi, come quando sono partita per il Canada per dare vita al mio primo album. Avevo pochi soldi e non avevo mai fatto un viaggio oltreoceano da sola, una bella pazzia, però i sogni ci danno il coraggio per andare avanti.

“Ogni bene” è il tuo ultimo singolo, cosa ci puoi raccontare?

Raccontare un brano per chi lo scrive e per chi lo vive è molto complicato. È come un figlio, lo vedi nascere lo vedi crescere ed è difficile non sembrare un po’ autocelebrativi nel raccontarlo. Posso però dire che è stato un percorso veramente importante per me, anche per le collaborazioni. Questa canzone racconta la voglia di non restare fermi o bloccati in qualcosa, ma di cercare di riderci un po’ su e in questo Space One mi ha dato una grandissima mano.

Nel brano troviamo per l’appunto Space One, tu cantautrice romana e lui rapper milanese. Com’è stata questa collaborazione?

Sono veramente super contenta del suo contributo nel brano. Space One è un rapper che ascoltavo e ho avuto la fortuna di conoscerlo nel programma All Together Now, dove entrambi facevamo parte del muro. Io provo una grandissima stima nei suoi confronti, ma come la provo anche per tutti quelli che hanno contribuito. La sua partecipazione è stata il massimo, ha portato ironia al brano e, nonostante le diversità musicali, si sente che è un feat genuino. Collaborare con lui e con tutti loro è stato bellissimo, mi hanno aiutato molto.

Nel brano troviamo un team di tutto rispetto, di cui fa parte anche Chris Lord-Alge, come è stato lavorare con un personaggio così importante del panorama internazionale?

Sono riuscita a instaurare un ottimo rapporto con Chris. Sono dell’idea che una delle forme più alte di rispetto sia fare musica insieme, con lui c’è stato un incontro fortunato e da questo incontro è nata un’occasione importante per me. Quando capitano certe occasioni è giusto mettersi subito a lavoro e dimostrare qualcosa. Verso Chris e verso gli altri (Cheope, Space One ecc ndr.) ho un enorme rispetto, per il loro percorso e per quello che hanno fatto.

Il singolo ti sta regalando tante soddisfazioni, ma dell’album ci puoi dire già qualcosa?

Ce la stiamo mettendo tutta. La squadra sta lavorando al massimo anche se siamo tutti in posti diversi. Posso dire che sarà un album completamente in italiano e ci saranno tante collaborazioni pazzesche, alcune delle quali saranno delle conferme bellissime. Ci saranno tanti temi importanti all’interno di questo album. Ovviamente, anche la situazione attuale ha influenzato la mia tracklist, ci sono delle cose che stiamo ultimando, perché non si può restare ad occhi chiusi con tutto quello che sta accadendo intorno a noi.

La canzone tratta la fine di un rapporto d’amore: ma è veramente possibile augurare ogni bene?

Non è automatico e non lo è stato per me. Ogni bene è più un lavoro su se stessi, molto grande e che non finisce mai. È più che altro un augurio, non c’è dell’odio, anche perché se hai amato una persona non puoi cancellare di punto in bianco, l’amore o l’affetto per quella persona.

Il 14 luglio andrà in onda una puntata speciale di All together now, ci puoi già raccontare qualcosa?

La puntata sarà fighissima e dietro c’è un’idea bellissima. Ci saranno tantissime canzoni cantate dai migliori artisti delle due edizioni. Sarà un grande spettacolo per chi ama la bella musica. Il pubblico, anche se da casa potrà cantare insieme a noi. Ci sarà poi una grande sorpresa, ma non posso dire di più.

Valentina Parisse - Foto di Luz Gallardo

Foto di Luz Gallardo

Junior V: “Questo singolo rappresenta un nuovo inizio”

Di Francesco Nuccitelli

“Odore d’incenso” è l’ultima fatica artistica del giovane cantautore pugliese Junior V. Un singolo indie folk, dal retrogusto pop, in una ballata d’amore, dove il giovane artista mette in mostra tutta la sua maestria nello scrivere di sentimenti così forti ed emozioni contrastanti tra loro. Una rinnovata visione della musica e una maturità artistica che lascia alle spalle il suo recente passato, per un qualcosa di più intimo, personale ed emotivo. In attesa di progetti futuri, si è raccontato a noi; tra il nuovo brano, l’album in preparazione, questa nuova svolta musicale e l’esperienza all’Abbey Road Studios: 

Ciao Junior, come sta andando questo ritorno alla “normalità”?

Ciao Francesco, abbastanza bene grazie! Sono felicissimo per l’uscita di questo nuovo singolo.Sono stato in lockdown a Polignano a mare. All’inizio non sono stato molto ispirato nel comporre nuova musica. Tuttavia, ho registrato qualche bozza che andrò a rivedere presto. Mi piace dedicarmi alla musica come un allenamento costante.

“Odore d’incenso” è il tuo ultimo singolo, come è nato questo brano?

Questo brano è nato nella mia stanza alle 4 di mattina mentre stavo vivendo forti emozioni di incertezza e spaesamento d’amore. L’ho scritto in dieci minuti. Non ho mai scritto una canzone in così poco tempo. Mentre suonavo gli accordi sulla mia 12 corde, bruciava un incensiere sul davanzale della finestra. Credo di aver descritto di getto tutto quello che stessi vivendo e vedendo quella notte di novembre.

Junior V 1

Tristezza o rabbia; cos’è che prevale in questa ballad d’amore atipica?

Direi un mix. È molto difficile provare solo un’emozione. Quando vivo emozioni forti cerco sempre di sfogarmi con la musica. Secondo me un cantautore ha l’obbligo di mettere a nudo i propri sentimenti raccontando la propria vita. Ogni canzone è un piccolo pezzo del puzzle della mia vita.

Questo singolo lo definisci come: il brano della tua maturità. Cosa ci dobbiamo aspettare da Junior V per il futuro?

Sicuramente un nuovo Junior V. Questo singolo rappresenta un nuovo inizio. È un nuovo sound che ho sviluppato e preparato in due anni di silenzio musicale ed è qualcosa che mi rappresenta al 100%. Sono cresciuto con la reggae music, continuo ad ascoltarla ma penso che la musica debba essere diversa da quello che ci piace. Deve essere “tua”.

Invece, per quanto riguarda il tuo prossimo album, ci puoi già dire qualcosa?

Posso solo dire che il sound seguirà la scia indie australiana come Lime Cordiale, Ziggy Alberts, John Butler Trio e Sticky fingers, ma, anche un po’ della scena inglese, quindi Ben Howard, Daughter, Catfish and the Bottlemen, Declan Mckenna e altri.

Come mai la scelta di una rappresentazione animata per il videoclip del brano?

È stata una scelta molto naturale. Il mio team lavora a stretto contatto con Roby il Pettirosso, un famoso illustratore italiano che seguivo già da un paio di anni sui social. A mio parere è riuscito a rappresentare con le sue illustrazioni il vero significato del brano che ho scritto. Sono davvero onorato di aver collaborato con un grande artista come lui.

Questo brano presenta una curiosità affascinante; infatti, è stato masterizzato negli “Abbey Road Studios”. Come ti sei sentito a lavorare in un luogo così importante per la musica mondiale?

Sono ancora sotto shock. È una sensazione stranissima sapere che il mio nuovo singolo sia stato masterizzato nello studio più importante del mondo da un guru del mastering come Christian Wright. “Odore d’incenso” è passato nelle stesse macchine dei grandi dischi della storia della musica e io non posso che essere felice ed emozionato.

Junior V 3