EUGENIO IN VIA DI GIOIA

di Manuel Saad

Il primo marzo è uscito “Natura Viva”, l’ultimo album di uno dei gruppi più folli, energici e travolgenti che abbiamo in Italia: Eugenio in Via Di Gioia. Un disco che racconta quanto ciò che ci circonda sia vivo e ci trasmetta emozioni. Osservare la realtà, viverla, scomporla e farla propria. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con loro e abbiamo capito che non si tratta solo di musica.

Ciao ragazzi, partiamo da “La tua vita, il film”. Quel video mette in risalto quella che è la vostra attitudine: stare per strada, osservare tutto ciò che vi circonda e magari fantasticarci anche sopra. C’è una base di tutto questo in “Natura Viva”?

Eugenio: Assolutamente sì! L’ispirazione nasce per strada, dalle persone ed anche dai nostri problemi personali proiettati negli altri.

Lorenzo: Questo perché nell’arco della giornata siamo sempre soggetti a stimoli e ogni giorno esci e noti piccole contraddizioni o paradossi.

Eugenio: E sono proprio loro a caratterizzare le abitudini delle persone. Noi non facciamo altro che rivederci in questi paradossi e smontarli. Nei vecchi dischi in modo più ironico, in “Natura Viva” in maniera diretta, e forse cruda per certi aspetti, ma necessaria. L’ironia può essere un’arma a doppio taglio: se da una parte ti permette di affrontare alcuni temi con leggerezza, altre volte snellisce troppo e rende privi di profondità concetti che, in realtà, andrebbero approfonditi più nel dettaglio.

Il disco, a livello sonoro, risulta veramente interessante. Il trasformare suoni acustici in elettronici fa pensare, sempre per rimanere in tema con la natura, ai rami di un albero che crescendo, si allontanano dal tronco, rimanendo sempre attaccati. Voi venite dal busking e anche se avete deciso di portare suoni elettronici, la fonte (il tronco) rimane sempre quella.

Eugenio: Esatto! Ci piace molto questa metafora che hai usato.

Emanuele: Sì. Ci piaceva utilizzare suoni acustici, provenendo comunque dal mondo del busking, non siamo amanti dei suoni elettronici puri.

Eugenio: Ci piace l’idea di agire su ogni singolo parametro della canzone. Partire da un suono già definito, ci infastidisce.

Lorenzo: Più che altro mescolare dei vecchi suoni analogici al digitale, oppure suoni lo-fi che sono “sporchi” con dei suoni che hanno qualità maggiore.

Emanuele: Gli unici suoni elettronici, presenti nel disco, provengono da una tastierina da venti euro di un discount, che magari sono veramente di bassissima qualità, però sono super espressivi e si amalgamano perfettamente ai suoni acustici e a quelli perfettamente elettronici che sono puliti ma freddi.

Ne approfitto, subito, per chiedervi di raccontarci il momento in cui avete deciso di acquistare questa tastiera e quando avete deciso di dare “voce” a della frutta.

Emanuele: Era da un po’ che cercavo una tastierina con le casse incorporate che risultasse comoda per scrivere dei pezzi nei tempi morti e quando si è in viaggio. Un giorno sono andato a fare la spesa perché dovevo comprare mezzo chilo di patate e dei pomodori…

Paolo: Questo è importante! (ride)

Emanuele: …e c’era il reparto dedicato alle cianfrusaglie. C’era questa tastierina, edizione limitata, e l’ho presa. Non ho più preso le patate e i pomodori. (ridono)

Eugenio: La frutta, di cui parlavi tu, è un escamotage per raccontare a chi non sa cosa siano dei campioni musicali. Da un parte traduce il senso di “Natura Viva”, e quindi fa cantare la frutta, mentre dall’altra parte ci aiutava ad inserire dei suoni all’interno del tour che è, praticamente, acustico. Questa scheda bare conductive ha dei pin che si inseriscono nella frutta ed essendo la frutta conduttrice, trasmette il segnale. Quindi, se qualcuno tocca la frutta, fa arrivare il segnale alla scheda che fa partire il suono, scelto da noi, dalla cassa. Diventa divertente perché la gente, proprio come i bambini, capisce il significato del campione ed è esteticamente interessante.

Questo è stato un mood, se vogliamo, che è andato a “rinfrescare” il rapporto che avete con il pubblico, che è già solido da tempo. Oltre ai concerti, fate raduni in strada, organizzate pranzi/cene collettive.

Emanuele: Diciamo che ci viene naturale parlare con le persone che vengono a sentirti. Per farti un paragone: ad un instore abbiamo firmato per circa 80 persone e abbiamo impiegato circa due ore e mezza. L’organizzatrice ci ha spiegato che l’artista prima di noi, molto più famoso, ha firmato per 1200 persone in un’ora.

Paolo: A noi piace stare con la gente che viene a sentirci, anche per il tempo di una battuta.

Eugenio: Finché possiamo, cerchiamo di restituire in parte ciò che riceviamo. A noi non costa nulla e, anzi, è il motivo per cui lo facciamo.

La scrittura di questo disco, ma anche dei dischi precedenti, è una scrittura diversa da quella a cui siamo abituati da quello che ci viene offerto dal mercato musicale di oggi. E’ anche una scrittura difficile ma che riesce a catturare in quanto non noiosa. Magari vengono trattati temi già visti ma da un punto di vista diverso e particolare.

(ringraziano in coro)

Eugenio: Ti ringraziamo. I testi li scrivo io, generalmente, ma in questo disco “Altrove” e “Camera Mia” li ha scritto Lorenzo. Per quanto mi riguarda,  al liceo andavo veramente male in italiano. I miei voti oscillavano tra i 4 e i 5. Probabilmente già scrivevo canzoni quando facevo i temi in classe. Era venuto uno scrittore, nella nostra scuola, a parlare con noi ed io ne ero rimasto veramente affascinato. Dovevamo fare un tema su questo incontro ed io conclusi il tema con una frase ad effetto che mi faceva sentire un genio: “Conobbi un uomo che divenne scrittore, uno scrittore che conobbi uomo”. La prof mi mise 4 e scrisse “Ma cosa ti sei fumato?”

