Ciosi: la recensione di into the wild session

copertina_lanterneGENERE: Folk, Country, Blues, Jazz
ARTISTA: Ciosi
TITOLO: Into the wild session
TRACCE: 9
VOTO: 4 / 5

È sempre bello sentire un album, specie se l’album in questione, merita un ascolto di grande attenzione. Ciosi nome d’arte di Federico Franciosi, è un chitarrista famoso in gran parte dell’Europa e non solo, ed è anche l’autore di questo splendido progetto. Un CD che si deve ascoltare in assoluto silenzio, magari di sera, su una poltrona sorseggiando un whisky, per assaporare i suoni e le sensazioni che trasmette.

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“Into the wild session”, è un album dove si riprendono pezzi che hanno fatto la storia, passando per i diversi generi dal jazz, al folk arrivando al blues (e non solo), riadattati e riarrangiati, dando così nuova linfa e importanza a canzoni troppo lontane da un contesto culturale e musicale come quello italiano. Ciosi, per questo album si avvale dell’aiuto (oltre della sua chitarra acustica) di importanti musicisti come: Larry Mancini, Max Pizzano, Pier Brigo, Matteo Valicella e Matteo Breoni.

L’album contiene nove tracce: Sitting on the top of the world, Beaumont rag, Corrine corrina, Wheeling, Sliding delta, Maple leaf rag, Blue monk, Chesapeake bay, You are my sunshine.

Partiamo dal primo pezzo, Sitting on the top of the world, è una canzone degli anni 30, portata al successo da Walter Vision. La versione presente si ispira molto alla versione originale, tuttavia ben evidente è il nuovo arrangiamento con un’esplosione di bassi, chitarre e batterie, uno dei pezzi migliori di tutto l’album. Beaumont Rag, è il secondo pezzo ed è un brano strumentale, dalle forti caratteristiche folk, dove si nota la fusione dei diversi strumenti nel nuovo arrangiamento. Corrine Corrina, è il terzo brano e si torna alla fusione, voce più strumento in chiave Blues, in questo pezzo si fa largo il basso, che riesce ad affiancare la voce, riportandoci alla più classica delle atmosfere americane. Wheeling, quarto brano del disco, si ritorna allo strumentale con chitarra acustica e basso. Sliding Delta, quinto pezzo e si ritorna allo stile blues, brano arrangiato in una chiave più moderna e degno dei migliori Bluesman del passato. Maple Leaf Rag, sesta canzone, presenta una piccola novità rispetto al resto dell’album, visto la presenza di un piano ad introdurre il pezzo, portato avanti perfettamente con il contrabbasso elettrico. Blue Monk, settimo pezzo, dove, chitarra acustica, basso e batteria rendono il brano godibile nell’ascolto. Chesapeake bay, ottavo brano, scritto originariamente da Massimo Varini, è un omaggio verso quest’ultimo, probabilmente il miglior brano, interamente strumentale, contenuto nell’album. Chiudiamo con You are my sunshine, brano originariamente country, che mantiene il suo genere ma, tuttavia, si sente il tocco da parte dell’autore, che rende il brano più musicale, leggero e armonioso.

Un album che consiglio vivamente a tutti, per chi ama questo genere e per chi no (da questo CD si potrebbe imparare molto). Un progetto che vede la consacrazione di un musicista, che insieme alla sua chitarra acustica, fa emergere nuove sensazioni, dando così nuova vita alla musica.

3 Replies to “Ciosi: la recensione di into the wild session”

  1. Un ragazzo per cui la musica è sempre stata alla base della vita, e si sente sempre nella sincerità e nella qualità dei suoi lavori, sia dal vivo che su disco. Grande Ciosi.

  2. Lo conosco Ciosi, è un grande artista, e di questo disco, ne ha fatto proprio un gran bel lavoro, complimenti

  3. Lo conosco, grande artista, e c’è da dire che in questo disco ha fatto un ottimo lavoro, complimenti

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