(ridono)

Eugenio: Questo, secondo me, fa capire l’importanza che io do alle cose che mi succedono e trasmettendola con le parole che uso, ingigantendole.

Credo siate l’unica band, con il nome composto dai cognomi dei membri, ad aver fatto uscire il loro primo album con il nome di Lorenzo (“Lorenzo Federici”); avete ottenuto numerosi premi e riconoscimenti; avete improvvisato un concerto per le carrozze di un treno Torino – Roma che portava un ritardo di 6 ore; il videoclip di “Giovani Illuminati” è stato il primo videoclip in Italia ad essere stato realizzato con la tecnica dell’hyperlapse; avete fatto parlare della frutta… Cosa dobbiamo aspettarci in futuro, da voi? E come saranno strutturati i live?

(ridono)

Paolo: è sempre più difficile. O regrediamo…

Eugenio: Per i live abbiamo tante idee: alcune eccentriche come quella della frutta ed altre minimali. Porteremo 4 schermi led sul palco, che non hanno una qualità eccelsa, ma ai quali faremmo fare delle cose cercando di stimolare il pubblico.

Lorenzo: Come nel disco, mescolare analogico e digitale con contenuti lo-fi.

Che poi la grafica è un altro contenuto importante del disco.

Eugenio: Sì, esattamente. La copertina del disco è stata realizzata da BR1, uno street Artist torinese, che realizza queste opere gigantesche, creando un effetto straniante in quanto si crea questo contrasto tra i contorni frastagliati della città e quello delle figure disegnate che sono invece netti, colorate con colori accesi e campiture piatte. L’idea sarebbe proprio quella di portare questi disegni ai live, appenderli ai muri del locale e lasciare che la gente li colori.

Come ultima domanda, vi chiedo: cosa direbbero gli Eugenio in Via Di Gioia, di “Natura Viva”, agli Eugenio in Via Di Gioia, di “Ep Urrà”?

GRAZIE! (in coro)

Emanuele: Grazie per averci creduto fino in fondo!

Eugenio: Grazie che ci avete creduto. Quando parti dall’inizio, devi essere un folle per crederci. Vedevamo gli artisti, che erano ad un passo da noi, farcela e pensavamo “cavolo, ci sono riusciti. Ora vivono di questo!”

Emanuele: E non si arriva mai!

Paolo: Dobbiamo ancora lavorare tanto. Bellissima domanda, comunque, veramente.

Emanuele: Ad “Ep Urrà” ci siamo proprio affezionati. Registrato in tre giorni ma è comunque super potente.

Paolo: E quei brani li portiamo ancora sul palco perché fanno parte della nostra storia.

 

 

 

Enrico Nigiotti: “Nonno Hollywood” è una pagina del diario della mia vita.

Enrico Nigiotti, livornese classe ’87, ha ben figurato nell’ultimo Festival di Sanremo portando sul palco un pezzo struggente dedicato al nonno scomparso e ad un mondo e un modo di vivere che non ci sono più. Al di là del buon decimo posto ottenuto, nonostante le sue esibizioni siano state forse penalizzate dall’esibirsi sempre in tarda serata, l’avventura sanremese di Enrico è stata piena di soddisfazioni per i riconoscimenti ottenuti dal pubblico e dalla critica.

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Di seguito le chiacchiere che abbiamo scambiato la mattina prima dell’esordio sanremese:

Ciao Enrico, tu inizi questo Festival con già un riconoscimento in bacheca: il Premio Lunezia per il testo di “Nonno Hollywood”. Te l’aspettavi?

In realtà non me l’aspettavo. Un po’ per il pregiudizio che si ha per chi viene da un talent – che poi io vengo da Livorno, mica dai programmi televisivi (ride, n.d.r.) – e un po’ perché in gara c’erano altri pezzi ben scritti come quelli di Silvestri o di Cristicchi, tanto per citarne due. Son contento che il messaggio del brano sia arrivato, nonostante sia una canzone molto personale, anche se poi già in molti, dopo aver letto il testo, mi hanno detto di rispecchiarcisi. Poi, oh, non ho mai vinto niente in vita mia, quindi sono ancora più felice di aver vinto ‘sto premio!

Hai calcato per la prima volta il palco dell’Ariston tra i giovani (Sanremo 2015, n.d.r.), com’è ora calcarlo nuovamente nella gara dei “grandi”?

A prescindere dalla categoria, Sanremo è sempre Sanremo. Che lo si faccia tra i giovani o tra i big. Guarda Ultimo che, da giovane che era l’anno scorso, già fa numeri da superbig. Salire sul palco dell’Ariston, da cantautori poi, è una cosa molto prestigiosa perché porti la tua musica, porti quello che scrivi su un palco che celebra l’evento musicale più importante dell’anno.

Come sarà duettare con Paolo Jannacci?

Son contento e onorato che abbia accettato. Non volevo fare un duetto cantato perché non ci stava col pezzo e perché volevo dare a questa canzone una veste ancora più intima. Ho scelto Paolo perché è una persona e un musicista eccezionale. Poi nel duetto c’è anche una chicca: un’artista che si chiama Massimo Ottoni. Lui è un sand-artist, che durante l’esibizione, modellerà la sabbia per dare un’immagine alle mie parole.

Una delle artiste che stimi di più è Gianna Nannini, anche lei però è in gara come autrice per Il Volo…

Sì sì, ma tifa per me, lo so già… (ride, n.d.r.).

Finito Sanremo, ti “riposerai” un po’ e poi partirai ad aprile con un tour teatrale. Come mai hai scelto i teatri per portare la tua musica al pubblico?

È una scelta partita a dicembre con tre date di anteprima del tour a Livorno, Milano e Roma, che sono andate molto bene. Per questo abbiamo deciso di perseverare nella scelta del teatro, un ambiente potenzialmente anche molto pericoloso vista la grandezza di questi spazi, che però ti dà la possibilità di godere al meglio di un rapporto più diretto col pubblico e della sovranità dei silenzi. Sì, a teatro e nella musica son belli anche i silenzi.

Tornando a bomba sul pezzo sanremese. “Nonno Hollywood” è un pezzo che hai sempre definito molto intimo, ma se dovessi definirlo con altri aggettivi, come lo definiresti?

Sicuramente lo definirei “vero”. “Nonno Hollywood” è una pagina del diario della mia vita.

I promossi e i bocciati della serata dei duetti di Sanremo 2019

Queste le impressioni dei nostri Alessio Boccali e Francesco Nuccitelli al termine della quarta serata del 69° Festiva della Musica Italiana di Sanremo: la serata dei duetti. Di seguito promossi e boccati:

Federica Carta e Shade con Cristina D’avena

Alessio Boccali: La voce di Cristina sovrasta troppo quella di Federica. BOCCIATI ↓

Francesco Nuccitelli: Cristina non aggiunge niente all’interpretazione. BOCCIATI ↓

Motta con Nada

A.: L’esperienza e la presenza scenica di Nada sono un valore aggiunto di rilievo. PROMOSSI ↑

F.: Con buona pace del pubblico, il duetto è ben costruito. Motta rinvigorisce grazie alla presenza di Nada.  PROMOSSI ↑

Irama con Noemi

A.: Il duetto tra i due è credibile e azzeccato. PROMOSSI ↑

F.: All’apparenza una coppia rodata da anni. PROMOSSI ↑

Patty Pravo e Briga con Giovanni Caccamo

A.: Troppa confusione tra le voci. BOCCIATI ↓

F.: Niente di più, niente di meno dalla solita esibizione. BOCCIATI ↓

Negrita con Enrico Ruggeri e Roy Paci

A.: Il graffio di Ruggeri e la tromba di Roy Paci non potevano che essere valori aggiunti. PROMOSSI ↑

F.: Con Ruggeri diventa più rock e con Roy Paci il brano diventa più bello. PROMOSSI ↑

Il Volo con Alessandro Quarta

A.: Il violinista è una piacevolissima sorpresa. PROMOSSI ↑

F.: Sorprendente e azzeccata la scelta di Alessandro Quarta come ospite. PROMOSSI ↑

Arisa con Tony Hadley e i Kataklò

A.: Hadley canta come Mal, Kataklò necessari (importanti), ma non sufficienti. BOCCIATI ↓

F.: Non sarà più uno “Spandau Ballet”, ma Hadley ci sa ancora fare e i Kataklò sono un valore aggiunto ad una bella performance. PROMOSSI ↑

Mahmood con Guè Pequeno

A.: Guè c’è poco e niente, ma va bene così: la scena deve rimanere di Mahmood. PROMOSSI ↑

F.: Breve, ma intenso. PROMOSSI ↑

Ghemon con Diodato e i Calibro35

A.: Sound elegante e raffinato, davvero un bel gruppone. PROMOSSI ↑

F.: Esibizione dalle atmosfere fantastiche e puntare su Diodato come ospite è la scelta giusta. Ottimi anche i Calibro35. PROMOSSI ↑

Francesco Renga con Bungaro e le etoiles Eleonora Abbagnato e Friedemann Vogel

A.: L’eleganza dei ballerini si vede, l’anima di Bungaro si sente. PROMOSSI ↑

F.: Carine le atmosfere e carino il duetto con l’autore, ma il pezzo non mi migliora. BOCCIATI ↓

Ultimo con Fabrizio Moro

A.: Ultimo al piano e Moro alla chitarra: L’affiatamento è perfetto e il brano acquisisce sicuramente una marcia in più. PROMOSSI ↑

F.: Tra le migliori esibizioni della serata. Forse il duetto più completo. PROMOSSI ↑

Nek con Neri Marcorè

A.: Neri riesce a rendere credibile una canzone, a mio parere, non di certo memorabile. PROMOSSI ↑

F.: Bene, ma è solo merito di quel fenomeno di Neri Marcorè. PROMOSSI ↑

Boomdabash con Rocco Hunt e i Musici cantori di Milano

A.: Il rappato di Rocco si mescola bene a quello di Payà e Biggie Bash. Per quanto riguarda i musici: beh, vedere bambini (che si divertono) sul palco fa sempre allegria. PROMOSSI ↑

F.: Bello divertente e sciolto… Hunt fa quello che vuole e lo fa bene. Portare i bambini sul palco è sempre bello. PROMOSSI ↑

The Zen Circus con Dario Brunori

A.: Il duetto della meritocrazia: entrambi i progetti meritano la vetrina dell’Ariston e noi ci meritiamo la loro (buona) musica. PROMOSSI ↑

F.: La rivincita degli Zen e la conferma di Brunori. PROMOSSI ↑

Paola Turci con Beppe Fiorello

A.: Mi stupisce il fatto che Beppe non reciti, ma canti. Tutto sommato, il duetto ci sta. PROMOSSI ↑

F.: Piacevolmente colpito da Beppe Fiorello, che da bravo ospite, si mette al servizio di Paola Turci e lo fa molto bene. PROMOSSI ↑

Anna Tatangelo con Syria

A.: Le due voci femminili si intendono bene e migliorano sicuramente il pezzo. PROMOSSE ↑

F.: Questo duetto non convince del tutto, le due artiste sono troppo diverse – musicalmente parlando – per fare una cosa insieme. P.S. Bello ritrovare Syria al festival, anche solo per una sera. BOCCIATE ↓

EX-Otago con Jack Savoretti

A.: Quello di Jack è uno dei talenti più sottovalutati dal pubblico nostrano; l’artista anglo-italiano impreziosisce e di molto il brano in gara. PROMOSSI ↑

F.: Abbinamento perfetto. Savoretti è un fenomeno e migliora di tanto l’interpretazione del brano. PROMOSSI ↑

Enrico Nigiotti con Paolo Jannacci e Massimo Ottoni

A.: Emozionante performance d’arte a 360°. PROMOSSI ↑

F.: Toccante ed emozionante. PROMOSSI ↑

Loredana Bertè con Irene Grandi

A.: È difficile fiancheggiare la Bertè, lo è ancor di più per una Grandi davvero spenta. BOCCIATE ↓

F.: Nonostante la forza straripante di Loredana in questo festival, il duetto non mi è dispiaciuto. PROMOSSE ↑

Daniele Silvestri e Rancore con Manuel Agnelli

A.: Spettacolare. Grandi avvocati difensori della musica italiana. PROMOSSI ↑

F.: Tutto perfetto! Qualsiasi altra spiegazione sarebbe inutile. PROMOSSI ↑

Einar con Biondo e Sergio Sylvestre

A.: “Eravamo tre Amici a Sanremo…”. Nulla di più. BOCCIATI ↓

F.: Il trio non convince. L’unico che si salva è Sylvestre, troppo poco. BOCCIATI↓

Simone Cristicchi con Ermal Meta

A.: Intensi ed emozionanti. PROMOSSI ↑

F.: Sublimi, intensi e inarrivabili. La loro esibizione regala forti emozioni. PROMOSSI ↑

Nino D’Angelo e Livio Cori con i Sottotono

A.: Bello il ritorno dei Sottotono, anche se l’unico a divertirsi sembra essere Livio Cori. Il maestro D’Angelo fa tanta, troppa fatica a star dietro al beat. BOCCIATI ↓

F.: Cori si diverte, mentre D’Angelo sembra spaesato. Bello il ritorno dei Sottotono, ma non regalano nulla in più al pezzo. BOCCIATI↓

Achille Lauro con Morgan

A.: La vita spericolata di Morgan e la sua caratura musicale al servizio della mina vagante Lauro. Uno show dannatamente rock. PROMOSSI ↑

F.: Rock puro!!! Il duetto è perfetto e Morgan si conferma come grande artista (con troppi rimpianti alle spalle). PROMOSSI ↑

Le pagelle del secondo ascolto di Musica Zero Km

Direttamente dalla Sala Stampa Lucio Dalla del Palafiori di Sanremo queste sono le nostre impressioni (e le nostre pagelle) dopo l’ascolto dei 24 brani in gara durante la prima serata del Festival di Sanremo.

Francesco Renga – “Aspetto che torni”

Francesco – Al secondo ascolto il mio giudizio non cambia. Il passato di Renga parla da solo, ma il suo presente non può essere solo questo. 5.5

Alessio – Il testo c’è, la voce pure, ma stiamo sempre là: da Renga ci si aspetterebbe molto di più. 5

Livio Cori e Nino D’Angelo – “Un’altra luce”

F – Cori e D’Angelo, si sono ripresi benissimo da una prima serata sotto tono.  La loro canzone mi piace e la seconda esibizione rende molta più giustizia. 6.5

A – Buona la seconda, senza problemi tecnici la canzone si dimostra per quello che è: un bel mix tra modernità e storia della musica. L’accoppiata mi piace molto. 7

Nek – “Mi farò trovare pronto”

F – Come per Renga, anche per Nek il mio giudizio non migliora. Grande artista, grande cantante, ma poteva osare di più nella sua seconda esibizione. 5

A – Nek migliora nella performance. Il pezzo è brutto, non credo servano altre parole. 4

The Zen Circus – “L’amore è una dittatura”

F – Tengono il palco in maniera impressionante. Il secondo ascolto conferma la bontà del loro brano e del loro progetto. 7

A – I ragazzi questo palco se lo sono ampiamente meritato e anche Sanremo aveva bisogno della loro carica e della loro penna. La seconda esibizione è in linea con la prima: animali da palcoscenico. 7

Il Volo – “Musica che resta”

F – Non c’è molto da dire su di loro… sono forti e hanno delle voci importanti. Confermato il voto. 7.5

A – L’interpretazione non è di certo il loro problema, il pezzo regala qualche graffio in più dei classici de Il Volo, ma non mi convince comunque. 6

Loredana Bertè – “Cosa ti aspetti da me”

F – Standing ovation per la Loredana nazionale! La sua interpretazione migliora di tanto il brano. 7.5

A – La performance è perfetta, la canzone è un po’ troppo pop per la Bertè che amo.  6.5

Daniele Silvestri e Rancore – “Argentovivo”

F – Che coppia!!! Confermo il mio giudizio su di loro, Silvestri e Rancore sono una garanzia. 9

A – Confermo: il pezzo di Silvestri e Rancore è un pugno duro allo stomaco. Uno di quei colpi che a Sanremo fa anche piacere ricevere. C’è il testo, c’è il sound e sul palco ci sono Silvestri e Rancore! Colleghi o semplici amanti della musica italiana, citate sempre entrambi! 9

Shade e Federica Carta – “Senza farlo apposta”

F – Migliori nella loro seconda esibizione. Meglio Federica Carta di Shade. 6

A – Meglio entrambi, lui più preciso e lei ancora più sicura della sua (bella) voce. Il pezzo non è granché, ma piacerà molto al loro target. 6

Ultimo – “I tuoi particolari”

F – Esibizione più grintosa per Ultimo. Si conferma nel giudizio. 7.5

A – “A Niccolò voglio bene, a Niccolò davanti al piano voglio ancora più bene.”. Ieri scrivevo questo, oggi lo confermo notando, purtroppo, che il piano nella seconda esibizione non c’è. Mezzo punto in meno. 7.5

Paola Turci – “L’ultimo ostacolo”

F – Migliora al secondo ascolto il brano di Paola Turci. Lei sicuramente più matura, ma al brano manca ancora qualcosa. 6.5

A – Confermo: È una Turci che ricorda molto Irene Grandi, il pezzo è sanremese, ma poco graffiante. Senza infamia e senza lode. 6

Motta – “Dov’è l’Italia”

F – Motta si conferma come uno dei migliori cantautori della scena italiana. 7

A – Grazie Motta, bel testo e bell’interpretazione. La vetrina dell’Ariston è meritata così come questo voto bello tondo. 8

Boomdabash – “Per un milione”

F – Meno male che ci sono loro. Freschezza e spensieratezza anche nella seconda esibizione 6.5

A – Al secondo ascolto si continua a ballare e a canticchiare. Serve anche un po’ di leggerezza. 6.5

Patty Pravo e Briga – “Un po’ come la vita”

F – Finalmente si può giudicare l’esibizione del duo più improbabile del festival.  Al secondo ascolto il mio giudizio è più che positivo. Ottima Patty Pravo e grande sorpresa Briga. 7

A – Tolti i problemi tecnici, l’accoppiata non mi convince. Dirò una cosa impopolare, forse verrò accusato di lesa maestà, ma avrei preferito se questo pezzo fosse stato cantato dal solo Briga. 5.5

Simone Cristicchi – “Abbi cura di me”

F – Emozione pura! 9

A – “Vorrei saper scrivere come Simone Cristicchi” pt.2 + “Vorrei saper emozionare come Simone Cristicchi” 9

Achille Lauro – Rolls Royce

F –  Apre la seconda serata del festival e lo fa alla grande! La “Rockstar” maschile di questa edizione è sicuramente lui. Vasco o non Vasco, è lui la rivelazione. 7.5

A – Lui scansa i paragoni e le polemiche, sale sul palco carico a pallettoni e porta a casa una prestazione da rocker. Boss Doms lo accompagna sempre alla grande col suo chitarrone elettrico. 8.5

Arisa – “Mi sento bene”

F – Frozen la vendetta 2.0. La voce di Arisa non si discute, ma la canzone purtroppo sì. 5.5

A – In sala stampa paragonano la sua esibizione a quelle storiche della Carrà pop. Io penso sempre che un film Disney potrebbe usarla come sigla. 4.5

Negrita – “I ragazzi stanno bene”

F – Grandi Negrita. Loro stanno bene e si divertono sul palco. Il secondo ascolto è solo una conferma. 7

A – Confermo: “I ragazzi stanno bene” e si vede. Tornano a Sanremo per riscattarsi più che per vincere. Il loro obiettivo l’hanno già raggiunto. 6.5

Ghemon – “Rose viola”

F – Questo brano mi convince sempre di più. Sentirlo in un orario decente aiuta.

A – Confermo: l’eleganza e il soul dei suoi brani sono oramai inconfondibili. Il pezzo non è fra i suoi migliori, ma è comunque un buon bigliettino da visita da presentare a chi ancora non lo conosceva. 7

Einar – “Parole nuove”

F – Confermo la sufficienza. Il brano non decolla e sul palco, lui non mi convince del tutto. 6

A – Il brano è davvero poca cosa, antiquato e non adatto alla sua voce. Gli auguro ancora una volta che questa precoce promozione tra i big non lo bruci. 4.5

Ex-Otago – “Solo una canzone”

F – Il secondo ascolto conferma il voto. 7

A – Bravi ragazzi, reggono bene il palco, ma il pezzo non è tra i loro migliori. Per Sanremo, però, ci voleva questo. 6.5

Anna Tatangelo – “Le nostre anime di notte”

F – Bella e brava. Tiene benissimo il palco, ma la canzone non decolla del tutto. Il secondo ascolto conferma solamente il mio voto. 6

A – Ottima presenza scenica: la sua voce è identica a quella del cd e la sua bellezza ed eleganza attirano l’attenzione. Il pezzo, però. è qualcosa di poco incisivo. 5

Irama – “La ragazza con il cuore di latta”

F – La canzone merita tanto. Lui è bravo ad emozionare ed emozionarsi. Il secondo ascolto conferma la sua candidatura alla vittoria finale. 8

A – Irama sa scrivere , emozionare ed emozionarsi. Se avete ancora dei pregiudizi su di lui, andatevi ad ascoltare un po’ di roba di questo ragazzo e non fermatevi a “Nera come la tua schiena…” 8

Enrico Nigiotti – “Nonno Hollywood”

F – Emozionante, quasi struggente in alcun momenti. La sua seconda esibizione è migliore rispetto alla prima serata. 8.5

A – Confermo: Commovente, emozionante ed emozionato. Enrico Nigiotti ha una bella penna, ora ha bisogno del suo bell’orto da coltivare, un orto che darà sicuramente i suoi frutti. 8.5

Mahmood – “Soldi”

F – Forte, forte e forte. il pezzo è di pregevole fattura e lui è un ottimo performer. 7.5

A – Un fuoriclasse con un pezzo non banale e coinvolgente. Gli auguro di spiccare il volo definitivamente. 7.5

Le pagelle di Musica Zero Km dopo la prima serata del Festival di Sanremo 2019

Direttamente dalla Sala Stampa Lucio Dalla del Palafiori di Sanremo queste sono le nostre impressioni (e le nostre pagelle) dopo l’ascolto dei 24 brani in gara durante la prima serata del Festival di Sanremo.

Francesco Renga – “Aspetto che torni”

Francesco – Testo impegnato e si vede la mano di Bungaro. Lui scende tra il pubblico e dimostra la sua sicurezza. Sufficiente, ma da lui, ci si aspetta di più. 6

Alessio – Testo buono (Chiodo-Bungaro sono una coppia goal), ma da Renga ci si aspetterebbe molto di più. Il problema, forse, è che a Sanremo la sua “Angelo” viene sempre ricordata, ma mai superata. 5

Livio Cori e Nino D’Angelo – “Un’altra luce”

F – Problemi tecnici per il duo, ma nonostante ciò, l’esibizione è sofferta e sofferente. Un padre che parla ad un figlio. Emotività al massimo. 6.5

A – Iniziano col freno a mano tirato (colpa dei problemi tecnici), ma subito dopo l’amalgama delle due voci inizia a funzionare bene e l’appello di un padre a un figlio disilluso è da lacrimuccia. 7

Nek – “Mi farò trovare pronto”

F – Testo elementare ed esibizione non da Nek. Poca energia e poca grinta. Troppa emozione? 5.5

A – Mi aspettavo una “Fatti avanti amore” parte 2, invece è anche peggio e poco radiofonica. 4

The Zen Circus – “L’amore è una dittatura”

F – Questo è il Festival dei testi impegnati. Gli Zen non si fanno mancare nulla, il brano è un pugno nello stomaco. Esibizione da primo maggio, forse lontano dai ritmi sanremesi 6.5

A – Testo da Zen, esibizione da Zen. I ragazzi non si sono snaturati e, nel loro caso, va bene così. Il pezzo non è “sanremese”, ma il coraggio e la loro autenticità vanno premiati. 6.5

Il Volo – “Musica che resta”

F – Connubio perfetto tra rock e lirica (si sente la mano della Nannini sulla musica). Perfetta l’esibizione, che altro dire? 7.5

A – Non è “Grande amore” ed è già qualcosa, lo stile de Il Volo però è quello e a parte qualche graffio regalato dalla penna della Nannini, non mi entusiasma. Sufficienza perché voci del genere vanno comunque apprezzate. 6

Loredana Bertè – “Cosa ti aspetti da me”

F – Il pezzo Rock del Festival per la musicalità e pop per il testo. Interpretazione pazzesca per Loredana. 7

A – Pezzo più pop dello standard berteiano. Siamo più vicini all’ultima Loredana che alla storica, eppure la verve sembra quella dei tempi d’oro. Il testo, nonostante la penna di Curreri, la penalizza. 6

Daniele Silvestri e Rancore – “Argentovivo”

F – Duetto perfetto. Silvestri mette tanta esperienza e Rancore tanta freschezza. Il pezzo merita ed è forte emotivamente parlando. La musica e il testo sono legati alla perfezione. 9

A – Il pezzo di Silvestri e Rancore è un pugno duro allo stomaco. Uno di quei colpi che a Sanremo fa anche piacere ricevere. C’è il testo, c’è il sound e sul palco ci sono Silvestri e Rancore! Colleghi o semplici amanti della musica italiana, citate sempre entrambi! 9

Shade e Federica Carta – “Senza farlo apposta”

F – Lei porta il coraggio per entrambi. Lui troppo intimorito dall’Ariston. Canzone radiofonica, ma non da Festival. 6-

A – Lei è giovanissima, ma ha un bel prospetto davanti. Lui è troppo emozionato e l’esibizione ne risente. Il pezzo non è bello, ma, come sempre, è questione di gusti. 5

Ultimo – “I tuoi particolari”

F – Tanta sensibilità per Niccolò, prima al piano e poi sul palco. All’interno si sente molto Moro. Vedremo una super esibizione nella serata dei duetti. 7.5

A – A Niccolò voglio bene, a Niccolò davanti al piano voglio ancora più bene. Il pezzo è abbastanza da Ultimo, magari meno immediato del brano dello scorso anno, e l’esibizione è minuziosamente curata. Apprezzabile ancor di più dopo il primo ascolto. 8

Paola Turci – “L’ultimo ostacolo”

F – Mi aspettavo più grinta dalla Turci. Un pezzo sicuramente più sanremese, ma meno nelle sue corde. Comunque, buona performance. 6.5

A – È una Turci che ricorda molto Irene Grandi, il pezzo è sanremese, ma poco graffiante. Senza infamia e senza lode. 6

Motta – “Dov’è l’Italia”

F – Adattato al festival. Bel pezzo, ma forse non del tutto capito al primo ascolto. 6.5

A – La penna di Motta scrive molto bene e si sente, il pezzo è bello e leggermente più pop del suo solito. Non vincerà, ma è una delle più grandi dimostrazioni di come il cantaurato italiano abbia ancora qualcosa da dire. 8

Boomdabash – “Per un milione”

F – La prima canzone ballabile e leggera a Sanremo. Freschi, nuovi e bravi. Bel brano e bella esibizione. 6.5

A – Il pezzo più movimentato del Festival. Si sente tutto il Salento nella loro esibizione, il testo è volutamente leggero. Portano allegria e ci ricordano che la musica è anche intrattenimento. 6.5

Patty Pravo e Briga – “Un po’ come la vita”

F – Ancora problemi tecnici al Festival. Per fortuna c’è Patty, che con tanta ironia salva la situazione. Buona performance, ma merita un ascolto più tranquillo. Bene anche Briga, forse intimorito per l’esordio. 6

A – Problemi tecnici a parte, l’accoppiata non mi convince. Rimandati alla seconda esibizione visto la caratura artistica della Pravo e il talento della penna, forse spesso sottovalutata, di Briga. 6

Simone Cristicchi – “Abbi cura di me”

F – Non è una semplice canzone, ma è una poesia. L’unico artista in grado di creare pezzi del genere. 9

A – Vorrei saper scrivere come Simone Cristicchi, l’ho scritto ormai ovunque, su qualsiasi social. Il suo brano è un monologo emozionante da ascoltare con attenzione, il testo è da libro di letteratura. 9

Achille Lauro – Rolls Royce

F – Curioso fino all’ultimo e piacevolmente sorpreso da Rolls Royce. Il Vasco Rossi 2.0. 7

A – Vasco è tornato a Sanremo e veste Achille Lauro. Il ragazzo dimostra di saperci fare e anche Boss Doms dietro a lui sfodera una performance rock che sorprende. Bella sorpresa che non conoscerà via di mezzo: o arriverà sul podio o ultimo. 8

Arisa – “Mi sento bene”

F – Voce spettacolare di Arisa, ma il brano è troppo delicato per il festival. Più da musical. 6

A – A me Arisa non piace e quindi potrei essere di parte nel giudicarla male, ma oggettivamente il pezzo sembra un classico disneyano: Frozen che incontra Mary Poppins e insieme cantano sotto la neve o la pioggia. 4.5

Negrita – “I ragazzi stanno bene”

F – Grande ritorno per i Negrita. Il loro pezzo della maturità al festival. 6.5

A – “I ragazzi stanno bene” e si vede. Tornano a Sanremo per riscattarsi più che per vincere. Il loro obiettivo l’hanno già raggiunto. 6.5

Ghemon – “Rose viola”

F – Bel pezzo, anche se l’ora tarda non lo ha aiutato. 6.5

A – L’eleganza e il soul dei suoi brani sono oramai inconfondibili. Il pezzo non è fra i suoi migliori, ma è comunque un buon bigliettino da visita da presentare a chi ancora non lo conosceva. 7

Einar – “Parole nuove”

F – Grande coraggio per Einar nell’esibirsi alle 00:27. Brano fragile e performance non di altissimo livello. Ancora acerbo per stare tra i Big di Sanremo. 6

A – Esordisci al festival e lo fai dopo la mezzanotte, nonostante questo l’emozione non lo sovrasta più di tanto. Il problema è che il brano è davvero poca cosa. Gli auguro soltanto che questa precoce promozione tra i big non lo bruci. 5

Ex-Otago – “Solo una canzone”

F – La band genovese si è reinventata per Sanremo. Brano tipicamente sanremese, ma che funziona bene. 7

A – Maurizio Carucci, frontman della band, è un uomo di sani principi e lo si vede nella scrittura e nell’abbraccio a fine esibizione, che non può passare inosservato ad un romanticone come me. Il brano è fuori dalla comfort zone degli Ex-Otago, ciò nonostante porta a casa il suo compitino con un sound sanremese. 6.5

Anna Tatangelo – “Le nostre anime di notte”

F – Altro ritorno importante al festival. La Tatangelo è tra le ultime ad esibirsi e forse questo è stato un limite per lei. 6

A – Sarà l’ora tarda, sarà che il pezzo non è particolarmente travolgente, ma la sua esibizione scorre via senza quasi accorgermene. 5

Irama – “La ragazza con il cuore di latta”

F – Tra i candidati alla vittoria finale. Il testo è importante e il coro gospel si lega alla perfezione con Irama. 7.5

A – Il testo è bello ed emozionante, l’esibizione emozionata, ma buona. Il ragazzo sa scrivere, questo è indubbio, aspetto la seconda esibizione per capire se può essere uno dei suoi cavalli di battaglia per il futuro. Per ora è una bella sorpresa. 7.5

Enrico Nigiotti – “Nonno Hollywood”

F – Tra i testi più belli di questo festival. Emozione pura e splendida esibizione. 8

A – Commovente, emozionante ed emozionato. Enrico Nigiotti ha una bella penna, ora ha bisogno del suo bell’orto da coltivare, un orto che darà sicuramente i suoi frutti. 8.5

Mahmood – “Soldi”

F – Ventiquattresimo artista ad esibirsi, solo per questo andrebbe premiato. La canzone merita e lui è veramente forte. 7.5

A – Ultimo ad esibirsi, menomale che ha un pezzo coinvolgente e ben scritto. La sala stampa applaude a tempo nonostante sia già passata l’una di notte. Un altro fiore da coltivare e di cui bisogna ricordarsi anche dopo l’ondata sanremese. 7.5

Le migliori frasi dei brani di Sanremo 2019

In ordine alfabetico degli artisti, le frasi “salienti” dei 24 brani in gara al Festival di Sanremo 2019.
Achille LauroRolls Royce
“Voglio una vita così, voglio una fine così (C’est la vie). Non è follia, ma è solo vivere. Non sono stato me stesso mai, no, non c’è niente da capire…”
Anna TatangeloLe nostre anime di notte
“E adesso siamo qui e siamo nudi per la prima volta, senza il timore di fare una scelta e poi non scegliere mai…”
ArisaMi sento bene
“Guardo una serie alla tv e mi sento bene, leggo un giornale, mi sdraio al mare e prendo la mia vita come viene. Se non ci penso più mi sento bene…”
BoomdabashPer un milione
“Ti aspetto come i lidi aspettano l’estate, come le mogli dei soldati aspettano i mariti. Ti aspetto come i bimbi aspettano il Natale, come i signori col cartello aspettano agli arrivi e non è mai per me…”
Daniele Silvestri feat. Rancore Argento vivo
“Ho sedici anni ma è già da più di dieci che vivo in un carcere. Nessun reato commesso là fuori, fui condannato ben prima di nascere e il tempo scorre di lato, ma non lo guardo nemmeno, e mi mantengo sedato per non sentire nessuno. Tengo la musica al massimo e volo, che con la musica al massimo rimango solo…”
EinarParole Nuove
“C’è chi dice che il tempo anestetizzi un ricordo, ma qui c’è ancora il tuo odore che ricorda ogni notte il tuo corpo. E cerco ancora una risposta anche quando non c’è, la superficialità dei tuoi sguardi mi uccide…”
Enrico NigiottiNonno Hollywood
“Nonno, sogno sempre prima di dormire, cerco di trovare un modo per capire. Corriamo tra i sorrisi dei colletti «giusti», ma se cadiamo a terra poi son cazzi nostri. La vita adesso è un ponte che ci può crollare, la vita è un nuovo idolo da scaricare. Stasera chiudo gli occhi ma non dormirò…”
Ex-OtagoSolo una canzone
“Resta con me perché da solo non ho fame, poi non è bello cucinare solo per me. È solo una canzone, abbracciami per favore, a te posso dire tutto, tutto ciò che sento. È solo una canzone, abbracciami per favore…”
Federica Carta e ShadeSenza farlo apposta
“Se avessi modo dentro la testa, cancellerei la cronologia. E non so quanto sbagliato sia fingere di essere un bravo attore, è ora che io me ne vada via: scomparirò in un soffio al cuore…”
Francesco RengaAspetto che torni
“Cerco ancora nei miei occhi il sorriso di mia madre. Mi manca da trent’anni e vorrei dirle tante cose. Che mio padre adesso è stanco e forse sta per arrivare, che la ama più di prima ed è l’unica cosa che sa ricordare…”
Ghemon Rose viola
“Lo sguardo segue fiero nello specchio questa linea curva lungo i fianchi. Mi fai sentire nuda ancora prima di spogliarmi, tu sei il pensiero nero che mi culla e anche stanotte scapperai su un taxi. Com’è difficile salvarsi…”
Il VoloMusica che resta
“Stanotte stringimi, baciami l’anima. Siamo musica vera che resta, non siamo un soffio di vento, non siamo un momento. Lo sai che il tuo posto è per sempre qui. Amore abbracciami, voglio proteggerti…”
Irama La ragazza con il cuore di latta
“E se ogni tanto le chiedevo come mai non giochi, diceva siediti qui affianco ed indicava su. Io in quella nuvola ci vedo solo un cuore vero, perché il mio a volte si dimentica e non batte più. Così cercando di salvarla, a sedici anni, il suo papà le regalò un cuore di latta, però rubò il suo vero cuore con freddezza in cambio della vita…”
Loredana BertèCosa ti aspetti da me 
“C’è qualcosa che non va, per essere seduti qui. Per dirsi almeno e dire almeno le cose inutili, che ti sembra vero solo se doveva andare poi così, che vuoi dare tutto, vuoi dare tutto e resti lì…”
MahmoodSoldi
“Penso più veloce per capire se domani tu mi fregherai, non ho tempo per chiarire perché solo ora so cosa sei. È difficile stare al mondo, quando perdi l’orgoglio. Ho capito in un secondo che tu da me volevi solo soldi….”
MottaDov’è l’Italia
“Mentre qualcuno mi guarda e qualcun altro mi consuma, per ogni vita immaginata c’è la mia vita che sfuma, e in un secondo penso a chi mi è stato accanto. In un pensiero lontano, ma nello stesso momento, tu su un tappeto volante, tra chi vince e chi perde e chi non se la sente: dov’è l’Italia, amore mio?”
Negrita I ragazzi stanno bene
“Tengo il passo sul mio tempo concentrato come un pugile, sarà il peso del mio karma o la mia fortitudine. Con in mano una chitarra e un mazzo di fiori distorti, per far pace con il mondo dei confini e passaporti, dei fantasmi sulle barche e di barche senza un porto, come vuole un comandante a cui conviene il gioco sporco, dove camminiamo tutti con la testa ormai piegata e le dita su uno schermo che ci riempie la giornata…”
NekMi farò trovare pronto
“Libri di milioni di parole, ce ne fosse almeno una per essere all’altezza dell’amore. Frasi di chissà quale canzone, ne venisse adesso una per essere all’altezza dell’amore…”
Nino D’Angelo e Livio Cori Un’altra luce
“Na luna ngopp o mare ca t’accumpagna a sera pe te fa ascì a stu scur ca te ten prigiuniero. Te posso da cient’ uocchie che t’appicciano ‘a vita, ma sarà sempe scuro si nun ce crire, si nun ce crire…”
Paola TurciL’ultimo ostacolo
“Fermati, che non è l’ora dei saluti. Vieni qui e abbracciami per due minuti. Guardaci da fuori, siamo la fotografia del giorno di un mio compleanno. Ricordo quando tu mi hai detto «non aver paura di tremare», che siamo fiamme in mezzo al vento, fragili ma sempre in verticale. Magari no non è l’ultimo ostacolo, ma è bellissimo pensare di cadere insieme. Piove però siamo fuori pericolo: riusciremo a respirare nel diluvio universale…”
Patty Pravo e BrigaUn po’ come la vita
“Tu dove vuoi volare? Hai tempo per pensare, ma intanto dimmi almeno dove il cielo va a finire. Ricorda di giocare e di portarti altrove. Io resto qui a capire come illuminarmi il cuore, come illuminarci il cuore…”
Simone CristicchiAbbi cura di me
“Ognuno combatte la propria battaglia, tu arrenditi a tutto, non giudicare chi sbaglia. Perdona chi ti ha ferito, abbraccialo adesso, perché l’impresa più grande è perdonare sé stesso. Attraversa il tuo dolore arrivaci fino in fondo, anche se sarà pesante come sollevare il mondo e ti accorgerai che il tunnel è soltanto un ponte, e ti basta solo un passo per andare oltre…”
The Zen Circus L’amore è una dittatura
“Il tempo passa lo senti da questo orologio, mentre lavori dentro un bar, ad una pressa o in un ufficio e speri ancora che qualcuno sia lì fuori ad aspettarti, non per chiederti dei soldi, neanche per derubarti, non per venderti la droga e soffiarti il posto di lavoro, ma per urlarti in faccia che sei l’Unica, sei il Solo…”
UltimoI tuoi particolari
“Oh, fa male dirtelo adesso, ma non so più cosa sento. Se solamente Dio inventasse delle nuove parole potrei dirti che siamo soltanto bagagli, viaggiamo in ordini sparsi. Se solamente Dio inventasse delle nuove parole, potrei scrivere per te nuove canzoni d’amore e cantartele qui.”

JAN BLOMQVIST

Jan Blomqvist 3

Jan Blomqvist, l’elettronica che esce dai confini del club
Suoni minimali, melodie acustiche, un pizzico di folk punk: l’energizzante malinconia di un’artista elettro-pop dai connotati dance

di Carlo Ferraioli

Mosca, Parigi, Istanbul, New York, Roma, Copenhagen, Bruxelles, Amsterdam, Atene, Budapest, Beirut, Tunisi, Napoli, Bucarest, Varsavia, Zurigo, Marsiglia, Montpellier, Salonicco, Monaco, Vienna, Londra, Dubai: più di 300 esibizioni all’attivo, Jan Blomqvist, tedesco all’anagrafe e generazione anni ’80, è diventato grande. Ne è passato di tempo, infatti, da quando per guadagnarsi da vivere (e da suonare) lavorava dietro al bancone del Weekend Club di Berlino. Una vita passata fra i grattacieli, che fosse a preparare cocktail o, finalmente, a proporre la sua, di musica.

Così, dopo aver capito che l’elettronica melodica avrebbe potuto fare breccia sugli attici di mezzo mondo, Jan decise di voler contribuire quale valore aggiunto ad uno stile intrapreso anche da Milky Chance e Robin Schulz, giusto per dirne due. Del 2011 il suo debutto: festival Fusion, 3000 persone e, solo un anno dopo, il ritorno, lì dove aveva per tanto tempo sperato in un futuro diverso. Si esibisce infatti proprio al Weekend, questa volta però non dietro la cassa del bar a versare da bere, ma per creare un contenuto che difficilmente sarà dimenticato in seguito.

Blomqvist e la sua band diventano virali: milioni di visualizzazioni e condivisioni di una musica che quasi ipnotizza, sbalzandoti sempre un po’ qua un po’ là, fra il torvo cielo di una notte che viene e i bagliori del crepuscolo di un giorno che, oramai, lentamente, va. Ma, proprio in quell’inesorabile fluire, le sue note avveniristiche trasferiscono consapevolezza, ragione, lucidità: un ottimo sottofondo per prendere una decisione, comunicare una notizia ad una persona importante o, semplicemente, sorseggiare un Campari & Gin.
Un’eco che quasi illumina, tant’è che non tarderanno ad arrivare importanti pubblicazioni: Time Again, 2014; Remote Control, 2016; Disconnected, dello scorso 5 ottobre. Un vero amante della musica elettronica che, assieme alla band che prende il suo cognome e formata da Christian Dammann (batteria), Felix Lehmann (piano) e And Ryan Mathiesen (testi), ha saputo umilmente contribuire alla crescita di un fenomeno nuovo e frizzante, eppure così introverso. Buona fortuna, Jan!